Nuovo sito dedicato alle elezioni 3-4 ottobre 2021

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PARLIAMO DI LAVORO

Credo che un riflessione sul LAVORO vada fatta.

Le vicende della chiusura di Panorama con tutte le conseguenze sul sistema Latina Fiori, della crisi – speriamo momentanea – del Centro Morbella, lo sfruttamento di lavoratori immigrati sul nostro territorio ridotti a schiavitù, la crisi della pandemia che ha avuto gli effetti devastanti sui precari, sugli stagionali soprattutto donne, devono farci chiedere in tutto questo se il lavoro per noi ha un valore o se è considerato solo un costo. Lavoro che determina la vita o l’agonia della cellula fondamentale su cui è strutturata la nostra società: la FAMIGLIA.

Il tipo di approccio determina la direzione di scelte concrete e di effetti su tutta una comunità.

Se scegliamo di abbinare la parola COSTO alla parola lavoro, l’attenzione è tutta rivolta all’azienda, al raggiungimento dell’obiettivo di chi dà lavoro, che si muove tra calcoli di costi e benefici dell’azienda, risparmi e investimenti, puntando a margini di profitto attraverso trattative che non hanno interessi legati al luogo e alla comunità su cui insistono, o allo sviluppo di un territorio.

Un’azienda che chiude, che delocalizza o che non sceglie il nostro territorio a vantaggio di un altro è un tema che deve riguardarci come politici e non può essere relegato ad altri livelli di competenza.

Se la politica non conta niente nelle scelte di un gruppo PAM, se non riesce a rendere appetibile un territorio per investimenti da parte di imprenditori, se non si pone efficacemente a difesa dei propri cittadini per tutelare il loro diritto alla vita lavorativa, allora ha fallito la prova più importante del proprio esistere.

Durante la pandemia abbiamo invece assaporato il VALORE di lavori come i trasportatori, le cassiere, i lavoratori dei campi, gli addetti alle pulizie, gli infermieri, i medici… perché se in tempi normali erano invisibili e surclassati da altri lavoratori del mondo dello sport o dell’intrattenimento, durante il lockdown balzava agli occhi di tutti il VALORE del loro lavoro, senza il quale la sopravvivenza di un intero paese veniva messa in pericolo: li abbiamo chiamati eroi, li abbiamo ringraziati su FB, abbiamo cominciato a pensare che la loro retribuzione doveva in qualche modo equiparare il valore intrinseco della loro attività perché ne veniva riconosciuta l’essenzialità, anzi, l’essenza.

Si dice che un sindaco non può nulla nei confronti delle questioni che riguardano il lavoro o delle scelte che riguardano gli imprenditori presenti sul proprio territorio.

Non credo sia così.

Pensiamo ad esempio alle politiche urbanistico-abitative e alla gestione del costruito: sono un fattore importantissimo.

Dove vivono i lavoratori della terra, gli immigrati che raccolgono frutta e verdura che arriva nei nostri supermercati a prezzi sempre più bassi?
Interessa o non interessa se la promiscuità abitativa in un era pandemica possa avere conseguenze su tutta una città?
Quali politiche abitative sono messe in campo per riconoscere il valore di chi vive in condizioni lavorative precarie ed ha famiglia?

Il precariato del mondo della sanità, della scuola, delle amministrazioni trovano ostacoli talvolta insormontabili  per gli elevati costi degli affitti, la mancanza di collegamenti di trasporto pubblico, per una carenza di politiche abitative che tengano conto della diversificata domanda che oggi abbiamo: un lavoratore precario non può vivere in un albergo né può spendere la metà dello stipendio per un alloggio.

E si mortifica così il valore del lavoro.
E si mortifica così una famiglia.
Non esiste  famiglia se non c’è lavoro.

L’organizzazione del territorio rende più o meno appetibile l’insediamento di imprese produttive: la celerità di risposte burocratico-amministrative, la certezza di un territorio ben pianificato e dai connotati definiti, un sistema giuridico che funziona, servizi indispensabili come il trasporto, sanità, qualità della vita, contribuiscono a restituire valore a chi lavora.

I piani di Edilizia Residenziale Pubblica sono fermi da tempo immemore; risultano elevate quote di appartamenti invenduti fuori della portata economica di chi ne ha bisogno, ed una lista infinita di famiglie e persone fragili che aspettano un alloggio popolare.

La sfida è quella di saper collaborare tra pubblico e privato, comune e imprenditori.

La politica con la responsabilità del suo ruolo di tutela dell’interesse pubblico con preferenza per i più fragili, e l’imprenditoria con il suo ruolo di soggetto fondamentale per lo sviluppo e la costruzione del bene comune, devono oggi essere più che mai alleati per dare al nostro territorio e a Latina la chance di un riscatto dal passato e dall’inerzia.

LATINA: città della ricerca e dei giovani.

Con l’avvicinarsi delle elezioni ci si lancia e si comincia a dire cosa Latina dovrebbe essere.

Dico la mia.

deeea825-7f87-497e-88d1-71db1ff16d7eLatina è nata come la città del futuro, perché progettata e ideata nel Novecento in un paese che ha millenni di cultura e di insediamenti; Latina, in più, è nata come città delle opportunità.

