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Valutazioni a caldo sul risultato del Referendum Costituzionale

IMG_5844(Qui il video integrale) Ho apprezzato moltissimo le parole di Renzi: parole di un vero presidente che non si nasconde, che non farfuglia, che si pone di fronte ad una verità che riconosce.  Si è preso la responsabilità dell’errore della personalizzazione, ed ha riconosciuto la vittoria di chi  ha bocciato la sua figura e il suo governo.

Nel suo discorso ha però anche dato valore alle idee e al lavoro del fronte del sì:  di fatto, chi ha espresso il SI ha votato nel merito di una riforma che voleva un cambiamento; chi ha votato NO ha espresso un giudizio negativo nei confronti di Matteo Renzi finalizzandolo alla caduta del governo.

Chi riparte da una idea in cui crede, dà vita al vero agire politico, dà vita alla vera Politica. Da qui possiamo ripartire.  E la vera politica è quella che  sa tradurre le idee in progetti concreti per il bene dei cittadini: le parole che non si traducono in proposte sono chiacchiere, sono un puro esercizio di potere e di vana gloria.

Non possiamo lasciare il campo ai Salvini, Brunetta, Grillo, D’Alema & Co. e ai loro adepti: dobbiamo esserci anche noi. E dobbiamo esserci con più forza e convinzione, con la forza delle proposte, mai del “contro” o in nome di idee che non sanno concretizzarsi.

La Politica non è filosofia e non sono chiacchiere: la Politica è un servizio ai cittadini per organizzare una convivenza equa, giusta e di benessere condiviso.

La vera politica è capace di “leggere” l’oggi, ed ha lo “sguardo lungo”, sa lavorare sodo, e alla fine concretizza.

Ripartiamo da qui.

Intervista del “Giornale di Latina” sul presente e il futuro del PD.

IMG_9473La vicenda dei numerosi arresti nei confronti di politici da noi contrastati in 4 anni e che alla fine abbiamo sfiduciato mettendo fine ad un’era, non ci coinvolge solo come politici e cittadini: ci coinvolge anche come membri di un partito.
L’inchiesta che nelle sue intercettazioni interessa l’avvocato Mansutti, fa male a tutti noi e mette il partito in una situazione di grande debolezza.
La giornalista Marianna Vicinanza – del Giornale di Latina – mi intervista sul presente e il futuro del Partito Democratico di Latina.
Riporto qui l’intervista come apparsa sul giornale di oggi, domenica 20 novembre 2016.

Restano i cocci del partito democratico [...] Chi dovrà raccoglierli però sono coloro che siedono in consiglio comunale, le leve del partito in assise ovvero coloro che hanno il compito di portare avanti l’azione dei democratici e che rappresentano il presente il futuro dell’azione politica per i prossimi anni nel capoluogo. Come Nicoletta Zuliani, tra i firmatari della lettera che chiede la sospensione di Mansutti, alla quale chiediamo da dove si riparte.

“Le scelte non le fai solo con enunciati e frasi di circostanza ma con azioni identificabili e riconoscibili. Le scelte che deve fare il partito devono andare nella direzione di un cambio di rotta: se fino ad ora il partito ha spesso rappresentato interessi di tipo elettorale, ora non lo può fare più, non può essere individuato come un contenitore per realizzare la propria “legittima aspirazione personale”. In un partito che è a servizio della propria comunità, le aspirazioni personali dei singoli politici non sono mai legittime, perché se sono “personali” non sono per il bene della collettività ma piuttosto per realizzare un proprio personale progetto.
In questo modo si piegano le scelte del partito e si orientano verso la realizzazione del proprio interesse elettorale o di carriera politica  piuttosto che nella direzione che la situazione, le circostanze, il territorio richiedono.
Il tempo di questi meccanismi personalistici è finito. È doveroso mettersi a disposizione del partito con il proprio tempo e le proprie competenze e laddove circostanze e territorio richiedono un candidato con caratteristiche diverse dalle tue è importante farsi da parte e lavorare per dare forza al progetto in un ruolo nuovo, diverso. Non perché si è costruita una rete di rapporti fitta in un territorio  bisogna necessariamente essere il cavallo prescelto per la corsa. Non si può ipotecare le scelte di candidature future su assetti e relazioni costruite oggi: se continuiamo così il partito non sceglierà mai liberamente! Gli equilibri, gli umori, le esigenze di un elettorato cambiano oggi in modo repentino…

Se reiteriamo lo stesso comportamento che ci ha portato al punto di grande conflittualità che viviamo oggi e quindi di grande debolezza, il PD morirà. Quanti di noi vogliono oggi un partito governato da “legittime aspirazioni personali”? Non lo vuole nessuno”.

