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Dal frutto, infatti, si riconosce l’albero.

E’ una frase che aiuta a comprendere e decodificare molte circostanze, quella di Sant’Agostino che a sua volta prende dal Vangelo. Io ne faccio spesso uso.

La applico al mio lavoro; la applico nel valutare le scelte di famiglia; la applico per “leggere” la realtà che mi circonda. Certo, è una valutazione ex-post, ma utile anche per le scelte di domani.

In giorni di analisi dei risultati, la voglio applicare alla mia città e all’ambito che vivo; quello politico.

Dai frutti si riconosce l’albero.

Abbiamo un Consiglio Comunale totalmente rinnovato nelle figure e nei ruoli: gente nuova, fresca ma estremamente inesperta e bisognosa di tempo e maturità.

Le scelte della “gente nuova e fresca” sono impulsive, entusiastiche come le loro parole, spesso poco pesate, istintive, frutto di impressioni personali ed esperienze della vita di tutti i giorni che a poco o nulla servono: è necessaria una memoria storica, una conoscenza e una capacità di valutazione consapevole della complessità delle questioni e delle relazioni e degli interessi che la compongono.

Comincio la mia breve e superficiale analisi con l’osservazione di uno strumento: il Tavolo tecnico.

Abbiamo tanti “tavoli tecnici”, scelta apparentemente democratica, ma in definitiva di democratico ha ben poco.

I tavoli sono estemporanei: possono essere creati da un momento all’altro e avere vita anche solo per un paio d’ore, poi, puff… niente più, tutto finito. Gli invitati al tavolo sono decisi da chi lo indice (sindaco o assessore che sia): non tutti possono partecipare, ma solo chi è invitato. Non hanno vita lunga: durano per il tempo che serve a discutere un aspetto. Non hanno alcun potere deliberativo: si discute, si parla, si considera, ma il “tavolo” non decide nulla; è un brainstorming libero e volontario. Non si verbalizza nulla: non resta agli atti niente di richiamabile, rintracciabile, niente viene fermato su carta. E’ una parvenza di democrazia, un’illusione di decisione dove chi partecipa potrebbe sentirsi importante, ma di fatto è solo consultato al di là della volontà del decisore che non ha alcun vincolo nei confronti degli invitati.

A Latina vediamo un continuo proliferare di “tavoli” tanto numerosi quanto vaghi, mentre avremmo bisogno di più Commissioni Consiliari che servono a prendere delle decisioni con la partecipazione dei rappresentanti dei cittadini obbligati a dare indirizzi, essendo preventivamente informati dagli uffici che relazionano sugli aspetti tecnici e danno gli elementi per decidere. Ben altra cosa rispetto ai “tavoli”. Le Commissioni sono il luogo dove la democrazia viene esercitata nella forma che la legge stabilisce. La LEGGE, non un vezzo dell’opposizione. 

Non reputo la scelta dei “tavoli” un buon frutto di questo albero.

C’è un malcontento diffuso e crescente, molto preoccupante, a mio modesto avviso, quello dei dipendenti della più grande “azienda” della città: oltre 500 dipendenti, il Comune di Latina.

Assistiamo ad una lenta ed inesorabile emorragia: molti cercano di trasferirsi, fanno colloqui presso altre amministrazioni e se ne vanno; molti non riescono e restano loro malgrado, a sopportare un carico di lavoro impossibile (siamo sottodimensionati e avremmo bisogno di altrettanti 500 dipendenti in più). Altro che studio motivazionale avviato dall’ex assessore Costanzo…!!! La scelta dell’Ente è: più dirigenti per organizzare meglio il lavoro. Peccato che i costo di un dirigente fa rinunciare a ben 3 dipendenti, vera emergenza di questo Comune. E non dimentichiamo che i funzionari e dipendenti che andranno presto in pensione (ce ne sono diversi) sono come gli ultimi dei Mohicani: se scompaiono loro se ne va tutto il “know-how” che mancherà di essere trasmesso a chi li sostituirà, e ci ritroveremo con personale senza più memoria storica degli atti, costretto a studiarsi tutto daccapo con tempi di disbrigo pratiche inimmaginabili…

