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ABC e la SENTENZA di DAMOCLE

La sentenza del Consiglio di Stato si è espressa: rispetto al ricorso della Devizia, società che si è vista annullare la gara dei rifiuti di Latina, il Comune di Latina ha saltato un passaggio dell’iter ed ha proseguito illegittimamente giungendo poi alla costituzione dell’ABC.

Dobbiamo aggiungere che la sentenza si è espressa in modo alquanto sibillino, ma certamente non in favore della posizione del Comune di Latina.

Quest’azienda speciale rappresenta politicamente moltissimo per l’amministrazione Coletta: invece di optare per una grande opera visibile di tipo strutturale, il sindaco civico ha scelto di far diventare il Comune di Latina imprenditore di se stesso intraprendendo una strada difficilissima, e non solo per le norme che cercano di tutelare i cittadini vietando ai comuni di costituire società/imprese laddove hanno già fallito (la legge Madia, infatti, impedisce ai comuni come il nostro che hanno visto una partecipata fallire, di tentare prima dei cinque anni, una nuova impresa similare), ma anche per l’enorme dispendio di risorse umane e lavoro che di fatto sono state tolte ad altri settori per convergere tutto in organizzazione e controllo di ABC.

Se la scommessa viene vinta, Coletta si intesta una vittoria politicamente importante; se perde paghiamo tutti noi.

E la comunità non doveva essere sottoposta questo rischio.

Ne varrà la pena?
Il PD non è mai entrato nel merito della bontà dell’azienda speciale in sé: carenza cronica di personale, i numerosi contenziosi e questioni aperte (Metro, Cimitero, impianti sportivi, scuole, edifici pubblici, strade ecc…) facevano orientare le energie sui problemi da risolvere.

Coletta ha puntato tutto su ABC e i ritardi su tutti gli altri fronti sono sotto gli occhi di tutti.

Fino ad oggi la scelta è una scelta sbagliata.

Il servizio di raccolta dei rifiuti è migliorato?
Certamente no se guardiamo alle percentuali di raccolta differenziata.

A questo punto della consiliatura, se avessimo affidato il servizio al vincitore della gara, avremmo potuto avere un’azienda nel pieno delle sue funzioni da oltre un anno, con macchinari nuovi e percentuali di raccolta sicuramente più alte di quelle di oggi…

Oggi invece stiamo ancora cercando di capire dove andare a prendere i soldi per l’investimento iniziale per i macchinari, se e quando avremo il mutuo, come rettificare l’iter procedurale che che il Consiglio di Stato ha censurato, se dobbiamo investire o meno anche sull’impiantistica, se avremo una raccolta differenziata come stimato dall’assessore LESSIO oppure come stimato da ABC… Eh sì, perché anche qui non c’è una versione univoca: ABC dice 27% e il Comune dice 31%.

I cittadini hanno bisogno di poche cose chiare e certe, invece qui emerge una grande complessità gestita in modo goffo e incauto i cui danni saranno visibili solo domani.

La sentenza fa emergere vizi di legittimità nell’iter.

Chi è a salvaguardia della legittimità degli atti di un ente? Ripetutamente abbiamo richiesto alla segretaria generale di certificare la legittimità dell’iter procedurale, e proprio in commissione trasparenza da me presieduta ha dichiarato che lo erano. Noi siamo rimasti della nostra idea e la forzatura che LBC ha voluto fare è stata, evidentemente, eccessiva.

Fra due anni finisce la consiliatura e si ritornerà al voto: quale percentuale avremo per quel momento?

Oggi è al 24% e l’assessore LESSIO aveva stimato per la fine del 2018 una percentuale del 40%.

 

ABC e Coletta: tutti appesi ad un filo…

schermata-2019-03-02-alle-12-58-43Si ostenta sicurezza in Comune, ma in realtà la sorte dell’Amministrazione Coletta è appesa a un filo: la sentenza del Consiglio di Stato in merito all’annullamento della gara dei rifiuti. Il Consiglio di Stato si è espresso il 21 febbraio ma la sentenza sarà nota entro il 21 marzo.

Coletta e LBC hanno puntato tutto, come in una giocata, sulla riuscita del loro progetto di “cambiare tutto”, e sono partiti dai rifiuti.
Appena eletti, hanno prima sospeso, poi annullato la gara fatta dal commissario che era arrivata al momento dell’apertura delle buste con le offerte. “STOP! Sceglie LBC. Si fa l’Azienda Speciale!