La Zuliani si sofferma anche sul Mansutti.
“Mi dispiace che Maurizio non abbia fatto un atto elegante nei confronti del partito e della comunità democratica, perché lui è un signore nel suo modo di fare nei suoi atteggiamenti. Questo volersi imporre e costringere delle persone che pensano opportuno un suo passo indietro ad esporsi con un documento, non è da lui. Sono convinta che le sue dimissioni siano attese da tanti democratici e democratiche: il gruppo è più importante del singolo, e il gruppo va tutelato sempre.
Le questioni che riguardano Mansutti sono state identificate con il Partito Democratico, ma va chiarito che lui appare coinvolto in maniera personale e come tale deve agire scostandosi dal partito; non può portare il Partito Democratico dentro un giudizio pubblico orientato a fare sciacallaggio nei nostri confronti: in questo modo esponi il partito ad uno sciacallaggio vero e proprio.

Il percorso dei consiglieri del PD della scorsa consiliatura è un percorso di chiarezza per tutto ciò che abbiamo fatto; nel 2011 tanti di noi erano eletti per la prima volta e non avevamo legami con il passato né con portatori di interesse di nessun tipo. Le nostre battaglie le abbiamo portate avanti nell’interesse pubblico sempre. Questo lo voglio ribadire con forza.”

La responsabilità della coerenza.

IMG_5401Non mi piace il clima inquisitorio e di facile giudizio che si sente nei confronti dell’assessore Ciccarelli, come non mi piaceva, durante la campagna elettorale, vedere tutti i politici indiscriminatamente additati come responsabili dello scempio che era stato perpetrato nei confronti della nostra città. Indiscriminatamente.

Secondo quella visione tutti i politici erano parimenti disonesti e responsabili; anche chi aveva sempre agito onestamente, in trasparenza e difformemente da chi governava veniva messo nello stesso “fascio di erbaccia”.

Una equazione facile ed efficace quella del “politico=disonesto“.

Un principio che abbiamo cercato di contrastare in campagna elettorale affermando l’importanza della competenza perché la politica ha questo ruolo: scegliere mettendo a disposizione solida competenza e capacità amministrativa: un principio di buon senso. L’onestà, poi, è un prerequisito non negoziabile.

Ecco perché il buon senso e il buon ragionamento porterebbero a sostenere persone che dimostrano passione e capacità come la Ciccarelli.

Ma quale contesto abbiamo costruito?
Su quali principi abbiamo creato il sentimento pubblico con il quale noi tutti ci dobbiamo misurare?
È basato sulla competenza o sulla possibilità o meno di costrutti a discredito?
Il politico è molto soggetto al comune sentire e alla pubblica opinione più che al buon senso, purtroppo, perché si ricopre il ruolo di politico grazie al pubblico voto ottenuto a seguito di una pubblica esposizione e, spesso, di facili e pericolosi slogan.
Se abbiamo creato un’opinione pubblica al limite del giustizialismo, purista ed inflessibile e abbiamo rafforzato questo sentimento con una campagna elettorale spinta su questo versante, coerenza vuole che si agisca di conseguenza, e le dimissioni sono un atto implicito e indiscutibile.

Tutto ciò se crediamo che quel quadro costruito sia vero.

Se invece ammettiamo che quel quadro inflessibile e dalle tinte giustizialiste non sia veritiero e sia da smontare, dovremmo smetterla di dire “noi” e “voi”, e cominciare a RICONOSCERE il valore altrui e porlo alla base di ogni ragionamento e rapporto, a prescindere dai panni che costui o costei  indossa, spesso sporcati solo dal pregiudizio di chi li guarda.

Ora, però, c’è una responsabilità da esercitare con scelte imposte da un contesto e dal senso di opportunità; scelte che esulano dal piano personale.
Si tratta di una scelta politica.
Una scelta politica in capo al sindaco Coletta.

La farsa Di Giorgi-Fazzone

IMG_0129.JPGUn governo zoppo, che tira avanti come un malato terminale in attesa di morte naturale.

Questo è ad oggi la condizione dell’amministrazione Di Giorgi.

Mantenere le dimissioni date ad ottobre sarebbe stato un grande atto di onestà che avrebbe lasciato al sindaco Di Giorgi la dignità di chi ha il coraggio di guardare alle cose con occhio pulito e trarne le conclusioni.