Spesso si volge lo sguardo indietro, a vedere da dove siamo nati, come siamo nati, da chi siamo nati…

Latina è una città giovane e  i giovani guardano avanti.

Se guardiamo bene, cominciamo ad essere in tanti ad avere i figli che sono ormai emigrati per completare la loro formazione, per specializzarsi e trovare opportunità lavorative fuori dal nostro territorio.

E per noi è un orgoglio vederli valorizzati, apprezzati, ma gli effetti della loro formazione base e dei valori che gli abbiamo trasmesso non ricadono qui sul nostro territorio ma… lì dove loro hanno trovato opportunità di sviluppo dei loro talenti.

La vicinanza con Roma  ci ha sempre penalizzato rispetto all’offerta turistica, a quella formativa di livello superiore come anche nell’offerta culturale.

Penso invece che dobbiamo aspirare che Latina diventi un luogo di eccellenza.

Latina può diventare un polo che attrae giovani per le occasioni formative e di ricerca che offrirà.

Abbiamo eccellenze nel campo della ricerca medica, farmaceutica, siamo avanguardia nel campo della bio agricoltura, dell’enogastronomia, nel campo della musica nei suoi diversi generi, della letteratura, del teatro, della regia e videoproduzione, della fotografia, della moda…

Immaginate come può cambiare la città con un afflusso smisurato di giovani. Come cambia la città? Come cambia l’economia?

Camerino ha visto completamente stravolto il suo profilo di paesino di 1000 abitanti di periferia, diventando città universitaria con un indotto enorme che ha attivato economie impensate, dal mercato degli immobili all’industria del tempo libero, dello sport, della ristorazione..

E Latina ha tutte le carte in regola per progettare il suo futuro in questo senso.

I fondi della Next Generation EU costituiscono un vero trampolino di lancio che indirizza proprio in questa direzione.

Non si può mancare di investire in ricerca e formazione che a loro volta innescano processi produttivi a catena che ricadono direttamente sull’economia e la città intera.

Latina ha già le potenzialità per tutto questo, ma occorre avere il coraggio di considerarla la PRIORITÀ, non uno dei tanti campi d’intervento per far contenti tutti e nessuno: l’idea centrale che muove e genera e le altre.

Timidamente le facoltà presenti nella città ci hanno provato in questi anni, ma possono poco se la politica e gli investimenti non si orientano verso questo obiettivo strategico che può davvero rivoluzionare le prospettive della città.

Sì, la mia idea di futuro di Latina sta tutta qui: giovani, altissima formazione e ricerca.

VIDEO TRAP pro-Travali: cosa non ha funzionato? 8 proposte.

Riporto qui il mio intervento fatto oggi in Consiglio Comunale sulla questione VIDEO TRAP pro-Travali.
Dobbiamo chiederci cosa non ha funzionato?
Al termine 8 proposte concrete del PD, frutto di confronto con i cittadini del quartiere e con i giovani.

Non appena ho saputo della diffusione di questo video trap realizzato ragazzi del mio quartiere che conteneva un esplicito sostegno a malavitosi della nostra città ho pensato: ma questi ragazzi sono figli di questa comunità, figli di questo territorio!

E poi la domanda.
Che cosa non ha funzionato?
Perché si è generata questa devianza?
Cosa ha permesso che si creasse questa aberrazione?

Mi sono fatta questa domanda perché io vivo nel quartiere del video, i miei figli sono cresciuti qui, gomito a gomito con quei ragazzi, hanno frequentato la stessa scuola, hanno giocato insieme a pallone, hanno fatto catechismo insieme…

Quando c’è qualcosa che non funziona, quando c’è qualcosa che non va non bisogna tanto dirsi: “io ho fatto il mio dovere, non può essere dipeso da me“.

Una riflessione va fatta e non può coinvolgere solo il singolo individuo.

Prendiamo il nostro quartiere come esempio di una periferia come tante.
Siamo oltre 20.000 abitanti, lontani dagli uffici, distanti dal centro… Fino ad alcuni anni fa Q4-Q5 era considerato un “quartiere dormitorio“ per la mancanza di servizi. Poi ha cominciato a comparire l’ufficio postale, sportelli bancari, farmacie, il collegamento viario con viale Le Corbusier oltre la ss148.
Avevamo anche la sede della polizia municipale e il 118.
Ora non più.
Abbiamo un meraviglioso polmone verde, l’Oasi verde Susetta Guerrini frequentata anche da chi non vive in questo quartiere.

Nel quartiere sono presenti alcuni lotti di case popolari che ospitano tante persone e famiglie dignitose, ma alcune con enormi difficoltà socio economiche, situazioni che hanno costituito humus per il messaggio del video che inneggia alla malavita e la prende come modello.
Persone con le quali condividiamo la scuola dei figli, i negozi, le strade, il verde, il condominio…

Torno alla mia domanda iniziale: cosa non ha funzionato?

Guardo alla presenza importantissima della SCUOLA come come importante e fondamentale presidio educativo.

