PD e LBC insieme alle elezioni.

60c127a2-59e6-4816-9e53-85af72d92436Venerdì scorso (15/01/2021) in Direzione PD abbiamo deciso all’unanimità di formare una coalizione con LBC e Coletta per le prossime elezioni.
Non è stata una scelta semplice: siamo stati (e siamo tuttora) all’opposizione.

Cosa ci ha spinto a questa scelta?

La maggior parte dei punti programmatici di LBC erano sovrapponibili ai nostri, nonostante noi avremmo usato modalità e tempi diversi per attuarli, e l’area politica cui afferisce Coletta e tutti i suoi, è esattamente quella che sta al governo del paese e della Regione oggi.

In effetti, la vera discrasia era che il PD fosse all’opposizione di un’amministrazione dovunque riconosciuta come di “centrosinistra”.
Ma eravamo distinti nel percorso elettorale che ha visto Coletta vittorioso su tutti.
Abbiamo rispettato il risultato delle elezioni e la non disponibilità di Coletta e LBC a realizzare una alleanza politica in Consiglio.
Il nostro dovere di opposizione era controllare l’attività amministrativa e fare proposte.
E l’abbiamo fatto.
Le nostre critiche hanno messo in evidenza criticità e soluzioni.

Non c’è dubbio che molto può e deve essere migliorato.
E’ per questo motivo che, valutando positivamente l’apertura ai partiti politici da parte di Coletta ed LBC, vogliamo considerarla un’opportunità per unire le forze e fare un grande passo avanti perché molto è ancora da fare, e insieme siamo più forti.

QUALE FUTURO per LATINA?

Questi anni di servizio politico ed esperienza nell’amministrazione mi hanno regalato un punto di osservazione particolare di Latina: ne vedo con più chiarezza le potenzialità, le criticità, le radici dello stallo che viviamo, e le soluzioni che ci aprono la strada per una ripartenza.

Latina ha sempre rappresentato la terra delle OPPORTUNITÀ, un terreno fertile dove poter far crescere economia, cultura, socialità.

Non ho mai vissuto la mia città con il collo torto verso il passato: l’ho sempre vissuta come una pedana di lancio per il mio futuro, per la mia professionalità, per la mia famiglia, e trovo nella storia di Latina esattamente questo stesso sentimento: non l’orgoglio di appartenere a qualcosa di ideologicamente connotato, ma la gioia di poter partire e costruire qualcosa di nuovo.

Devo dire la verità: non condivido la scelta di affidare a qualcuno lo studio di un piano strategico per la città, seppure di matrice latinense: il futuro di una città non può essere concepito dietro incarico, ma dallo sguardo attento e sapiente di chi guarda più lontano ed ha la responsabilità di farlo.

img_7e552f1bb9d7-1 La cosiddetta VISIONE non è mai stata appannaggio dei tecnici.
La visione appartiene ai POLITICI, quelli che sanno guardare alla propria città non attraverso le proprie idee o la propria appartenenza politica, ma da molte angolazioni e da molte distanze; che sono capaci di FAR INTERAGIRE urbanisti, imprenditori, intellettuali, economisti della comunità che hanno una visione prospettica frutto della competenza ed esperienza nel proprio settore.

Personalmente, vorrei una Latina che ATTRAE.
Perché i nostri giovani, i nostri ricercatori, i nostri imprenditori devono andare altrove per riuscire a realizzare i propri sogni?
È QUI che dobbiamo creare le condizioni per offrire a noi stessi e al panorama internazionale di giovani, ricercatori e di imprenditori il luogo dove poter realizzare i loro progetti.

Infrastrutture, biotech, servizi avanzati, e formazione: questi i campi di irrinunciabile sviluppo.

Per realizzare tutto questo non possiamo aspettare il 2032.
Da subito si deve attivare un percorso per modellare insieme il futuro, e creare da subito i presupposti senza i quali ogni idea è pura evanescenza, velleità.

Abbiamo l’opportunità di una quantità di risorse mai avute a disposizione, grazie al Next Generation EU e occorre avere idee chiare ma soprattutto maturate insieme.
Questo sarà possibile solo se riusciremo ad acquisire quello spirito che solo una COMUNITÀ UNITA sa avere, una comunità che non rigetta, che non rifiuta, ma che riconosce in ogni sua componente una parte di sé.
E per questo la ama.
Buon compleanno Latina.

