A.A.A. chiarezza cercasi e il vero senso di fare politica.

schermata-2019-03-24-alle-10-45-45Cosa deve pensare un elettore del PD delle “manovre-non-manovre” in atto questi giorni con l’incontro organizzato da Piazza Grande? PD e LBC sono insieme?

Zingaretti diventa segretario del PD con un’adesione alle primarie che implora un’azione politica forte di contrasto alla deriva delle destre.
Ma il Partito Democratico a Latina non sembra avere una posizione chiara.

Il quadro.
La destra si riorganizza e riaggrega il suo elettorato in forme anche molto eclatanti e inaspettate per gli stessi leader; Calandrini è senatore; si riposizionano gli ex-Cuori Italiani nell’alveo dei Fratelli d’Italia e la Lega è sulla cresta dell’onda.
Il centrosinistra, da 10 consiglieri nella consiliatura Di Giorgi passa ai 2 odierni: dimostra pensiero debole a azioni politicamente contraddittorie.

schermata-2019-03-24-alle-11-07-06Zingaretti vuol mettere insieme tutto quello che c’è e che sa di sinistra: l’invito è rivolto ai civici. Moltissimi, in tutta Italia, hanno lasciato il PD per metter su liste civiche ed è esattamente a queste che Zingaretti si rivolge.
Coletta compreso.
Ma a Latina nel 2016, il PD si distingue dai civici proponendo un progetto diverso. E perde.
Siamo in opposizione e molto critici nei confronti dell’operato di chi ha forzato le norme e creato ABC con una frettolosità da incoscienti. La politica sull’urbanistica di Coletta è tutta sbagliata e abbiamo puntando il dito sulle varianti in odore di illegittimità con tanto di indagini dei magistrati presentando anche osservazioni.

Eppure l’incontro di Piazza Grande, capitanato da Di Francia “tentava-non-tentava” un avvicinamento.
Un fatto politico?
Amministrativo?
Nell’incontro si è detto che piano amministrativo e quello dei valori devono essere tenuti distinti…

Le basi sono sbagliate.
Se abbiamo valori comuni, gli atti amministrativi e le azioni politiche devono rispecchiare i nostri valori, altrimenti smentiamo ciò che affermiamo o è talmente debole che non vale la pena di essere considerato.
Se Zingaretti mette su un’alleanza con Italia in Comune, qual è la conseguenza? Chi se ne fa carico? Chi la vuole? Chi non la vuole?
Cosa ne pensa l’elettore del partito democratico?
L’ambiguità fa da paravento a chi non ci crede fino in fondo ed è per questo che c’è bisogno di chiarezza.

L’incontro organizzato dall’assessore Di Francia a nome di Piazza Grande potrebbe essere un bluff che non porta a nulla perché sono state eluse le importanti questioni amministrative: se non si trova la soluzione a queste partendo dai valori a noi comuni, è tutta una finzione. Il senso della politica non è il posizionamento ora su uno o sull’altro leader, ma come diventiamo operativi e miglioriamo la vita dei nostri concittadini.

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A Latina le cose stanno così: la maggioranza dei cittadini che hanno votato Coletta di sono pentiti di averlo votato, tanto che tre consiglieri LBC sono usciti dal gruppo LBC e sono confluiti nel gruppo misto. Non credo proprio che salire sulla barca piena di falle della maggioranza a due anni dalla fine del mandato, sia la scelta migliore per riproporsi ai cittadini e chiedere la fiducia alle prossime elezioni.

Cosa ne pensano gli elettori del 2016 che hanno votato Coletta e non Forte?
Cosa si aspettano? Li abbiamo consultati?
Non perché Zingaretti abbia vinto il congresso nazionale e dice che il PD deve collaborare con il partito di Coletta, il sindaco di Latina sia diventato ora improvvisamente bravo e più accettato dai Latinensi delusi.

Se vogliamo farci carico per davvero di una inversione di tendenza rispetto alle destre che prendono consensi, non basta il tentativo di un gruppo di assessori PD/LBC/Piazza Grande per “rimettere insieme la ditta”.

Il PD di faccia carico di avviare gli Stati Generali di chi si riconosce nei valori democratici, aperti per davvero ai contributi della società civile: un luogo dove affrontare, discutere e mettere sul piatto le controverse questioni amministrative che attualmente ci vedono su fronti indiscutibilmente e motivatamente opposti, dove ogni parte ha eguale peso e pari dignità, senza diritti di prelazione politica.
Solo se si riparte da uno schietto ed onesto confronto tra pari si riuscirà a mettere la pietra angolare su cui costruire una proposta davvero credibile…

… e soprattutto che abbia conseguenze concrete positive sulla vita dei cittadini.