Credo, come tanti, nella scuola pubblica e credo che la convivenza di bambini provenienti da diverse condizioni economiche, culturali e sociali sia un diritto di ogni individuo, una opportunità educativa ed una ricchezza umana.

La fortuna di avere un luogo dove bambini, le loro famiglie e genitori, nonni di diverse estrazioni sociali condividono una quotidianità è una cosa preziosa perché lì la comunità può e deve far sentire il suo peso e il suo sostegno. È un importante elemento che può assorbire, attutire situazioni di tensione e neutralizzarle (penso ad esempio alla difficoltà che certe famiglie hanno sempre avuto nel far partecipare i figli a gite scolastiche o ad attività pomeridiane che richiedevano magari un costo: in queste occasioni le famiglie della classe non di rado hanno attivato un fondo cassa per poter consentire a tutti di poter partecipare, o per i buoni mensa…)

La scuola è, per la sua funzione educativa, un presidio di opportunità di crescita per tutti.
La scuola è anche un presidio di controllo e di monitoraggio rispetto ai segnali deboli o meno deboli che evidenziano malesseri che vanno subito valutati e attenzionati e che devono far mettere subito in moto la rete istituzionale a servizio delle fragilità.
La scuola è il luogo dove si formano i piccoli cittadini ad una vita socialmente corretta, consapevole e proattiva; si formano le donne e gli uomini di domani.

E allora ripeto la mia domanda: cosa non ha funzionato?

La domanda dobbiamo farcela anche come COMUNITÀ del quartiere.
Lo abbiamo fatto quando ci siamo incontrati con una quarantina di persone del quartiere per riflettere su cosa abbia generato una devianza così profonda.
Ci sono grossi vuoti.

I palazzoni sono un madornale errore sociale. L’idea di creare una struttura di case popolari così grande, ha creato un ghetto dove l’assenza delle istituzioni e la presenza di queste “forze nutrite dall’illegalità” hanno deteriorato l’ambiente.
Il guaio è che queste “forze” stanno sempre piu’ avvicinando ed “arruolando” i figli di famiglie normalissime che mai si sarebbero sognate di avere i propri figli tra le fila di questo gruppo ma che, a causa del nulla che c’è nel quartiere, li vedono entrare in contatto con queste presenze perché magari sono compagni di scuola. Ci vuole poco poi a “passare” il confine ed il gioco è fatto.

Un altro luogo di vuoto:

Il Centro Lestrella versa in una condizione di abbandono totale. E’ diventata, lo sappiamo tutti, una piazza di spaccio a cura delle giovanissime generazioni. Nel piano superiore del Centro Lestrella, sia l’area sopra il negozio di cineserie, per intenderci, che quello spora il bar “Paganini” ci sono tantissimi immobili liberi da anni, che giacciono nell’abbandono.

La Parrocchia San Luca, titolare di strutture sportive all’interno del quartiere manca di educatori, quelle figure di giovani adulti che animano le attività.
Le pochissime strutture sportive improvvisate esistenti (ai piedi dei palazzoni, in via Cherubini…) sono inutilizzate, non gestite da nessuno.

Non c’è una piazza in questo quartiere.
Non c’è un centro sociale.
Non c’è una di biblioteca.
Eppure siamo oltre 20mila abitanti, una città! Con tantissimi bambini, ragazzi e giovani.

C’è l’importante presenza della PARROCCHIA di San Luca.

Pensate che la Parrocchia di San Luca ha ogni anno oltre 500 bambini a catechismo.
500.
Pensate all’importanza di una rete relazionale come quella che si crea per l’organizzazione del ritiro di fine anno, per l’organizzazione della cerimonia della comunione, della cresima; ci sono gruppi scout, viene organizzata dalla parrocchia un’attività di sostegno per le fragilità scolastiche con lezioni e ripetizioni pomeridiane, c’è la Caritas con tutta la sua rete di sostegno alle povertà con aiuti concreti.

Ma anche qui un vuoto pericoloso: mancano educatori. Mancano quelle figure di giovani grandi che diventano i riferimenti, i modelli, quegli exemplum positivi di cui si è parlato.
Mancano.
Nell’assemblea di quartiere che abbiamo fatto un paio di settimane fa, ha partecipato una famiglia momentaneamente in Francia ad Aix-en-provence, stesse i di Latina.
Sapete quante piscine ci sono ad Aix-en-Provence? 20.
Mi pare evidente che fino ad oggi, probabilmente, la programmazione e la pianificazione di un territorio hanno tenuto conto più dell’esigenza dei costruttori che delle esigenze dei cittadini che lo avrebbero abitato.
Diversamente non si spiega la totale mancanza di strutture sportive, sociali, culturali…
Il vuoto creato da questa mancanza è stato riempito da chi svolge attività illecite.

La mancanza di luoghi che fanno vivere i valori dello sport, della solidarietà, della buona socialità, dell’arte, della cultura, della musica e che offrono modelli di riferimento positivi, la mancanza di tutto questo ha creato dei buchi neri che hanno risucchiato anche giovanissimi e li hanno affascinati con modelli che fanno capo ai clan mafiosi.