RIFIUTI: il vero banco di prova della politica.

img_0952UN NIMBY COMPRENSIBILE
Ritrovarsi vicino casa, o nel proprio territorio un sito che abbia a che fare con i rifiuti (stoccaggio inerti, impianto di compostaggio, inceneritore, recupero rifiuti…) suscita protesta e repellenza.

E si capisce!
Quando la relazione della Commissione Parlamentare contro le Ecomafie documenta mafie e camorra attive nell’utilizzo della discarica di Borgo Montello per l’interramento di sostanze tossiche, quando la politica non si è posta a scudo del territorio e dei cittadini, quando i controlli venivano elusi e camuffati, ecco che si giustifica pienamente la reazione dei cittadini e della loro sindrome NIMBY (Not In My BackYard=non nel mio giardino).

Abbiamo una storia molto diversa da quella di altri paesi europei quali il nord europa che non esita a costruire termovalorizzatori in centro città come a Copenhagen, edificio diventato luogo di sport, di cultura, di turismo…

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Siamo lontani dalla cultura del popolo olandese che, oltre ad essere il primo paese in Europa ad aver fatto una scommessa sui termovalorizzatori ospitandone il più alto numero con cui riscalda intere città gratis, è anche il primo paese per l’attenzione all’ambiente con record di piste ciclabili ed

schermata-2020-12-06-alle-11-08-21ecosostenibilità, primo esportatore di prodotti agricoli senza consumo di suolo per nuove tecniche idroponiche e aeroponiche che permettono di produrre quantità elevatissime di ortaggi in centri cittadini.
Siamo lontani perché siamo un popolo ferito dalla propria politica che doveva tutelare e non ha tutelato per propria ingordigia. Riacquistare fiducia e credibilità è un processo lento e lungo, e deve accompagnarsi ad un pari processo di presa di coscienza di come stanno le cose.

IL PROBLEMA RIFIUTI
Ragioniamo un attimo.
Nessuno vuole vedere i rifiuti vicino casa propria, ma dove li mettiamo? Vicino casa di qualcun altro? E’ la stessa cosa. Il problema non è risolto. Il fatto è che i rifiuti che produciamo (imballi, plastica, elettrodomestici, vecchi mobili…) non scompaiono come per magia.
Esistono perché continuiamo a produrli ogni giorno in grandissime quantità.
Sul pianeta Terra nulla scompare, ma tutto si trasforma per la natura entropica del sistema universo.

Nel Lazio abbiamo un Piano Rifiuti che stabilisce che chi produce i rifiuti, se li deve gestire fino a chiusura del ciclo, dentro il proprio territorio.

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Ed è giusto che sia così! Non possiamo mandare la nostra immondizia in altri paesi, magari del terzo o quarto mondo, per non vederla più, quando poi ce la ritroviamo dentro lo stomaco dei nostri pesci…!!!

Dobbiamo gestire i nostri rifiuti fino a o trasformarli in altro che non danneggi l’ambiente. Dobbiamo trasformarli.

CHE FINE FANNO I RIFIUTI
Che strada prendono i nostri rifiuti?
La frazione umida va in impianti di lavorazione che li trasformano in compost; la differenziata va in impianti che la separano ulteriormente e la destinano ad impianti di trasformazione; l’indifferenziata va a impianti TMB che la lavorano e la riducono in ecoballe da trasferire ai termovalorizzatori, mentre una frazione (circa la metà) viene ridotta in piccolissime parti inerti e va stoccata in un sito che tutti chiamano “discarica” ma che non è la vecchia discarica con tal quale abbancato, percolato, falde inquinate ecc… è di gran lunga molto meno impattante. E’ un luogo in cui viene stoccato materiale inerte e ridotto in parti piccolissime. Pur sempre una servitù.
La differenziata viene ulteriormente separata e conferita ai consorzi che ultimamente non riscontrano il profitto atteso e cominciano a non pagarla più bene a noi che gliela vendiamo.
Ricordiamolo, l’immondizia non sparisce, si trasforma in altro, e da qualche parte dobbiamo metterla. E quando la conferiamo in un sito i controlli devono essere serrati, trasparenti, leggibili, condivisi.

