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Dimensionamento: scuola oggetto.

Leggendo e conoscendo della vicenda del dimensionamento, non posso fare a meno di consigliare a questa amministrazione di usare percorsi più partecipativi e più trasparenti: se si vuole costruire una comunità, occorre lavorare INSIEME, non PER. Quello che la Consulta della Scuola farebbe se venisse attivata. Purtroppo sento lo stesso ritornello che c’era nella precedente consiliatura e vedo anche la stessa reticenza nell’attivare la Consulta: “decisioni che piovono dall’alto, non si è toccato quella scuola perché sono amici del sindaco…”, tutte voci che manifestano che il percorso decisionale NON HA coinvolto le parti interessate e le ha invece considerate come OGGETTI, numeri da spostare un po’ di qua e un po’ di là.
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Le domande che fanno i dirigenti, gli operatori e i genitori di una scuola OGGETTO di dimensionamento sono: perché proprio a noi? Perché ci piove dall’alto questa decisione? Perché l’abbiamo saputo solo all’ultimo? Se la risposta è (come è stata) “questa era l’unica soluzione possibile studiando il flusso degli studenti” è evidente che la scelta è stata completamente arbitraria, unilaterale, senza confronto alcuno con la parte in causa. Appunto, considerando la scuola OGGETTO di dimensionamento invece che SOGGETTO.
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Certo che considerare la scuola un SOGGETTO con le sue complessità, problematiche, varianti, comporta un gran lavoro di strutturazione di percorsi decisionali, di scelta condivisa dei criteri, di nuove regole, di trasparenza… non è uno scherzo.
Il problema è che ad oggi non vedo nulla che possa neanche lontanamente somigliare a tutto ciò.
La comunità scolastica di Latina merita più considerazione.

Scuola di Borgo Carso: tutta una messa in scena.

IMG_6596La statalizzazione della scuola dell’infanzia di Borgo Carso ci appare come un vero atto d’imperio che ignora l’impegno preso dal Consiglio nei confronti della comunità di Borgo Carso.

L’atto di consiglio chiedeva di valutare l’ipotesi di mantenere per l’anno 2017/2018 la gestione di un ordine religioso di un segmento d’istruzione (non d’obbligo) che è la scuola dell’infanzia. 

Il sindaco in Consiglio ha parlato di piano A (trovare un’altra congregazione) e di piano B (statalizzazione). Queste le parole di Coletta  in consiglio: [...] quindi la nostra Assessora con la struttura, la dirigente e i funzionari dovevano necessariamente intanto vedere se c’era la disponibilità del piano B che consisteva nella possibilità della statalizzazione [...]

Il piano A è ciò che si cerca di fare come prima cosa, il piano B è una via d’uscita secondaria. È stato anche approvato l’Ordine del Giorno all’unanimità che andava nella direzione della congregazione religiosa qualora non vi fossero cause ostative gravi.
Ma di lì a poche ore la giunta delibera invece la statalizzazione, ovvero attua il piano B, in barba ai cittadini, al Vescovo e al Consiglio Comunale. Ricordiamo che la Curia era stata impegnata dal sindaco nella ricerca di una congregazione mentre già la delibera di giunta era stata approvata in giunta il giovedì stesso del Consiglio, ma pubblicata solo 5 giorni dopo: perché il sindaco non ha rivelato le sue intenzioni subito?

La scelta di statalizzare dovrebbe indurci  a pensare che si volesse mandare via la congregazione già a priori?

Incoerenza istituzionale palese.

Dalla delibera di giunta si evincono valutazioni generali che fanno pensare ad un unica direzione: gestione pubblica. È importante conoscere l’indirizzo politico del proprio sindaco che non si evince da nessun documento programmatorio.

Prendiamo ad esempio, la Scuola dell’Infanzia “San Marco”: è una scuola salesiana molto apprezzata, la  prima di Latina, con una specifica missione educativa condivisa con insegnanti, genitori, personale amministrativo e di servizio. Le famiglie che scelgono questa scuola la scelgono perché è espressione della loro visione educativa. La statalizzazione di questa come di altre scuole dell’infanzia della nostra città, potrebbe significare l’imposizione di un unico sistema educativo, quello statale, privando la città della ricchezza dei principi e valori ispirati ai padri e alle madri fondatrici delle scuole salesiane.

