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Dimensionamento: la politica fallisce ancora.

Il caso dell’accorpamento del classico e del Vittorio Veneto votato e deciso in provincia non può passare inosservato in un momento storico in cui la partecipazione dei cittadini non è da intendersi come un atto di cedimento verso il populismo, ma come un momento indispensabile per creare coesione sociale e prevenire i conflitti.

Se la politica non comprende che le decisioni che coinvolgono i cittadini devono essere prese avviando processi di partecipazione, allora non abbiamo capito niente né di politica né di società.

In questo caso specifico, la prudenza è d’obbligo: quando le decisioni investono comunità intere, bisogna dare tempo alle parti di recepire e di vagliare nuove opzioni. L’accorpamento Classico-Vittorio Veneto/Salvemini è percepita come una “fusione a freddo” tra due istituti di orientamenti professionali e pedagogici completamente diversi tanto che sono istituiti con due DPR diversi. Inoltre, il classico ha un titolare dirigente, mentre il Vittorio Veneto/Salvemini è in reggenza.

Le parti che compongono una comunità scolastica sono molteplici: studenti famiglie, docenti e personale ATA che, seppur rappresentati in consiglio d’istituto, hanno bisogno di conoscere scopo, modalità e tempi di un cambiamento così importante, in sostanza necessitano di avere un piano di transizione quando si parla di rivoluzione. Perché essere definitivi invece che prospettare un periodo di due anni per capire le prospettive di ognuno? Perché, soprattutto, ragionare sul dimensionamento scolastico sempre a ridosso della scadenza?

Se la politica riconosce il valore della partecipazione e intende ascoltare invece che imporre, in casi che coinvolgono forti cambiamenti come questo dovrebbe operare con maggior prudenza e coinvolgere tutte le parti in un percorso di ascolto e di condivisione delle decisioni. Solo così si prevengono i conflitti che oggi e sempre vediamo in queste occasioni.

Pensiamo piuttosto a costruire un progetto di lunga visione per la riorganizzazione della formazione sul nostro territorio invece di ragionare di anno in anno e sempre su pressione di uno o dell’altro istituto. Perché non indire gli Stati Generali della Scuola della nostra provincia e costruire per il futuro un’offerta formativa che si possa distinguere per l’eccellenza e la sua aderenza alla vocazione di questo territorio?

Mi pare che la forza della protesta abbia decretato il fallimento della politica anche in questo frangente.

POLITICA del PERSONALE: L’AMMINISTRAZIONE COLETTA HA FALLITO.

img_0839Non è affatto come la vuol far apparire l’assessora: vi do’ qualche numero:

- 31 dicembre 2016 n. 514 dipendenti (fonte: DGM 67 del 2/3/2017)
- 31 dicembre 2017 n. 525 dipendenti (fonte: DGM n° 79/2018 del 09/02/2018).
- 26 novembre 2018 n. 517 (fonte: accesso agli atti).

Questi numeri  smentiscono l’assessora al personale del Comune di Latina e chiedono una lettura più schietta e onesta. Le cifre fotografano la realtà del personale del comune di Latina: oggi abbiamo 8 dipendenti in meno rispetto ad un anno fa, e solo 3 in più rispetto al momento dell’insediamento dell’amministrazione Coletta.

Che ci siano state, come ostenta l’Ente, 83 assunzioni dall’inizio della consiliatura è un dato che rivela la totale inadeguatezza della politica assunzionale ma soprattutto della gestione del personale: dove sono gli effetti concreti del tanto lavoro dichiarato dall’assessora? E a quanto ammontano i costi di delle assunzioni operate con scorrimento di graduatoria e che hanno generato il risultato di soli 3 dipendenti in più dall’inizio dell’era Coletta?