COME TUTELARE AMBIENTE E CITTADINI
Chi ci dà la certezza che questi luoghi siano sicuri?
Attualmente la lettura dei dati di flusso di rifiuti che arrivano nei vari impianti e discariche non è purtroppo né facilmente accessibile, né intelligibile né sono raccolti in un unico bacino interconnesso tra le varie parti coinvolte nei controlli: Province, ASL, ARPA… Chi vuole conoscere i dati relativi ai vari impianti deve dotarsi di esperti del settore, spesso a servizio di comitati di cittadini che non riescono ad accedere o a leggere questi dati in modo autonomo.

Si dovrebbe arrivare a non avere più bisogno né di comitati di cittadini, perché tutto dovrebbe risultare indiscutibilmente trasparente e di facile accesso e comprensione, nè di discariche perché la differenziata dovrebbe raggiungere livelli talmente alti che il residuo della frazione indifferenziata sarebbe ridotta ad una quantità talmente esigua da produrre quasi zero residui.

VECCHIE DISCARICHE
Non bobbiamo dimenticare che il problema non sono solo i rifiuti di domani, ma anche quelli di ieri: i luoghi oggetto di discariche nel passato sono aree che contengono al proprio interno sostanze che possono produrre effetti nel futuro. Solo una bonifica reale e radicale può riconsegnare alle comunità la certezza di un futuro sicuro.
Il problema è talmente grande che solo la politica può farsene carico.

UN FUTURO SENZA DISCARICHE
Perché non riusciamo a guardare avanti ed investire nella gestione pubblica di impianti di trasformazione dei rifiuti?
Perché non se ne parla? Perché ci ostiniamo a dipendere sempre dai privati che, benché onesti, seguono la logica del profitto?
Perché non investire volontà politica, tempo, energie, progettazione nell’impiantistica pubblica di trasformazione rifiuti controllata e non lucrativa?
Da molto tempo si sa che il vero nodo, il vero affare per molti privati, la vera soluzione sta nell’impiantistica. Questa deve essere pubblica, non tanto la gestione del sistema di raccolta!
E’ l’impiantistica pubblica la vera soluzione sulla quale la gestione del bene pubblico deve dimostrare di saper difendere gli interessi dei cittadini e il proprio territorio.

Attualmente assistiamo al rimpallo che ormai dura da mesi tra sindaci che non riescono ad individuare un sito di stoccaggio per gli inerti e la regione che ribadisce continuamente la necessità di investire sull’impiantistica per cui mette a disposizione ingenti finanziamenti.

E solo quando la politica riconoscerà pubblicamente che questi sono i veri temi che decidono del futuro della nostra comunità, dimostrerà concretamente di agire in questo senso, allora avremmo fatto un passo avanti verso la riconquista di una più grande credibilità della politica.
E ne guadagneremo tutti: cittadini e territorio.

Un PUA troppo carico di aspettative e i nodi da sciogliere ai posteri.

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Il PUA (consulta le tavole) è stato caricato di aspettative sbagliate. Si è parlato di “strumento che dava impulso alle attività economiche”, di “grande traguardo”, di “volano di sviluppo e di crescita” per la marina, e con tutto questo si è fatto credere che potesse essere lo strumento per sciogliere i molti nodi tra cui la difficile questione delle concessioni agli operatori balneari.
Niente di tutto questo.
Il PUA non ha nessuna competenza sulle concessioni, sulla pianificazione del territorio, sulla strutturazione della ricettività turistica, sulla viabilità.
Il PUA (Piano dell’Utilizzo dell’Arenile) localizza le attività che possono essere svolte sul nostro litorale.
La consigliera Ciolfi (Consigliera con Mandato alla Marina) ho svolto un lavoro molto accurato, tenace e appassionato: ha saputo dare un posto “ufficiale” alle tante attività sportive e non, che già si svolgevano sul nostro litorale: kitesurf, vela, beach-volley, alaggio pubblico per diportisti, una “bau beach”…

Altri requisiti inseriti nel nostro PUA sono quelli che la Regione impone sul proprio territorio: almeno il 50% riservato alla spiaggia libera (secondi in Italia dopo la Sardegna); frequentissimi punti di accesso; libera visuale sul mare.

I nodi veri, quelli che non permettono il vero sviluppo e che solo la politica con una chiara visione può sciogliere, sono altri.