Invece di andare a “beccare” i dipendenti fannulloni (qualcuno ce n’è sempre in tutti i posti di lavoro), il Comune mette in mora tutti quei dipendenti che ormai 10 anni fa avevano ricevuto un incarico per realizzare dei progetti di lavoro in più per i quali richiederà la restituzione dei soldi, come se il dipendente agisse motu proprio. Sappiamo che Segretario Generale, Dirigente della Ragioneria e Dirigente del settore hanno dato ben 3 ok ponendo in essere un procedimento di erogazione di somme mai revocato. Tra l’altro la LEGGE dice che il procedimento è in capo al Segretario Generale dell’Ente, ma ancora una volta la SG non compare.

Non ci voleva questa ultima “bastonata” ai dipendenti. C’è modo e modo di interagire con il personale, specie se è elemento essenziale per il governo della città. Quando il personale è scontento e si sente umiliato e mortificato, aspira ad andare via. E’ un evidente frutto.

Legalità e trasparenza sono i principi che hanno mosso LBC a candidarsi e i cittadini a votarli alla guida della città. Quando si ostenta continuamente un principio non si ottiene il risultato di convincere chi ascolta; al contrario, si crea un sentimento di allontanamento proprio da quel principio. E questo sta succedendo alla parola LEGALITA’ che viene brandita come una frusta. E’ come prendere a schiaffi i figli urlando che devono amarsi… Stride e ha l’effetto contrario.

Si urla LEGALITA’ in conferenza stampa o in Consiglio Comunale riferendosi a codice degli appalti o a parole su temi caldi e attesi ma non iscritti all’ordine del giorno, e non si gira lo sguardo altrove al permanere dei protocolli d’intesa con le Società Sportive illegittimamente firmati dal sindaco (il sindaco NON HA potere negoziale) e mai ratificati in giunta o da atto dirigenziale, come ingiunto dall’Avvocatura comunale in un parere pesantissimo per rientrare nell’alveo della legittimità, ma ad oggi ancora ignorato.  Non si capisce perché i pareri dell’avvocatura siano così snobbati, mentre quelli dei privati pagati vengono seguiti immediatamente (vedi ABC).

Si parla di partecipazione e poi si ricorre a tutti i mezzi di pressione e conoscenza di potenti a Roma per imporre una scelta di dimensionamento evidentemente molto controversa, non condivisa da chi ne risulterà danneggiato e neanche dagli organi istituzionali preposti al vaglio. Un atto di prepotenza che male si associa ai valori di condivisione che col pranzo di Natale in piazza si volevano promuovere.

La città è purtroppo ferma, immobile, con i suoi scheletri ex-Icos e Cittadella giudiziaria ad aspettare non si sa cosa, il deserto del Globo e della exSvar ad attendere la parola fine per riprendere vita, i 48 alloggi di Porta Nord ad essere abitati, e il litorale di Latina, a destra e sinistra, a sperare in una nuova stagione di cui ancora non si parla…

Si cominciano a minimizzare le vistose aberrazioni della destra al governo di Latina; i cittadini si compattano di nuovo attorno alle destre e si pentono di aver votato Coletta. Si comincia a pensare che la questione della legalità non è poi così rilevante. A forza di nominarla se ne perde il significato, come quando pronunci continuamente una parola: dopo un po’ perde il suo connotato semantico.

Zingaretti richiama, ma intanto Latina langue.

Chi fa politica deve dare una prospettiva e avere gli strumenti giusti per realizzarla.  Legalità ed onestà sono prerequisiti.

Ora serve tutto il resto. Auguri Latina.

Dimensionamento: trasparenza e partecipazione ancora tradite

Non è cambiato niente: ogni volta che il Comune avanza una proposta di dimensionamento scolastico lo fa senza coinvolgere nessuno se non una delle parti coinvolte: conseguenze? Salgono inevitabilmente le proteste.