L’assessora al personale ha dichiarato che le legittime aspirazioni dei dipendenti sono alla base delle richieste di mobilità o di trasferimenti: di solito si aspira a posti che remunerino maggiormente o dove sussistano condizioni di avanzamento di carriera: ma quando si sceglie di andare in comuni più piccoli? Né lo stipendio né la carriera migliorano: chi va via è perché non ne può più di un ambiente gestito male e organizzato peggio, altro che benessere organizzativo! Il malessere, che i numeri stigmatizzano impietosamente, fa preferire uno stipendio più basso, un comune più piccolo, fa preferire di lavorare lontano dal comune di residenza  casa e mettersi in macchina ogni giorno piuttosto che rimanere al Comune di Latina con questa organizzazione e gestione.

Non uno ma vari dirigenti che questa amministrazione ha scelto, dopo aver sperimentato la pessima organizzazione, scappa da una realtà certamente complessa ma rivelatasi insostenibile per come viene gestita e diretta: basta andare a vedere quanti dei nostri dipendenti chiedono di partecipare a selezioni pubbliche di altri comuni…

Continui spostamenti di dirigenti (ultimo caso è il dirigente assunto perché laureato in architettura ma utilizzato in settore diverso), le rimodulazioni di servizi, lo sdoppiamento di funzioni all’interno dello stesso servizio (Decoro e Patrimonio), servizi “ribattezzati” che cambiano nome, dirigenti costretti a ricorrere ad avvocati per difendere le proprie prerogative, sono tutti elementi sintomatici di una situazione di confusione e cattiva gestione dei rapporti, che si naviga a vista e non si ha per nulla chiaro come si organizza e si gestisce una macchina amministrativa.

Possiamo anche assumere 200 dipendenti, ma se se ne vanno via 250 ce ne ritroviamo con -50.

Ritrovarsi a metà mandato con questi risultati significa aver sbagliato tutto.

Il sindaco Coletta apra gli occhi e guardi con coraggio dove sta la falla, perché la barca sta affondando.

 

ABC consegni subito il Piano Industriale!

Chiedo negli uffici di conoscere il Piano Industriale di ABC, di averne copia, ma tutti i dirigenti e funzionari dei servizi coinvolti nel rapporto con ABC mi dicono che loro non hanno nulla in mano, ABC non ha dato nulla.

D’altronde, senza un regolamento del controllo analogo che stabilisca chi deve fare cosa ed eventualmente delle sanzioni nel caso non si rispettino le regole, appunto, in assenza di regole ABC può fare quello che le pare.

Del Piano che dettaglia risorse, costi, servizi, modalità di attuazione della raccolta differenziata non ce n’è neanche l’ombra. Nonostante sia stato già approvato dal CdA circa due settimane fa, in Comune mi rispondono:”Noi non abbiamo nulla.”

E’ insostenibile la situazione che questa amministrazione avalla: la trasparenza è completamente assente ma anche il rispetto delle regole di base relative alla tempistica imposta dallo Statuto: entro il 31 ottobre si sarebbe dovuto approvare in Consiglio il bilancio preventivo: neanche di quello c’è la benché minima traccia.

Cosa impedisce di inviare immediatamente questo documento che determina i numeri del bilancio previsionale che, ripeto, doveva essere approvato dal Consiglio il 31 ottobre in Consiglio Comunale?

Anche il Piano Industriale va  approvato in Consiglio, ma prima va studiato, discusso, approvato in Commissione e poi alla fine in Consiglio Comunale. Tutti questi passaggi richiedono tempo: o l’amministrazione vuole darci il documento il giorno prima che venga approvato?

Che le cose vadano nel modo storto lo vediamo tutti: una campagna comunicativa basata sul vecchio schema di raccolta della fallita Latina Ambiente che ha certamente avuto un costo; nessuna notizia rispetto a nuovi cassonetti o nuovi mezzi; sitoweb di ABC largamente incompleto e quindi non trasparente; assenza di un regolamento del controllo analogo giacente chissà dove in qualche cassetto del Comune…

Non è tollerabile che la gestione dell’opera più importante di questa amministrazione sia condotta in modo così approssimativo, col rischio di danneggiare le casse comunali.

Non è tollerabile perché in questo “gioco” sono le tasche dei contribuenti di Latina ad essere in pericolo.