Certamente un ente può scegliere di farlo, ma deve dimostrare la convenienza per la collettività, se vuole evitare la gara pubblica.
Alla domanda se questa scelta fosse conveniente rispetto ad un affidamento esterno ha risposto la relazione ex art.34, quella redatta dal prof. Lucarelli della Federico II di Napoli, (costata €47mila) a base di tutti i documenti preparatori di ABC.

Peccato che quanto scritto non si è verificato, come ad esempio l’investimento in nuovi ed efficienti mezzi, il porta a porta, percentuali alte di differenziata…
E, se le bollette di fatto non sono aumentate (questo assessori e ellebiccini ci tengono tanto a sottolinearlo) il servizio, ahimè, non si discosta molto da quello che forniva la Latina Ambiente: gran parte dei mezzi sono quelli vecchi della Latina Ambiente (pure pagati €800mila da tutti noi!) con l’integrazione di altri presi in locazione; la forza lavoro è quella della Latina Ambiente.

E allora, mi chiedo, la convenienza dov’è? Dov’è il vantaggio per la collettività?

La relazione di Lucarelli garantiva quello che attualmente non è, e oggi il nuovo direttore generale ing. Ascoli, ritiene si arriverà a regime con quanto previsto dalla relazione di Lucarelli, se ci va bene, nel 2021.
L’Assessore Lessio e il capogruppo Bellini sostengono che, la certezza di dirigere noi e controllare noi l’azienda sia prioritario, come se il “noi” desse la garanzia della qualità del servizio. E si accontentano di dire che oggi è meglio di ieri.

Ma non è questo che valuterà il Consiglio di Stato.

Il PD ha sempre avuto una posizione diversa: in primis viene la comunità cui va destinato il servizio, servizio che deve essere efficiente (città pulita) e sostenibile (subito alte percentuali di differenziata) da subito.
Andava espletata la gara ed assegnato subito il servizio alla società che risultava la migliore: controlli rigorosi e nel frattempo ci si preparava per costituire eventualmente un’Azienda Speciale senza fretta e fatta per bene, se questo avrebbe garantito una gestione vantaggiosa: avremmo di fatto risparmiato ben 150mila di consulenze, €47mila di relazione ex art.34, avremmo beneficiato da subito di un servizio efficiente e l’Amministrazione Coletta avrebbe potuto concentrarsi su teatro, scuole, palazzetto dello sport, strade e mille altre questioni che, purtroppo a causa di ABC, sono risultate secondarie…

Ma soprattutto avrebbe potuto da subito dare risposte e conquistarsi la fiducia dei cittadini. Invece, a stento oggi ha la fiducia dei suoi.

Un’operazione azzardata, che è costata tempo, popolarità, consenso, focus…
Ed ora tutto dipende dal Consiglio di Stato: si andrà avanti con le difficoltà che Ascoli ci ha illustrato, o si dovrà fare marcia indietro e completare la gara del commissario? E sarebbe un bel casino.

Peccato: Coletta ha avuto una grande chance ma ha seguito consigli sbagliati.

ABC al di sopra di ogni… regola

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La campagna di ABC che invita a conferire correttamente i rifiuti dice “RISPETTA LE REGOLE”

I primi a non rispettarle sono proprio chi ha voluto ABC: dopo un anno di vita l’azienda speciale sfugge al controllo del Comune: senza regolamento sul controllo analogo, nessuno potrà mai controllare ABC.

Sta tutto qui il gioco.

Senza dati possiamo dire qualsiasi cosa: che l’azienda va bene, che l’azienda va meglio di prima, che l’azienda è in salute, che l’azienda produrrà utili, che l’azienda è il gioiello all’occhiello di questa amministrazione…

I fatti stanno diversamente: e non è cambiato nulla dalla gestione della raccolta rifiuti della curatela fallimentare della LtAmbiente.

Il sito non riporta informazioni fondamentali rispetto alle attività dell’azienda (verbali CdA…), non abbiamo avuto al 15 ottobre la previsione di bilancio dell’azienda e soprattutto mancano i documenti sui quali effettuare i controlli che il Comune deve operare nei confronti dell’azienda.
Non è un vezzo, è un obbligo di legge.
Praticamente, siamo fuori legge.

Dal 28 agosto il regolamento per il controllo analogo staziona in direzione generale dopo essere stato modificato in alcuni commi, come da suggerimento del dirigente Cappucci.
Da quella data non se ne sa più nulla.