È questo il programma di LBC e del sindaco Coletta? Non c’è traccia di alcuna statalizzazione di scuole dell’infanzia nel programma elettorale di LBC e di Coletta sindaco.

Sindaco, ci voleva il coraggio di dirlo subito in Consiglio se questa era la sua linea. Anzi no.
Doveva dirlo in campagna elettorale.

(Nicoletta Zuliani, Cinzia Romano, Francesca Maroso).

Scuole al gelo: che si poteva fare?

IMG_6380Ogni anno si ripresenta il solito problema: al rientro dalle vacanze di Natale qualcosa succede alle caldaie delle scuole comunali. Il problema è annoso e si ripete ogni anno, quindi, significa che si può prevedere e si può in qualche modo prevenire o attenuare.

Gli impianti termici delle nostre scuole comunali sono vecchi e obsoleti, fatiscenti e mal funzionanti. Sono talmente vecchi (alcuni 40/50 anni) che quando si rompe un pezzo bisogna aspettare del tempo perché si trovi quello giusto per quel modello di caldaia. Nei passati decenni non è mai stata fatta una corretta manutenzione, non sono mai stati messi soldi per le scuole: venivano messi invece per ben altro  come le recenti inchieste hanno fatto emergere e come noi dall’opposizione abbiamo sempre denunciato. Ci sono responsabilità grandi da ascrivere alle precedenti amministrazioni che  hanno mancato in una programmazione seria ed efficace nei confronti delle scuole, anche per quanto riguarda l’organizzazione degli uffici comunali che se ne occupavano.

Già nell’aprile 2015 come gruppo consiliare del partito democratico avevamo presentato una mozione che, tenuto in considerazione lo studio che l’amministrazione aveva commissionato a tre professionisti esterni di valutare il fabbisogno strutturale e manutentivo di tutti i plessi scolastici del Comune di Latina,  chiedeva al sindaco e alla giunta di predisporre nel bilancio previsionale del 2015 una somma pari a €1,5ML per iniziare l’adeguamento alle norme di sicurezza di tutte le scuole: se mai si inizia, mai si finisce.
Lo studio prevedeva una cifra di €18ML per l’adeguamento e la ristrutturazione di tutti i 74 plessi scolastici: una media di €243mila per edificio. Tutti sappiamo com’è finita quella amministrazione e la nostra mozione non fu mai portata in Consiglio Comunale.

Ma anche l’Amministrazione Coletta non brilla per solerzia o per capacità di prevenzione dei rischi. Nonostante conosca bene il mondo ed i bisogni della scuola (ha un assessore insegnante e due consiglieri dirigenti scolastici ed una consigliera ex-rappresentante di istituto degli studenti) s’è fatta revocare l’ammissibilità al finanziamento regionale per la sicurezza e l’adeguamento sismico degli edifici scolastici che risultano, secondo il dossier Ecosistema scuola di Legambiente, le meno sicure d’Italia. Peggio del capoluogo pontino c’è solo Messina. Inoltre solo il 13,5% degli edifici scolastici è stato costruito con sistemi antisismici.

L’altro aspetto riguarda la gestione della criticità gelo (peraltro ampiamente annunciata dalle previsioni meteorologiche): si è verificato che gli impianti siano stati messi in funzione gradualmente e con grande anticipo per evitare bruschi ed improvvisi sovraccarichi ai motori e stress insostenibili per le tubature? L’ordinanza per la chiusura delle scuole, poi rettificata lasciando ai dirigenti la discrezionalità, ha rappresentato una mancanza di punti di riferimento di cui si è sentito la mancanza: è stato un colpo per tutti i bambini e le famiglie rimasti disorientati, come su una nave senza capitano.

Come Partito Democratico presenteremo questa mattina una mozione su questo tema che merita la priorità.

Docenti inadeguati e le querce di domani.