UNA MOZIONE per la TRASPARENZA

schermata-2018-10-23-alle-07-27-28Non avrei mai immaginato che con un’amministrazione che aveva la parola TRASPARENZA nel DNA del proprio programma avrei trovato così tanta difficoltà nell’esercizio della mia azione amministrativa proprio su questo elemento.

Eppure la legge e la cultura dei social hanno imposto un sempre crescente livello di trasparenza e accesso a questioni e documenti che riguardano la vita di tutti noi.

Trovo scandaloso ed insopportabile che questioni di grande importanza per la vita della città non siano immediatamente accessibili a chi ha il dovere di controllarne l’iter e rettificarne l’andamento.schermata-2018-10-23-alle-07-27-40

Non è possibile che il Consiglio Comunale, organo preposto al controllo e indirizzo, non sappia cosa accade negli uffici rispetto a problemi che ricadono pesantemente sui cittadini.

Un esempio per tutti la questione di ABC: se non ci fosse stato l’accesso agli atti di due consiglieri di opposizione per avere la relazione semestrale di Cappucci che ha fatto emergere pesanti criticità sull’andamento dell’Azienda Speciale, tutto sarebbe passato in sordina lasciando credere a città e consiglieri che tutto andava bene.

E invece non va bene proprio niente.

E allora?

La proposta che facciamo a tutto il Consiglio è di dotare i consiglieri di un accesso dedicato al protocollo dell’ente per conoscere in tempo reale le vicende che riguardano la città ed esercitare così un maggior controllo a garanzia di tutti.

Si può fare e lo dice il T.A.R. Sardegna n. 29/2007 e n. 1782/2004 affermando che «deve essere accolta la richiesta dei consiglieri comunali di prendere visione del protocollo generale [...] senza alcuna esclusione di oggetti e notizie riservate e di materie coperte da segreto, posto che i Consiglieri comunali sono comunque tenuti al segreto, ai sensi dell’art. 43, comma 2, del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267’

Non solo.

Anche il Ministero dell’Interno si è espresso in termini favorevoli all’accesso rilevando, in particolare, che:

«Superando le precedenti decisioni contrarie, fatta salva la necessità di non aggravare la funzionalità amministrativa dell’Ente con richieste emulative, la giurisprudenza (cfr. TAR Sardegna n. 29/2007 e n. 1782/2004, TAR Lombardia, Brescia, n. 362/2005, TAR Campania, Salerno, n. 26/2005), è, infatti, oggi orientata nel ritenere illegittimo il diniego opposto dall’amministrazione di prendere visione del protocollo generale e di quello riservato del Sindaco, comprensivo sia della posta in arrivo che di quella in uscita. [...] Pertanto, si ritiene che la previa visione dei vari protocolli [...] sia necessaria per poter individuare gli estremi degli atti sui quali si andrà ad esercitare l’accesso vero e proprio».

E l’Albo Pretorio? Attualmente alcuni atti sono privi di documento allegato: (un esempio per tutti) non è presente in albo pretorio nella parte storica delle determine dirigenziali la determina n. 1563/2016 riguardante una importante determina della piscina comunale, che figura nell’ elenco come titolo ma non è presente come documento. Tra l’altro, non sono presenti nella parte storica i permessi a costruire (oscurati dopo 15 giorni), come anche non sono direttamente accessibili atti amministrativi risalenti al periodo anteriore a cinque anni dalla data della loro pubblicazione… e in un ente con storie amministrative di decenni è davvero ridicolo toglierli dall’accesso pubblico.

E allora? Si è costretti a fare accesso agli atti alterando così il regolare svolgimento dell’attività degli uffici, come più volte lamentato dal Sindaco e dal SG, occupando il tempo del personale già ridotto all’osso che è obbligato ad aprire un procedimento amministrativo assolutamente inutile se avessimo accesso diretto ai documenti in possesso dell’ente come la legge prevede.

Siamo ancora in assenza di un Regolamento di accesso agli atti per i Consiglieri Comunali che, secondo gli obiettivi del DUP, era previsto entro il mese di giugno 2018.