Questa volta due sono le scuole: coinvolte: l’IC della G. Cena/Piazza Dante e l’IC A.Volta.

Per rafforzare l’Istituto Comprensivo Volta che è ridotto a numeri al limite dell’autonomia, gli viene trasferita la competenza del plesso della scuola primaria di Piazza Dante, togliendo a questa un pezzo considerato vitale.

Lo scempio iniziale era stato operato nel 2012 quando alla Volta sono stati attribuiti plessi molto distanti ovvero Giochetto, Pantalonaccio laddove invece il bacino di studenti in uscita dalle elementari arrivava spontaneamente dalla scuola elementare di Piazza Moro-Via Tasso ora però appartenente ad altro IC e ad altro dirigente il quale ha istituito classi di scuola media al proprio interno dirottando le scelte sulla propria scuola media.

E fu sempre il 2012 che venne aggiunto un ulteriore istituto comprensivo, il 12º fatto di tanti piccoli pezzetti sparsi in diversi borghi creando non poche difficoltà dal punto di vista strutturale e amministrativo interno alle scuole e di cui oggi si deve discutere la sostenibilità visto il calo della popolazione scolastica.

Ma la questione a mio avviso più grave emersa in commissione cultura scuola sport altro giorno cui erano presenti una rappresentanza di entrambi gli istituti, è stata la totale inadeguatezza di questa amministrazione nel settore scuola. È iniziata con il problema delle strutture a settembre, ma continua per quanto riguarda la questione della gestione della popolazione scolastica.

Accusavo continuamente la precedente amministrazione di non aver creato un luogo istituzionale in cui far convergere tutti i presidi degli istituti comprensivi per ragionare insieme rispetto alle priorità sia strutturali che di tipo amministrativo e relative al dimensionamento per discuterle in piena trasparenza scegliendo il metodo della partecipazione alle decisioni, ma nulla è stato fatto nella precedente amministrazione e nulla sta facendo questa amministrazione.

Il problema è una totale assenza degli stakeholder a livello di processi decisionali: le scelte vengono prese dall’assessore con qualche preside e poi vengono fatte piovere in testa alle persone, in questo caso le famiglie che si ritrovano una scuola smembrata senza sapere il perché.

Si è anche scoperto in commissione il motivo per cui è stata creata una scuola media all’interno della struttura della di Piazza Dante: l’inagibilità di un intero piano della Giovanni cena che il Comune ancora non mette in sicurezza. Ho trovato molto pesanti ed imbarazzanti le accuse da parte dell’assessora DI MURO nei confronti della scuola di piazza Dante di voler ghettizzare la parte che ricade nell’area della Giovanni cena spostando alcune classi di scuola media all’interno della struttura di piazza Dante, là dove mi sembra palese l’inadempienza del Comune che ha interdetto un intero piano dell’edificio della Giovanni cena precludendone la presenza di classi.

Ho chiesto un accesso agli atti rispetto alla verbalizzazione delle conferenze dei dirigenti scolastici, quel tavolo che all’inizio del mandato l’assessora alla scuola aveva dichiarato di voler avviare: non mi risultano infatti convocazioni rilevanti a questo tavolo composto da tutti i dirigenti per discutere questioni. Ad oggi è evidente che le decisioni vengono prese senza il coinvolgimento di tutte le parti interessate e soprattutto senza un confronto veramente trasparente, cosa che la Consulta della Scuola, istituita all’unanimità dalla precedente amministrazione ma mai attivata neanche dall’amministrazione Coletta, sarebbe in grado di garantire.

Anche su questo fronte siamo ben lontani dalla trasparenza e la partecipazione che questa amministrazione ripete come un mantra senza concretizzarla in fatti.