Eppure nella lettera di accompagnamento firmata dal dirigente alle finanze e dal responsabile dei controlli su ABC c’era una sollecitazione forte a ultimare l’iter di questo atto, anche perché negli obiettivi del piano economico di gestione il termine per l’adozione del regolamento era ottobre 2018.

Ma a chi interessa che questo regolamento non venga adottato?
A chi interessa che non si controlli ABC?
Per quale motivo si vuole rallentare l’attivazione dei controlli?
Sarà forse perché l’azienda non è ancora in grado di poter rispondere a quei requisiti che il regolamento prevede
?

Ebbene, vediamo cosa dice la bozza di regolamento.

Si parla di relazioni periodiche con scadenze al 30 giugno e al 30 settembre sulla situazione economico finanziaria; si parla di relazioni trimestrali di cassa entro 45 giorni dalla scadenza del trimestre; si parla di un preconsuntivo di bilancio; si parla del rispetto delle modalità e della tempistica previste dalla normativa vigente e dalle linee guida impartite dal Comune; si parla della verifica dei crediti e debiti reciproci tra il Comune l’azienda da asseverare senza indugio e non oltre la fine dell’anno finanziario; si parla di un rapporto infrannuale relativo alla gestione del primo semestre; di un report sulla quantità e qualità dei servizi erogati; di un’analisi semestrale dei reclami; di un’analisi semestrale di Customer Satisfaction.

Si parla di obblighi rispetto a rapporti mensili sullo stato di attuazione del contratto di servizio; si parla di relazioni inviate con cadenza trimestrale rispetto alle segnalazioni da parte dei cittadini sulle carenze e i malfunzionamenti del servizio con sintesi delle operazioni compiute per il superamento delle criticità segnalate. Ogni sei mesi entro 30 giorni dalla scadenza del semestre ABC dovrebbe redigere un rapporto esaustivo sulle attività attivate sul proprio controllo di regolarità amministrativa; ogni sei mesi tutti gli atti inerenti le politiche di reclutamento del personale devono essere oggetto di controllo da parte del Comune; ogni sei mesi l’azienda deve relazionare alla commissione consiliare congiunta ambiente-bilancio…

Evidentemente questa amministrazione sta cedendo alla tentazione di non voler controllare la propria controllata, un po’ come succedeva anche per la LATINA AMBIENTE: zero controllo.

La finezza è che qui viene sottratto all’organo di controllo lo strumento per attuarlo.

Un po’ come far credere ad un bambino che gli si lascia guidare una macchina senza però dargli le chiavi.

ABC consegni subito il Piano Industriale!

Chiedo negli uffici di conoscere il Piano Industriale di ABC, di averne copia, ma tutti i dirigenti e funzionari dei servizi coinvolti nel rapporto con ABC mi dicono che loro non hanno nulla in mano, ABC non ha dato nulla.

D’altronde, senza un regolamento del controllo analogo che stabilisca chi deve fare cosa ed eventualmente delle sanzioni nel caso non si rispettino le regole, appunto, in assenza di regole ABC può fare quello che le pare.

Del Piano che dettaglia risorse, costi, servizi, modalità di attuazione della raccolta differenziata non ce n’è neanche l’ombra. Nonostante sia stato già approvato dal CdA circa due settimane fa, in Comune mi rispondono:”Noi non abbiamo nulla.”

E’ insostenibile la situazione che questa amministrazione avalla: la trasparenza è completamente assente ma anche il rispetto delle regole di base relative alla tempistica imposta dallo Statuto: entro il 31 ottobre si sarebbe dovuto approvare in Consiglio il bilancio preventivo: neanche di quello c’è la benché minima traccia.

Cosa impedisce di inviare immediatamente questo documento che determina i numeri del bilancio previsionale che, ripeto, doveva essere approvato dal Consiglio il 31 ottobre in Consiglio Comunale?

Anche il Piano Industriale va  approvato in Consiglio, ma prima va studiato, discusso, approvato in Commissione e poi alla fine in Consiglio Comunale. Tutti questi passaggi richiedono tempo: o l’amministrazione vuole darci il documento il giorno prima che venga approvato?

Che le cose vadano nel modo storto lo vediamo tutti: una campagna comunicativa basata sul vecchio schema di raccolta della fallita Latina Ambiente che ha certamente avuto un costo; nessuna notizia rispetto a nuovi cassonetti o nuovi mezzi; sitoweb di ABC largamente incompleto e quindi non trasparente; assenza di un regolamento del controllo analogo giacente chissà dove in qualche cassetto del Comune…

Non è tollerabile che la gestione dell’opera più importante di questa amministrazione sia condotta in modo così approssimativo, col rischio di danneggiare le casse comunali.