ABC e la SENTENZA di DAMOCLE

La sentenza del Consiglio di Stato si è espressa: rispetto al ricorso della Devizia, società che si è vista annullare la gara dei rifiuti di Latina, il Comune di Latina ha saltato un passaggio dell’iter ed ha proseguito illegittimamente giungendo poi alla costituzione dell’ABC.

Dobbiamo aggiungere che la sentenza si è espressa in modo alquanto sibillino, ma certamente non in favore della posizione del Comune di Latina.

Quest’azienda speciale rappresenta politicamente moltissimo per l’amministrazione Coletta: invece di optare per una grande opera visibile di tipo strutturale, il sindaco civico ha scelto di far diventare il Comune di Latina imprenditore di se stesso intraprendendo una strada difficilissima, e non solo per le norme che cercano di tutelare i cittadini vietando ai comuni di costituire società/imprese laddove hanno già fallito (la legge Madia, infatti, impedisce ai comuni come il nostro che hanno visto una partecipata fallire, di tentare prima dei cinque anni, una nuova impresa similare), ma anche per l’enorme dispendio di risorse umane e lavoro che di fatto sono state tolte ad altri settori per convergere tutto in organizzazione e controllo di ABC.

Se la scommessa viene vinta, Coletta si intesta una vittoria politicamente importante; se perde paghiamo tutti noi.

E la comunità non doveva essere sottoposta questo rischio.

Ne varrà la pena?
Il PD non è mai entrato nel merito della bontà dell’azienda speciale in sé: carenza cronica di personale, i numerosi contenziosi e questioni aperte (Metro, Cimitero, impianti sportivi, scuole, edifici pubblici, strade ecc…) facevano orientare le energie sui problemi da risolvere.

Coletta ha puntato tutto su ABC e i ritardi su tutti gli altri fronti sono sotto gli occhi di tutti.

Fino ad oggi la scelta è una scelta sbagliata.

Il servizio di raccolta dei rifiuti è migliorato?
Certamente no se guardiamo alle percentuali di raccolta differenziata.

A questo punto della consiliatura, se avessimo affidato il servizio al vincitore della gara, avremmo potuto avere un’azienda nel pieno delle sue funzioni da oltre un anno, con macchinari nuovi e percentuali di raccolta sicuramente più alte di quelle di oggi…

Oggi invece stiamo ancora cercando di capire dove andare a prendere i soldi per l’investimento iniziale per i macchinari, se e quando avremo il mutuo, come rettificare l’iter procedurale che che il Consiglio di Stato ha censurato, se dobbiamo investire o meno anche sull’impiantistica, se avremo una raccolta differenziata come stimato dall’assessore LESSIO oppure come stimato da ABC… Eh sì, perché anche qui non c’è una versione univoca: ABC dice 27% e il Comune dice 31%.

I cittadini hanno bisogno di poche cose chiare e certe, invece qui emerge una grande complessità gestita in modo goffo e incauto i cui danni saranno visibili solo domani.

La sentenza fa emergere vizi di legittimità nell’iter.

Chi è a salvaguardia della legittimità degli atti di un ente? Ripetutamente abbiamo richiesto alla segretaria generale di certificare la legittimità dell’iter procedurale, e proprio in commissione trasparenza da me presieduta ha dichiarato che lo erano. Noi siamo rimasti della nostra idea e la forzatura che LBC ha voluto fare è stata, evidentemente, eccessiva.

Fra due anni finisce la consiliatura e si ritornerà al voto: quale percentuale avremo per quel momento?

Oggi è al 24% e l’assessore LESSIO aveva stimato per la fine del 2018 una percentuale del 40%.

 

ABC e Coletta: tutti appesi ad un filo…

schermata-2019-03-02-alle-12-58-43Si ostenta sicurezza in Comune, ma in realtà la sorte dell’Amministrazione Coletta è appesa a un filo: la sentenza del Consiglio di Stato in merito all’annullamento della gara dei rifiuti. Il Consiglio di Stato si è espresso il 21 febbraio ma la sentenza sarà nota entro il 21 marzo.

Coletta e LBC hanno puntato tutto, come in una giocata, sulla riuscita del loro progetto di “cambiare tutto”, e sono partiti dai rifiuti.
Appena eletti, hanno prima sospeso, poi annullato la gara fatta dal commissario che era arrivata al momento dell’apertura delle buste con le offerte. “STOP! Sceglie LBC. Si fa l’Azienda Speciale!