Viale Italia e lo sdegno per gli alberi tagliati

imageViale Italia desta sentimenti forti oggi, senza le chiome dei pini che lo limitavano in una cornice di architettura tipica latinense. Giornali e social hanno gridato allo scempio o hanno azzardato risposte.
imageIl problema è un altro.
Non è la scelta di tagliare gli alberi: il vero problema è che ci si sente come se venissero eliminati dei mobili in casa propria senza il proprio consenso.
Il problema è condividere le scelte CON CHI vive la città.
Come per me a scuola: è sbagliato entrare in classe, iniziare a fare lezione senza esplicitare agli alunni qual’è lo scopo di quella lezione e di quelle attività: se non lo facessi, sarebbero distratti e non motivati per tutto il tempo.

Rendere PARTECIPI significa costruire COESIONE.

Evidentemente il Commissario Barbato sta intervenendo in emergenza su vari fronti, come per esempio per i pini di Viale Italia in emergenza sicurezza, e senza dover cercare particolare “feeling” con la cittadinanza (il suo compito non è avere il consenso dei cittadini).
La reazione della cittadinanza però fa capire quanto sia importante la fase della progettazione partecipata.
Cosa ha progettato il Comune per Viale Italia? Lo sanno i cittadini? Quali alberi pianteranno? Come sarà il viale una volta terminati i lavori di piantumazione delle nuove piante? Ci saranno nuove piantumazioni? Quale sarà il risultato finale e fra quanti anni lo vedremo?
Chiunque amministri domani non potrà non tener conto che i cittadini sono pronti a qualsiasi sacrificio a patto che sia chiaro il motivo del sacrificio, a patto che sia chiaro quale sia l’obiettivo finale e soprattutto che sia condiviso.

Si potrebbe ad esempio utilizzare il sito del Comune per esplicitare per ogni intervento quale sia l’obiettivo finale, gli strumenti, i tempi eccetera…
È impensabile che i cittadini che passano per una strada non comprendano che cosa stia accadendo e siano costretti a chiedere agli operai che cosa stiano facendo. È una grave responsabilità di chi amministra: lasciare nel buio e nel più completo disorientamento i padroni della città che sono i cittadini.

Le scelte non vanno rendicontate solo alla fine dell’anno con atti amministrativi e chiusure di bilancio: vanno condivise sin dall’inizio e rendicontate in itinere, esplicitando i progetti e i motivi che hanno portato a quelle scelte attraverso mezzi e strumenti accessibili a tutti.
Non esiste per me altro modo di intendere l’amministrazione della città: partecipare, rendere visibile l’obiettivo e condividere con la cittadinanza che vive e il fruisce degli spazi della città, mezzi metodi e tempi di realizzazione delle opere.

E non esiste neanche altro modo di insegnare :-)

Banca delle risorse nella scuola: alla Don Milani è già realtà

imageLa dirigente dell’istituto Laura De Angelis spiega come è articolato il servizio.

La scuola è di tutti e tutti possono prendersene cura concretamente. Questo assunto è messo bene in luce dall’esperienza positiva vissuta dalla scuola don Milani di Latina, che ha inserito nel POF (Piano di offerta formativa) la cosiddetta “banca delle risorse”. Si tratta di un elenco di persone – parenti e amici dei bambini e dei ragazzi iscritti – che si sono messe a disposizione per piccole riparazioni o prestazioni professionali in caso di bisogno delle scuole di tutto l’istituto comprensivo.

“Sono circa 200 le persone che hanno offerto la propria disponibilità e le proprie competenze gratuitamente per le esigenze della scuola” – spiega la dirigente dell’istituto don Milani, Laura De Angelis. “Abbiamo pensato alla banca delle risorse come soluzione delle piccole emergenze quotidiane, perché spesso non vi si riusciva a far fronte e la gestione diventava sempre più difficile. Oggi invece abbiamo persino servizi che altrimenti non avremmo potuto permetterci: è il caso, per esempio, dello sportello d’ascolto, che ci è stato offerto gratuitamente e spontaneamente da una psicologa che è mamma di un nostro alunno. C’è un papà, invece, che quando ce n’è bisogno, ci trasporta i materiali con un furgoncino; un fabbro ci ha cambiato alcune serrature; un elettricista ha sistemato alcune prese; un giardiniere ci aiuterà con un piccolo orto; alcune mamme hanno cucito e montato le tende nella scuola di via Cimarosa, con un tessuto ignifugo a norma di legge regalatoci da un negozio di Latina; un’altra mamma si sta occupando di un approfondimento didattico di lingua inglese. È molto bello vedere come le persone di adoperino per la scuola, e non solo quella frequentata dai propri figli”.