Guardate, qui non parlo evidentemente solo del quartiere Q4-Q5. Lo ripeto, è una fattispecie è una modello che ritroviamo in altri quartieri difficili della città.
È anche altrettanto evidente che le singole azioni delle singole parti, (e qui intendo individui di buona volontà che si attivano sul territorio, oppure la scuola che attiva alcuni percorsi al proprio interno, oppure la parrocchia, oppure i servizi sociali…) non possono garantire l’efficacia che vogliamo.

E qui ripeto la domanda che dobbiamo farci anche come AMMINISTRATORI e POLITICI di questa città.
Cosa non ha funzionato?

Qui occorre attivarsi con una rete intelligente di attività coordinate.
È altrettanto evidente che non si possono calare dall’alto misure, soluzioni, che invece dobbiamo ricercare insieme a chi vive in quei territori.
Se qui vogliamo cambiare questa città dobbiamo per davvero attivare un percorso di partecipazione dei cittadini, dei ragazzi, una partecipazione organizzata, in grado di deliberare e di scegliere, e quindi correttamente informata, in grado di pesare nelle scelte dell’amministrazione.
Parlo di democrazia deliberativa, che non è una cosa che si può improvvisare.
Va strutturata, e va ben organizzata.
E va istituzionalizzata a partire da una delibera di indirizzo di questo Consiglio.

Intanto ci sono due livelli di intervento: prevenzione, e repressione.

È evidente che l’azione di repressione dei reati non sta a noi, e da questo punto di vista prefettura e questura ci garantiscono.
Come molti ragazzi mi hanno detto, è importante che si veda che chi prende una cattiva strada, chi commette dei reati, sia effettivamente punito e sanzionato.
Se passa il messaggio che si può oltrepassare il limite della legalità tanto non succede niente, anche tutto quello che è una comunità, tutto quello che la scuola e l’amministrazione comunale fa rischia di essere vanificato.

Quello che noi possiamo fare ovviamente tutto il resto che è tantissimo.

PROPOSTE:

  1. Abbiamo approvato una mozione un paio di mesi fa sulla creazione di spazi studio su tutto il territorio comunale in tutti i quartieri: uno di questi spazi potrebbe essere, ad esempio, la biblioteca delle scuole sia degli istituti comprensivi che degli istituti di secondo grado.
  2. Dobbiamo garantire una presenza, una visibilità dello Stato in tutti i quartieri: un ufficio comunale decentrato, un presidio delle forze dell’ordine, un ufficio della asl, un servizio pubblico… Dobbiamo “mettere la bandierina noi”, dobbiamo dire: qui ci siamo noi, qui c’è lo Stato.
  3. C’è carenza di animatori nelle strutture come l’oratorio che, abbiamo visto, è un luogo fondamentale per la crescita e la socialità delle nuove generazioni: avviamo protocolli tra comune, parrocchie e servizio civile per dotare di animatori gli oratori.
  4. Avviamo protocolli tra enti per poter utilizzare le strutture scolastiche di proprietà comunale e provinciale per realizzare quello che la legge 107 / 2015 prevede, ovvero l’apertura al territorio delle scuole. Questi importanti presidi di cultura e di legalità devono poter essere aperti al territorio oltre l’orario scolastico attraverso attività promosse dalle numerosissime associazioni culturali e di volontariato che sono presenti sul nostro territorio, associazioni troppo spesso e limitate nelle loro attività a causa della mancanza di strutture.
  5. là dove sono presenti spazi commerciali inutilizzati, lasciati all’incuria e spesso utilizzati per lo spaccio, intervenire come comune e prendere in affitto quei locali, e darli alle associazioni a titolo gratuito per due anni del quartiere per attività di musica, teatro, graffiti, arte…
  6. affidare le strutture sportive esistenti non utilizzate a ASD per attivare immediatamente attività per il quartiere
  7. PATTO X LATINA: destinare una quota parte annua del fondo del Patto per Latina a borse di studio per i meno abbienti per dare opportunità a chi non le avrebbe altrimenti
  8. inserire nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche strutture sportive e fare una programmazione a medio e lungo termine soprattutto sulle periferie

La mala vicina di casa

Deve farci molto pensare il video rap balzato alla cronaca nazionale dei ragazzi del quartiere Q4 che inneggiano alla malavita latinense.schermata-2021-03-02-alle-09-54-10

Cosa abbiamo generato?

Evidentemente non solo giovani professori universitari all’estero, ma anche ragazzi che “osano sfidare” la legge e tutta un’intera comunità, la stessa che ha sostenuto le forze dell’ordine in quell’ormai lontano ottobre 2015 con gli arresti della questura a guida De Matteis.

L’ostentazione nel video di denaro da proventi illeciti, di pose e gestualità con riferimenti ad atti sessuali da parte di una ragazzina, le parole di sostegno ai Travali in carcere sono una sfida rivolta a tutti noi.

È una sfida CULTURALE: se l’illegalità risulta più affascinante della cultura della legalità e della civile convivenza evidentemente è presente l’humus perché ciò si verifichi.