Certamente un ente può scegliere di farlo, ma deve dimostrare la convenienza per la collettività, se vuole evitare la gara pubblica.
Alla domanda se questa scelta fosse conveniente rispetto ad un affidamento esterno ha risposto la relazione ex art.34, quella redatta dal prof. Lucarelli della Federico II di Napoli, (costata €47mila) a base di tutti i documenti preparatori di ABC.

Peccato che quanto scritto non si è verificato, come ad esempio l’investimento in nuovi ed efficienti mezzi, il porta a porta, percentuali alte di differenziata…
E, se le bollette di fatto non sono aumentate (questo assessori e ellebiccini ci tengono tanto a sottolinearlo) il servizio, ahimè, non si discosta molto da quello che forniva la Latina Ambiente: gran parte dei mezzi sono quelli vecchi della Latina Ambiente (pure pagati €800mila da tutti noi!) con l’integrazione di altri presi in locazione; la forza lavoro è quella della Latina Ambiente.

E allora, mi chiedo, la convenienza dov’è? Dov’è il vantaggio per la collettività?

La relazione di Lucarelli garantiva quello che attualmente non è, e oggi il nuovo direttore generale ing. Ascoli, ritiene si arriverà a regime con quanto previsto dalla relazione di Lucarelli, se ci va bene, nel 2021.
L’Assessore Lessio e il capogruppo Bellini sostengono che, la certezza di dirigere noi e controllare noi l’azienda sia prioritario, come se il “noi” desse la garanzia della qualità del servizio. E si accontentano di dire che oggi è meglio di ieri.

Ma non è questo che valuterà il Consiglio di Stato.

Il PD ha sempre avuto una posizione diversa: in primis viene la comunità cui va destinato il servizio, servizio che deve essere efficiente (città pulita) e sostenibile (subito alte percentuali di differenziata) da subito.
Andava espletata la gara ed assegnato subito il servizio alla società che risultava la migliore: controlli rigorosi e nel frattempo ci si preparava per costituire eventualmente un’Azienda Speciale senza fretta e fatta per bene, se questo avrebbe garantito una gestione vantaggiosa: avremmo di fatto risparmiato ben 150mila di consulenze, €47mila di relazione ex art.34, avremmo beneficiato da subito di un servizio efficiente e l’Amministrazione Coletta avrebbe potuto concentrarsi su teatro, scuole, palazzetto dello sport, strade e mille altre questioni che, purtroppo a causa di ABC, sono risultate secondarie…

Ma soprattutto avrebbe potuto da subito dare risposte e conquistarsi la fiducia dei cittadini. Invece, a stento oggi ha la fiducia dei suoi.

Un’operazione azzardata, che è costata tempo, popolarità, consenso, focus…
Ed ora tutto dipende dal Consiglio di Stato: si andrà avanti con le difficoltà che Ascoli ci ha illustrato, o si dovrà fare marcia indietro e completare la gara del commissario? E sarebbe un bel casino.

Peccato: Coletta ha avuto una grande chance ma ha seguito consigli sbagliati.

L’ONESTÀ DISONESTA

Quando ponevo il serio problema dell’inesperienza politica brandita come una virtù in quanto sintomo di onestà, ricordo gli attacchi degli esponenti civici nei social: i futuri esponenti della politica locale e nazionale affermavano che quello non era il problema perché avrebbero imparato presto e fatto piazza pulita di tutto ciò che non era bene comune.

Dopo quasi tre anni in loco e quasi un anno a livello nazionale le pagine del libro LBC appaiono sbiadite, piene di cancellature e correzioni; il M5S si dimostra debolissimo e perde consenso di fronte al leone della politica con cui si è alleato.

Se l’onestà ha prodotto tutto questo, presta il fianco a chi afferma “meglio quelli di prima: rubavano ma le cose le facevano!”

Questo, non possiamo accettarlo.

Quello che aveva di buono la vecchia politica era l’alto senso delle istituzioni: non si poteva aspirare di candidarsi a consigliere comunale se non si era fatto un percorso interno al partito che prevedeva percorsi di formazione, esercizio della rappresentanza, partecipazione alle scelte di indirizzo che venivano poi trasferite dagli eletti nel campo degli organismi istituzionali. Insomma, non solo bisognava sapere cosa si andava a fare ma si era portatori di una cultura politica.