L’ARENILE
Se l’arenile non viene difeso con opere di ripascimento serio che contrastino l’erosione, tra pochi anni non avremo più un arenile da utilizzare. Sono ben tre i progetti di ripascimento già finanziati con oltre €6ML in tutto, che ancora sono fermi nel cassetto di questa amministrazione. Un vero danno alla natura e alla collettività.

LA CITTÀ sul MARE
La pianificazione urbanistica del Lido risalente al 1978 parla di una miniera di cubature sulla marina di cui oggi è stato realizzato solo un ventesimo, ovvero il 5%. LBC lo sa? Che ne pensa? Che progetto ha? Lo vuole realizzarla? Come? Fino ad oggi non se n’è mai sentito neanche parlare.

TERME
Questa amministrazione ha approvato all’unanimità una mozione che intendeva sbloccare la questione delle Terme di Fogliano da tutti considerate come il vero volano di sviluppo della marina: si vuole realizzare questo progetto o no? LBC è tornata sui suoi passi? Qual è la progettualità rispetto a quest’area? Anche qui è calato il silenzio.

LE CONCESSIONI
Le concessioni demaniali agli operatori balneari sono in mezzo al guado di una normativa confliggente a diversi livelli: direttive europee, legge nazionale e legge regionale. Sentenze tra loro contraddittorie certificano la necessità di intervenire a livello legislativo. Nel frattempo si vedono anche restringere le spiagge…

Questa amministrazione passerà, e i nodi dovranno scioglierli i posteri.

LATINA: si può diventare “città dei 15 minuti”?

C’è un’idea che mi piace proprio tanto: la “città dei 15 minuti“.

30958833-23f9-42e9-8f0b-3116e47e6959Ideata per la prima volta nel 1923 in occasione di un concorso di architettura a Chicago, si propone oggi di riorganizzare l’utilizzo del tempo da parte degli abitanti delle città in modo da migliorare le condizioni di vita e l’ambiente.

Il professor Carlos Moreno della Sorbona di Parigi, sviluppa il concetto di “la ville du quart d’heure” ovvero, quella città in cui le necessità urbane quotidiane sono raggiungibili in 15 minuti a piedi o in bicicletta: lavoro, casa, negozi, intrattenimento, istruzione e assistenza sanitaria. Nella visione di Moreno, questi luoghi dovrebbero essere tutti disponibili nello stesso tempo che un pendolare impiegherebbe su una piattaforma ferroviaria.

“La città di 15 minuti” vuole riconsiderare  il “nuovo rapporto tra cittadini e ritmo di vita nelle città” per ottenere un ritmo migliore.

2b3cc49c-c504-411f-a255-359fe4ffbbed“Un edificio, con molte applicazioni durante il giorno, come ad esempio una scuola, potrebbe essere utilizzata per altre attività durante il fine settimana. Vogliamo anche edifici che mescolino luoghi in cui vivere e lavorare allo stesso tempo – questo riduce il tempo per gli spostamenti. ”

L’utilizzo delle scuole per finalità utili per il territorio sono già previste dalla legge 107/2015 che prevede che tra gli enti locali, le istituzioni scolastiche, associazioni, enti no-profit si possano stipulare convenzioni proprio per rendere usi multifunzionali a servizio del territorio e moltiplicare, decentrare servizi e utilità.

In sostanza la città dei 15 minuti è quella che riduce drasticamente i viaggi inutili e rende tutto a portata di 15 minuti a piedi o bicicletta.

adff024b-5d1e-4db6-8d47-5e0d8b0f7e95Latina racchiude nella sua area comunale una quantità di territorio grande quanto quella compresa nel GRA intorno a Roma, un’estensione enorme che sperimentiamo nella difficoltà a veder garantite manutenzione del verde e trasporti a carico delle casse pubbliche. Un territorio rarefatto nello spazio che c’è tra nucleo città e borghi, distanti qualche chilometro dal centro e divenuti veri e propri “villaggi”.
Mi piace la parola villaggio: evoca una forte connotazione comunitaria e di coesione sociale.

I Borghi sono unità vere e proprie, comunità con stili quotidiani conseguenti alla tipologia dell’insediamento che già di per sé è una forma di “città dei 15 minuti”.