Insomma, dopo due anni e mezzo di governo della città è arrivata l’ora di dimostrare per davvero che la Trasparenza non era solo uno slogan elettorale.

Ecco il testo della mozione.

 

UNA QUESTIONE di PURA, SEMPLICE, SANA POLITICA.

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Piazza Grande: e la questione che riguarda la Politica, quella che sta alla base delle scelte, viene bypassata.

Si parla di massimi sistemi, si enunciano principi, si strappano applausi.

Damiano Coletta, sindaco della mia città, viene a Piazza Grande invitato da Zingaretti, parla di Verona e di aborto, si lamenta come tutti i sindaci di sinistra dei tagli allo SPRAR, attacca Salvini, invoca l’unità sui valori, viene applaudito a scena aperta in casa PD, quasi come un eroe.

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Io, consigliere PD a Piazza Grande ascolto, guardo. A Latina il PD è all’opposizione proprio di quel Coletta lì, quello che strappa applausi e viene invitato a destra e a manca come un fenomeno politico.

Alessio Pascucci prende la scena e accusa il PD di aver lasciato solo Coletta alle elezioni provinciali. Viene a dirlo proprio in casa nostra… e viene applaudito come se le cose stessero proprio così… Si trova davanti una folla di Dem pronta a credere che il PD faccia veramente schifo.

Nessuno sa che una parte del PD ha scelto di sostenere invece proprio Coletta per non scegliere di essere identificati con quel PD che si alleava con la FI di Fazzone.

Nessuno sa della battaglia che abbiamo fatto lacerando il PD al suo interno per non allearci con la destra affarista di Fazzone. La nostra era una scelta frutto di un ragionamento politico fatto insieme, gruppo consiliare, partito comunale e tutti quelli in provincia che hanno ragionato con noi. Non credevamo nella forzatura PD+FI. Le forzature, senza un ragionamento e una scelta politica conseguente fatte insieme, non si capiscono, non riesci a tradurle in linguaggio chiaro e schietto. Quale ragionamento politico giustificava questa scelta? Deciso da chi? Con chi?

E cosi mi sono ritrovata ad assistere ad una scena paradossale: sono stata firmataria, insieme ad altri amministratori PD, della candidatura di Coletta alle provinciali, firme senza le quali Coletta non avrebbe neanche potuto candidarsi. Ci abbiamo messo la faccia e la firma per lui, facendo campagna elettorale tra i vari consiglieri nei comuni della provincia, e ora mi ritrovavo a sentir dire che il PD “non ha sostenuto Coletta alle provinciali e che questo è una vergogna. Che se il PD non si allea con i civici è destinato a perdere”. Qualcuno pensa ci sia subalternità del PD ai civici o viceversa? È una strada sbagliata che ci farebbe ripetere gli errori commessi in passato.

Quindi, in Consiglio Regionale il PD si fa aiutare da FI, e a Latina il PD è all’opposizione di Coletta.

Dov’è la strada dei valori comuni che si traducono in atti politici? Dov’è la coerenza e la conseguenza di questo percorso e come si concretizza nei territori più vicini ai cittadini?

Quello che vedo sono solo posizionamenti per un interesse reciproco: Zingaretti ha bisogno di Coletta e dei suoi per il sostegno alle primarie; Coletta ha bisogno di Zingaretti per una ribalta nazionale, per una collaborazione “amica” tra uffici Comunali e Regionali. Tutto quello che ci sta intorno “chissene frega”.

Questo non fa bene al PD: la credibilità del partito oggi va più che mai ricostruita con ragionamenti lineari e comprensibili, coerenti e coraggiosi. Non ci lamentiamo poi, se con posizioni di schizofrenia politica, i nostri elettori si rivolgono altrove.

Queste sono le cose di cui un segretario locale o nazionale deve farsi carico da subito: fino ad oggi tutti hanno girato gli occhi dall’altra parte, segretari e presidenti.

Quello che oggi è diventato una mostruosità politica va affrontato, risolto e gestito con la politica, quella vera.