A nulla sono valse le dimissioni dell’ex prefetto La Rosa chiamato per “ripulire” il settore urbanistica dalle sporcizie di interessi personali capaci di piegare l’interesse pubblico ad uso e consumo di chi ci vuole guadagnare.

A nulla è valsa la lenta fuoriuscita dalla maggioranza di consiglieri che uno alla volta si sfilano da uno pseudo-governo.

Quello che abbiamo oggi è un epilogo continuamente annunciato dai fatti ma che non si avvera mai.

Un Consiglio Comunale importante, quello di giovedì 30 aprile, che doveva approvare il Rendiconto di Gestione (con la nuova normativa se non si approva il rendiconto, si va tutti a casa).
Un rendiconto non approvato nel passaggio in Commissione Bilancio (mai successo nella storia di Latina, la maggioranza si è astenuta, come dire: “noi di Forza Italia siamo importanti e potremmo mandarti a casa“), ma ha votato favorevolmente in Consiglio.
Dopo aver approvato il Rendiconto di Gestione, che di fatto è un atto di sostegno forte, si alza un componente di Forza Italia e a nome del suo gruppo legge un documento. La sostanza è: il sindaco ci ha deluso, non abbiamo visto il cambio di passo annunciato, noi usciamo dalla maggioranza, gli assessori di FI si dimettono, e di volta in volta decideremo cosa votare analizzando ogni singolo provvedimento.

Una condizione stabile di ricatto. Fazzone, che coordina il partito Forza Italia, non ama Di Giorgi. Non vede valorizzata sufficientemente la sua componente nel contesto politico-amministrativo della città e della provincia, e vorrebbe giocare un ruolo da protagonista nelle sorti della città come scelta del futuro candidato a sindaco.

Ma quali sono le sue idee sulla Metro? E sui rapporti col gestore del cimitero? Che vorrebbe fare degli inquinati piani particolareggiati? Lasciarli così o rivederli? Come li considera?
E cosa pensa della questione rifiuti?

A noi questi temi interessano, non i giochi di potere.

I detentori del potere di questa città dimostrano ancora una volta di essere lontani anni luce dalla vita dei cittadini di Latina.

Il non decidere su questioni che riguardano i cittadini e dedicarsi unicamente a questioni di potere partitico è esso stesso una forma di dittatura e di disprezzo nei confronti della città: è un tradimento nei confronti di chi ha dato il proprio voto convinti che avrebbero avuto una città migliore.

Vengano davanti alla città e dicano a chiare parole quali sono i loro veri interessi.
E ammettano tutti di aver fallito.
Questa è una farsa, non è Politica.

L’assessore-prefetto Salvatore La Rosa si è dimesso

L’assessore-prefetto Salvatore La Rosa si è dimesso.

(leggi il mio precedente articolo sul’assessore divenuto scomodo)

Un “signore” in mezzo a tanti piccoli uomini.
E non perché i piccoli uomini siano necessariamente i politici, ma perché riconoscere cosa sia BENE COLLETTIVO e saperlo far vincere in mezzo a tanti interessi privati è da persone dalla statura moralmente alta e che hanno un senso dell’etica pubblica elevato.
La maggior parte lo ha considerato un “tecnico” perché non proveniente da un gruppo politico.
Certo, non un tecnico dell’urbanistica.
La sua specialità è la legalità, il senso delle istituzioni, il rispetto delle regole
Di fatto, però, essendo stato chiamato da un sindaco e avendo ricevuto una delega per suo conto, aveva accettato di entrare a far parte di una “squadra politica” che dovesse esprimere e realizzare precise linee dettate dal sindaco. Quando si esprime una linea politica su delega del sindaco, si diventa di fatto dei politici. Ma qual’è la linea politica che su delega del sindaco l’assessore La Rosa doveva incarnare? Certamente la linea della legalità, dell’onestà, della correttezza procedimentale in un ambiente, come quello dell’urbanistica, sfregiato da correttivi e forzature apportate da interessi privati.

Questa era la maschera che l’ex prefetto si è accorto che tutti indossavano: quella della della finta legittimità nonostante tutto, nonostante il responso della “Cassazione”, come la Regione Lazio era stata chiamata dal sindaco Di Giorgi e da lui stesso, nonostante il suo parere che, evidentemente, è stato considerato meno di quello di Tedeschini.