Oggi, i continui riferimenti a dati e numeri nei discorsi dei nuovi politici rivelano una mancanza di visione complessiva, priva di una progettazione a lungo termine, priva di una cognizione solida di cosa serve fare oggi per poter realizzare un progetto domani. I dati tecnici sono un paravento dietro al quale si nasconde l’ignoranza chiatta e miope: se i dati fossero gli unici elementi per scegliere, allora ci affideremmo direttamente ai tecnici come è stato per il governo Monti.

La sola onestà non basta a fare politica, anzi, rischia di aprire le porte alla disonestà.

Proprio perché non si posseggono gli strumenti della politica, il politico onesto ma ignorante diventa lo strumento del disonesto, dell’affarista, del mafioso.

Nelle pieghe dell’ignoranza, nel vuoto della memoria storica dei fatti amministrativi, nella debolezza di visione generale si nasconde il rischio di diventare disonesti… “a propria insaputa”.

Consiglio Comunale 28dic2018

REGOLAMENTO SUL CONTROLLO ABC
Ieri Consiglio Comunale. In seconda convocazione (e non è un dettaglio…): è sufficiente un numero inferiore di consiglieri per avere il numero legale. L’amministrazione sceglie la seconda convocazione per non incorrere in una spaccatura – che di fatto c’è ma così non inficia l’approvazione di punti che spaccano LBC. Uno per tutti, il Regolamento del Controllo Analogo dell’Azienda Speciale ABC.

17 i punti all’odg.:

  1. Piano di Azione 2018;
  2. Ricognizione delle Partecipate;
  3. Piano di Emergenza Comunale;
  4. Variazione di Bilancio per lavori strade
  5. Variazione di Bilancio per lavori scuole
  6. Contributi Asili Nido Comunali
  7. Variazione di Bilancio per festeggiamenti Natale 2018
  8. Variazione di Bilancio per passerelle mare e attrezzi giardinieri
  9. Variazione di Bilancio per acquisto autobus e transenne
  10. Variazione di Bilancio per mutuo pista ciclabile
  11. 2 Variazioni di Bilancio per debiti fuori bilancio
  12. Proroga termine esenzione TARI
  13. Convenzione Open Fiber
  14. Regolamento Scuole Infanzia Paritarie
  15. Regolamento Consulta Scuola
  16. Regolamento controllo ABC

Un fatto non irrilevante: alla fine non si discute proprio di ABC perché la maggioranza vota di rimandare la discussione del punto perché assente l’Assessora delle Partecipate per motivi di salute.
Si riaggiorna il Consiglio solo per questo punto al 10 gennaio 2019.

STORIA di due CONSULTE della SCUOLA di Latina.
Il 28 dicembre 2012 il Consiglio Comunale, su proposta del PD, vota all’unanimità la proposta di delibera n.186/2012 che istituiva la Consulta Scuola/Istruzione: doveva seguire un Regolamento per renderla operativa. L’amministrazione Di Giorgi lasciò invece tutto appeso. Consulta istituita ma solo sulla carta. Con la nuova amministrazione che in nome della partecipazione vuole dare un nuovo corso alla storia di Latina, spero che venga data applicazione alla nostra delibera che aveva già istituito la Consulta e che aveva solo bisogno di un Regolamento per iniziare a vivere. In Commissione mi dichiaro soddisfatta del Regolamento e faccio un plauso all’assessore che finalmente conclude un percorso già iniziato ma che s’era fermato alla sola istituzione.

Il 28 dicembre 2018, invece, l’Amministrazione a guida LBC fa finta che quella delibera del 2012 non sia mai esistita e, invece di dare semplicemente seguito ad un atto di Consiglio già approvato, fa finta che non sia mai stato approvato.
In Consiglio viene proposta l’istituzione di una seconda Consulta della Scuola che ora su chiama “Consulta Cittadina della Scuola”.

Ora ne abbiamo formalmente due: una su proposta PD approvata nel 2012, un’altra targata LBC.
Voler ignorare qualcosa non significa che quello non esista.

In un Ente  se un atto di Consiglio delibera qualcosa, non si può ignorarlo o pretendere che si cancelli da sé; o si attua, o si annulla o si revoca con un altro atto emanato dallo stesso organo. Queste sono le regole. Uguali per tutti, anche per LBC.
Visto che LBC non considera alcuna proposta che non abbia il timbro LBC, ora toccherà portare in Consiglio e votare la revoca/annullamento della delibera 186/2012 che istituiva la Consulta della Scuola che aveva una pesante colpa: non essere a firma LBC.
Autorefenziali, degni eredi del Marchese del Grillo.
Il PD ha votato comunque favorevolmente, ma ha fatto notare l’incapacità di riconoscere l’altrui lavoro.