Aspettiamo.

Dizionario della Musica Italiana: futuro a rischio.

Sono stata alla conferenza stampa organizzata da Claudio Paradiso venerdì scorso. Si parlava del prestigioso progetto del Dizionario della Musica Italiana.

Ospitato nei locali (privi di qualsiasi certificazione) dell’ex-Consorzio Agrario, questo progetto prevede la raccolta di tutti i materiali musicali di tutti i musicisti del panorama italiano dal medioevo ad oggi e di tutti i generi musicali. Un progetto grandioso, estremamente ambizioso ma possibile grazie alla passione e alla estrema dedizione ed intelligenza di Claudio Paradiso e i suoi amici che hanno iniziato questa avventura. Come si può vedere dalle foto, il materiale attualmente non è ancora catalogata ma è richiesta e utilizzata già in modalità internazionali ma ancora con il contagocce.

Dalle labbra di Claudio Paradiso si comprendeva la giusta impazienza ma anche tanta fiducia.

img_5647“Nel gennaio 2019 dovrebbero partire i lavori”, diceva, ma alla domanda di a che punto fossero le carte, non sapeva dare una risposta.

Ora, essendo nella posizione di conoscere la “situazione delle carte”, ho fatto le mie ricerche e questo è quanto possiamo dire con certezza.

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Il lavoro del DMI è presente nel documento che ha un nome lunghissimo: “decreto legge 31 maggio 2014, n. 83, recante “Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo”, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, trasmetto la relazione annuale concernente gli interventi già realizzati e lo stato di avanzamento di quelli avviati nell’anno precedente e non ancora conclusi del Piano strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” e che puoi leggere in questo link per intero.

Cosa dice?

Dice che il progetto è PIANIFICATO, ma non che sono stati assegnati i soldi a questo progetto. E’ per questo necessario firmare una convenzione attuativa col Ministero che i nostri uffici stanno chiedendo ripetutamente da diverso tempo, ma il Ministero non riesce neanche a fornire un interlocutore.

Il tempo passa e l’attuale governo non dà garanzie rispetto ai finanziamenti certi (guarda il bando delle periferie che vuole rimangiarsi) figuriamoci se possiamo fidarci per i fondi neanche assegnati…

Ritengo quest’opera una vera perla per il nostro territorio: occorre mobilitarsi tutti per ottenere subito la certezza materiale che questi soldi ci vengano assegnati con firma di una Convenzione tra Comune e Ministero: non possiamo fidarci di niente altro.

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aggiornamento 18apr2018

Molte cose sono successe in queste ultime settimane.

ELEZIONI PROVINCIALI e mie DIMISSIONI da Presidente

A seguito della mia firma a sostegno della candidatura di Coletta a Presidente della Provincia (il 29 aprile si rinnova la carica di Presidente), ho presentato le mie dimissioni da Presidente della Commissione Trasparenza.

Qui trovi i dettagli in una mia dichiarazione esplicativa https://www.facebook.com/nicoletta.zuliani/posts/10214231395271889

e un’intervista video che mi ha fatto Ivan Eotvos https://www.facebook.com/nicoletta.zuliani/posts/10214247432512810 .

CONSIGLIO COMUNALE del 17apr2018

Ieri c’è stato Consiglio Comunale con all’odg diversi Regolamenti e una mia proposta sugli spazi acqua comunali della piscina che il comune non utilizza (spazi destinati alle fasce più deboli).

Qui i dettagli che la giornalista Rita Cammarone ha ben documentato. Molte cose sono successe in queste ultime settimane. https://www.latinacorriere.it/2018/04/17/latina-zuliani-le-categorie-fragili-ottiene-lunanimita-dei-presenti/

SCUOLA FORMAZIONE POLITICA

Sono stata contattata dai vertici della Lega di Latina per un convegno di formazione rivolto ai giovani (e non) della Lega in qualità di relatrice.

Il tema sarà il Populismo.

Ci sarà anche un esponente storico della destra di Latina, Cesare Bruni. Io rappresento, evidentemente, l’altra parte politica.