Ciò che lui aveva portato come contributo è stato smentito, rifiutato, rinnegato dallo stesso sindaco che lo aveva scelto. Restare avrebbe significato smentire se stesso, e questo, l’ex-prefetto, non lo avrebbe mai fatto.

Saluto l’assessore Salvatore La Rosa con grande stima e con un ringraziamento: in questo breve periodo lui ha veramente amato la nostra città, si è reso disponibile, ci ha messo la faccia, si è messo a servizio di un obiettivo nel quale lui ha creduto, ma si è accorto che era impossibile perseguirlo in solitudine.

Alla ricerca della verginità perduta

imageColpiscono i nomi dei tecnici che hanno accettato di collaborare col sindaco Di Giorgi a rivestire di legalità e trasparenza la logora amministrazione Di Giorgi: Laura Francalancia – docente di Economia – e Salvatore La Rosa – ex prefetto -.
Bilancio ed Urbanistica sono i settori in cui l’Amministrazione è più vulnerabile e il tentativo è quello di cercare un sostegno autorevole, una guida sicura.

Bilancio ed Urbanistica sono gli ambiti in cui è necessario un “cambio di rotta” vista la vicinanza al baratro in cui il Comune rischia di cadere per l’incuria e la spregiudicatezza con cui si è agito fino ad oggi: debiti fuori bilancio milionari causati da dimenticanze di sentenze nei cassetti lievitate a dismisura; partecipate incontrollate che generano debiti tutti a carico della parte pubblica, fideiussioni “farlocche”, contratti capestro, disinvoltura spericolata nelle varianti urbanistiche… di tutto questo dovranno occuparsi i due nuovi assessori.

Certamente faranno bene.
Ma un anno e mezzo per un’Amministrazione è quasi niente.
Un anno e mezzo passerà presto e non potranno certo, benché eccellenti, risanare in un batter d’occhio questioni incancrenite da decenni.

In cinque anni sarebbe stato certamente diverso il loro lavoro…

E allora, in fondo in fondo, i loro nomi saranno serviti più a ridare una parvenza di credibilità ad un sindaco che da sempre è in uno stato di “avvento” perenne, in attesa che qualcun altro gli risolva i problemi. La ricerca di una verginità persa da tempo e a ottobre, all’atto delle dimissioni, rivendicata, ostentata come se tutte le falle della sua amministrazione fossero imputabili a chi lo circondava, non a lui che sceglieva di chi circondarsi, spera di averla trovata con la nomina delle alte figure di La Rosa e Francalancia.

Ma le due punte di diamante della giunta non offuscano completamente la vista dei cittadini che notano, che per tutto il resto, non è cambiato niente: Nasso, Sovrani, Di Rubbo, Calvi, Pansera, Tripodi ed Enrico Tiero. Chi lo tirava per la giacca è ancora li, le bande citate nel discorso del sindaco sono tutte li.
Magari avesse fatto quanto promesso!!! Una giunta tutta tecnica…
E invece, piano piano, la “giunta tutta tecnica” si è ridotta di giorno in giorno dietro le pressioni e i ricatti di chi in maggioranza può permettersi di “chiedere” a fronte del crollo di “tutta la baracca”.
Ditemi voi, la possiamo chiamare una grande svolta?
Lo possiamo chiamare il nuovo corso?

A me sembra che il gioco dei quattro cantoni sia ancora il gioco più gettonato dell’Amministrazione Di Giorgi.

Consiglio Comunale fiducia a Di Giorgi: intervento della consigliera Nicoletta Zuliani

Ho analizzato a fondo il suo documento. Si sta parlando del governo di una città grande, molto articolata, con un pregresso molto problematico: un passato fatto di annunci, contratti capestro, promesse, sogni infranti.

La cosa più insopportabile è che tutto questo ha causato gravi danni economici e una speranza che lei ha saputo trasformare in disperazione.

Nel suo documento Lei parla di problematiche legate all’economia e allo Stato: è vero, i comuni sono ridotti ad essere gabellieri per conto dello Stato, ma oltre ai problemi economici che costituiscono un cappio al collo che consente poco margine di movimento, ci sono altri problemi che aspettano di essere affrontati e non sono economici, sindaco, ma hanno ripercussioni economiche, pur non essendo di natura economica. Sono di natura politicaorganizzativa, amministrativa.

Paragoniamo la gestione del Comune di Latina alla costruzione di una casa.

