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Basta. La politica mi ha deluso…

Chi vota per la prima volta o chi è stanco e disorientato spesso pronuncia queste frasi.
Voglio dire qualcosa in proposito.

Basta. La politica mi ha deluso
Può deludere la filosofia? Può deludere la linguistica? Politica significa scienza di governare uno Stato. Una scienza non può deludere perché è inanimata. Sono sicura che invece chi pronuncia questa frase intende invece «mi hanno deluso i politici che ho conosciuto»; «sono deluso dal partito X»; «mi ha deluso il politico che ho votato…»

Definire bene cosa non ci piace, ci aiuta ad individuare qual è il problema.
Mettere tutto insieme e rifiutarlo non è mai veritiero e, soprattutto, non è utile.

Voto il meno peggio
Credo che il candidato ideale non esista. Se guardiamo bene, ma proprio bene, il candidato perfetto è… se stessi.
Oppure, quello che ci piacerebbe vedere come candidato, non è né impegnato in politica o, magari, se lo è, non intende proprio candidarsi. E allora?

I partiti sono quelle associazioni libere di cittadini che si organizzano per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale (art.49 Costituzione) e sono i partiti che mettono in campo i candidati. Quello che possiamo fare sono due cose:

  1. entrare in un partito e determinare la scelta dei candidati
  2. cercare, tra quei candidati offerti dai vari partiti, quello che più ci può rappresentare e spesso si tratta di cercare chi è meno lontano dalla nostra sensibilità o dai nostri valori.

Molti si affidano un po’ a qualcuno di loro fiducia che già è in politica per farsi consigliare. Chiedere e parlarne è sempre buono. Oggi poi, con internet e i social è sempre più facile andare a reperire informazioni. E’ interessante valutare il candidato in base alla sua storia, alla vita, alla reperibilità, al lavoro che fa o che ha fatto.

Ma che cosa hanno fatto fino ad oggi?
E’ sempre meglio valutare ciò che è stato fatto da un candidato o da un partito, invece che credere alle cose che dicono su quel candidato o su quel partito. Oggi è facile reperire informazioni. E se non lo è… significa che non è stato fatto abbastanza per poterlo pubblicare. Visitare i siti dei partiti e dei candidati e i loro profili FB aiuta un po’ a farsi un’idea.

Non vado a votare, tanto non cambierà mai niente.
Non votare lascia il campo a chi non ti rappresenta. Certo, è impegnativo informarsi, conoscere il quadro dei problemi che la politica è chiamata a risolvere, a valutare le varie proposte, ma se la democrazia rappresentativa obbliga il politico a svolgere un compito che richiede tempo e competenze, se la politica obbliga i partiti ad elaborare proposte fattibili e reali, anche il cittadino deve fare la sua parte ed è chiamato ad informarsi e a partecipare: tutti dobbiamo dare un contributo al nostro vivere insieme.

Questa legge elettorale fa schifo
E’ vero. E’ difficilissima da capire e mescola due metodi (proporzionale e uninominale). E’ peggiore dell’Italicum proposto con il referendum, che però è stato bocciato da molti partiti che però poi hanno scelto questa soluzione peggiore. Le leggi elettorali vanno fatte con una maggioranza in parlamento, non importa chi la vota, basta che sia la maggioranza dei parlamentari, anche se esprime pezzi spuri.

Molto probabilmente, con questa legge elettorale, ci ritroveremo a non avere la certezza di chi governerà, come la Germania che per la seconda volta si è ritrovata a fare il cosiddetto «governo di larghe intese» che mette insieme partiti che vincono e partiti che perdono le elezioni.

Bisogna mandarli tutti a casa
Certo, parlare con la leggerezza di chi non si fa carico dei problemi è semplice. Ma se non ci fosse un governo eletto, che si assume l’onere di incassare le tasse che pagano il sistema scuola, sanità, strade… se non ci fosse chi paga i poliziotti, chi controlla gli aereoporti, chi avremmo? I tecnocrati? I militari?

Non è una soluzione.

La politica è una scienza complessa ma vitale. Necessita delle persone che elaborano politiche, che fanno le scelte dentro e fuori dei partiti, ma tutti siamo chiamati a scegliere nelle urne.

Che nessuno si senta fuori.

PD: il momento della verità.

Intervento Direzione Prov.le PD 1 luglio 2016

imageLa percezione del PD e i suoi effetti
Siamo ancora storditi dalla sonora batosta delle ultime elezioni. Latina, che credevamo di poter almeno contendere al ballottaggio e Terracina. In un paese di 3000 anime si sente meno il riflesso delle politiche nazionali: entrano in gioco più le dinamiche familiari. Bastano due o tre famiglie che votano da una parte o dall’altra e il risultato si sposta. In paesi come Minturno, delle dimensioni del quartiere Q4-Q5, aver vinto è si una bella cosa, ma non compensa minimamente la sconfitta del capoluogo di provincia.

In città come Latina, Aprilia, abbiamo categorie e mondi: la scuola, l’associazionismo, le categorie professionali…
In una città come Latina, ad esempio, molto, moltissimo ha influito il giudizio sulla politica nazionale del PD: il nostro partito è identificato con la figura di Renzi e con le misure che il governo prende, misure raccontate – badate – unicamente dai media. Di fatto non c’è un partito che informa, che raduna i cittadini per spiegare quali sono nel dettaglio gli interventi di un governo che sta facendo. Il nostro governo sta operando scelte importanti, sta modificando parti della carta costituzionale, sta intervenendo su un sacco di cose. Noi PD del territorio stiamo guardando, criticando, ma restiamo pressoché passivi, inerti. Lo testimonia la sostanziale assenza sui temi, la difficoltà del raccogliere le firme per il referendum, ad esempio…
Se il PD fa qualcosa, intendo se prova a fare incontri tematici, purtroppo fallisce perché presenziano i pochi soliti “carri armati di Mussolini”, ovvero noi stessi, bombardati da sms. Al nostro esterno noi non interessiamo, le persone non ci vengono dietro.

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Quindi resta la percezione del partito unicamente nazionale e veicolata da programmi televisivi che fanno tanto gossip politico e abbiamo un partito assolutamente silente a livello territoriale.