È una sfida EDUCATIVA: tutti questi ragazzi hanno frequentato la stessa scuola di tutti gli altri ragazzi del quartiere, sono stati bambini, ragazzini, hanno avuto insegnanti e gruppi di wapp di mamme.
La scuola è il primo punto di osservazione di comportamenti devianti, di condizioni economiche, sociali e culturali a rischio di devianza: cosa non ha funzionato nella sua azione educativa?

La scuola e la parrocchia sono gli unici luoghi che tengono insieme persone appartenenti a diversi ceti sociali, a diverse condizioni familiari; la scuola , in particolare, è unico vero luogo in cui si può agire in modo intelligente ed efficace per sostenere la fase delicata della formazione della personalità dell’essere umano: l’infanzia e la pubertà. Questo è il luogo privilegiato della prevenzione alla devianza: cosa non ha funzionato?

È una sfida alla CONVIVENZA CIVILE. I giovani e i giovanissimi del quartiere vivono una condizione di grande insicurezza: loro coetanei  prepotenti e violenti si fanno forti di un territorio poco controllato per imitare i boss e praticare soprusi e violenze che solo i ragazzi conoscono.

I lotti popolari delle “vele” sono considerate una Scampia latinense dove sovente fuochi d’artificio festeggiano il rilascio o la scarcerazione di esponenti della malavita…

Partiamo da un’ANALISI di ciò che non ha funzionato e mettiamo in campo misure PREVENTIVE e CONTRASTIVE efficaci.

È una sfida rivolta a tutti noi, e dobbiamo raccoglierla insieme.

SENZA CONSENSO LA POLITICA NON DECIDE

schermata-2021-02-28-alle-20-11-49Potrebbe suonare come un atto di accusa, è invece la constatazione che la politica si è di fatto indebolita.
E quando la politica si indebolisce, interessi particolari avanzano.

DISCARICHE e CICLO dei RIFIUTI
I fatti che riguardano la delicata situazione del ciclo dei rifiuti nella provincia di Latina ci deve interrogare sulla qualità de nostro agire politico: perché i politici non scelgono e si demanda ai giudici? 
La risposta sta nel fatto che il politico esiste in virtù di un consenso che, se viene meno, toglie al politico la facoltà di decidere. Ricordiamoci che i politici eletti agiscono in nome e per conto del popolo.
E su questioni spinose è facile ingenerare una “caccia al facile consenso” di chi cavalca le paure da parte di chi non ha responsabilità decisorie.

I COMITATI
Abbiamo visto cittadini attivi quando, organizzati in comitati, si sono fatti sentire in contrapposizione ad una scelta già presa o in vista di una scelta che li vedeva personalmente penalizzati.
Questo significa che è stato escluso il popolo dalla partecipazione a monte della scelta: la protesta si solleva quando si prende coscienza di un problema che ci tocca personalmente che ci motiva ad attivarci per tutelarci, visto che ci si sente “minacciati dalle Istituzioni”.

UN NUOVO SETTING
schermata-2021-02-28-alle-20-07-33L’emergenza ambientale impone un cambio di rotta immediato: la chiusura completa del ciclo dei rifiuti dentro i confini della provincia ha comportato fino ad oggi passaggi lunghi, articolati che hanno portato alla redazione di un piano regionale dei rifiuti partecipato dai vari Enti (comune e provincia).

Finanziamenti vincolati a precise finalità, direttive europee, codici, impiantistica, controlli, rischi di danni ambientali, produzione di energia rinnovabile, sono questioni che coinvolgeranno sempre di più i nostri territori, questioni estremamente complesse, che sembrano accettabili in termini teorici, belle quando le vediamo nei documentari ma… riguardano poi scelte che ricadono nel “nostro giardino”.

PARTECIPAZIONE vs. NIMBY
schermata-2021-02-28-alle-20-15-44Ed è proprio qui che nasce il problema: quando ci toccano il nostro giardino non ci capiamo più niente. Viene facile dire “no”, e se non abbiamo cognizione ciò di cui parliamo, abbiamo paura.

 IL CONSENSO
Il consenso è la ragion d’essere della rappresentanza politica in una democrazia.
Non va raccolta la paura per rappresentarla: va fatto invece il percorso opposto.
Le persone hanno diritto ad essere informate per bene, non solo dagli organi di stampa che, fra l’altro, moltissimi ignorano.
È la politica che DEVE farsi carico di informare correttamente i cittadini.
Mi chiedo: quanti latinensi su 96.000 da 18-110 anni, erano a conoscenza  della programmazione sovra territoriale che stava pianificando e rendendo obbligatoria la chiusura de ciclo dei rifiuti dentro la provincia?
È la politica che deve farsi carico di veicolare informazioni univoche e corrette che riguardano la vita dei cittadini su questioni oggetto di decisioni importanti.

Se oggi la politica è debole è perché ha perso questo contatto vitale con i cittadini, e lo dimostra l’attendismo sulla questione della chiusura del ciclo dei rifiuti con relative scelte demandate oggi ad un commissario ad acta.
Non c’è altra strada per ridare alla politica  l’alta funzione di agire per nome e per conto del popolo: riconnettersi con i cittadini avviando un percorso di partecipazione deliberativa.