PD a Latina

Il partito comunale si sta organizzando per la metà di maggio con un incontro aperto a tutti dove portiamo all’attenzione temi su cui vogliamo offrire a LBC un contributo concreto. Siamo consapevoli e vogliamo costituire un fronte comune alla crescente destra. Vogliamo poter dimostrare che Latina può essere governata da una forza alternativa alla destra e lo possiamo fare solo facendo fronte comune con le altre forze in campo alternative alla destra.

Un abbraccio.

Nicoletta.

Basta. La politica mi ha deluso…

Chi vota per la prima volta o chi è stanco e disorientato spesso pronuncia queste frasi.
Voglio dire qualcosa in proposito.

Basta. La politica mi ha deluso
Può deludere la filosofia? Può deludere la linguistica? Politica significa scienza di governare uno Stato. Una scienza non può deludere perché è inanimata. Sono sicura che invece chi pronuncia questa frase intende invece «mi hanno deluso i politici che ho conosciuto»; «sono deluso dal partito X»; «mi ha deluso il politico che ho votato…»

Definire bene cosa non ci piace, ci aiuta ad individuare qual è il problema.
Mettere tutto insieme e rifiutarlo non è mai veritiero e, soprattutto, non è utile.

Voto il meno peggio
Credo che il candidato ideale non esista. Se guardiamo bene, ma proprio bene, il candidato perfetto è… se stessi.
Oppure, quello che ci piacerebbe vedere come candidato, non è né impegnato in politica o, magari, se lo è, non intende proprio candidarsi. E allora?

I partiti sono quelle associazioni libere di cittadini che si organizzano per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale (art.49 Costituzione) e sono i partiti che mettono in campo i candidati. Quello che possiamo fare sono due cose:

  1. entrare in un partito e determinare la scelta dei candidati
  2. cercare, tra quei candidati offerti dai vari partiti, quello che più ci può rappresentare e spesso si tratta di cercare chi è meno lontano dalla nostra sensibilità o dai nostri valori.

Molti si affidano un po’ a qualcuno di loro fiducia che già è in politica per farsi consigliare. Chiedere e parlarne è sempre buono. Oggi poi, con internet e i social è sempre più facile andare a reperire informazioni. E’ interessante valutare il candidato in base alla sua storia, alla vita, alla reperibilità, al lavoro che fa o che ha fatto.

Ma che cosa hanno fatto fino ad oggi?
E’ sempre meglio valutare ciò che è stato fatto da un candidato o da un partito, invece che credere alle cose che dicono su quel candidato o su quel partito. Oggi è facile reperire informazioni. E se non lo è… significa che non è stato fatto abbastanza per poterlo pubblicare. Visitare i siti dei partiti e dei candidati e i loro profili FB aiuta un po’ a farsi un’idea.

Non vado a votare, tanto non cambierà mai niente.
Non votare lascia il campo a chi non ti rappresenta. Certo, è impegnativo informarsi, conoscere il quadro dei problemi che la politica è chiamata a risolvere, a valutare le varie proposte, ma se la democrazia rappresentativa obbliga il politico a svolgere un compito che richiede tempo e competenze, se la politica obbliga i partiti ad elaborare proposte fattibili e reali, anche il cittadino deve fare la sua parte ed è chiamato ad informarsi e a partecipare: tutti dobbiamo dare un contributo al nostro vivere insieme.

Questa legge elettorale fa schifo
E’ vero. E’ difficilissima da capire e mescola due metodi (proporzionale e uninominale). E’ peggiore dell’Italicum proposto con il referendum, che però è stato bocciato da molti partiti che però poi hanno scelto questa soluzione peggiore. Le leggi elettorali vanno fatte con una maggioranza in parlamento, non importa chi la vota, basta che sia la maggioranza dei parlamentari, anche se esprime pezzi spuri.

Molto probabilmente, con questa legge elettorale, ci ritroveremo a non avere la certezza di chi governerà, come la Germania che per la seconda volta si è ritrovata a fare il cosiddetto «governo di larghe intese» che mette insieme partiti che vincono e partiti che perdono le elezioni.