Sui giornali locali, invece, il partito si esprime attraverso i comunicati dell’una o dell’altra figura più o meno istituzionale che inveiscono, fanno illazioni, accusano, propongono soluzioni come congressi e nomine di scrutatori rappresentando un PD che è l’aia di un pollaio.

Cosa rappresenta il PD
Il PD attualmente non rappresenta che se stesso, ovvero i politici che lo abitano da sempre più o meno, una classe dirigente dura a farsi da parte, che non fa un passo indietro neanche se perde le elezioni, che riesce sempre a dire che non è che il cavallo l’ha disarcionata, ma che la sella era legata male, che il cavallo era zoppo…
A Latina abbiamo perso.
Sonoramente.
Dopo una sconfitta così pesante va data una sterzata importante, che tutti devono percepire come tale. Anche noi.

Non serve dire che è stato solo per 600 voti, che la colpa è di Moscardelli che non ha fatto quasi nulla, che Forte non era il candidato giusto, che c’è stato il voto disgiunto, che non ha funzionato la strategia comunicativa…

Le vecchie logiche dei perdenti
Noi abbiamo perso perché abbiamo fatto scelte guidate dalle vecchie logiche, quelle numeriche interne al partito, quelle delle rendite di posizione, quelle che preferiscono gli accordi al confronto aperto con il proprio elettorato, che è quello che poi ci legittima, ci dà i numeri per lavorare, o ce li toglie e ci umilia.
Le logiche di sempre, insomma. Si continua a parlare di schemi politici e non si parla di persone.
Da quando sono in questo partito (dalla sua nascita) ho visto entrare e uscire non so quante belle e brave persone, il nuovo, quello della società civile come me, quello che ci agganciava agli elettori…

Tutti scappati via.

Abbiamo da tempo abbandonato, o forse non è stato mai veramente arato e seminato e curato il campo della politica territoriale, e abbiamo, per lo meno a Latina, lasciato questo campo a chi ha riempito il nostro vuoto, occupando quello che era il nostro spazio: i nostri avversari civici di LBC che hanno tra le fila numerosi ex dirigenti del nostro partito.

Meno consenso
Ma parliamo dei nostri elettori, quelli che non vogliono la tessera ma che fedelmente e fiduciosamente ci votano, chissà ancora per quanto.
Diminuiscono di elezione in elezione. Loro vogliono sentirsi parte di un progetto comune, dove possano essere ascoltati e considerati. Da quello che ho potuto capire, molti si sono sentiti usati per fini elettorali, come delle macchinette da voto: finché erano utili per votare per qualcuno nelle competizioni interne, venivano presi in considerazione, nel momento in cui non c’erano “conte”, non venivano minimamente considerati.
Questi quelli più vicini, i 6mila delle primarie.
Ma tutti gli altri? E gli altri 8mila?
Quante volte abbiamo incontrato i nostri elettori? Quelli che dovrebbero legittimare il nostro ruolo, le migliaia che vengono alle primarie o che devono farci vincere alle amministrative votandoci ogni volta sperando che cambiamo?
Li conosciamo?
Cosa ne pensano di noi?
Cosa pensano delle politiche del PD?
Quale PD vogliono continuare a sostenere e quale PD non vogliono?

Noi dobbiamo fare i conti con questa continua emorragia che interessa i nostri tesserati ma soprattutto di nostri elettori. Finché non capiamo e non ci diciamo sinceramente perché se ne vanno, finché non mettiamo a fuoco il vero problema, non saremo in grado di ripartire.

Partito vs. personalismi
Molti ci rimproverano che con le primarie non abbiamo saputo dare l’immagine di un partito che al suo interno sa riconoscere, valorizzare e investire in ciò che la gente vuole: nuovo, giovane, donne.
“Perché non ti sei candidata alle primarie? Perché Cozzolino non si è candidato?”
E qui torniamo al vizio di questo partito: i personalismi.
Se dobbiamo lasciare sempre l’azione politica all’iniziativa del singolo che si propone, o del singolo che benedice qualche candidato, non ne usciremo mai fuori.

Quello di cui abbiamo bisogno è un vero Partito Democratico, non l’asservimento di una struttura a servizio di uno o più singoli alla ricerca della propria sistemazione. Mi correggo, non siamo una struttura (non vedo strutture ed organismi funzionanti), siamo piuttosto una rete di persone collegate le une alle altre da promesse, accordi e legami che blindano ogni volta le scelte (che di solito sono: chi si candida a cosa). 

La scelta dei candidati a cariche amministrative o istituzionali che caratterizza e che identifica il nostro partito, dovrebbe di volta in volta tener conto dei cambiamenti, degli umori, delle richieste che il territorio e il nostro popolo democratico ci fa attraverso i propri organismi democratici.

Organismi vuoti
Questa direzione provinciale, invece, è piuttosto la cabina di regia a servizio del prolungamento del potere di qualcuno, finalizzato alla conservazione dei voti necessari, badate, non per vincere, ma per sopravvivere tra i perdenti. Questo è il cancro di questo partito. Infatti si parla di “tenuta politica…”.

Mi dispiace Salvatore, questo non è un organismo, è una cabina di regia.
Dov’è l’elaborazione politica?
Dove sono le decisioni deliberate da questo organismo?
Esistono dei verbali dove viene data una linea politica, una direzione da imprimere al PD dei nostri 33 comuni? O si va tutti a casaccio? Apparentemente a casaccio, perché poi ognuno sa fare i propri conti.