Mi ricordano un po’ quei quartieri di Dublino ognuno con una propria storia, con riferimenti religiosi, civici e storici ben precisi riscontrabili nella originaria chiesa con relativo cimitero, il centro civico, pub, la scuola, posto di polizia, un tempo insediamenti di campagna ma oggi ormai completamente inglobati ed inghiottiti dalla città di Dublino. Ciononostante, quando da un’area residenziale bisogna arrivare al centro del quartiere si usa l’espressione “villaggio”, per riferirsi al centro di un’unità a sé, riconosciuta come tale.

Anche a Latina non è difficile individuare unità precise in cui anche le comunità si identificano: Pantanaccio, Piazza Moro, il Tribunale, Q4-Q5, Gescal… e se per ognuno si potesse garantire uno standard di servizi per poter rendere tutto quello che serve “a portata di 15 minuti”, penso avremmo fatto un gran passo avanti nella tutela dell’ambiente e nell’aumentare almeno un po’ la qualità della nostra vita.

Un POLO PONTINO di RICERCA AGRARIA

Oggi in Commissione Attività Produttive ho lanciato una proposta.
PREMESSA
Le conseguenze della moria di kiwi sono ingenti e questo non solo in termini di mancati ricavi da parte delle aziende, ma anche in termini di perdita di posti di lavoro, di riflessi negativi sull’indotto, di costi economici a compensazione che le casse della collettività è tenuta a sostenere.

schermata-2020-10-26-alle-14-22-44La provincia di Latina è fra i leader mondiali del settore con oltre 12 mila ettari coltivati con una produzione che supera 4 milioni di quintali di kiwi ogni anno ed un fatturato di oltre 500 milioni di euro.
Un settore come questo rappresenta un’eccellenza e qualifica in nostro territorio a livello internazionale, non possiamo permetterci di metterlo a rischio per “cause misteriose”, come si è scritto negli ultimi mesi: se uno ha un bene che considera fondamentale, deve salvaguardarlo in tutti i modi e non può esserci il fattore “mistero” che ha la meglio su un settore così rilevante.
Un po’ tutti i politici hanno chiesto aiuti economici e task force per conoscere i motivi scientifici della moria.
Giusto.
Però la politica non può limitarsi a interventi emergenziali e su richiesta con ricadute a breve termine: ha il dovere di produrre risposte sostenibili a lungo termine.
La politica deve osare di più e progettare di dare il MEGLIO, il TOP del TOP al proprio territorio.

PROPOSTA
Creiamo un “Polo Pontino di Ricerca sul Kiwi” che garantisca alla nostra produzione un solido e stabile punto di riferimento scientifico e di studio: in primis vanno coinvolti tutti i produttori, le Associazioni di Categoria, l’Università, l’Istituto Agrario locale, e le case farmaceutiche che possono fornire importanti supporti di struttura, know-how e ricerca. (Ho scritto Kiwi, ma immagino il Polo di ricerca composto da diversi settori: viticoltura, ulivi e tutti quei frutti della terra che generano lavoro ed economia qui da noi.)
Gli Enti Locali avranno il compito di mettere insieme le tessere del puzzle per consentire al sistema di funzionare.
Se il settore ci sta a cuore, se pensiamo che l’agricoltura è un asset del nostro territorio pontino, dobbiamo investire in ricerca, dobbiamo creare una struttura locale, permanente, di altissimo standard scientifico a sostegno delle eccellenze del nostro territorio per rendere stabile e duraturo l’effetto degli investimenti e del lavoro che l’imprenditoria agricola ha saputo generare.
Questo  renderà il nostro territori forte “attrattore” di competenze e di investimenti.

UNA PROPOSTA per un TRASPORTO più SICURO

Il Covid ci ha imposto un grave ripensamento di tutta l’organizzazione della nostra vita comune.
I TRASPORTI sono un anello debole della catena che, per costi, rigidità di strutturazione e spazi è in effetti il settore che richiede più impegno per trovare soluzioni sostenibili ma che devono porre la tutela della salute al primo posto.