I professionisti, al momento del bisogno, si accordano fra loro in base agli impegni personali, oppure operano a rotazione. Ogni anno compilano un modulo di adesione volontaria e facoltativa e le loro prestazioni sono sempre coperte dall’assicurazione, perché inserite nel Pof. Gli eventuali materiali necessari per riparazioni o sostituzioni, vengono sempre forniti dalla scuola, a meno che il professionista – come spesso accade – non sia intenzionato a regalarli.

Nicoletta Zuliani, consigliera comunale del Pd, più volte ha sottolineato come questo tipo di gestione dei plessi scolastici sia da prendere ad esempio. “La maggioranza in consiglio comunale del sindaco Giovanni Di Giorgi, pur continuando a lamentare la mancanza di soldi per le scuole – afferma Zuliani – quando ho proposto l’introduzione di un Protocollo di Partecipazione, si è però espressa in modo non favorevole”.

Il protocollo prevedrebbe un accordo formale tra le parti (Comune e Istituti Comprensivi), peraltro già presente in numerosi Comuni italiani e con risultati positivi, e sarebbe in grado di regolamentare in tutto il territorio di Latina proprio la collaborazione delle famiglie alla manutenzione della cosa pubblica.

Il Comune faccia ora tesoro di questa esperienza positiva e si decida ad esportarla a tutte le altre scuole.
Il risparmio, in termini sia di costi che di tempo, sarebbe notevole e l’esperienza positiva della don Milani lo conferma.

Senza contare il bellissimo effetto ‘collaterale’ di far sentire i cittadini davvero partecipi e responsabili della cosa pubblica”.

Partecipazione =+ coesione + armonia

via quartoIl Comune di Latina, che si è dotato due anni fa di un ufficio per l’Urbanistica Partecipataspiega Nicoletta Zuliani, consigliera comunale del Partito Democratico – ha ancora molta strada da fare perché si instauri con i cittadini un vero processo di partecipazione e di condivisione”. La democratica sottolinea come finora l’ente di Piazza del Popolo non abbia ancora messo a fuoco il vero motivo per il quale i cittadini continuano a protestare contro le scelte dell’amministrazione in tema di urbanistica e di pianificazione del territorio.

La realtà – spiega Zuliani – è che il Comune ha finora coinvolto solo i proprietari privati presenti sul territorio di Latina e coloro che hanno manifestato interesse nei confronti di certi provvedimenti, rispondendo alle osservazioni in modo formale. L’ente avrebbe potuto invece coinvolgere tutti i cittadini attraverso assemblee pubbliche”. Zuliani afferma infatti che l’attuale comportamento del Comune tende a non soddisfare completamente i requisiti del procedimento amministrativo: efficienza ed efficacia. “Non voglio mettere in dubbio l’efficienza del servizio, che certamente ha prodotto delibere e provvedimenti. Ciò che voglio mettere in risalto è la mancanza di efficacia. Efficace, per prevenire la serie di ribellioni che si stanno verificando in città contro l’operato dell’amministrazione, sarebbe stata un’ampia consultazione dei cittadini, non la mera pubblicazione degli atti sull’albo pretorio”.

La città è di tutti – sottolinea Zuliani – e da quando le circoscrizioni sono state abolite, è venuto a mancare l’anello di congiunzione che legava il governo centrale della città con i quartieri. Il Comune non si è organizzato per produrre una vera partecipazione: le assemblee pubbliche finora svolte sono state soltanto un comportamento di facciata. L’amministrazione si è limitata ad informare i cittadini di decisioni già prese, senza una reale apertura alle loro proposte. Non è mai iniziato un percorso di condivisione delle scelte che riguardano la città e l’uso del suo territorio: il risultato sono lo sdegno e la protesta contro scelte che sembrano sempre più orientate a perseguire obiettivi che non sono quelli della collettività”.