VARIAZIONI per LAVORI di STRADE e SCUOLE
Nella megavariazione di bilancio che impegna circa €5ML per interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza di strade e scuole l’amministrazione non inserisce due lavori che il Consiglio Comunale aveva votato all’unanimità: il finanziamento di uno studio di fattibilità per la messa in sicurezza di via della Rosa e il semaforo a chiamata in Viale Le Corbusier davanti al Manzoni.

Quello che la giunta decide di fare si fa; quello che il Consiglio indica, non si sa se verrà fatto o no.
E invece è esattamente il contrario: il Consiglio dà un indirizzo e la giunta e gli uffici devono eseguire. Una delibera di Consiglio non è un scherzo, né un gioco collettivo, è un atto amministrativo che ha due possibilità: o viene realizzato o viene annullato o revocato da un altro atto dello stesso organo che lo ha emanato. Ma LBC non lo sa e agisce secondo regole di propria fantasia.

Di fatto ci ritroviamo con atti di indirizzo che non verranno mai applicati.
LBC non rispetta e mortifica le decisioni del Consiglio Comunale. Il PD ha votato a favore.

LA CULTURA
Il Natale
Variazione di bilancio di 125mila per finanziare il programma del Natale a Latina: un atto di coraggio da parte di un assessore esperto e competente preso in prestito da un partito (il PD) perché la politica culturale di LBC ha sonoramente fallito. Ecco dove l’assessore ha preso il soldi per il Natale:

-€40mila da spese di ufficio
-€30mila da interessi passivi
-€14mila dall’indennità di della presidenza del consiglio
-€4mila da turismo
-€6mila dal SUAP
-€18mila da registrazione sentenze
+€10mila dalla regione ecco come siamo arrivati a €125mila.

Ci voleva l’assessore Di Francia per avere il coraggio di fare le scelte che LBC pavidamente non riusciva a fare!
Anche qui il PD ha votato favorevolmente.

Il teatro
Ma c’è un altro punto molto rilevante: l’assessore ha sconfessato l’indirizzo di LBC che votò la delibera per affidare il teatro a privati.
Il 12 luglio 2017 LBC con la delibera n.48/2012 (leggi la notizia)
veniva decisa la concessione a terzi della sala del teatro mediante evidenza pubblica, con affidamento al vincitore del bando per tre anni, con un contributo da parte del Comune di 100mila euro, per la realizzazione di 40 spettacoli annui. Nel corso della stagione il Comune si sarebbe riservato lo spazio per venti eventi.
Il PD votò contro.
Ora se ne sono accorti anche loro, forse… e dalle parole dell’assessore alla cultura capiamo che non se ne farà più niente.
Ma chi comanda? Dovrebbe comandare il Consiglio Comunale…
Di fatto, una delibera di indirizzo c’è, ma sarà con tutta probabilità inapplicata e LBC fa ancora finta di niente.

ACQUISTO di DUE autobus nuovi
A pochi mesi dall’affidamento del servizio trasporti al nuovo gestore, il Comune delibera l’acquisto di due nuovi autobus per un importo di oltre €800mila.

Questa delibera è molto strana: il servizio TPL è eseguito con mezzi messi a disposizione del gestore. In sede di gara era previsto che CSC prendesse in carico 5 mezzi, i più recenti, da utilizzare nel servizio. Non è indicato, né si capisce perché il Comune debba acquistare questi mezzi e a chi li dovrà consegnare e in base a quali accordi contrattuali.
Perché viene disatteso l’art.12 del capitolato che espressamente dice che “l’affidataria potrà utilizzare la parte degli autobus costituenti la flotta di proprietà dell’ente con oneri e costi a totale carico dell’affidataria“, “l’affidataria dovrà disporre materialmente di tutti i mezzi necessari, Compresi quelli da utilizzare per le eventuali sostituzioni, entro la data di inizio del servizio, Pena la revoca dell’affidamento dello stesso.
La CSC ha offerto 271.000 km in più rispetto al finanziamento regionale che devono coprire anche altre linee: perché non viene utilizzato questo chilometraggio in più per coprire questa nuova linea?
Perché dobbiamo spendere questi soldi da bilancio? Cui prodest?
Il PD ha votato contro.