Dov’è l’esecutivo
? Chi sono i referenti operativi, in questa provincia, i referenti delle politiche del territorio con i quali noi dovremmo elaborare le politiche innanzitutto, e poi promuovere per offrirle ai nostri amministratori? Quali sono le politiche ambientali? della raccoltla e gestione del ciclo dei rifiuti? Le politiche scolastiche, quelle della gestione del territorio, agricole, turistiche, del lavoro, industriali, quelle dell’inclusione, dell’immigrazione?
Oppure lasciamo tutto all’iniziativa sempre del singolo?
Lasciamo tutto alla sovranità territoriale? Questa sovranità – mai parola tanto giusta – dobbiamo intenderla come sovranità del potente di turno?
Con l’alibi che dobbiamo valorizzare il territorio lasciamo il partito democratico in una anarchia manovrata invece dall’interesse di qualcuno.
Il PD una comunità di persone
Se vogliamo sopravvivere, se vogliamo continuare ad avere un contenitore dove fare politica, se vogliamo finalmente diventare una comunità di persone – ricordo che questo era il punto di partenza del nostro partito, una comunità di democratiche e democratici…- se vogliamo ancora avere un partito dobbiamo iniziare un’azione collettiva, di scelte operate guardando ai bisogni del territorio e tenendo conto degli umori del momento storico e politico che viviamo, dove gli organismi sono l’unico luogo in cui dobbiamo mantenere alta, onesta e sincera la discussione che prelude alle scelte, dove i membri non siano lì come delle pedine a rappresentare numericamente l’interesse di un gruppo che si è già apparecchiato la scacchiera per mettere questo qui, questa lì, quest’altro candidato qui e quest’altra candidata lì.
Dobbiamo iniziare ad usare un metodo trasparente ed obiettivo per le scelte che ci caratterizzano nei momenti topici della vita del nostro partito, come quello della scelta dei candidati, ad esempio, nelle elezioni amministrative e regionali, oppure a livello politico nazionale.

Personalmente ho sempre chiesto di stabilire prima i contenuti politici attorno ai quali successivamente poi ci si aggrega si e lavora. Non credo che sia politicamente vincente un modo diverso di lavorare: è gruppettaro, è correntizio, vecchio, è da politicanti che nessuno degli elettori vuole più.
Non si può scegliere prima con chi stare e poi si lavora.
Non si può più sentire in giro la domanda:” Tu con chi stai?”
Non si può scegliere prima il candidato e poi formulare un progetto politico attorno a quello, giusto così per dire qualcosa.
Non si può. Questa non è la politica di cui oggi c’è bisogno.

Di cosa c’è bisogno oggi?
Che si torni alla Politica, dobbiamo tornare a fare politica con i temi, le proposte, aggregando chi le vuole sostenere, mettendo su attività a servizio dei temi non delle persone, costruendo una comunità di persone, che vanno ascoltate e considerate e questo certamente ci porrà di fronte a tante incognite perché se si ascoltano le persone, il percorso si può anzi dovrà essere modificato in itinere continuamente perché il mondo cambia con una velocità supersonica e noi dimostriamo continuamente di essere dei dinosauri.

La mia proposta
Io propongo di azzerare tutte le posizioni di questo partito: presidenti, segretari, tutto ma non per mozioni di sfiducia, bensì per un passo indietro che questi faranno per sostituire la vecchia classe dirigente con una nuova generazione di classe dirigente.
Questa non è una rottamazione, intendetemi bene. È la possibilità che il partito si dà per rispondere con un atto vero, di reale scelta politica, di grande coraggio e di grande generosità. Perché se togliamo la gratuità dalla passione politica non resta nulla, anzi, restano solo sconfitte.
Un atto, quello di fare un passo indietro, che parla la lingua del popolo, che parla la lingua degli italiani che chiedono, anzi urlano nei confronti dei partiti la necessità di cambiare paradigma.
E noi lo possiamo fare senza abdicare nei confronti della politica!
Non siamo i civici inesperti e allo sbaraglio che chiedono collaborazioni gratuite e curricula ai cittadini per farsi aiutare!
Non siamo i grillini che ostentano una democrazia spinta, che invece è telecomandata da oligarchi.
Abbiamo persone competenti, e che hanno fatto esperienza in questi ultimi anni, che conoscono gli strumenti della politica e possono sopportare la difficoltà di questo momento ostile ai partiti, solo se avranno un vero partito alle spalle, quel partito fatto di gente esperta e navigata che si mette accanto e tifa per la nuova generazione perché questo è l’unico modo di continuare a dare un senso al proprio percorso di politico e amministratore ormai concluso.
Questo è il nuovo percorso per cui la gente si riconoscerà in noi, che ci farà riconquistare la loro fiducia e ci farà tornare la voglia di fare politica insieme.
E concludo.
Sapete perché credo che questa sia la strada?
Qualche settimana fa a scuola, attaccato ad un armadietto, c’era un foglio con su scritta una frase attribuita ad Albert Einstein: “I problemi non si risolvono usando la stessa mentalità che li ha generati.
La soluzione non verrà dai ragionamenti fatte dalle teste che hanno contribuito al crollo del nostro partito, verrà però grazie a quelle persone lì, ai senatori, ai deputati, segretari e presidenti.
La rigenerazione di questo partito ci sarà se con un atto politico, libero, coraggioso, e generoso questi sceglieranno di rinunciare alle loro posizioni presenti e future per dare una nuova classe dirigente al partito, una nuova generazione di candidati, di eletti, di segretari, di presidenti…
Non ci sono altre strade. Il resto sono solo sotterfugi che non potranno convincere neanche noi stessi.
Dobbiamo far dire di noi: ma hai visto che ha fatto il PD? Incredibile. Finalmente! Questo mi piace! Questo è il partito che voglio!

VADEMECUM per la scelta del proprio candidato

Voglio offrire una lista di punti che secondo me un candidato a rappresentare i cittadini deve soddisfare. Personalmente pretendo molto da chi vuole gestire una cosa grande come la mia città: deve soddisfare tutti i punti, nessuno escluso.

Onestà.
La prima cosa che tutti vogliamo da un politico è che sia onesto, perché la gestione della comunità comporta la gestione di soldi, tanti soldi e questo richiede una dose di onestà enorme. Ci sono elementi oggettivi per verificare l’onestà di una persona: la fedina penale, il certificato del casellario giudiziale sono certificazioni che attestano i provvedimenti definitivi in materia penale, civile e amministrativa a carico della persona. Ma ci sono anche modi meno ufficiali per capire se un candidato è onesto oppure no: vedere se rendiconta le sue spese elettorali, se paga le tasse oppure no, se si fa fare lo scontrino o la fattura, se gira con un macchinone e dichiara di essere sulla soglia della povertà, se promette lavoro o altro in cambio del voto…
Considerazione personale: il gruppo di cui faccio parte ha richiesto a tutti i candidati, per statuto, di esibire il certificato di casellario giudiziale all’atto della candidatura. I traffichini si riconoscono facilmente: basta non votarli.