TAVOLO POLITICO-TECNICO
Si avvii subito questo processo di partecipazione deliberativa a partire da uno studio che faccia il punto sulla situazione e che coinvolga politici e tecnici del nostro territorio:
1) si raccolgano dati riguardo all’impiantistica presente e in itinere di autorizzazione
2) si mappi il territorio rispetto alla tipologia di aree, proprietà  e loro destinazione d’uso…
3) si rediga un documento finale con le risultanze da fornire a enti sovraordinati e cittadinanza

PARTECIPAZIONE DELIBERATIVAschermata-2021-02-28-alle-20-19-03Successivamente, si parta con una reale strutturazione di una rete istituzionale con tutti i quartieri e borghi del nostro comune per avviare un vero processo di partecipazione deliberativa.

Le sfide che ci aspettano sono difficilissime e soltanto insieme come comunità possiamo vincerle.

VERITÀ e CONTROLLI: per una politica dei rifiuti condivisa.

Il dovere della politica non si limita a fare le scelte, ma soprattutto a farle rappresentando i cittadini.

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E i cittadini devono sapere perché a Montello si muore più che in altri luoghi, o perché nessuno ha detto nulla quando venivano interrati fusti di veleno o quando veniva barbaramente ucciso don Cesare Boschin.

Questa storia è purtroppo la nostra storia e dobbiamo tutti esserne consapevoli per cambiarne il corso nel futuro.

La storia dietro la questione della discarica e alla connessa gestione dei rifiuti negli ultimi 20 anni deve innescare un processo di consapevolezza senza il quale non possiamo pensare di ricostruire la fiducia dei cittadini verso la politica.

La proposta che ho fatto in Commissione Ambiente è di organizzare un ciclo di incontri per conoscere i contenuti della Relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui rifiuti, e conoscere il Piano Regionale dei Rifiuti.

Questi documenti sono fondamentali per coinvolgere i cittadini, dando loro gli strumenti di conoscenza per avere piena consapevolezza del valore delle scelte che la politica oggi fa in discontinuità con quelle del passato.

Un altro elemento imprescindibile è il CONTROLLO.
Perché i cittadini non vogliono siti di stoccaggio e impianti vicino casa?
Perché hanno paura che non siano sicuri, perché hanno paura per la loro salute.

I cittadini devono essere sicuri che le Istituzioni li tutelino, controllino impianti e siti, e mettano loro a disposizione tutti i dati, aggiornati, facilmente accessibili e leggibili.

Ricordiamo che in 10 anni ci sono stati ben 500 incendi di siti di stoccaggio, significa 50 all’anno, 4 o 5 al mese per 10 anni!!!
Tutti devono poter controllare e verificare che i siti siano sicuri al 100%.
Attualmente la lettura dei dati di flusso di rifiuti che arrivano nei vari impianti e discariche non è né facilmente accessibile, né intelligibile, né sono raccolti in un unico bacino interconnesso tra le varie parti coinvolte nei controlli: Province, ASL, ARPA…
Chi vuole conoscere i dati relativi ai vari impianti deve dotarsi di esperti del settore, spesso a servizio di comitati di cittadini che non riescono ad accedere o a leggere questi dati in modo autonomo.

Gli impianti di stoccaggio, smaltimento, trasformazione, lavorazione dei rifiuti sono oggi imprescindibili e vanno allocati dentro il nostro perimetro provinciale, come stabilisce il Piano Regionale dei Rifiuti: la loro gestione deve essere al massimo della trasparenza e supercontrollata.

Ecco, si dovrebbe arrivare a non avere più bisogno di comitati di cittadini, perché tutto dovrebbe risultare indiscutibilmente trasparente, di facile accesso e comprensione, e affidabile.

Non c’è altra strada.

PD e LBC insieme alle elezioni.

60c127a2-59e6-4816-9e53-85af72d92436Venerdì scorso (15/01/2021) in Direzione PD abbiamo deciso all’unanimità di formare una coalizione con LBC e Coletta per le prossime elezioni.
Non è stata una scelta semplice: siamo stati (e siamo tuttora) all’opposizione.

Cosa ci ha spinto a questa scelta?

La maggior parte dei punti programmatici di LBC erano sovrapponibili ai nostri, nonostante noi avremmo usato modalità e tempi diversi per attuarli, e l’area politica cui afferisce Coletta e tutti i suoi, è esattamente quella che sta al governo del paese e della Regione oggi.

In effetti, la vera discrasia era che il PD fosse all’opposizione di un’amministrazione dovunque riconosciuta come di “centrosinistra”.
Ma eravamo distinti nel percorso elettorale che ha visto Coletta vittorioso su tutti.
Abbiamo rispettato il risultato delle elezioni e la non disponibilità di Coletta e LBC a realizzare una alleanza politica in Consiglio.
Il nostro dovere di opposizione era controllare l’attività amministrativa e fare proposte.
E l’abbiamo fatto.
Le nostre critiche hanno messo in evidenza criticità e soluzioni.