 
  È più che mai urgente un sistema per valutare l’operato degli insegnanti: attualmente la legge 107 (la cosiddeta “buona scuola”) ancora non vede realizzati gli organismi ed i criteri per valutare i docenti delle singole scuole. I fatti che ieri e oggi sono sui giornali stanno a dimostrare che, se da una parte il burn-out dei docenti è una realtà, dall’altra urgono modalità per valutare la professionalità e l’opportunità della presenza o meno di educatori in luoghi estremamente delicati come le quattro mura di una classe.

Le scuole non sono un posto di lavoro come un altro: un insegnante non ha a che fare con pratiche o con scartoffie – sebbene negli ultimi anni diciamo di esserne stati sommersi- il suo compito primario è quello di contribuire alla educazione e alla crescita armonica di piccoli cittadini in formazione. Sempre più frequentemente il vissuto di questi bambini di oggi, di questi ragazzi è lontano da quello di vent’anni fa: vedo bambini e ragazzi vivere situazioni familiari che definire drammatiche e sconvolgenti è poco…

A queste non ci possiamo permettere di aggiungere scarsa professionalità, o peggio, scarsa compatibilità con il lavoro di educatore.

Se da una parte la scuola deve ripensare la sua funzione in termini di crescita professionale, evoluzione delle strategie di insegnamento, adeguamento a nuovi modelli di apprendimento, la famiglia deve riappropriarsi del suo ruolo di corresponsabile dell’educazione dei propri figli in un’ottica di comunità, ovvero collaborando con l’istituzione scuola.

Troppo spesso si assiste a barricate che si alzano da parte dei genitori o da parte dei docenti per difendere posizioni o prerogative proprie, usando come terreno di duello i figli o gli studenti.

Quando i genitori si armano contro gli insegnanti e quando questi si trincerano dietro motivazioni burocratiche assistiamo al fallimento della scuola come comunità educante.

Questa conflittualità è una delle tante cause del disorientamento e del conseguente crollo dei punti di riferimento che caratterizza questa generazione di nuovi studenti.

Non si apprende e non si evolve in condizione di frammentazione o peggio, di conflittualità.

È per questo che occorre un nuovo patto educativo che metta al centro i bisogni dei piccoli/grandi studenti, e che veda come co-protagonisti del processo formativo degli studenti, famiglie e scuola. Bisognerà mettere sul piatto principi e valori condivisi per poi convergere su regole e modalità operative trasparenti che sole possono garantire la crescita di stima e fiducia reciproca tra le parti.

Solo così potremo dire di avere una comunità educante, l’unica che può tutelare, proteggere e far crescere le pianticelle che saranno le querce di domani.

Il NO al dimensionamento non è un capriccio.

imageLe dichiarazioni di Latina Bene Comune che ho letto questa mattina sul Giornale di Latina a proposito del dimensionamento scolastico riportano un parere favorevole rispetto all’ipotesi di razionalizzazione della provincia: credo sia necessario un approfondimento.

La questione del dimensionamento non è una mera questione di opinioni: è qualcosa di più e la protesta “gridata nelle piazzenon rappresenta il capriccio di chi non vuole cambiare edificio scolastico.
Occorre leggere con attenzione il significato di una protesta che non solo studenti, bensì dirigenti, docenti e genitori hanno sostenuto e con motivazioni che non sono di certo dichiarati in un freddo decreto, ma che si nascondono nelle pieghe di fatti che solo una conoscenza ed una partecipazione personale agli incontri può svelare.

imageE, lo ripeto, quando un’intera comunità scolastica si solleva e si fa sentire, non grida perché sta facendo le bizze.

Nel decreto, infatti, non c’è scritto che nell’unica riunione tenuta con i dirigenti scolastici (23 ottobre 2015) l’unico tema all’ordine del giorno fosse recepire dalle scuole eventuali proposte di dimensionamento: le scuole interessate hanno comunicato di non proporre alcuna modifica rispetto allo stato attuale. In quell’unico momento di “ascolto” i funzionari della Provincia non hanno illustrato alcuna proposta di dimensionamento, e qualora ne avessero avuta una in mente, non ne hanno fatto alcuna menzione.
Di fatto i presidi hanno saputo delle decisioni, che tutti ora conosciamo, solo quando il decreto è apparso sull’albo pretorio della provincia per la pubblicazione l’atto che decretava le modifiche.
Si era evidentemente OFF LIMITS per qualsiasi vera consultazione sull’argomento. Nessun feedback era stato richiesto ai presidi. Ecco il motivo della protesta.