Coerenza.
La coerenza si testa sulla vita e la storia di una persona in modo diacronico: in questo ci possono essere d’aiuto le persone che la conoscono e in una cittadina come Latina non è difficile: colleghi di lavoro, persone che hanno avuto a che fare con lui/lei.
Altro elemento: una persona/politico che cambia idea/partito frequentemente non garantisce certo la stabilità e l’affidabilità che si richiede ad un amministratore. Come fare per verificarlo? Basta girare un po’ su internet e fare una ricerca.
Considerazione personale: se lo/la vediamo un po’ di qua e un po’ di là, evidentemente o non ha le idee chiare o è andato dietro a qualche interesse personale che gli veniva garantito ora da questo ora da quello.

Professione.
Ce l’ha un lavoro? Questa è una domanda importantissima. Molti politici di professione non hanno “né arte né parte”, nel senso che non hanno mai lavorato, non hanno un’occupazione e se non facessero i politici sarebbero con tutta probabilità dei disoccupati. Se si va a vedere, moltissimi dei politici che ci hanno amministrato non hanno, ad esempio, un percorso di istruzione lineare né un’occupazione: i loro curricula sono nel sito del comune di Latina disponibili a tutti. Ovviamente chi vuole evitare, non specifica dove è stato conseguito il suo diploma.
Per leggere i curricula basta scrivere questo indirizzo www.comune.latina.it/cognomepolitico/
Considerazione personale: chi non lavora, ha bisogno della politica e questo pone il candidato in una condizione di dipendenza dalla politica per cui si è pronti a qualsiasi cosa pur di essere eletti.

Conoscenza della materia amministrativa.
Molti candidati, non sanno cosa sia un atto amministrativo, un debito fuori bilancio, la Pretura Regionale della Corte dei Conti, il patto di stabilità e cosa implichi; non sanno come si scrive né cosa sia una mozione, un’interrogazione, un dispositivo, un emendamento; ignorano il PEG, una posizione organizzativa, un accertamento, l’iter per l’approvazione di un regolamento…
Eppure questi sono gli strumenti di lavoro per un amministratore, sia di maggioranza che di opposizione. Conoscerli e non conoscerli fa una grande differenza: l’efficacia della propria attività.
In politica, come in chirurgia, chi  si improvvisa, uccide.
Considerazione personale: io pretendo molto da chi vuole rappresentarmi. Il fatto di sapere che sia un parente non lo rende certo un migliore amministratore, anzi aumenta la prassi clientelare. Quindi voglio che sia competente.
Uno che deve guidare un Boeing 747, ovvero la seconda città del Lazio, non può improvvisarsi pilota se ha solo portato una bicicletta: ci farebbe schiantare.

Trasparenza.
Un ex o un aspirante consigliere che si ripresenta alle elezioni o un neo candidato devono poter essere trasparenti nel loro operato passato e presente. Un modo è offerto da internet che rende disponibili, se il candidato le ha messe in rete, tutte le sue precedenti attività, i suoi interventi, le sue scelte e le motivazioni.
Considerazioni personali: chi non è “leggibile” non è trasparente e non è degno di rappresentare chicchessia perché evidentemente ha qualcosa da nascondere.

Reperibilità.
Un rappresentante del popolo deve poter essere contattato dai propri elettori con i quali è chiamato ad instaurare un rapporto di collaborazione. Se il politico fornisce il suo recapito telefonico o la sua email o è reperibile su FB o sul proprio sito significa che non ha paura di essere contattato dai propri elettori, non ha la paura del confronto ed è pronto a collaborare.
Considerazione personale: chi non fornisce recapiti di alcun genere non vuole essere “scocciato” e considera il cittadino una rottura di scatole.

Valutazione.
Questo aspetto è importantissimo. Un politico DEVE essere valutato non per la consanguineità o la parentela, ma per il suo operato. E neanche per i favori che mi ha accordato. Quanti politici forniscono elementi e materiali riscontrabili, leggibili, consultabili?
Ho elementi per valutare il suo operato in politica? È documentato e accessibile il suo lavoro tale che io possa farmene un’idea?
Facciamo una verifica su internet.
Considerazione personale: se il politico viene votato a prescindere dal suo operato, significa che, forte del suo consenso fidelizzato, continuerà a farsi i fatti suoi ogni volta che verrà eletto in cambio di piccoli favorucci (lampione davanti casa, pratiche velocizzate, asfaltatura strada di casa…)

Programmi.
Quali sono i suoi programmi per la città? Sono possibili? Sono finanziabili e realizzabili?
Molti candidati promettono titoloni da giornale senza spiegazione di come questi progetti possano essere realizzati: sogni per il popolo. È importante verificare se quei progetti siano realizzabili e come possono essere finanziati: con fondi di bilancio? Con fondi europei? Con project financing? C’è la capacità progettuale o va ricercata fuori del comune? Come viene assegnata la progettazione? Con evidenza pubblica o ad amici che hanno promesso e garantito il sostegno elettorale?
Queste sono tutti elementi che un candidato che fa proposte è tenuto ad esplicitare. Se non lo fa è preoccupante…
Considerazione personale: la fattibilità dei progetti è importante. Oggi che le risorse finanziarie sono ristrette, solo chi è veramente competente ed onesto saprà realizzare i suoi progetti.

Clientele.
Promette favori personali?
Chiunque prometta un lavoro o un interessamento personale a fatti e situazioni particolari, chiunque dia buoni benzina con bigliettini elettorali, chiunque prometta velocizzazioni di pratiche in comune o simili, chiunque vi chieda la carta di identità per verificare il vostro voto, questi usa metodi mafiosi ed è da far sparire dallo scenario politico.
Non votatelo, o Latina non resusciterà mai.

In ViaggioXLatina

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Vi aggiorno del viaggioxlatina che abbiamo iniziato.