Non c’è dubbio che molto può e deve essere migliorato.
E’ per questo motivo che, valutando positivamente l’apertura ai partiti politici da parte di Coletta ed LBC, vogliamo considerarla un’opportunità per unire le forze e fare un grande passo avanti perché molto è ancora da fare, e insieme siamo più forti.

QUALE FUTURO per LATINA?

Questi anni di servizio politico ed esperienza nell’amministrazione mi hanno regalato un punto di osservazione particolare di Latina: ne vedo con più chiarezza le potenzialità, le criticità, le radici dello stallo che viviamo, e le soluzioni che ci aprono la strada per una ripartenza.

Latina ha sempre rappresentato la terra delle OPPORTUNITÀ, un terreno fertile dove poter far crescere economia, cultura, socialità.

Non ho mai vissuto la mia città con il collo torto verso il passato: l’ho sempre vissuta come una pedana di lancio per il mio futuro, per la mia professionalità, per la mia famiglia, e trovo nella storia di Latina esattamente questo stesso sentimento: non l’orgoglio di appartenere a qualcosa di ideologicamente connotato, ma la gioia di poter partire e costruire qualcosa di nuovo.

Devo dire la verità: non condivido la scelta di affidare a qualcuno lo studio di un piano strategico per la città, seppure di matrice latinense: il futuro di una città non può essere concepito dietro incarico, ma dallo sguardo attento e sapiente di chi guarda più lontano ed ha la responsabilità di farlo.

img_7e552f1bb9d7-1 La cosiddetta VISIONE non è mai stata appannaggio dei tecnici.
La visione appartiene ai POLITICI, quelli che sanno guardare alla propria città non attraverso le proprie idee o la propria appartenenza politica, ma da molte angolazioni e da molte distanze; che sono capaci di FAR INTERAGIRE urbanisti, imprenditori, intellettuali, economisti della comunità che hanno una visione prospettica frutto della competenza ed esperienza nel proprio settore.

Personalmente, vorrei una Latina che ATTRAE.
Perché i nostri giovani, i nostri ricercatori, i nostri imprenditori devono andare altrove per riuscire a realizzare i propri sogni?
È QUI che dobbiamo creare le condizioni per offrire a noi stessi e al panorama internazionale di giovani, ricercatori e di imprenditori il luogo dove poter realizzare i loro progetti.

Infrastrutture, biotech, servizi avanzati, e formazione: questi i campi di irrinunciabile sviluppo.

Per realizzare tutto questo non possiamo aspettare il 2032.
Da subito si deve attivare un percorso per modellare insieme il futuro, e creare da subito i presupposti senza i quali ogni idea è pura evanescenza, velleità.

Abbiamo l’opportunità di una quantità di risorse mai avute a disposizione, grazie al Next Generation EU e occorre avere idee chiare ma soprattutto maturate insieme.
Questo sarà possibile solo se riusciremo ad acquisire quello spirito che solo una COMUNITÀ UNITA sa avere, una comunità che non rigetta, che non rifiuta, ma che riconosce in ogni sua componente una parte di sé.
E per questo la ama.
Buon compleanno Latina.

RIFIUTI: il vero banco di prova della politica.

img_0952UN NIMBY COMPRENSIBILE
Ritrovarsi vicino casa, o nel proprio territorio un sito che abbia a che fare con i rifiuti (stoccaggio inerti, impianto di compostaggio, inceneritore, recupero rifiuti…) suscita protesta e repellenza.

E si capisce!
Quando la relazione della Commissione Parlamentare contro le Ecomafie documenta mafie e camorra attive nell’utilizzo della discarica di Borgo Montello per l’interramento di sostanze tossiche, quando la politica non si è posta a scudo del territorio e dei cittadini, quando i controlli venivano elusi e camuffati, ecco che si giustifica pienamente la reazione dei cittadini e della loro sindrome NIMBY (Not In My BackYard=non nel mio giardino).

Abbiamo una storia molto diversa da quella di altri paesi europei quali il nord europa che non esita a costruire termovalorizzatori in centro città come a Copenhagen, edificio diventato luogo di sport, di cultura, di turismo…

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Siamo lontani dalla cultura del popolo olandese che, oltre ad essere il primo paese in Europa ad aver fatto una scommessa sui termovalorizzatori ospitandone il più alto numero con cui riscalda intere città gratis, è anche il primo paese per l’attenzione all’ambiente con record di piste ciclabili ed

schermata-2020-12-06-alle-11-08-21ecosostenibilità, primo esportatore di prodotti agricoli senza consumo di suolo per nuove tecniche idroponiche e aeroponiche che permettono di produrre quantità elevatissime di ortaggi in centri cittadini.
Siamo lontani perché siamo un popolo ferito dalla propria politica che doveva tutelare e non ha tutelato per propria ingordigia. Riacquistare fiducia e credibilità è un processo lento e lungo, e deve accompagnarsi ad un pari processo di presa di coscienza di come stanno le cose.