Ma il cuore del problema sta nella brutta abitudine, da parte dei decisori, di guardare al mondo della scuola come ad un mero groviglio di numeri (gli studenti) e di contenitori (gli edifici scolastici) e il lavoro è presto fatto: taglia di qua, metti di là, da un giorno all’altro.

Ebbene, le scuole sono molto di più.

Innanzitutto sono degli enti autonomi che deliberano in merito all’offerta formativa e alla modalità di utilizzo delle risorse di cui dispongono, investendo su percorsi didattici, formazione dei propri docenti e allacciando accordi con istituzioni esterne anche internazionali. Un lavoro che viene programmato almeno un anno e mezzo prima di essere realizzato e per il quale si muove una “macchina” molto complessa intrecciata con studenti, famiglie e lavoratori del settore.
Per capire l’entità della comunità, una scuola di 1400 studenti coinvolge 2800 genitori, 200 tra docenti e personale ATA.

Come si può pensare di ignorare la vera essenza della scuola – ovvero ciò che si muove dentro e intorno ad essa in un delicato equilibrio compreso ciò che una comunità scolastica è in grado di generare, cioè i cittadini di oggi e di domani – e ridurla invece ad un mero conteggio?
E per di più senza acquisire un parere da parte dei dirigenti scolastici che sono responsabili del funzionamento delle scuole a loro affidate? Perché estrometterli dal percorso decisionale ed imporre una decisione così improvvisa e drastica?

I percorsi partecipativi sono una cosa seria e richiedono tempo, onestà intellettuale e competenza.
Intraprenderli è una scelta di metodo, è una scelta politica.

La scuola programma, una certa politica smembra.

foto 2Una politica distratta si ostina a trattare il mondo della scuola come un mero contenitore di numeri e di costi, ponendo una questione seria rispetto all’adeguatezza dei propri rappresentanti per il ruolo che ricoprono.

Nonostante possa apparire una decisione condivisibile in un’ottica di ottimizzazione e di riordino, quella che con decreto la Presidente della provincia ha preso nei confronti del dimensionamento scolastico di quest’anno, a me pare, per le ricadute devastanti su un istituto come il Manzoni, una mossa che certamente maggiormente penalizza e destabilizza uno dei Licei più grandi della città.
Cui prodest?
(leggi il decreto e l’allegato sul dimensionamento)

Se questa operazione andasse fino in fondo ben 600 studenti sugli attuali 1400 circa verranno scorporati lasciando l’istituto con circa 800 studenti, quindi a rischio autonomia.

Ci sono ben tre elementi rispetto alle conseguenze negative sull’istituto Manzoni: il primo è il rischio dell’autonomia. Da Liceo leader di innovazione, cultura e didattica diverrà appendice di qualche altro Liceo, anch’esso sottodimensionato, ma non per una volontà dall’alto, bensì per poca attrattiva.

L’altro aspetto riguarda la metodologia dell’iter che questa decisione ha seguito: non ha garantito l’ascolto e la consultazione di tutte le parti in campo. Non solo andavano ascoltati i dirigenti scolastici, ma la norma prevede anche l’ascolto dei genitori e degli alunni nonché delle rappresentanze sindacali che, proprio nelle linee guida della regione specificata debbano essere consultati in rappresentanza dei lavoratori.

L’ultimo aspetto, non trascurabile, è che ormai siamo già a metà orientamento scolastico: questo significa che un gran numero di scuole medie sono state contattate, insieme ai familiari dei ragazzi che si scriveranno alle scuole superiori per l’anno 16/17, e si è già presentats un’offerta formativa che evidentemente non è secondo il dimensionamento.

Esiste una frammentazione dei licei linguistici sul territorio – Majorana oltre 300 studenti, Manzoni 600 studenti, Priverno circa 100 (non toccato perché fuori distretto?)
È vero che il liceo Manzoni è attualmente sovradimensionato rispetto alla struttura che lo ospita – attualmente 13 classi sono allocate nella succursale in via Cairoli c/o V.Veneto – ma gli enti locali troppo spesso dimenticano che la scuola viaggia con programmazioni rigorose fatte con molto anticipo perché l’organizzazione di comunità di migliaia di studenti e la loro formazione non può essere né improvvisata né gestita in modo frettoloso.