Vi dico subito che per me personalmente rappresenta un’occasione importante per collaborare in modo reale alla costruzione di un programma per la nostra città.
L’idea del viaggio rispecchia bene quello che intendiamo fare: metterci in cammino e condividere la strada verso l’obiettivo finale, una proposta di città rigenerata.

Voi direte:”Nicoletta, siamo stufi della politica e dei politici“.
È vero, noi tutti siamo stufi di come hanno usato la politica per raggiungere interessi economici o di potere.
Ciò di cui noi tutti siamo stufi è la disonestà praticata dentro la politica, siamo stufi che i disonesti della politica siano sempre lì a parlare, agire e dirigere.
La politica però, non può stufarci: è il “luogo” dove si prendono le decisioni che riguardano tutti noi.

Il problema è chi frequenta quel luogo.

Latina ha bisogno del meglio che i suoi cittadini possono offrire.

Non credo che il “meglio” sia colui che ci fa vincere, e quindi colui che ci porta i voti della destra, come pensano alcuni del mio partito, dal momento che “a Latina tutti sono un po’ di destra e l’unica speranza è di portarsi quelli della destra dalla nostra parte!”: una sorta di armata Brancaleone.
Ditemi con che criterio si governerà… Necessariamente col criterio del “do ut des”: ad ognuno il suo pezzetto di potere in cambio dei voti portati, salvo poi cadere nella trappola del ricatto qualora il personaggio di turno non ritenesse di aver ricevuto abbastanza.
No, questo non è il “meglio” per la città.

Gli elettori della destra che vogliono il bene della città sanno che l’alternanza è l’unico modo per “punire” chi ha malgovernato, scegliendo “gli altri” che dimostrano trasparenza, onestà e competenza. La libertà dagli schemi ideologici aiuterebbe l’alternanza che ha come criterio di scelta la valutazione dell’operato dei politici e della fattibilità dei progetti proposti.

Non credo neanche che il “meglio” sia colui che non ha mai avuto niente a che fare con la politica e quindi considerato pulito, “basta che sia onesto!”: no, neanche questo è il “meglio”.
Bisogna conoscere bene i comandi dell’aereo, non basta essere solo onesti e avere tanta buona volontà… La macchina amministrativa, il baratro economico-finanziario, i macigni dei problemi non risolti, il rapporto con gli altri enti, la gestione delle dinamiche interne alla propria compagine richiedono molto più dell’onestà e della buona volontà: queste qualità sono forse sufficienti per un presidente di associazione.
Per un sindaco sono condizioni necessarie ma non sufficienti.

Ed è per questo che non posso non impegnarmi.
Viviamo qui a Latina, e ora in un periodo storico difficilissimo. Non posso esimermi dall’impegnarmi perché la nostra comunità non si può servire ed amare solo in tempi facili, quando fare politica porta popolarità e riconoscenza: qui ed ora è il momento in cui Latina ha bisogno di essere servita ed amata anche con la competenza.
Offro il mio tempo, la mia storia personale, professionale e politica a servizio di un disegno per la mia comunità, non per una persona.

Non seguo le persone (chi mi conosce, lo sa), ma sono pronta a dare tutto per un progetto sano, onesto e di spessore. E la nostra comunità non si merita niente di meno.
Non mi entusiasmano le persone, ma lavorare insieme, cooperare e condividere un’esperienza basata sulla valorizzazione reciproca – nonostante le diverse esperienze di cui ognuno è il prodotto – e mi spendo senza riserve per un lavoro portato avanti fianco a fianco, mai subalterno, mai asimmetrico.

Voglio lavorare alla definizione di una vera alternativa alla destra che, certo era fiera di rappresentare la maggioranza dei cittadini, ma che ha governato in modo spudorato per gli interessi di pochi, distruggendo la dignità di chi si chiama latinense e riducendo Latina ad una “città relitto“.
Con Enrico Forte e con il gruppo che si allarga attorno a noi, stiamo facendo un’esperienza davvero entusiasmante: finalmente si approfondiscono temi, si studiano possibili soluzioni e proposte in un clima di lealtà e di concretezza che non vedevo da tanto tempo.

Non si parla di politici, ma si esce fuori dalle stanze della politica e fuori dai giornali per ritornare nel tessuto umano e cittadino dove la politica è stata assente per anni.
Ebbene, con la storia e l’esperienza che ognuno di noi ha costruito nel tempo, sentiamo di poter offrire il meglio per la nostra città.

Una politica per NON CADERE.

Perché tante amministrazioni traballano?
Perché è così difficile mantenere una compagine di governo fino alla fine del proprio mandato?

La crisi del comune di Formia, l’epilogo nel comune di Itri, Terracina, di Latina, di Priverno, di Nettuno, per citare quelli più vicini a noi, fanno capire quanto sia importante la costruzione di un gruppo prima delle elezioni, non solo per vincerle, ma per essere in grado di governare a lungo ed efficacemente.
I problemi delle città oggi sono enormi a causa  della crisi economica e dei tagli che vengono inflitti ai comuni da qualche anno a questa parte.

Proprio per questo la politica non può permettersi di sbagliare.

Nei comuni commissariati molti cittadini cominciano a pensare che un Commissario Prefettizio sia meglio dei politici. Una pessima prova della politica esercitata in questi anni.
Ecco che si fa avanti l’idea che non ne valga proprio la pena andare a votare per far sfasciare la propria città dai politici ignoranti e ingordi…

Ma le elezioni comunque ci saranno.

LE LISTE CIVICHE
Nasce, allora,  da più parti, il desiderio di rispondere attraverso liste civiche, che, almeno apparentemente, possano chiamarsi fuori dall’inquinamento riconoscibile all’interno dei vari partiti: Rinascita Civile, il Gigante Buono a Latina e chissà quante altre ne nasceranno dall’indignazione dei cittadini anche negli altri comuni.
Aspettative ci sono anche nei confronti di alcuni movimenti e partiti che potrebbero aspirare alla guida della città se la loro crescita a livello nazionale si conferma costante.
I partiti del centro-destra, dall’altra parte, cercano di organizzarsi a livello nazionale con conseguenze inevitabili anche sul locale, mentre partiti da slogan estremi trovano nuovo e facile sostegno.