Il PD ha votato favorevolmente 8 delibere su 16: sappiamo riconoscere le proposte che fanno il bene della città, ma non perdiamo la lucidità quando si tratta di eccepire su scelte sbagliate o rilevare modalità discutibili se non addirittura meschine.

Il PD è all’opposizione e continuerà a svolgere la sua funzione di controllo e indirizzo che i cittadini ci hanno affidato.

NON LASCIAMO SOLA LA SCUOLA

schermata-2018-12-21-alle-11-38-03L’attentato all’Istituto Rosselli di Aprilia apre uno squarcio su una realtà che pensavamo esente da rischi: li violenza di massa sui nostri figli. Le immagini delle scuole degli stati uniti vengono improvvisamente richiamate dai fatti della scuola di Aprilia.

Esprimo la mia solidarietà alla Dirigente Scolastica dell’Istituto che si deve far carico di una riflessione profonda e di misure che contemplino anche evenienze di questo genere.

Di fatto, se avessimo una legge che consente di acquistare armi come in USA, ci troveremmo oggi di fronte ad una vera e propria strage.
Il Ministro Salvini spinga meno l’acceleratore per fomentare la paura, non solo perché i dati delle questure danno numeri diversi rispetto ai crimini, ma anche perché il problema di ragazzi che mettono su da soli un attentato con tanto di divisa, bombe costruite magari grazie a video su youtube, e poi si mettono a piangere, rivelano invece un’altra cosa: la pericolosità della fragilità.

I ragazzi sono persone in formazione. Lo ripeto: in formazione.
La scuola, che prende un cucciolo di uomo da quando ha 3 anni e lo lascia dopo 16 anni, gioca un ruolo importantissimo e in troppi casi è l’unica agenzia formativa.

Troppa responsabilità.

La famiglia è in profonda crisi (da zero a sei anni di forma il “copione” di vita che verrà poi solo attuato nei successivi anni); sempre più di frequente le famiglie si pongono in opposizione alla scuola come se dovessero “difendere” il figlio dalle “ingiustizie e dalle difficoltà” della vita.
Le società sportive spesso incentivano la competizione e la selettività, anche sotto spinta delle famiglie. L’organizzazione sociale e politica non riesce a tradurre in sistema ciò che la scuola va insegnando: la solidarietà, la cooperazione, l’integrazione, il merito, la fatica e il tempo per ottenere risultati. Tutto si deve avere subito, possibilmente prima di pagarlo. Una bugia che applicata in tutti i campi genera frustrazione e violenza.

Ecco allora, che la scuola rimane l’unica speranza per intervenire sulla formazione dei cittadini. Non entro nel merito della miriade di attività e progetti che realizzano le scuole, più o meno efficaci (qui le scuole devono mettere mano ai dati e capire l’efficacia dei propri interventi).

Prendo atto che la comunità scolastica ha un osservatorio e un raggio di azione privilegiato perché il 100% dei cittadini (per fascia d’età) passa per la scuola, nessuno escluso: bambini, genitori, nonni, associazioni, lavoratori del settore.
Se la scuola è un luogo dove si vive quello che si insegna, se la scuola è coerente con la propria mission, se l’umanità alimenta i rapporti interpersonali di tutte le componenti di una scuola essendo capace di superare i limiti formali, questa diventa come una famiglia, una vera comunità, una seconda “casa“.
Lo dico perché lo vivo in prima persona nella mia scuola e so che molte scuole sono così.
Solo questo potrà sviluppare anticorpi utili per costruire una società migliore.

Ma da sola la scuola, anche se la migliore, non può tutto.
Solo il raccordo con le altre agenzie formative (famiglia, sport, parrocchia, associazioni…) e la coerenza dei valori applicati e concretizzati in ambito politico e sociale ci garantiranno una copertura e una sicurezza al 100%

NON LASCIAMO SOLA LA SCUOLA.

ABC al di sopra di ogni… regola

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La campagna di ABC che invita a conferire correttamente i rifiuti dice “RISPETTA LE REGOLE”

I primi a non rispettarle sono proprio chi ha voluto ABC: dopo un anno di vita l’azienda speciale sfugge al controllo del Comune: senza regolamento sul controllo analogo, nessuno potrà mai controllare ABC.

Sta tutto qui il gioco.

Senza dati possiamo dire qualsiasi cosa: che l’azienda va bene, che l’azienda va meglio di prima, che l’azienda è in salute, che l’azienda produrrà utili, che l’azienda è il gioiello all’occhiello di questa amministrazione…

I fatti stanno diversamente: e non è cambiato nulla dalla gestione della raccolta rifiuti della curatela fallimentare della LtAmbiente.