Gli esempi lampanti che Zuliani cita a memoria sono diversi. “È successo per la Ztl, dove i cittadini sono stati soltanto informati di cosa sarebbe avvenuto di lì a pochi giorni, senza un minimo di concertazione tra le parti. È successo per la zona di Piazza Moro – prosegue Zuliani – dove le persone sono state ascoltate rispetto alle problematiche maggiori per il quartiere, senza vedere alcun risultato. Anzi, si sono viste illustrare un progetto di restyling che piace davvero a pochi. E sta succedendo con le colate di cemento annunciate in quartieri che rischiano così di veder sparire anche l’ultimo pezzo di verde per la costruzione di altri edifici. Anche qui il risultato è la protesta, con la nascita di un comitato che si chiama ‘Gigante buono’ in memoria di un albero che è stato già abbattuto”.

“Nella scuola che vorrei…” eccoci

imageUn evento riuscitissimo quello di venerdì pomeriggio al circolo cittadino di Latina.

Nove tavoli per discutere su nove temi scottanti che riguardano la scuola: le varie proposte apporteranno modifiche al documento della Buona Scuola del governo Renzi.

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Il gruppo de Partito Democratico che ha lavorato all’organizzazione dell’evento ha dimostrato freschezza, competenza e grande creatività.

Continueremo a confrontarci con chi vive le situazioni critiche sulla propria pelle, perché solo attraverso una sana e generosa partecipazione la politica tornerà al suo ruolo di servizio alla comunità.

LATINA: vietato partecipare

Tra le gravi mancanze di un’amministrazione moderna io annovererei la carenza di coinvolgimento della popolazione nelle decisioni che ricadono su tutta la città.

Nel mondo globale, dell’informazione immediata a 360 gradi e dei sondaggi che dettano le linee politiche è rischioso non tutelarsi dal rischio di essere sconfessato dai propri cittadini.

20140705-091420-33260308.jpgUn esempio per tutti è l’isola pedonale di Piazza del Popolo. Ma potremmo citare anche la via dei pub ed altro ancora.

Cambiare una parte della città come il centro è strategico e duraturo: è come modificare strutturalmente la parte di una casa insieme alla sua funzionalità.
Ma si è chiesto cosa ne pensano gli abitanti della casa?

A Trento, città di avanguardia democratica, si discuterà a giorni il disegno di legge in Consiglio Provinciale (ricordiamo che il Trentino è regione a statuto speciale e mantiene la provincia) sulla materia della democrazia diretta.

La partecipazione dei cittadini alle scelte della città non è solo doverosa in un contesto di modernità, ma soprattutto richiama gli eletti a non tagliare il filo che li lega ai propri elettori.
Secondo Louvin, professore di diritto pubblico comparato all’Università della Calabria, il cercare nuove forme di decisione fa parte del «trovare una nuova sfera pubblica dove praticare una pedagogia dell’inclusione dell’altro».

A proposito della zona pedonale in centro storico, nel 2012 c’è stato il concorso di idee con un progetto risultato vincitore .

Prevedere che i cittadini potessero esprimere un parere scegliendo tra due opzioni avrebbe sancito una “legittimazione dal basso” e soprattutto l’indicazione di come i cittadini realmente vorrebbero la loro piazza, visto che la frequenteranno loro.
In alcuni comuni c’è l’obbligo della consultazione popolare al di sopra di una soglia di spesa (€50ML) secondo il principio che “quando il popolo parla, il governo s’inchina”.
Il non coinvolgimento può risultare controproducente consolidando la convinzione che le decisioni vengono prese sempre sopra le nostre teste e il cittadino le deve sempre subire.