Però, ipotizzando una vittoria delle civiche o dei Movimenti a Latina, la vittoria potrà essere solo spuria: nessuno da solo arriverebbe a vincere al primo turno. La vittoria arriverebbe così con l’aiuto di qualche altro gruppo politico al momento del ballottaggio.

Ecco che ritorna il solito problema: ci si trova a governare insieme ma senza aver costruito concordemente una linea comune prima delle elezioni.

Pericolo di caduta altissimo.

LE DIFFERENZE
Riporto di nuovo la domanda: perché tante amministrazioni comunali traballano e poi cadono?
Diversi movimenti o civici hanno asserito che le compagini spurie portano instabilità e compromessi inaccettabili.
E che dire di Latina e Terracina dove i partiti erano tutti di centro destra?
Non sono solo le differenze a rompere gli equilibri: è come queste differenze vengono tenute insieme, è la definizione del perché si decide di stare insieme nonostante le inevitabili differenze. L’elemento che unisce non può e non deve essere solo il pensiero di VINCERE.

La tenuta di governo deve essere un obiettivo essenziale per fare il bene della città, ma va costruita sulle basi dell’onesto riconoscersi a servizio della comunità: la CITTÀ viene prima, i POLITICI dopo.
È necessario trascendere i problemi particolari, le beghe interne, le aspettative personali non soddisfatte, per porsi su un piano di interlocuzione e di costruzione più alto.

L’obiettivo, quindi, non deve essere unicamente vincere, ma mantenersi uniti.

IL VERO CAMBIAMENTO
I grandi cambiamenti nella storia dell’umanità sono stati sempre accompagnati da un costo molto alto pagato di persona, un costo che va ben oltre le pretese dei politici dei nostri comuni in crisi: per la democrazia e le conquiste dei diritti di cui oggi noi beneficiamo c’è voluto il prezzo della VITA di persone come noi.
Se questo è il prezzo da pagare per grandi cambiamenti, quanto siamo disposti a pagare di nostro per cambiamenti meno eclatanti ma necessari al Bene delle nostre comunità?

Vogliamo raggiungere il vero obiettivo ossia, governare e far crescere la nostra città?
E allora cominciamo a parlare di TEMI invece che di RUOLI: come risanare un bilancio decidendone le priorità, risanamento di una macchina amministrativa immobilizzata, decidere il criterio di scelta per assessori (possibilmente competenti e non solo pedine di un referente politico che va “soddisfatto” per il suo aiuto in campagna elettorale), gestione dei rifiuti, dell’acqua, del verde pubblico, dei servizi sociali, del rapporto con gli altri enti, lo sviluppo del territorio, la gestione delle criticità ereditate da vent’anni di malamministrazione, il servizio sanitario, come dare speranza e strumenti ai giovani perché diventino parte attiva del percorso di rinascita della città, …
Questi sono i sani nodi che tengono legati i fili di una rete di alleanze civiche o politiche ad alta tenuta: come vogliamo realizzare queste cose insieme.

E il compito alto del politico è saper calare in queste scelte i valori alti, quel patrimonio di valori intangibili che oggi vanno messi alla base delle alleanze.
Scelte coraggiose che hanno il sapore dell’investimento nei confronti del futuro: sostenibilità e rispetto dell’ambiente e quindi rigenerazione al posto di costruzione, riuso e ricliclo; sussidiarietà circolare per un nuovo e rivoluzionario modello di welfare, processi decisionali partecipati

Allo stato attuale c’è una forte tentazione all’interno dei partiti, da parte soprattutto dei “timonieri”, di chi pesa di più nelle decisioni: considerare più “affidabile” il metodo della sommatoria dei voti portati dai diversi esponenti politici nelle ultime tornate elettorali con l’idea di pianificare alleanze pre-elettorali sui numeri del passato.

Ci sarebbe qui da dimostrare, invece lungimiranza nel riconoscere i veri asset sui quali costruire per il futuro: non alleanze tecniche, ma convergenze sulle soluzioni da dare alla città e politici sganciati dalle logiche di lottizzazione del voto, retaggio del vecchio modo di fare politica.
Quindi partire dai TEMI e contemporaneamente individuare subito chi può svilupparli.

LA SFIDA per IL PARTITO DEMOCRATICO di Latina
Il Partito Democratico ha oggi una grande occasione e una grande responsabilità: a Formia, a Latina ed in tutti quei comuni in cui è presente come forza di governo o come aspirante tale.

Gli elettori oggi sono in grado di riconoscere una politica che si costruisce su un piano di “do ut des” e che cerca garanzie di ruoli per il sostegno elettorale dato: non la vuole, ed è pronta a votare altro.
Questa è la politica meschina, quella che tiene insieme coloro che hanno bisogno di perpetuare ruoli e funzioni all’interno di un sistema senza il quale non esisterebbero.

LA POLITICA VERA
La politica è stata definita la forma più alta di carità da Paolo VI, l’ “amore degli amori” da Chiara Lubich non a caso: per amore della propria comunità ci si mette a servizio, mettendo da parte le proprie aspirazioni personali che nel mondo e nel gergo politico attuale sono definite come “legittime”.
Legittime, ho i miei dubbi se vogliamo intendere la politica come servizio: troppo spesso viene intesa come il campo su cui misurare il proprio peso, il proprio potere, dove troppo spesso ci si serve della politica per la propria affermazione personale invece che servire una comunità.
Aspirazioni personali tali da costringere a scelte dal breve respiro o che mortificano le diverse parti che compongono il gruppo, o peggio che soffocano il confronto ed il dibattito interno.
Se qualcuno ha aspirazioni personali, le faccia diventare disponibilità: solo così sarà lo spirito di servizio a muovere l’azione. Altrimenti, è il solito sgomitare.

Insomma, dalla politica non si può prescindere e non si deve scappare: è il nodo dei nodi.
Mi auguro che la politica della mia città sappia uscire dai ristretti limiti dele “legittime aspirazioni personali” e dai personalismi identitari per costruire insieme alle tante forze oneste presenti una vera proposta di rinascita della città… costruendo bene il percorso per non cadere.