Non risulta nessuna comunicazione ufficiale dell’intenzione di voler modificare l’assetto dei licei con l’istituzione di un polo linguistico e conseguenti profonde modifiche dei licei Manzoni e Majorana.

Non risulta neanche che ci sia stata una consultazione a livello politico, dalla quale poteva arrivare un’ulteriore riflessione visto che i sindaci e i rappresentanti dei cittadini in provincia costituiscono comunque canali di istanze territoriali.

Non bisogna mai dimenticare che la scuola è una comunità di migliaia di persone, una macchina complessa che ha imparato a ben progettare con molto anticipo, pena il caos e la totale inefficacia del suo intervento. E quello che la politica qui ha fatto è riversare sulla scuola decisioni tardive, unicamente tecnicistiche, senza tenere in considerazione i tempi, il lavoro in itinere della scuola (orientamento) e gli investimenti a medio e lungo termine fatti dalle scuole (i costi sostenuti per la formazione di docenti dei corsi ESABAC).

Il decreto va oggi revocato, e se si ipotizzano cambiamenti importanti, questi vanno fatti ascoltando e rispettando i tempi del mondo della scuola.
Lo ripeto: una politica distratta si ostina a trattare il mondo della scuola come un mero contenitore di numeri e di costi, ponendo una questione seria rispetto all’adeguatezza dei propri rappresentanti per il ruolo che ricoprono.

Istituto don Milani, scarsa sicurezza: rischio turnazione.

I.C. Din Milani - Latina

I.C. Don Milani – Latina

Le condizioni strutturali dell’edificio di via Cilea dellIstituto Comprensivo Don Milani stanno mano a mano peggiorando, anche rispetto a quanto già evidenziato lo scorso giugno, quando uno sciacquone e parte dell’intonaco erano quasi caduti in testa ad un alunno. Allo stato attuale, ci sono ben sei aule inagibili – tre delle elementari e tre delle medie – ed il pavimento dell’ingresso degli edifici, a causa di infiltrazioni, si sta sollevando, rendendo difficoltoso il passaggio e mettendo a rischio la sicurezza.

“L’anno scolastico rischia di iniziare all’insegna del pericolo e della precarietà e di portare strascichi per tutti i mesi di scuola se i problemi segnalati non vengono immediatamente risolti”.
La vita di oltre cento famiglie, infatti, rischia di essere letteralmente sconvolta con l’inizio dell’anno. L’Istituto Comprensivo Don Milani, si troverà con sei classi in meno, perché inagibili e sarà necessaria una turnazione per consentire a tutti lo svolgimento delle lezioni. In sostanza le classi saranno costrette a recarsi a scuola il pomeriggio invece che di mattina, con tutte le conseguenze anche per il personale docente e ATA. Oltre cento famiglie con una routine familiare sconvolta.

“L’aspetto più difficile riguarda le ricadute sulla qualità della vita e sulla gestione di minori che i genitori, al lavoro, non sapranno a chi affidare nelle ore antimeridiane, quando solitamente erano a scuola. Ci sono poi le attività pomeridiane: di solito si svolgono durante il pomeriggio – dal catechismo alle attività sportive, dalla musica al rafforzamento di competenze scolastiche – tutto ciò sarà reso impossibile dalla turnazione. È inaccettabile: bisogna porre rimedio immediatamente e in una città come Latina la scuola non significa solo strutture, edifici, manutenzione, ma soprattutto formazione e vita sociale dei bambini e delle loro famiglie”.

“Le scuole dovrebbero avere una manutenzione ordinaria continua che andrebbe inserita in una precisa programmazione da parte dell’Ente e che non risenta quindi degli alti e bassi né della politica, né dell’organizzazione degli uffici. Ci troviamo invece di fronte a carenze ordinarie che, con l’incuria e il continuo procrastinare degli interventi, assumono dimensioni straordinarie con aggravio dei costi caricati sulla collettività.