Il sito non riporta informazioni fondamentali rispetto alle attività dell’azienda (verbali CdA…), non abbiamo avuto al 15 ottobre la previsione di bilancio dell’azienda e soprattutto mancano i documenti sui quali effettuare i controlli che il Comune deve operare nei confronti dell’azienda.
Non è un vezzo, è un obbligo di legge.
Praticamente, siamo fuori legge.

Dal 28 agosto il regolamento per il controllo analogo staziona in direzione generale dopo essere stato modificato in alcuni commi, come da suggerimento del dirigente Cappucci.
Da quella data non se ne sa più nulla.

Eppure nella lettera di accompagnamento firmata dal dirigente alle finanze e dal responsabile dei controlli su ABC c’era una sollecitazione forte a ultimare l’iter di questo atto, anche perché negli obiettivi del piano economico di gestione il termine per l’adozione del regolamento era ottobre 2018.

Ma a chi interessa che questo regolamento non venga adottato?
A chi interessa che non si controlli ABC?
Per quale motivo si vuole rallentare l’attivazione dei controlli?
Sarà forse perché l’azienda non è ancora in grado di poter rispondere a quei requisiti che il regolamento prevede
?

Ebbene, vediamo cosa dice la bozza di regolamento.

Si parla di relazioni periodiche con scadenze al 30 giugno e al 30 settembre sulla situazione economico finanziaria; si parla di relazioni trimestrali di cassa entro 45 giorni dalla scadenza del trimestre; si parla di un preconsuntivo di bilancio; si parla del rispetto delle modalità e della tempistica previste dalla normativa vigente e dalle linee guida impartite dal Comune; si parla della verifica dei crediti e debiti reciproci tra il Comune l’azienda da asseverare senza indugio e non oltre la fine dell’anno finanziario; si parla di un rapporto infrannuale relativo alla gestione del primo semestre; di un report sulla quantità e qualità dei servizi erogati; di un’analisi semestrale dei reclami; di un’analisi semestrale di Customer Satisfaction.

Si parla di obblighi rispetto a rapporti mensili sullo stato di attuazione del contratto di servizio; si parla di relazioni inviate con cadenza trimestrale rispetto alle segnalazioni da parte dei cittadini sulle carenze e i malfunzionamenti del servizio con sintesi delle operazioni compiute per il superamento delle criticità segnalate. Ogni sei mesi entro 30 giorni dalla scadenza del semestre ABC dovrebbe redigere un rapporto esaustivo sulle attività attivate sul proprio controllo di regolarità amministrativa; ogni sei mesi tutti gli atti inerenti le politiche di reclutamento del personale devono essere oggetto di controllo da parte del Comune; ogni sei mesi l’azienda deve relazionare alla commissione consiliare congiunta ambiente-bilancio…

Evidentemente questa amministrazione sta cedendo alla tentazione di non voler controllare la propria controllata, un po’ come succedeva anche per la LATINA AMBIENTE: zero controllo.

La finezza è che qui viene sottratto all’organo di controllo lo strumento per attuarlo.

Un po’ come far credere ad un bambino che gli si lascia guidare una macchina senza però dargli le chiavi.

Dimensionamento: la politica fallisce ancora.

Il caso dell’accorpamento del classico e del Vittorio Veneto votato e deciso in provincia non può passare inosservato in un momento storico in cui la partecipazione dei cittadini non è da intendersi come un atto di cedimento verso il populismo, ma come un momento indispensabile per creare coesione sociale e prevenire i conflitti.

Se la politica non comprende che le decisioni che coinvolgono i cittadini devono essere prese avviando processi di partecipazione, allora non abbiamo capito niente né di politica né di società.

In questo caso specifico, la prudenza è d’obbligo: quando le decisioni investono comunità intere, bisogna dare tempo alle parti di recepire e di vagliare nuove opzioni. L’accorpamento Classico-Vittorio Veneto/Salvemini è percepita come una “fusione a freddo” tra due istituti di orientamenti professionali e pedagogici completamente diversi tanto che sono istituiti con due DPR diversi. Inoltre, il classico ha un titolare dirigente, mentre il Vittorio Veneto/Salvemini è in reggenza.