Chi merita il mio consenso?

    imageHo letto l’appello di Francesco Miscioscia su LatinaQuotidiano e mi ha sollecitato ad una riflessione.

    In questi anni di mandato elettorale mi sono resa conto di quanto sia importante la partecipazione dei cittadini e la loro scelta attraverso il voto.

    No, non ho scoperto l’acqua calda: ho avuto modo di riflettere su questo in modo più approfondito avendo vissuto in prima persona gli effetti del consenso dei cittadini ed averli visti anche sui miei colleghi della maggioranza.

    Spesso si va a votare pensando di voler dare forza alla propria “squadra politica” come se si trattasse di una squadra di calcio. Il sentimento che viene sollecitato dai politici locali è spesso quello di far sostenere la persona cara, il parente, l’amico, o il politico che si è dimostrato vicino facendoti qualche favore, per vincere la competizione elettorale buttando la’ qualche idea fantasiosa e del tutto utopica per la città.
    Mi si deve spiegare perché la consanguineità diventa un criterio di scelta per la rappresentanza politica e amministrativa: essere un “parente” ti fa diventare in automatico un politico migliore?
    Perché ci sentiamo “obbligati” a dare il voto ad un parente?
    Cosa lo rende più capace di usare gli strumenti politici amministrativi rispetto ad un altro?
    Forse che il fatto di averlo a disposizione, a portata di mano ci fa sentire più protetti?
    O il voto diventa un “obbligo morale familiare” e quindi espropriato della sua importante funzione sociale?
    Cosa cerchiamo nel politico che ci governa: una certa “vicinanza” per poter facilmente risolvere i nostri piccoli/ grandi problemi personali, oppure la capacità di equilibrio, la competenza di saper governare situazioni complesse, difficili continuando a valorizzare l’apporto dei cittadini che lo hanno sostenuto?

    Certamente il peso della responsabilità nelle elezioni è tutto in mano all’elettore che con la sua matita può fare e disfare il futuro della propria città; poi però, questa responsabilità passa nelle mani di coloro ai quali abbiamo dato il POTERE di fare ciò che hanno dichiarato in campagna elettorale.

    Al termine di un’esperienza amministrativa la responsabilità ritorna nelle mani dei cittadini, degli elettori che a questo punto dovrebbero usare il criterio del MERITO: i politici che ho votato meritano ancora di avere la mia fiducia?
    Hanno usato bene il potere che io gli ho dato per governare bene questa città? Questo, secondo me, dovrebbe essere il criterio che guida i cittadini nella scelta di chi dovrà gestire i problemi e le risorse del proprio territorio.

    Il nostro voto è soggetto a diverse spinte.
    Uno è il sentimento della fidelizzazione o del restare fedeli, molto simile al sentimento che ci lega ad una squadra di calcio (e qui a Latina queste mie non sono solo parole…).
    Mi chiedo spesso ma è questo il criterio che ci deve guidare alla scelta di chi deve gestire non solo me, ma tutta la comunità? Una persona, ad esempio, che si è dimostrata incapace, o ininfluente o dannosa all’interno della compagine amministrativa può continuare a riscuotere la mia fiducia di cittadino? Oppure, una persona onesta ma inesperta è lo strumento migliore per poter cambiare in meglio la nostra città? Basta l’onestà per essere il politico giusto per gestire i problemi e le risorse del nostro territorio? Come se noi scegliessimo il chirurgo che ci deve operare in base alla sua onestà: ok lo voglio onesto (questo dovrebbe essere un default per chiunque) ma… avrà la mano ferma? Sarà abbastanza esperto? Quante persone ha già operato? Quanti ne ha salvati? Quanti non gli sono morti sotto i ferri?

    In questa società che risente molto dell’immagine, più sei conosciuto e bello più hai opportunità di essere votato perché memorizzato, perché “esisti” come immagine sui media, al di là del tuo operato. La scelta, allora, avviene in base al viso, se è simpatico o antipatico, o a come si presenta, se se strilla di più o di meno…

    Credo che l’onestà, la coerenza dimostrata nel proprio lavoro e nella propria vita, essere indipendenti economicamente dalla propria carica, avere una testa propria e non rispondere ai diktat di altri, sono requisiti importanti per chi rappresenta una comunità, probabilmente imprescindibili.

    Sono i requisiti base, ma non sono sufficienti, non sono gli unici.

    Ad un politico che rappresenta una collettività deve essere richiesto molto, molto di più: è come metterlo alla guida di un aereo con a bordo tante, tante persone.
    Bisogna conoscere il funzionamento della macchina che si guida altrimenti non si va da nessuna parte: il funzionamento riguarda gli atti amministrativi, la gestione dei servizi, del personale, dei dirigenti, i rapporti con gli altri enti… I tempi di attuazione dei progetti e dei diversi procedimenti amministrativi, ad esempio, impongono una memoria storica senza la quale spesso si rischia di prendere decisioni dannose: l’inizio dell’iter del project financing del cimitero, risale al 2006, e le decisioni prese oggi necessitano di scavare indietro nel tempo o oggi si rischia di fare scelte sbagliate.
    Gli stessi piani particolareggiati risalgono come inizio iter, alla fine anni ’80, inizio anni ’90
    È esattamente come quando vai dal dottore e lui ti chiede dello stato di salute dei tuoi genitori o dei tuoi nonni.

    Un altro elemento importante che si aggiunge all’onestà, alla trasparenza e alla conoscenza degli strumenti amministrativi, nonché alla memoria storica, è la capacità di sapersi relazionare politicamente e di mantenere coesa una compagine politica.

    I sindaci non cadono per mano delle opposizioni, bensì per mano di membri interni alla maggioranza che fanno mancare il sostegno necessario. Se una compagine politica di maggioranza si è formata in base a interessi di categorie o interessi personali intrecciati tra di loro, prima o poi crolla perché non ha come priorità il bene collettivo bensì l’interesse dei singoli esponenti, e ne abbiamo esempi eclatanti nel nostro piccolo territorio pontino.