Don Milani: solo grazie ad un giudice inizieranno i lavori

20130413-144859.jpg“Il comportamento degli amministratori del Comune di Latina, che si sono precipitati alla don Milani soltanto dopo la chiamata di un giudice di Latina che voleva avere spiegazioni sull’ignorata richiesta di interventi urgenti per la sicurezza all’interno della scuola, dimostra tutta la loro inettitudine.
Il giorno prima, infatti, una parte della vasca di ceramica dello sciacquone è caduto addosso ad un bambino di terza elementare che stava usando il bagno, caduta pare a causa di sostegni metallici arrugginiti (cosi hanno riportati i Vigili del Fuoco).

Sul posto sono arrivati il vice sindaco Enrico Tiero ed il dirigente del Settore Lavori Pubblici Lorenzo Le Donne, che si sarebbero mostrati sbigottiti dalla gravità della situazione e dalle carenze generali dell’istituto. Eppure il responsabile dell’ufficio scuola, il dott. Spada, come anche la dirigente dell’istituto comprensivo, la dott.ssa De Angelis, nonché lo stesso Partito Democratico, più volte avevano segnalato all’amministrazione comunale i problemi strutturali del plesso.

La situazione era quindi ben nota al Comune da molto tempo.

C’è poi da considerare un altro aspetto, oltre all’attendismo che caratterizza i personaggi di cui si è circondato il sindaco Giovanni Di Giorgi: proprio come fanno gli inetti – aggiunge Zuliani – essi rispondono soltanto alla voce di chi è più in alto nella scala gerarchica rispetto a loro.
Le segnalazioni delle persone che vivono il territorio, di cui dovrebbero essere al servizio, vengono invece puntualmente ignorate. Lo dimostra ancora una volta, per esempio, il caso del liceo Manzoni: hanno dovuto aspettare che tre ragazze venissero investite solo per interessarsi al problema, che ad oggi comunque non è risolto. La strada non è stata messa in sicurezza, sono state invece soltanto disegnate delle strisce gialle per regolare la sosta davanti all’ingresso dell’istituto.

Per la Don Milani hanno dovuto attendere un crollo in un bagno mettesse in pericolo un bambino e l’interesse di un giudice per presentarsi”.

La Dirigente presenterà un esposto in Procura.

Augurio a Mons.Crociata

 

imageÈ un onore per la nostra terra Pontina avere il vescovo Mons. Crociata Presidente della “Commissione Episcopale per l’Educazione cattolica, la scuola e l’università”.  Una carica, questa, che riconosce la sensibilità e le alte competenze del Pastore della diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, in un momento in cui l’educazione riveste un compito più che mai cruciale.

La frammentarietà del messaggio educativo e lo scenario di grande relativismo valoriale dentro al quale oggi crescono e si formano gli uomini e le donne di domani sono una sfida enorme per la comunità cristiana.

Voglio personalmente augurare al nostro vescovo un lavoro proficuo ma soprattutto capace di incidere con lo stile proprio del suo Capo, che si è incarnato in un tempo, in una cultura, in una tradizione limitati, facendo però sperimentare e toccare con mano le conseguenze di un messaggio di vita che, quando messo in pratica, ha respiro universale e genera giustizia e pace.

Scuola: Comune di Latina perde più di 4 milioni

imageIl Comune di Latina aveva presentato domanda di finanziamento regionale per quattro scuole di propria competenza: la Mazzini, la Giuliano, la Corradini e la Prampolini.

Nessuna
di esse, però, beneficerà dei fondi che la Regione Lazio aveva stanziato per il piano triennale sull’edilizia scolastica 2015-2017 per consentire interventi di messa in sicurezza, adeguamento sismico ed efficientamento energetico di immobili adibiti ad edilizia scolastica, nonché la costruzione di nuovi edifici.

I nomi delle quattro scuole di Latina, infatti, nella determina regionale (leggi determina con allegati) sono contenuti nell’allegato 2, dove ci sono i nomi di tutti i plessi (54 in tutto il Lazio) le cui domande, inviate dagli enti locali competenti, sono risultate non ammissibili perché carenti della documentazione richiesta dal bando.