Non è tollerabile perché in questo “gioco” sono le tasche dei contribuenti di Latina ad essere in pericolo.

L’ANAC interroga sull’ABC

A quanto pare l’ANAC ha richiesto spiegazioni al Comune di Latina sull’ABC indipendentemente dall’interrogazione di Gasparri.
Da quanto emerge dal documento inviato ieri al Comune di Latina, la nota è “in riscontro alla nota pervenuta l’8 maggio 2017″: se l’ANAC chiede approfondimenti, evidentemente non ci vede chiaro.

Devo ammetterlo, l’idea di gestire in proprio i servizi più vicini alle persone è bella e condivisibile, ma come politico e come amministratore sento il dovere di essere molto realista e molto prudente. L’operazione ABC la considero azzardata e sconsiderata fatta in questo momento.
Siamo realisti: ora non abbiamo le carte per poter giocare e vincere la partita di una Azienda che opera con i soldi di tutti i cittadini, perché i soldi non ci sono, e alle brutte, verranno tolti ai servizi per ripianare eventuali buchi dell’ABC.
Le operazioni di controllo e di indirizzo politico sono complesse e necessitano di una dotazione politica e di macchina amministrativa solida e ben rodata.

LO STATO ATTUALE
Attualmente abbiamo una classe politica fatta per la maggior parte di politici alle primissime armi, che disperdono energie e tempo per questioni marginali con poco o zero effetto. Un esempio? Il Regolamento degli Orti Sociali per il quale sono state fatte almeno tantissime commissioni (ognuna sono €1000) per scrivere ed approvare un Regolamento che andrà completamente riscritto perché sbagliato. Tutto da rifare. Ed è solo un regolamento di orti sociali…

Abbiamo una macchina amministrativa che si trova al giro di boa: ancora non è rinnovata nel personale che è andato in pensione e che ci andrà in questi mesi a venire, e si trova in emergenza personale perché non si riesce a reclutarne. Invece di indire concorsi, andiamo a prendere personale dalle graduatorie dei paesi limitrofi, con liste datate e personale in lista di fuori provincia che fa fatica ad accettare di venire a lavorare a Latina o che rinuncia. C’è anche un gran malcontento tra il nostro personale, un malcontento che spinge a trasferimenti e richieste di mobilità esterna impoverendo e depotenziando gli uffici e di conseguenza i servizi ai cittadini.
Con questa macchina noi dovremmo far fronte al controllo analogo (un controllo particolarmente attento e documentato) sull’azienda speciale.

LE SCELTE
Molti dei ritardi che tutti i cittadini sperimentano è dovuto al fatto che la nascita dell’ABC ha richiesto tutte le energie che c’erano e non rimaneva nulla per il resto delle cose da fare.
Nessuna energia, però, è stata messa per cercare di capire come non far fallire la Latina Ambiente. E lo si poteva fare. Nel Consiglio dell’11 novembre 2016 ricordo che evidenziai la questione del non riconoscimento dei debiti/crediti che i Comune aveva con la partecipata. Il tribunale, in assenza di un riscontro da parte del Comune ha dichiarato fallita la Latina Ambiente, ma in verità il Comune aveva tutti i dati disponendo di un lavoro approfondito e minuzioso svolto da un tavolo tecnico e dai revisori dei conti ma non ha voluto esprimersi.
Affrontare le partite creditorie e debitorie tra il Comune e la Latina Ambiente poteva far giungere ad una conciliazione e quindi evitare il fallimento che invece c’è stato, salvo poi ritenere la società valida (dopo che era fallita) e acquisirne un ramo d’azienda. L’ABC raccoglie, spazza, conferisce, lavora ma nella sostanza (mezzi, personale, metodo) è la Latina Ambiente “rediviva”. E “il bello” è che non fallirà mai perché il comune sarà obbligato a fare ciò che non ha fatto a novembre 2016: metterci i soldi se le cose vanno storte.

CRITICITÀ
Le criticità al momento sono numerosissime e non fanno stare tranquilli.
Attualmente abbiamo un’Azienda che sta operando in assenza di un contratto firmato. Perché non è stata ancora apposta la firma al contratto? Cosa manca? LBC l’ha votato in Consiglio Comunale. Perché non è stato attivato? Con quale atto stiamo facendo operare l’azienda? Chi controlla che tutto sia svolto secondo gli accordi (ripeto, senza contratto firmato) nel frattempo che viene organizzato il sistema dei controlli?