Non possiamo mettere a rischio attività fondamentali come la scuola, perché non riusciamo a ripensare i trasporti in un’ottica di flessibilità che però risolva ORA il problema dell’affollamento sui mezzi.
Ricordiamoci che il Covid, e i problemi connessi, li supereremo solo insieme.

schermata-2020-10-21-alle-13-06-47E allora, abbiamo un settore che langue, un settore fermo che soffre e che invece dobbiamo guardare come una risorsa, una possibile soluzione al nostro problema: TAXI, NCC, VAN di aziende di trasporto che non stanno lavorando per riduzione della mobilità di tante aziende.

Bene, possiamo considerarli una flotta di veicoli che possono integrare il nostro TPL: nel Comune di Latina ci sono 18 taxi, 26 veicoli NCC, più diversi van da 6/8 posti, per non contare i pullman delle ditte trasporti.

Abbiamo soldi destinati all’emergenza Covid proprio per il settore trasporti.
Incastriamo insieme le cose e immettiamo sul circuito cittadino, sui borghi, stazione questi veicoli che i cittadini potranno utilizzare come mobilità a chiamata a costo ridotto perché il Comune utilizzerà i fondi Covid per integrare i costi. Anziani senza auto che devono fare la spesa, ragazzi dei borghi che devono andare a scuola, lavoratori che dalla stazione devono raggiungere il centro città, persone che devono raggiungere ospedali, luoghi di cura o terapia…
Usiamo un’app unica per le prenotazioni che magari ne certifica anche l’avvenuta corsa, o usiamo dei vouchers, studiamo un modo. Mi risulta che altre città stanno utilizzando questa soluzione di mobilità mista.
E allora, che ci manca?
Insomma, la necessità deve sollecitarci a nuove soluzioni, a soluzioni integrate, soluzioni anche coraggiose perché il tempo è poco e dobbiamo fare presto perché il problema ce l’abbiamo ORA. E siamo anche in ritardo.

E se la politica non si spende per migliorare nei fatti la vita dei cittadini, a che serve?

ABC ANCORA NEL LIMBO.

E se ABC fosse stata la ditta esterna aggiudicataria  del bando del servizio rifiuti? Con questi risultati l’avremmo certamente liquidata… Di certo, un’aggiudicataria di un servizio del genere, chiavi in mano, a quest’ora avrebbe realizzato molto ma molto di più.
Infatti, la realtà delle cose è molto severa nei confronti di ABC, l’azienda speciale del comune di Latina che doveva arrivare subito al 65% per poi raggiungere l’80% di raccolta differenziata nel giro di pochissimi anni.

Ad oggi stiamo come 4 anni fa.

Anzi, direi che la situazione è peggiore.

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Tutto deve ancora iniziare e siamo a fine consiliatura, un arco di tempo delicatissimo che avrebbe dovuto concentrare tutte le energie per la ristrutturazione della macchina amministrativa, e che invece si è dispersa nei mille rivoli dell’azienda speciale.

In tutta fretta è stato cambiato il Piano industriale dell’azienda nell’agosto 2019 (in sostituzione di quello che prese come base lo studio del gruppo di lavoro dell’Università Federico II costatoci oltre €40mila): è stato approvato in Consiglio con 48 ore di preavviso, e l’azienda è tuttora nel limbo.

Quando si approva un Piano Industriale ne consegue subito un Contratto tra le parti che prevede un servizio descritto nei particolari nel Capitolato Prestazionale.
Attualmente, il capitolato vigente fa riferimento ai servizi della vecchia Latina Ambiente: in sostanza, quello che ABC fa è esattamente quello che faceva la Latina Ambiente.
E lo fa con risultati peggiori perché il recente Rapporto sui rifiuti urbani e l’economia circolare nel Centro Italia attesta Latina ultima di tutti i capoluoghi del centro Italia.

Per quale motivo dall’approvazione del nuovo Piano Industriale è passato oltre un anno e ancora non abbiamo né nuovo contratto né nuovo Capitolato Prestazionale?

I tempi totalmente fuori controllo che l’amministrazione tollera senza dire una parola in merito, sono tempi che ci costano molto cari: il ritardo della differenziata spinta è costato ai Latinensi oltre €4ML perché i rifiuti che non differenziamo vengono conferiti in un impianto che se li fa pagare sempre più cari.

Perché?
Perché la regione, al fine di incentivare la raccolta differenziata, alza il costo del conferimento a impianti come RIDA (l’impianto di Aprilia che riduce il rifiuto indifferenziato in ecoballe TMB).
E il Comune di Latina consente questa situazione giustificando e difendendo ogni passo di ABC, anche quelli sbagliati.