Bisogna mandarli tutti a casa
Certo, parlare con la leggerezza di chi non si fa carico dei problemi è semplice. Ma se non ci fosse un governo eletto, che si assume l’onere di incassare le tasse che pagano il sistema scuola, sanità, strade… se non ci fosse chi paga i poliziotti, chi controlla gli aereoporti, chi avremmo? I tecnocrati? I militari?

Non è una soluzione.

La politica è una scienza complessa ma vitale. Necessita delle persone che elaborano politiche, che fanno le scelte dentro e fuori dei partiti, ma tutti siamo chiamati a scegliere nelle urne.

Che nessuno si senta fuori.

Bilancio 2018 e Trasparenza su Recall

Piccolo aggiornamento: queste sono settimane molto intense per i consiglieri comunali.
Nei documenti del bilancio di previsione sono contenuti decine di documenti posti al nostro vaglio per esprimere poi il voto tra qualche giorno. Commissioni e analisi si avvicendano e immagina il tempo e lo studio che ci vuole.
Se volete visionarne qualcuno puoi cliccare su questo link dove ho trasferito tutti i file.

In Commissione Trasparenza ieri abbiamo analizzato la questione della Recall, l’impianto che sta ottenendo i permessi necessari per essere costruito e operare nella zona di Latina Scalo. Ecco un resoconto della seduta.

I 3 vicesegretari, e la «regola» del riesame e riapprovazione dei verbali di giunta

Le scelte che l’amministrazione Coletta fa su indicazione della Segretaria Generale appaiono sempre un po’ inquietanti e destano dubbi di legittimità: l’abbiamo già sperimentato con l’Azienda Speciale ABC.

Voglio evidenziare due scelte a mio avviso discutibili:

  1. la scelta di individuare ben 3 vicesegretari in sostituzione della Segretaria Generale
  2. la delibera di riesame e riapprovazione dei 111 verbali di Giunta da gennaio a marzo 2017, in un’unica soluzione.

Potrebbero suonare temi poco comprensibili e lontani dalle vicende e dai problemi che i cittadini vivono, invece sono una sirena assordante di possibile superamento del limite di decenza giuridico-amministrativa.

I 3 vicesegretari

Che importa ai cittadini se vengono nominati uno o tre vicesegretari generali?
Ebbene, tre potrebbero costare più di uno, ovvero €12mila annui, stando al Piano Valutazione Dirigenti 2018.

La precedente vicesegretaria, che piaccia o no, era vincitrice di concorso pubblico (quindi non discrezionalmente scelta) e le veniva assegnato ad interim senza costo aggiuntivo, la responsabilità di un settore. Attualmente è in comando per 6 mesi in altro comune.

I nuovi tre sono scelti dal sindaco e la posizione di temporaneità di due di loro (uno è in proroga su una posizione che da poco è stata messa a concorso e l’altra in comando, quindi non di ruolo a Latina pur avendo tutti i requisiti essendo Segretaria Generale nel comune di provenienza) non garantisce che non venga gestita come subalternità a svantaggio della terzietà che la funzione di SG dovrebbe comportare.

La scelta di un vice segretario generale dirigente entrato per concorso pubblico è in questo senso a maggiore garanzia.

La segretaria generale percepisce una cospicua indennità aggiuntiva da direttore generale (per un totale di oltre 130mila/anno) dimostrando, quindi di sentire l’esigenza di prevedere questa figura non obbligatoria e di essere in grado di esercitarla conciliandola con il suo ruolo di Segretario Generale. Invece, però, alleggerisce la funzione da segretario prevedendo la possibilità che in consiglio la sua funzione possa essere assolta addirittura da un consigliere e nominando ben tre vice segretari.

Temo che qualcosa non torni e… soprattutto ho la certezza che tutto ciò non aiuti al buon nome del ruolo del segretario comunale.

