L’ONESTÀ DISONESTA

Quando ponevo il serio problema dell’inesperienza politica brandita come una virtù in quanto sintomo di onestà, ricordo gli attacchi degli esponenti civici nei social: i futuri esponenti della politica locale e nazionale affermavano che quello non era il problema perché avrebbero imparato presto e fatto piazza pulita di tutto ciò che non era bene comune.

Dopo quasi tre anni in loco e quasi un anno a livello nazionale le pagine del libro LBC appaiono sbiadite, piene di cancellature e correzioni; il M5S si dimostra debolissimo e perde consenso di fronte al leone della politica con cui si è alleato.

Se l’onestà ha prodotto tutto questo, presta il fianco a chi afferma “meglio quelli di prima: rubavano ma le cose le facevano!”

Questo, non possiamo accettarlo.

Quello che aveva di buono la vecchia politica era l’alto senso delle istituzioni: non si poteva aspirare di candidarsi a consigliere comunale se non si era fatto un percorso interno al partito che prevedeva percorsi di formazione, esercizio della rappresentanza, partecipazione alle scelte di indirizzo che venivano poi trasferite dagli eletti nel campo degli organismi istituzionali. Insomma, non solo bisognava sapere cosa si andava a fare ma si era portatori di una cultura politica.

Oggi, i continui riferimenti a dati e numeri nei discorsi dei nuovi politici rivelano una mancanza di visione complessiva, priva di una progettazione a lungo termine, priva di una cognizione solida di cosa serve fare oggi per poter realizzare un progetto domani. I dati tecnici sono un paravento dietro al quale si nasconde l’ignoranza chiatta e miope: se i dati fossero gli unici elementi per scegliere, allora ci affideremmo direttamente ai tecnici come è stato per il governo Monti.

La sola onestà non basta a fare politica, anzi, rischia di aprire le porte alla disonestà.

Proprio perché non si posseggono gli strumenti della politica, il politico onesto ma ignorante diventa lo strumento del disonesto, dell’affarista, del mafioso.

Nelle pieghe dell’ignoranza, nel vuoto della memoria storica dei fatti amministrativi, nella debolezza di visione generale si nasconde il rischio di diventare disonesti… “a propria insaputa”.

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