Intanto bisogna avere chiaro il progetto e il disegno, che si vuole realizzare: un palazzo, una villetta con giardino, un edificio con funzione di servizio, una casa dove vivere, da sviluppare, da offrire o da cui scappare… ma soprattutto bisogna capire con chi vuole finire di costruire questa casa. CON CHI è importante. La sua giunta, sindaco non va separata da queste linee di fine mandato.

Torno alla metafora della casa: io non vorrei che la mia casa fosse costruita da persone che cambiano continuamente, che lasciano un lavoro a metà, lavoro che va nelle mani di un altro, che lasciano il posto a tempo determinato perché non sono più miei amici o perché qualcuno batte i piedi più forte e va calmato o gratificato sotto il ricatto di mollare tutto e lasciarla senza maggioranza Ma che criterio usa, sindaco?
I cittadini hanno tutti l’impressione che questa “tarantella” come l’hanno definita, serve solo al potere.
NON SERVE AI CITTADINI.
Lei ha un potere, quello che nel 2011 le è stato messo nelle mani, che non ha realizzato quasi nulla di quello che si era prefissato e che, anzi, come lei ha definito, ha lavorato per i propri interessi particolari, personali, tirandola per la giacca, organizzato in gruppi di potere.

Invece oggi siamo qui, in perfetta continuità con ciò che ha fatto fino ad oggi, ovvero fare e disfare, dire e rimangiare il detto, posizionare e riposizionare, contrattare, dare e pesare. Tutto, sindaco, tranne che governare.
CON CHI vuole continuare a fare questo balletto infinito del governo della città?
Giunta tecnica, esperti luminari, fedelissimi, strillatori…

Mi pare che nulla sia cambiato: anche la sua prima giunta, la prima di una lunga serie, era fatta un po’ di tecnici e un po’ di politici. Ma è durata un paio di mesi… Dopo vari altri passaggi di cambio di giunta eccoci di nuovo qui a parlare di tecnici.

Ma a noi pare che l’unico ad essere estromesso sia il vicesindaco, nonché assessore all’ambiente…
Abbiamo capito allora chi era il problema.
Ora, si camminerà spediti, immaginiamo.

Voglio analizzare e commentare i punti elencati (non mi sembra che si possa chiamare diversamente) nelle sue linee di fine mandato.

Punto 1) Riorganizzazione della struttura organizzativa.
E lei crede che in un anno e mezzo possa ristrutturare una macchina amministrativa? In tre anni e mezzo ci sono stati servizi che hanno visto l’avvicendamento di ben sette dirigenti in due mesi.

Poi tra l’altro mi dovete spiegare come fate a valutare questi dirigenti quando sono costantemente spostati di servizio in servizio!
Cosa relazionano?
Cosa dicono di aver fatto?
Su quale raggiungimento di obiettivi verranno valutati?
Forse il vero obiettivo è che non siano valutati affatto?

La scelta di far ruotare i dirigenti è una scelta indicata dalla normativa sull’anticorruzione: ma credo sia stata male interpretata da voi perché un dirigente ha un contratto fino a tre anni in quei tre anni va valutato poi può essere spostato. Mi dica lei, lo ripeto, come si fa a valutare un dirigente se lo si fa stare anche meno di un mese a dirigere un servizio?
Il problema dei moltissimi onerosissimi debiti fuori bilancio che hanno tagliato le gambe a questa amministrazione è stata causata dal cattivo procedimento amministrativo ovvero i dirigenti lavorano male: chi doveva controllare non ha controllato, chi doveva accertarsi che le cose fossero fatte bene, non se n’è accertato e questo ha comportato  contenziosi in cui il Comune è parte soccombente. E giù a pagare e a inserire debiti fuori bilancio, somme sottratte alla collettività per pagare i danni di un cattivo lavoro.
Ho sempre denunciato l’inutilità dei dirigenti di area: solo oggi a tre anni e mezzo dal suo insediamento caro sindaco, lei si accorge che vanno eliminate le Aree.
Solo oggi a un anno mezzo dalle prossime elezioni lei vuole fare una rivoluzione di legalità: meno male che se n’è accorto.