Le parti che compongono una comunità scolastica sono molteplici: studenti famiglie, docenti e personale ATA che, seppur rappresentati in consiglio d’istituto, hanno bisogno di conoscere scopo, modalità e tempi di un cambiamento così importante, in sostanza necessitano di avere un piano di transizione quando si parla di rivoluzione. Perché essere definitivi invece che prospettare un periodo di due anni per capire le prospettive di ognuno? Perché, soprattutto, ragionare sul dimensionamento scolastico sempre a ridosso della scadenza?

Se la politica riconosce il valore della partecipazione e intende ascoltare invece che imporre, in casi che coinvolgono forti cambiamenti come questo dovrebbe operare con maggior prudenza e coinvolgere tutte le parti in un percorso di ascolto e di condivisione delle decisioni. Solo così si prevengono i conflitti che oggi e sempre vediamo in queste occasioni.

Pensiamo piuttosto a costruire un progetto di lunga visione per la riorganizzazione della formazione sul nostro territorio invece di ragionare di anno in anno e sempre su pressione di uno o dell’altro istituto. Perché non indire gli Stati Generali della Scuola della nostra provincia e costruire per il futuro un’offerta formativa che si possa distinguere per l’eccellenza e la sua aderenza alla vocazione di questo territorio?

Mi pare che la forza della protesta abbia decretato il fallimento della politica anche in questo frangente.

POLITICA del PERSONALE: L’AMMINISTRAZIONE COLETTA HA FALLITO.

img_0839Non è affatto come la vuol far apparire l’assessora: vi do’ qualche numero:

- 31 dicembre 2016 n. 514 dipendenti (fonte: DGM 67 del 2/3/2017)
- 31 dicembre 2017 n. 525 dipendenti (fonte: DGM n° 79/2018 del 09/02/2018).
- 26 novembre 2018 n. 517 (fonte: accesso agli atti).

Questi numeri  smentiscono l’assessora al personale del Comune di Latina e chiedono una lettura più schietta e onesta. Le cifre fotografano la realtà del personale del comune di Latina: oggi abbiamo 8 dipendenti in meno rispetto ad un anno fa, e solo 3 in più rispetto al momento dell’insediamento dell’amministrazione Coletta.

Che ci siano state, come ostenta l’Ente, 83 assunzioni dall’inizio della consiliatura è un dato che rivela la totale inadeguatezza della politica assunzionale ma soprattutto della gestione del personale: dove sono gli effetti concreti del tanto lavoro dichiarato dall’assessora? E a quanto ammontano i costi di delle assunzioni operate con scorrimento di graduatoria e che hanno generato il risultato di soli 3 dipendenti in più dall’inizio dell’era Coletta?

L’assessora al personale ha dichiarato che le legittime aspirazioni dei dipendenti sono alla base delle richieste di mobilità o di trasferimenti: di solito si aspira a posti che remunerino maggiormente o dove sussistano condizioni di avanzamento di carriera: ma quando si sceglie di andare in comuni più piccoli? Né lo stipendio né la carriera migliorano: chi va via è perché non ne può più di un ambiente gestito male e organizzato peggio, altro che benessere organizzativo! Il malessere, che i numeri stigmatizzano impietosamente, fa preferire uno stipendio più basso, un comune più piccolo, fa preferire di lavorare lontano dal comune di residenza  casa e mettersi in macchina ogni giorno piuttosto che rimanere al Comune di Latina con questa organizzazione e gestione.

Non uno ma vari dirigenti che questa amministrazione ha scelto, dopo aver sperimentato la pessima organizzazione, scappa da una realtà certamente complessa ma rivelatasi insostenibile per come viene gestita e diretta: basta andare a vedere quanti dei nostri dipendenti chiedono di partecipare a selezioni pubbliche di altri comuni…

Continui spostamenti di dirigenti (ultimo caso è il dirigente assunto perché laureato in architettura ma utilizzato in settore diverso), le rimodulazioni di servizi, lo sdoppiamento di funzioni all’interno dello stesso servizio (Decoro e Patrimonio), servizi “ribattezzati” che cambiano nome, dirigenti costretti a ricorrere ad avvocati per difendere le proprie prerogative, sono tutti elementi sintomatici di una situazione di confusione e cattiva gestione dei rapporti, che si naviga a vista e non si ha per nulla chiaro come si organizza e si gestisce una macchina amministrativa.

Possiamo anche assumere 200 dipendenti, ma se se ne vanno via 250 ce ne ritroviamo con -50.

Ritrovarsi a metà mandato con questi risultati significa aver sbagliato tutto.

Il sindaco Coletta apra gli occhi e guardi con coraggio dove sta la falla, perché la barca sta affondando.