La «regola» del riesame e riapprovazione dei verbali di giunta
A pag.22 del Piano Anticorruzione del Comune di Latina approvato in Giunta il 29 gennaio scorso dice: “Le deliberazioni, dopo la pubblicazione, vengono riesaminata dalla Giunta mediante riapprovazione del verbale delle sedute precedenti con cadenza periodica”.
Questa dicitura compare nel capitolo Formazione delle Delibere di Giunta e di Consiglio Comunale.

la retroattività
Questa «regola» che la giunta si è data ha portato a riesaminare e riapprovare ben 111 delibere di giunta dei primi tre mesi dell’anno 2017.
Intanto la legge non prevede retroattività per gli atti amministrativi, e questa misura è inserita nel Piano Anticorruzione del 2018. Pur ammettendo la legittimità di questa disposizione, non può che applicarsi per il futuro, «nullum crimen sine lege». Gli atti non sono mai retroattivi. E poi, perché la revisione e la riapprovazione proprio dal gennaio 2017 e non dall’insediamento di sei mesi prima?

Quali sono le motivazioni che portano al riesame?
Il pericolo è che si vogliano modificare cose scomode fatte nel passato facendole passare come un semplice controllo…
Qual è la necessità di ritornare sui propri passi? La Segretaria Generale c’era o non c’era durante le sedute di Giunta validando le decisioni prese? Il controllore controlla se stesso?
Questo significherebbe che, dopo essere approvate, una volta ed essere state pubblicate, dopo aver prodotto il loro effetto economico e/o giuridico, le delibere possono essere a distanza di un anno riesaminate e i verbali riapprovati, quindi messe in discussione proprio da chi ne aveva ratificato la validità!
Un caso di schizofrenia amministrativa.

Riapprovazione o reinterpretazione degli atti
La legge dice che un’amministrazione non può modificare o integrare col fine, ad esempio, di interpretare meglio o diversamente, ciò che un proprio atto precedentemente emanato ha già stabilito perché l’integrazione costituisce un’interpretazione non fedele, non potendo avere l’atto successivo efficacia ex tunc (Cons.St. sez V 27 sett. 1990). In sostanza, se si vuole integrare un proprio precedente atto amministrativo riesaminandolo e riapprovandolo diversamente da come era stato approvato precedentemente, si fa un falso.

Ad avvalorare la tesi che non possono essere riapprovati atti di sedute precedenti c’è anche il Consiglio di Stato sezione IV con la sentenza numero 6876 del 15 settembre 2010. Sostanzialmente se un provvedimento amministrativo deve essere riesaminato e riapprovato si presuppone che si vogliano valutare dei nuovi elementi e questo obbliga ad una nuova istruttoria e quindi a dar vita ad un provvedimento diverso dal precedente suscettibile quindi di autonoma impugnazione.

Qui poi si pone l’altro problema: e l’atto di prima non vale più?
Insomma, non si può modificare un atto amministrativo in alcuna parte del proprio iter, anche perché potrebbe cambiare «l’assetto degli interessi» come ad esempio, i membri della giunta che figurano in quel determinato atto.

Se anche fosse una semplice riapprovazione dei verbali (non ci è dato sapere perché nulla era allegato) solo i presenti al primo verbale potrebbero provvedere, e invece anche chi non era presente a quella seduta riapprova.
Se si volesse modificare una virgola di un atto di Giunta in cui erano presenti Buttarelli e Costanzo, questo configurerebbe un vero e proprio falso in atti pubblici!
E sarebbe un reato penale.

In nessuna parte nella delibera viene citata la legge che autorizzerebbe questa pratica alquanto dubbia, né compaiono in allegato i verbali così come “riapprovati”.

Ma se non sono stati modificati, perché riapprovarli? Evidentemente delle modifiche sono intervenute altrimenti non ci sarebbe stata la necessità di riapprovarli.
Già erano stati approvati, pubblicati e pienamente efficaci!
Come si fa a verificare? Non si sa: i verbali non sono visibili a nessuno.
Pessima prova di trasparenza.

Iniziativa davvero singolare, che comporta potenziali problematiche e conseguenze giuridico-amministrative.