Mi ha colpito il modo in cui la Presidente dell’Associazione del centro storico, Daniela Claretti, ha denunciato la mancanza di efficace comunicazione e ascolto da parte del Comune rispetto ad istanze sollevate da parte dei cittadini e commercianti: è in corso una raccolta di firme per “mendicare” l’ascolto dell’Amministrazione.

Trovo legittime le loro preoccupazioni rispetto ad una programmazione di attività che garantisca una frequenza sociale ed un’attività economicamente vivace nel centro dopo la chiusura al traffico. Non mi risultano prodotte o allo studio pianificazioni del genere, né a breve né a medio o lungo termine. Tutto quello che abbiamo è un’attività scomposta e non coordinata di eventi che affiorano nell’immediato, prenotando oggi per il mese prossimo l’occupazione di suolo pubblico per eventi in piazza.

Latina è una città importante: valorizzare la partecipazione dei cittadini all’elaborazione delle politiche pubbliche è un passo doveroso.
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Voglio citare la mia amica Lucia Fronza Crepaz, presidente del Pd Trentino: “La partecipazione o si governa o si subisce, e la crisi rappresenta un tempo di opportunità (…) un laboratorio di evoluzione e sperimentazione in termini di partecipazione democratica”.

Commissione pari opportunità: un altro passo verso la costituzione

20130624-213556.jpg In commissione abbiamo votato all’unanimità di dare mandato agli uffici di costituire immediatamente l’organismo

“Nonostante l’assenza dell’assessore e del presidente della commissione pari opportunità e sanità oggi i commissari hanno dato mandato agli uffici di costituire immediatamente la commissione pari opportunità e di relazionare sul perché fino a oggi non sia stata istituita”.

La consigliera comunale del Partito democratico Nicoletta Zuliani aveva proposto il punto all’ordine del giorno dell’organismo presieduto solo per oggi dal consigliere Gianni Chiarato. L’assenza dell’assessore aveva demotivato i commissari, ma la Zuliani ha prodotto la documentazione necessaria.

“L’approvazione del Regolamento per la Commissione Pari Opportunità del Comune di Latina – spiega la consigliera del Pd – risale a una Deliberazione di Consiglio Comunale nr.164/2003 del 10/11/2003. In questa consiliatura su mia sollecitazione in un primo momento si volevano approntare delle modifiche a quel regolamento, ma poi è stato tutto messo da parte. Oggi ho fatto rilevare ai commissari l’assurdità del comportamento di questa amministrazione che non dà rappresentanza alle istanze del mondo femminile nonostante la legge preveda che la commissione sia istituita a inizio legislatura al pari di tutte le altre commissioni”.

La commissione non si è fermata davanti all’assenza dell’assessore e all’unanimità ha dato mandato agli uffici per l’immediata costituzione della commissione. Gli uffici dovranno anche spiegare il perché di questo incomprensibile ritardo.

“Io continuerò a vigilare – continua la Zuliani – affinché questo importante organismo venga insediato. Darà voce a tutte le istanze del mondo femminile che oggi non hanno alcun interlocutore, né luogo di interfaccia. Ci sono moltissime proposte delle associazioni del mondo femminile, ma devono affidarsi a canali personalistici perché manca l’organismo”.

Qualche tempo fa l’assessore si era vantato a mezzo stampa della sua nomina nella commissione pari opportunità dell’Anci.

“A oggi il Comune dove è delegata non ha la commissione pari opportunità – conclude la consigliera Pd Nicoletta Zuliani – vanno al più presto individuate le figure, come previste dal regolamento, che faranno parte della commissione e rappresentare tutti i mondi al femminile. La normativa c’è, il regolamento è pronto, se non è stato fatto niente èe per cattiva volontà politica”.

INCONTRIAMOCI!

Cresce l’esigenza da parte dei cittadini e delle cittadine che seguono la mia attività di Consigliere Comunale di collaborare in modo più stretto e fattivo: mi sembra una cosa bellissima.
In occasione della mia recente campagna elettorale ho avuto modo di dire quanto la trasparenza e la partecipazione siano due colonne fondanti del mio agire politico.
Ecco, allora, il perché di questo incontro.