IL PROBLEMA RIFIUTI
Ragioniamo un attimo.
Nessuno vuole vedere i rifiuti vicino casa propria, ma dove li mettiamo? Vicino casa di qualcun altro? E’ la stessa cosa. Il problema non è risolto. Il fatto è che i rifiuti che produciamo (imballi, plastica, elettrodomestici, vecchi mobili…) non scompaiono come per magia.
Esistono perché continuiamo a produrli ogni giorno in grandissime quantità.
Sul pianeta Terra nulla scompare, ma tutto si trasforma per la natura entropica del sistema universo.

Nel Lazio abbiamo un Piano Rifiuti che stabilisce che chi produce i rifiuti, se li deve gestire fino a chiusura del ciclo, dentro il proprio territorio.

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Ed è giusto che sia così! Non possiamo mandare la nostra immondizia in altri paesi, magari del terzo o quarto mondo, per non vederla più, quando poi ce la ritroviamo dentro lo stomaco dei nostri pesci…!!!

Dobbiamo gestire i nostri rifiuti fino a o trasformarli in altro che non danneggi l’ambiente. Dobbiamo trasformarli.

CHE FINE FANNO I RIFIUTI
Che strada prendono i nostri rifiuti?
La frazione umida va in impianti di lavorazione che li trasformano in compost; la differenziata va in impianti che la separano ulteriormente e la destinano ad impianti di trasformazione; l’indifferenziata va a impianti TMB che la lavorano e la riducono in ecoballe da trasferire ai termovalorizzatori, mentre una frazione (circa la metà) viene ridotta in piccolissime parti inerti e va stoccata in un sito che tutti chiamano “discarica” ma che non è la vecchia discarica con tal quale abbancato, percolato, falde inquinate ecc… è di gran lunga molto meno impattante. E’ un luogo in cui viene stoccato materiale inerte e ridotto in parti piccolissime. Pur sempre una servitù.
La differenziata viene ulteriormente separata e conferita ai consorzi che ultimamente non riscontrano il profitto atteso e cominciano a non pagarla più bene a noi che gliela vendiamo.
Ricordiamolo, l’immondizia non sparisce, si trasforma in altro, e da qualche parte dobbiamo metterla. E quando la conferiamo in un sito i controlli devono essere serrati, trasparenti, leggibili, condivisi.

COME TUTELARE AMBIENTE E CITTADINI
Chi ci dà la certezza che questi luoghi siano sicuri?
Attualmente la lettura dei dati di flusso di rifiuti che arrivano nei vari impianti e discariche non è purtroppo né facilmente accessibile, né intelligibile né sono raccolti in un unico bacino interconnesso tra le varie parti coinvolte nei controlli: Province, ASL, ARPA… Chi vuole conoscere i dati relativi ai vari impianti deve dotarsi di esperti del settore, spesso a servizio di comitati di cittadini che non riescono ad accedere o a leggere questi dati in modo autonomo.

Si dovrebbe arrivare a non avere più bisogno né di comitati di cittadini, perché tutto dovrebbe risultare indiscutibilmente trasparente e di facile accesso e comprensione, nè di discariche perché la differenziata dovrebbe raggiungere livelli talmente alti che il residuo della frazione indifferenziata sarebbe ridotta ad una quantità talmente esigua da produrre quasi zero residui.

VECCHIE DISCARICHE
Non bobbiamo dimenticare che il problema non sono solo i rifiuti di domani, ma anche quelli di ieri: i luoghi oggetto di discariche nel passato sono aree che contengono al proprio interno sostanze che possono produrre effetti nel futuro. Solo una bonifica reale e radicale può riconsegnare alle comunità la certezza di un futuro sicuro.
Il problema è talmente grande che solo la politica può farsene carico.

UN FUTURO SENZA DISCARICHE
Perché non riusciamo a guardare avanti ed investire nella gestione pubblica di impianti di trasformazione dei rifiuti?
Perché non se ne parla? Perché ci ostiniamo a dipendere sempre dai privati che, benché onesti, seguono la logica del profitto?
Perché non investire volontà politica, tempo, energie, progettazione nell’impiantistica pubblica di trasformazione rifiuti controllata e non lucrativa?
Da molto tempo si sa che il vero nodo, il vero affare per molti privati, la vera soluzione sta nell’impiantistica. Questa deve essere pubblica, non tanto la gestione del sistema di raccolta!
E’ l’impiantistica pubblica la vera soluzione sulla quale la gestione del bene pubblico deve dimostrare di saper difendere gli interessi dei cittadini e il proprio territorio.

Attualmente assistiamo al rimpallo che ormai dura da mesi tra sindaci che non riescono ad individuare un sito di stoccaggio per gli inerti e la regione che ribadisce continuamente la necessità di investire sull’impiantistica per cui mette a disposizione ingenti finanziamenti.

E solo quando la politica riconoscerà pubblicamente che questi sono i veri temi che decidono del futuro della nostra comunità, dimostrerà concretamente di agire in questo senso, allora avremmo fatto un passo avanti verso la riconquista di una più grande credibilità della politica.
E ne guadagneremo tutti: cittadini e territorio.