    Il nostro rappresentante, quello che scegliamo, è capace di saper sempre anteporre il bene comune ai propri interessi insieme al proprio gruppo? È capace di armonizzare il proprio lavoro con quello del suo gruppo?

    Perché, un’altra cosa che ho imparato, è che la politica non si fa da soli. Un singolo consigliere può sbraitare, può proporre mozioni meravigliose, ma ha bisogno del voto degli altri per poterle realizzare, almeno del suo gruppo.
    E forse non basta neanche questo: mozioni votate all’unanimità da tutto il consiglio non sono state mai realizzate, messe in atto. (guarda Al Karama, le Consulte della Scuola e dell’Infanzia, istituite e mai costituite, e molte altre…).

    Ai nostri politici, a quelli che ci rappresenteranno dobbiamo chiedere molto, molto di più:

    • onestà, coerenza, trasparenza.
    • saper lavorare in gruppo e collaborare.
    • conoscenza del mondo politico-amministrativo e dei suoi strumenti.

    E poi, facciamoci una domanda: al di là di quanto a me possa piacere, è la persona che ci vuole per la mia città?

SCRUTATORI E “PORCATE”

Questi giorni imperversa sui giornali la polemica sugli scrutatori. Molti mi hanno chiesto di capire meglio.

Offro delle risposte alle numerose domande che mi sono state poste.
Intanto nulla è regolamentato a livello comunale: c’è una legge nazionale, la 270/2005, che norma fin nei minimi particolari tutta la materia. Pochi la conoscono, mi rendo conto…

Chi decide il criterio di scelta degli scrutatori?
Il criterio è stabilito dalla Commissione Elettorale di cui fanno parte le componenti politiche presenti in Consiglio con un loro consigliere stabilito da ogni gruppo. Oggi, la commissione è composta da 4 membri: Aristide Carnevale (PD), Ivano Di Matteo (FI), Corrado Lucantonio (L’altra Faccia della Politica) e il sindaco o un suo delegato.

Quali criteri esistono?
Due criteri sono possibili: si può scegliere di estrarre i nominativi o di nominarli: in entrambi i casi i nomintivi vengono presi da un albo degli scrutatori al quale tutti i cittadini possono iscriversi con tempi e modalità stabiliti dalla legge nazionale (30 novembre di ogni anno).

Come funziona questo albo? Chi è nell’albo non è forse automaticamente disponibile?
No. La disponibilità o l’indisponibilità viene comunicata solo successivamente alla ricezione della comunicazione da parte del Comune di essere stato scelto come scrutatore: entro 48h bisogna recarsi presso gli uffici e dichiarare per iscritto la eventuale rinuncia che vale solo per l’anno in corso.
Attualmente nell’albo degli scrutatori del Comune di Latina sono presenti circa 7.000 nominativi e viene aggiornato ogni anno a gennaio: l’ufficio anagrafe in automatico toglie i deceduti, i non più residenti e chi ha perso i diritti di voto e chi trasmette la rinuncia. Ci si può iscrivere all’albo entro il 30 novembre di ogni anno. Tutta la materia è regolamentata da una legge nazionale (non da regolamento comunale) la 270 del 21 dicembre 2005, il cosiddetto Porcellum.

Cosa comporta l’estrazione?
Sono necessari 470 scrutatori. L’estrazione è sicuramente il metodo più trasparente e meno manipolabile: lo trovo l’unico metodo oggi adottabile. Con un albo che comprende, però, sia i disponibili che gli indisponibili, si rischia di avere molti nominativi “farlocchi” e vacanza di scrutatori all’apertura dei seggi. Il Porcellum, che sapeva tutto ciò, ha previsto e normato anche la nomina delle “riserve” nel caso di assenze degli scrutatori ai seggi.

Cosa comporta la nomina?
La nomina garantisce una sicura presenza di operatori nei seggi, esclude il rischio di vacanza, ma solo chi conosce un consigliere può avere il privilegio di essere inserito nella lista degli scrutatori. Visto che il lavoro di scrutatore comporta una remunerazione, questo metodo può facilmente essere utilizzato come strumento per l’acquisizione di consenso elettorale (“se mi voti ti faccio fare lo scrutatore”).

Come si è agito finora?
Nella passata consiliatura, fino a Zaccheo per intenderci, il metodo era quello della nomina scelto da tutti i componenti della commissione elettorale.
Con il Commissario, lui preferiva l’estrazione, mentre gli altri tre componenti scelsero la nomina. La quota di nomi del Commissario Prefettizio fu quindi estratta dall’albo. Gli altri tre componenti nominarono.

Che criterio è stato scelto quest’anno?
Il metodo scelto quest’anno è stato misto: i 470 titolari sono stati estratti ma per legge vanno forniti anche dei nomi di riserva per non incorrere nella vacanza di scrutatori ai seggi. Per questi nomi è stata fornita agli uffici una lista di 213 nominativi certamente disponibli. Ogni componente politca ha fornito una parte di questi nominativi.

Cosa succede se una parte decide di rifiutarsi di nominare i “suoi” scrutatori?
Gli altri componenti della commissione integrano i nominativi mancanti con altri loro nominativi, oppure la parte che si rifiuta di nominare può far estrarre i propri nominativi, ma in questo caso ci sarebbe sempre una quota vacante che gli altri colmerebbero. In questo caso si rischierebbe di avere supplenti scrutatori solo di una parte politica, il che porrebbe dubbi sulla equità di comportamento.

E tu, cosa pensi?
Il Porcellum, essendo una porcata, non può certo produrre meccanismi equi e trasparenti. Personalmente non ho fornito alcun nominativo.

Un modo per produrre una “lista pulita” però ci sarebbe!

Visto che esiste l’obbligo di una lista di “riserve sicure” (art.9 c.4), il partito potrebbe farsi carico di raccogliere pubblicamente ed apertamente i nominativi dei cittadini iscritti all’albo che si rendono disponibili come scrutatori, di estrarre in una seduta pubblica i nomi che saranno poi forniti in commissione elettorale. Avremo cosí assolto ad un obbligo di legge, per quanto odioso possa essere, in modo trasparente, pulito ed equo.

Spero di aver dato un contributo di chiarezza.