Nello Schema di Contratto dei Servizi approvato in Consiglio manca totalmente l’articolo “Sanzioni e Penalità”. L’assessore Lessio dice che la sanzione è rimuovere il direttore generale se l’azienda non raggiunge gli obiettivi. Bisognerebbe dirgli che un articolo chiamato “Sanzioni e Penalità” un contratto che si rispetti debba averlo, come anche il Foro competente. Viene detto che per le controversie basta la Camera di Commercio: io specificherei che magari, in caso di contenzioso, il Foro di Latina è quello competente. E come vengono fatti i controlli se non sono quantificati, ad esempio, i passaggi di spazzamento della strada o di pulizia della spiaggia? Su cosa viene basata una “check list”? Il costo del servizio riportato nel contratto già sappiamo che dovrà essere modificato: sarà infatti più alto.
Per quale motivo il Servizio Ambiente, nella persona dei suoi funzionari, non ha mai visto questo contratto? Perché il PEF dell’ABC che l’assessore Lessio ci portò in Commissione Ambiente ill 20 novembre 2017 non era mai stato visto dagli uffici della ragioneria del Comune? Chi sta lavorando a tutto questo?
Cosa dicono i revisori dei conti?

Mancano trasparenza e chiarezza.
Si sta facendo tutto con tanta, troppa fretta.
Manca una base solida di riscontro normativo (ci sono sentenze che indeboliscono la scelta fatte da questa amministrazione) e soprattutto non sono chiari i numeri. I numeri sono i soldi di tutti i cittadini di Latina. E sono numeri grandi.
Ecco perché c’è bisogno di prudenza. E se la legge dice che è preferibile procedere all’assegnazione del servizio mediante gara, una ragione ci sarà: ed è quella di non esporre una comunità al rischio dissesto finanziario.

Azienda Speciale dei rifiuti: approvata.

Un Consiglio lunghissimo quello di ieri ma doverosamente lungo. Il comune di Latina si dota, investendo soldi dei cittadini, di un’azienda per la raccolta dei rifiuti: la ABC. Solo per la raccolta. Per il resto (conferimento agli impianti di compostaggio, RIDA ecc..) resta tutto uguale.

La tipologia di azienda si chiama “speciale” ed ha la caratteristica di rispondere alle finalità dettate dal comune attraverso il Consiglio Comunale, di pareggio di bilancio e, nell’eventualità di perdite, sarà il comune a ripianarle. (consulta tutti i documenti)

A mio avviso è un’”avventura” che in questo momento non potevamo permetterci visto il quadro di grave incertezza organizzativa (uffici con dirigenti che rinunciano all’incarico, carenza cronica di personale, avvicendamenti continui di dirigenza, assessore al personale dimissionario…) ed economico-finanziaria (diverse “spade di Damocle” pendono sulla nostra testa: i contenziosi milionari della Latina Ambiente e Metro Latina).

Per creare questa azienda il Consiglio ha approvato un finanziamento di €400mila per garantirci il leasing dei mezzi da gennaio ad aprile 2018 e ci accolleremo un mutuo da €12ML che ripagheremo in 10 anni. Tutto questo si poteva risparmiare affidando il servizio ad una ditta esterna che si faceva carico del rischio d’impresa (che invece ci prendiamo noi senza essere imprenditori) e sulla quale avremmo potuto eventualmente rivalerci con penali qualora non avesse raggiunto gli obiettivi che il comune fissava (così invece paghiamo in prima persona e di tasca nostra tutti i discostamenti dagli obiettivi).

Le Aziende Speciali funzionano bene nelle piccole realtà urbane (paesi come Roccagorga, Pontinia, Busto Arsizio…); in città grandi o si radicano in comuni solidi e virtuosi (Reggio Emilia è un esempio) o fanno molta difficoltà e richiedono contributi comunali per ripianare il bilancio ogni anno di centinaia di migliaia di euro (comuni consorziati della provincia di Pescara, del Trentino…)

I CONTROLLI
I controlli sono un tema importante. Da una recente conversazione che ho avuto con i nostri Revisori dei Conti ho appreso che l’amministrazione è inadempiente rispetto all’attuazione dei controlli sulle partecipate per carenza di personale: figuriamoci per il controllo analogo richiesto sull’Azienda Speciale! La risposta degli uffici alla mia richiesta se fossero riusciti a sopportare il carico di lavoro che il controllo dell’azienda speciale comportava, è stata che la funzione  sarebbe stata gravosa, e senza risorse umane aggiuntive non si poteva garantirla. Attualmente il servizio non è assegnatario di questa funzione. Mi chiedo chi dovrebbe esserlo.