Pochi conoscono come è articolata la vita amministrativa che sembra da fuori estremamente fredda e complessa, ma vissuta da dentro fa capire quanto le “regole” interne siano a difesa… della collettività. Ahimé, spesso però, assoggettate ai fini personalistici.

Voglio raccontarvi quali sono i temi sui quali sto lavorando, che difficoltà incontro, il perché la macchina è così lenta, cosa si può fare per cambiarla, cosa secondo me è “storto” e che speranze abbiamo di poter incidere per migliorarla. A vantaggio di noi tutti cittadini.

Voglio anche dirvi quanto VOI potete fare la differenza e come.

Sì, perché il lavoro di uno più Consiglieri è niente se la COMUNITÀ non è con loro.

E allora inaugureremo un VERO NUOVO modo di fare politica. Quella fatta INSIEME dalla radice alla chioma.

Vi aspetto tutti mercoledì 27 marzo, ore 18:00 al Victoria Palace, in Via Rossetti, Latina.
Nicoletta.

Ma a che servono le interrogazioni?

Molte persone sfiduciate nei confronti della politica tendono a gettare discredito su chiunque sia impegnato in prima persona su questo fronte (e lo posso capire).

Si tende a dire: “vogliamo fatti, non parole”: a che servono, quindi, le interrogazioni?

È vero che le interrogazioni “sostanzialmente” non cambiano nulla: chiedono, costringono ad una risposta, “accendono la luce” su fatti che altrimenti rimarrebbero al buio o tutt’al più nelle chiacchiere della gente in mezzo alla strada pur dicendo cose giuste. Un’interrogazione resta agli atti, documenta una sollecitazione e se non ottiene risposta (cosi come è accaduto per numerose nostre interrogazioni) viene portata al Prefetto che ufficialmente impone al Sindaco e all’Amministrazione di rispondere.

Ora tutto questo può sembrare inutileinefficace.  E lo è, se non provoca nella cittadinanza un senso di ribellione, di esigenza di REAZIONE.

Che un sindaco, o assessore che sia, non risponda o peggio, dica bugie in risposta ad una interpellanza di un consigliere è GRAVISSIMO.

Il potere non è nelle mani dei consiglieri di opposizione (che, sia ben inteso, DEVONO agire con tutte gli strumenti in loro possesso per cambiare le cose) ma nei CITTADINI. L’atteggiamento dei nostri governanti cambia quando vedono che perdono consenso. E questo potere ce l’hanno le persone. E non lo usano. I consiglieri di opposizione hanno senso se sono la punta di un iceberg, se hanno dietro una parte sostanzionsa della cittadinanza che fa vedere, anche nei numeri, la partecipazione e l’indignazione che le varie interpellanze, interrogazioni e mozioni suscitano. Purtroppo in questa città non c’è una storia di partecipazione: si tende a stare alla finestra per vedere che cosa succede pur condividendo le battaglie, che si preferisce far fare agli altri.

Per questo ho presentato, ed è passata in Consiglio, una mozione che, a mio avviso, è IMPORTANTISSIMA: l’istituzione di due consulte cittadine. L’importanza sta nella partecipazione. BASTA chiedere i favori ai consiglieri. La consulta cittadina (famiglia, scuola ecc…) si esprime e chiede, propone, critica ecc… in modo palese ed attraverso canali istituzionali. http://nicolettazuliani.myblog.it/archive/2012/04/11/passano-le-consulte-vittoria-dei-cittadini.html

Insomma, secondo me noi siamo incisivi e abbiamo senso quanto più siamo un tutt’uno con i cittadini, quando ci lasciamo guidare da loro, quando si attivano per fare proposte, quando non si limitwno a delegare e guardare, ma a PARTECIPARE dando il loro contributo.

Continuo a dichiarare la mia disponibilità a lavorare cosi.