Cui prodest? Chi ci guadagna?
Certamente gli impianti come RIDA.

Non di certo l’ambiente che vede ancora una raccolta differenziata letteralmente al palo.
Non di certo i cittadini che devono pagare conti salati a RIDA.
Non di certo la città che ancora sta alla mercè dei cassonetti rotti e sporchi.
Non di certo i lavoratori di ABC che sono costretti a lavorare con macchinari vecchi e in condizioni sempre più difficili.

Faccio solo un esempio di come le cose siano rimaste immutate sin dalla gestione di LATINA AMBIENTE, un esempio non visibile: nel 2018 in una relazione all’anticorruzione si riporta che la raccolta della carta effettuata in buste di plastica comporta un minor ricavo dalle vendite di questo materiale poiché, da parte dell’azienda che l’acquista, viene contabilizzato un maggior lavoro, e così continuiamo a perdere ricavi dalla vendita della carta perché la imbustiamo in buste di plastica. Ogni anno sono €20mila che perdiamo.

Tutto è rimasto immodificato in questi due anni, e due anni fa era uguale agli anni precedenti.

L’amministrazione è responsabile di una dannosa inerzia, è responsabile per non essere mai intervenuta sulle scelte evidentemente sbagliate che l’azienda ha fatto e che lei ha sempre avallato ostentando invece orgoglio e fedeltà, nei confronti più di un’idea che di una realtà.

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TRASPORTI: il vero rischio in tempi Covid

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I mezzi pubblici possono essere legittimamente “affollati” con l’80% della capienza pre-Covid perché la legge lo consente, ovvero, hanno regole di misure di contenimento Covid completamente diverse da quelle che abbiamo nelle scuole, sui posti di lavoro, nei locali, all’aria aperta…
Un autobus di 12 metri può contenere fino a 65 persone: un distanziamento molto discutibile se paragonato a quello di scuole, cinema, ristoranti…
E’ lo stesso tipo di scelta che si fa quando si alzano, per legge, le soglie di percentuali consentite della presenza di arsenico nell’acqua perché non è possibile abbassarle.
In tutta la gestione dell’emergenza Covid, i TRASPORTI sono una pericolosa contraddizione; sono il settore che presenta maggiori criticità, sia come organizzazione che come effettivo rischio di esposizione contagio.

LO STALLO dell’URBANISTICA con gli occhi dei TECNICI

schermata-2020-10-14-alle-14-32-56Ingegneri, architetti, geometri costretti a scendere in piazza per denunciare l’immobilismo di un intero comparto della macchina amministrativa è uno spettacolo che mi mancava.

A me è sembrato più che altro un urlo di disperazione quello che un pezzo della città ha elevato ieri mattina.

Ogni settore risponde a dei precisi bisogni dei cittadini e migliaia di cittadini si ritrovano a subire tempi biblici per semplici pratiche di certificazione di destinazione d’uso necessarie per un semplice atto di vendita.

Tutto fermo: dai più banali certificati alla più complessa progettualità che neanche nominiamo.

La regione e il governo hanno avviato misure coraggiose finalizzate alla riattivazione di una parte importante dell’economia, l’edilizia, ma un’edilizia sostenibile: ecco quindi la legge sulla rigenerazione urbana e l’ecobonus.

E il nostro Comune che fa?

Resta fermo come ai tempi delle inchieste giudiziarie.

Le pratiche di condono edilizio, pratiche che sono un obbligo di legge da ottemperare e rappresentano un entrata sensibile per le casse comunali, sono immobili; la revisione dei PPE è appena iniziata; l’ufficio di piano operativo solo da qualche mese e si comprende che risultati non ne vedremo.

Tutto fermo, imbrigliato nella morsa della più completa disorganizzazione, con uffici che contano meno dipendenti oggi che all’inizio della consiliatura, e questo per acclarata incapacità di gestire politiche del personale, e strutturare gli uffici in modo che funzionino a dovere.

Questa protesta di ingegneri, architetti e geometri è la dimostrazione di uno scollamento di questa amministrazione col mondo reale, e della debolezza politica che ha messo le proprie scelte nelle mani altrui.