Non sarebbe stato allora più prudente lavorare sodo per organizzare meglio la macchina amministrativa per poi arrivare all’Azienda Speciale con un substrato più solido su cui costruire?

La CORRETTEZZA degli ATTI
Un altro nodo non sciolto (per la rigidità del presidente Colazingari che non mi ha concesso 3 minuti in più quando ad altri ha concesso anche oltre) è la questione della conformità degli atti. Mi rendo conto che ai più possa sembrare un tema poco comprensibile e per nulla interessante, ma come amministratori abbiamo anche questo obbligo: accertare che gli atti siano conformi a quanto la legge stabilisce. La fretta con cui LBC e la giunta hanno chiuso l’iter – voglio ricordare che sono state fatte solo 2 commissioni sull’ABC mentre ben 8, ad esempio, sono state dedicate all’osservatorio sulla ZTL – ha causato diverse irregolarità che si sarebbero potute accertare con un parere di conformità da parte della Segretaria Generale che è come il notaio dell’Ente.
Ebbene, nel Consiglio del 3 agosto LBC ha respinto la proposta di richiesta parere di conformità, gettando così un’ombra sulla conformità degli atti. In questo modo è stata negata la possibilità di avere la certezza che tutto l’iter fosse conforme alla legge.

Chi fa politica non può fidarsi, deve invece continuamente verificare, controllare ed accertare perché quando si agisce per nome e per conto dei cittadini e per di più gestendo i loro soldi, il proprio compito diventa approfondire, controllare, valutare e poi scegliere, come un buon padre di famiglia, usando principi prudenziali che non mettano a rischio la collettività e i suoi beni. 
Un parere di conformità avrebbe messo tutti con le spalle al riparo, in primis la maggioranza. Invece hanno preferito mettere la testa sotto la sabbia, far finta che tutto fosse conforme consentendo alla Segretaria Generale di non esporsi con una validazione dell’iter che evidentemente non era poi così conforme, eccezione sollevata anche dall’ex assessore Costanzo, punto di riferimento iniziale di LBC,  l’unico forse di cui potevano fidarsi. Si è consentito ad una figura esterna di privare tutti di una certezza, quella del parere di conformità, regalandole la possibilità di tirarsi fuori da una responsabilità che evidentemente non voleva prendersi, che non poteva né voleva sostenere.

Per ammissione della maggioranza, tutti i dubbi sollevati dall’opposizione erano gli stessi dei consiglieri di LBC (a proposito, come mai il presidente Di Trento era assente proprio ieri?). Con approfondimenti fatti solo per loro, ed io aggiungo autoreferenziali, i dubbi sono stati sciolti. Un iter evidentemente portato avanti nelle segrete stanze di LBC, non certo alla luce del giorno durante le commissioni. A noi i dubbi sono rimasti tutti.

Quando si parla di partecipazione…

Sempre più nubi nere sull’ABC di Coletta

img_8531Ieri ore 16:00 Commissione Ambiente/Bilancio su Azienda Speciale ABC

Per dichiarazione dell’Assessore all’Ambiente Roberto Lessio, gli uffici del settore ambiente sono al collasso, e noi che facciamo? Un’Azienda Speciale per la raccolta e smaltimento rifiuti che avrebbe dovuto coinvolgere quel servizio al 100%, sin dalla sua progettazione.
Neanche un funzionario dell’ufficio ambiente ha partecipato al gruppo di lavoro che si è occupato del percorso prodromico alla costituzione dell’Azienda Speciale, tutti esterni (scrivono e poi la palla resta a noi): dalla Cooperativa Erica al gruppo di lavoro dell’Università di Napoli Federico II del prof. Lucarelli (costatoci €47mila).

Perché i funzionari del settore ambiente non sono stati coinvolti?
Non erano all’altezza?
Abbiamo degli incompetenti, oppure si temeva che sarebbero stati d’intralcio al progetto?

Di fatto la delibera per la costituzione dell’Azienda che verrà portata in Consiglio non è firmata da NESSUN dirigente del settore ambiente (bensì dalla Segretaria e Direttore Generale che non ha competenze tecniche di tipo ambientale), come neanche la Relazione ex art.34 (che deve spiegare il cambio di indirizzo da servizio appaltato a esterni a servizio svolto da azienda creata all’uopo) riporta NESSUNA firma di dirigente o funzionario competente di ambiente del nostro Comune.