In pratica – spiega Nicoletta Zuliani – soltanto il capoluogo di provincia pontino resterà a secco di finanziamenti. E questo grazie all’incompetenza dell’amministrazione del sindaco Giovanni Di Giorgi. Nella determina risultano ben evidenti gli importi che erano stati richiesti per i lavori, soldi sui quali le scuole contavano e che non arriveranno mai, per un totale di 4.345.125,00 euro persi. Una cifra molto importante non solo per la somma in sé, ma anche nel contesto cittadino dell’edilizia scolastica e perdere finanziamenti così sostanziosi significa essere irresponsabili. È l’ennesima occasione persa: l’amministrazione deve cambiare e modificare il passo rispetto alla intercettazione dei fondi. Altrimenti si rischia di restare impantanati in una palude che Mussolini è riuscito a bonificare dal punto di vista materiale, ma non sotto l’aspetto culturale: concretamente Latina deve ancora emanciparsi”.

E’ dall’inizio del mandato che mi occupo del problema dell’edilizia scolastica a Latina – dice Marco Fioravante – Dal 2012, con alcune interrogazioni ho fatto emergere la problematica in tutta la sua drammatica evidenza: prima è stato constatato che le scuole di Latina non garantivano un adeguato livello di sicurezza e poi, attraverso lo studio generale che ne è scaturito, è emerso che per la messa in sicurezza generale di tutti i 74 plessi di competenza comunale sarebbero necessari ben 18 milioni di euro. È necessario seguire i bandi ed è colpa degli amministratori se ciò non viene fatto o viene fatto male; è un problema politico. E non si vengano a giustificare o far ricadere la colpa sulla Regione, che ha finanziato praticamente tutti, inclusi i Comuni gestiti dal centrodestra”. Tra le 282 scuole che in tutto il Lazio saranno finanziate, c’è infatti un lungo elenco di plessi in quasi tutti gli altri territori della provincia.

Siamo stati, purtroppo, profetici. La mancanza di idee e competenze di questa amministrazione – afferma Omar Sarubbo – ha generato proposte progettuali mediocri che non saranno mai competitive all’interno dei numerosi bandi che la Regione ed il Governo pubblicano per finanziare l’edilizia scolastica. Nel capoluogo la situazione delle scuole è drammatica ed è stata acuita dall’inefficienza dell’amministrazione Di Giorgi. Occuparci di questa annosa problematica sarà nostra cura e priorità. La stagione del centrodestra è al capolinea”.

Le scuole di competenza del Comune di Latina che non saranno finanziate (tra parentesi le somme richieste):

  1. Mazzini (€ 912.888,00)
  2. Giuliano (€ 1.141.900,00)
  3. Corradini (€ 1.144.727,00)
  4. Prampolini (€ 1.145.610,00)

Gli altri Comuni della provincia che saranno finanziati (tra parentesi le somme concesse):

  1. Gaeta (1 milione 200mila euro)
  2. Terracina (1 milione 198mila euro)
  3. Itri (969mila euro)
  4. Santi Cosma e Damiano (1milione e 700mila euro)
  5. Pontinia (642mila euro)
  6. San Felice Circeo (841mila euro)
  7. Roccagorga (955mila euro)
  8. Campodimele (374mila euro)
  9. Ventotene (628mila euro
  10. Ponza (747mila euro)
  11. Castelforte (953mila euro)
  12. Fondi (522mila euro)
  13. Formia (due scuole: 889mila euro; 1milione 190mila euro)
  14. Monte San Biagio (1 milione 157mila euro)
  15. Sperlonga (1 milione 163mila euro)
  16. Cori (1 milione e 24mila euro)
  17. Roccasecca dei Volsci (626mila euro)
  18. Lenola (565mila euro)
  19. Minturno (765mila euro)
  20. Aprilia (due scuole: 800mila euro; 300mila euro)
  21. Maenza (575mila euro)
  22. Pontinia (1 milione 193mila euro)
  23. Prossedi (637mila euro)
  24. Sabaudia (due scuole: 495mila euro; 237mila euro)
  25. Sonnino (630mila euro)
  26. Spigno Saturnia (202mila euro)
  27. Sezze (274mila euro)
  28. Sermoneta (706mila euro)
  29. Rocca Massima (355mila euro)