Insomma, il settore ambiente del Comune è al collasso in quanto a personale, quello che c’è non è minimamente coinvolto non si sa perché (l’assessore dice che erano troppo impegnati e non voleva sovraccaricarli…), e noi tiriamo su un’Azienda tra le più grandi del Lazio senza una solidità organizzativa di base e soprattutto senza il coinvolgimento del settore ambiente del comune…
Alla faccia della partecipazione.

Progetto aleatorio, approssimativo e soprattutto non rispettoso delle più semplici procedure che un “buon padre di famiglia” sa di dover usare.

Azzardato è poco.
È da irresponsabili.

Azienda speciale con atti pasticciati, Lbc crea il pretesto per nuovi contenziosi

img_7584La stampa riporta del rischio risarcimento danni da parte di una società che aveva risposto al bando rifiuti, poi annullato.

È legittimo cambiare idea, è legittimo cambiare orientamento, è legittimo cambiare indirizzo, ma se non lo si fa con atti chiari ed inconfutabili si fa solo danno.

L’amministrazione Coletta non è stata chiara e netta rispetto all’indirizzo da prendere sui rifiuti, non tanto dal punto di vista ideologico, ma dal punto di vista degli atti amministrativi. Dalla campagna elettorale ad oggi le idee sono mutate più volte, ma ad oggi nessun atto di Consiglio Comunale, che è l’unico organismo preposto alla scelta rispetto al servizio rifiuti, si esprime nella direzione dell’Azienda Speciale. E questo, purtroppo, sarà uno degli elementi che verranno usati contro l’Amministrazione.

Con una maggioranza compatta come LBC si sarebbe potuto esprimere un indirizzo chiaro subito, già da dicembre, mentre la nebulosità e l’incertezza dell’amministrazione Coletta espongono oggi la città ad un ulteriore rischio contenzioso.
Ancora oggi ci troviamo di fronte ad una sostanziale sovrapposizione di atti di indirizzo che sussistono contemporaneamente: qual’è quello valido ed efficace? Ricordo che è il Consiglio Comunale l’unico ad avere  titolo per esprimersi in questo senso.
Il 12 maggio 2015 viene dato un chiaro indirizzo dall’ente nella direzione della esternalizzazionedella raccolta e gestione rifiuti: DCC nr.24/2015, tanto che il commissario BARBATO dà seguito a questo atto e predispone il bando di gara.
Con l’insediamento di COLETTA il bando viene sospeso – con nota inviata dal sindaco alla dirigente del servizio ambiente – in attesa di un parere ANAC che neanche sappiamo se mai arriverà in tempo utile per darci la certezza che quel bando fosse davvero fatto male.
Intanto l’amministrazione sovrappone all’indirizzo del maggio 2015 una delibera di consiglio comunale, quella dell’11 novembre 2016, dove (cito dalla delibera)“si rileva che l’attuale bando non corrisponde agli obiettivi programmatici di questa amministrazione sulla gestione dei rifiuti, la loro raccolta e riciclaggio, [quindi] l’ipotesi più idonea è senza dubbio la gestione in-house.”

Rimaniamo nel campo delle idee e delle opinioni, non degli atti chiari, tanto che nello stesso documento viene rimandato a tempi successivi il Piano Industriale e la relazione ex articolo 34 (documento che deve motivare il cambio di indirizzo che evidentemente ancora non è efficace). Quindi questa delibera non delibera un bel niente.

Il 24 marzo 2017 (dopo la bacchettata dell’ANAC) con la delibera di giunta nr.97/2017 la Giunta propone di deliberare in consiglio comunale un’altra forma di gestione del servizio rifiuti: l’Azienda Speciale, senza citare la revoca o l’annullamento delle precedenti due delibere di consiglio.
Ricapitolando, oggi abbiamo tre atti: due di questi confusi e pasticciati e che dicono tre cose diverse: il primo l’esternalizzazione (affidamento a società esterna); il secondo la municipalizzata (l’ente gestisce il servizio); il terzo l’Azienda Speciale (l’ente costituisce un’azienda per perseguire uno scopo).

Questo scenario pasticciato non farà bene alla città, anzi presta il fianco a chi ritiene di essere stato danneggiato e questo renderà la nostra città più fragile.

 

Azienda speciale per i rifiuti, un salto nel vuoto: il rischio d’impresa a carico dei cittadini

schermata-2017-06-24-alle-16-42-24Nella commissione ambiente di ieri l’Assessore Lessio ha illustrato l’Azienda Speciale che si occuperà della igiene urbana e raccolta e smaltimento rifiuti nella nostra città. Un’azienda tutta del Comune, tutta dei cittadini, che garantirà una maggiore pulizia, bollette più basse, nessun inquinamento e rispetto dei parametri europei. (leggi i documenti relativi all’Azienda Speciale ABC)

Non mi piace la lettura manichea della realtà: non è vero che i servizi gestiti dal pubblico siano migliori di quelli gestiti dal privato perché il privato cerca solo il guadagno a danno della collettività. Questo è frutto di un approccio molto ideologico e di scarso buon senso da parte di chi, per propria ammissione nuovo in tutto, “alle prime armi” tanto che la città è costretta a portare pazienza, perché bisogna dar tempo alla maggioranza di studiare ed imparare come si amministra una città.

Sperando forse nella fortuna del principiante l’amministrazione Coletta si azzarda a costituire un’Azienda propria (o meglio, con i soldi dei cittadini di Latina) per un servizio tra i più complessi: raccolta e gestione dei rifiuti urbani. Secondo il loro approccio, “noi facciamo meglio perché controlliamo in prima persona tutte le fasi”, chiunque al di fuori di noi non fa i nostri interessi.

Semplificazione pericolosa e completamente anacronistica, perché il privato deve essere invece considerato un partner importante del pubblico visto che anche il privato vive dentro la comunità di cui tutti facciamo parte: il privato si specializza nella fornitura di servizi qualitativamente alti (ricordiamo che è il pubblico a stabilire il capitolato nel bando di gara), e il pubblico deve specializzarsi nel controllo.

Credo che la buona gestione non sia appannaggio di chi possiede un bene: credo si stia confondendo la proprietà con la modalità di gestione considerando il “mercato” estraneo ai valori del bene comune.

Nessuno si permetterebbe mai di dire che un parco pubblico appartiene a chi ha un chiosco al suo interno, che fornisce un servizio di ristorazione e si occupa di tener pulita e sorvegliata l’area.

Gli imprenditori privati non sono per antonomasia dei furbacchioni: sono persone che hanno una specifica vocazione quella di innovare. E’ grazie a loro che da uno stato stazionario, ovvero la situazione in cui le imprese realizzano soltanto attività ordinarie, un imprenditore spezza questo stato introducendo un’innovazione,  - che può essere un’invenzione tecnica, una nuova formula organizzativa, la creazione di nuovi prodotti o di nuovi mercati – riducendo i costi medi e creando nuova ricchezza. E questa non è una teoria di oggi: È una teoria di oltre 100 anni quando Schumpeter individuò nella rincorsa tra innovatori ed imitatori la dinamica dell’economia di mercato. Gli imprenditori non possono intendersi soltanto come cercatori di profitto: il profitto è solo un segnale che dice che c’è innovazione. Dopo che l’innovazione è riconosciuta come valida, inizia l’imitazione che svolge un’importantissima funzione di bene comune perché fa sì che i vantaggi derivanti dalle operazioni non restino solo confinati all’impresa che ha innovato, ma si estendano all’intera società riducendo i prezzi e aumentando il benessere collettivo.

L’imprenditore, ben diverso dallo speculatore, può essere un partner delle amministrazioni della cosa pubblica: anzi deve, perché anche lui fa parte della nostra comunità.

Avere paura degli imprenditori e rispondere con la costituzione di un’azienda al 100% del comune (con tutti i rischi di impresa che il Comune coprirà se le cose vanno male), con un risparmio attuale di soli €49mila (senza calcolare il ribasso d’asta della gara che ci avrebbe fatto ottenere un vero risparmio), senza avere alcuna esperienza, mi sembra un azzardo. Questo progetto sta risucchiando tantissimo tempo ed energie che non vengono impiegate per la risoluzione degli altri problemi che abbiamo: trasporti, verde, lido…

Lo spirito di imprenditoria si paga con i propri soldi, non con i soldi dei cittadini: un’amministrazione saggia avrebbe prima consolidato le proprie competenze, l’organizzazione degli uffici, le dirigenze, il bilancio; avrebbe prima messo in sicurezza i minimo sindacale di una città (viabilità, verde, disinfestazioni, attività estive, trasporti…), avrebbe fatto il bando sui rifiuti controllando per 6 anni e poi, vincendo le elezioni, avrebbe messo su una signora Azienda Speciale, se proprio voleva.

Oggi siamo costretti a salire su un aereo con alla guida un neo-patentato di patente B..