IL TEMA DELLA LEGALITA’
Io non credo che lei stia facendo questo perché si è accorto solo ora che c’è il rischio di cadere nell’illegalità. Credo che lei sia costretto, che si stia arrampicando sugli specchi per poter usare una parola importante, una parola che qualifica chi la dice: legalità.
Ma l’operato di questa amministrazione è spesso sull’orlo della illegittimità: quando ho denunciato il caso del Capo di Gabinetto che firmava determine che non poteva firmare perché la sua era una nomina politica, e sappiamo che gestione e l’indirizzo politico sono due sfere assolutamente distinte negli enti locali, lei ha fatto lo spiritoso sui giornali, dicendomi con un hashtag di star serena, che l’avvocato MIGNANO non era stato defenestrato, (quando poi lo è stato realmente) non rispondendo assolutamente al punto centrale che era: si firmavano atti gestionali da parte di un incaricato della sfera politica.

Ho interrogato il Segretario Generale che mi ha risposto con una serie di citazioni di norme e di articoli di legge che non facevano altro che sottolineare quello che dicevo io.

Il presidente dell’OIVP che, come funzione, svolge quella di valutare le performance dei dirigenti del Comune di Latina, ha vergognosamente bypassato rispondendo laconicamente in quattro righe dicendo che a lui non competeva darmi questo genere di risposte: dovevo andare dal Segretario Generale.
Ma io dico, se una persona firma come dirigente non deve essere quindi valutato come dirigente?
Così funziona l’organo che deve vigilare che devi controllare che deve valutare la gestione del nostro ente?
Ma ricordiamolo: i membri dell’OIVP sono nomine politiche. E qui, quando il controllore è nominato dal controllato, non possiamo che aspettarci che un operato assolutamente compiacente.

La macchina amministrativa, con i suoi dirigenti, è quello che si interfaccia con i cosiddetti colletti bianchi, con i professionisti, con l’esterno della nostra società civile professionale e imprenditoriale. Fatto sta, che successivamente al Capo di Gabinetto di nomina politica è stato impedito di firmare altri atti gestionali, e l’ingegner Le Donne,  nominato dirigente dello staff del sindaco, ha praticamente rifatto tutte le determinazioni con impegno di spesa precedentemente firmate dal Capo di gabinetto facendo variazioni irrisorie rispetto alle cifre dell’impegno di spesa per poter giustificare la nuova determinazione e renderle finalmente valide.

Ho voluto qui riportare questo episodio della vita di questa amministrazione non solo perché me ne sono occupata personalmente, ma perché ritengo che forzature della norma, deroghe alle regole in questi tempi rappresentano esattamente quello che è lo spazio all’interno del quale si insinua l’interesse privato, l’interesse dei cosiddetti colletti bianchi, quello a cui alludeva il questore De Matteis quando parlava di presenza della malavita nel nostro territorio…

E come siamo attrezzati per contrastare questo che è il problema dei problemi?

I DIRIGENTI del COMUNE di LATINA
Ebbene questa macchina amministrativa ègestita da 19 dirigent.
A parte il fatto che con 19 dirigenti su 500 dipendenti noi abbiamo una media di un dirigente ogni 26 dipendenti, media assolutamente inaccettabile.
Porto l’esempio di un comune virtuoso, quello di Trento, che ha 1500 dipendenti e attualmente sta lavorando per abbassare il numero dei propri dirigenti da 35 a 25, il che significa portare il rapporto dirigente dipendente da 42 a 60.
Ripeto noi abbiamo un rapporto di un dirigente per ogni 26 dipendenti.

Questo è assurdo.

Questi dirigenti vengono valutati in base a criteri e parametri stati individuati ne lontano 2005 dal Segretario Generale Brusca, parametri che andrebbero aggiornati perché il peso dell’operato dei dirigenti è sempre più importante all’interno di un’amministrazione, il costo sulla macchina amministrativa che spesso molti procedimenti amministrativi errati costano è pesante sulle casse della nostra città e lo vediamo con i debiti fuori bilancio che pesano per milioni di euro.

E qui voglio segnalare un’anomalia a mio avviso inaccettabile.

I dirigenti devono fornire delle relazioni rispetto agli obiettivi che vengono prefissati per ogni servizio entro la fine di ogni anno.
Ci sono dirigenti che non firmano neanche una determinazione, ci sono dirigenti che non presentano relazioni ormai da due anni, ci sono i dirigenti che costano comunque ogni anno all’Ente delle somme che in totale ammontano a oltre € 700.000 di stipendio base senza contare poi il resto che viene dato raggiungimento dell’obiettivo, ovvero a presentazione della relazione.

Io mi chiedo in che modo la spending review vieni attuata nel nostro comune rispetto ad una dirigenza che va valutata, sindaco?
E questi sono temi importanti.
Questi sono temi cui dobbiamo dare risposte attraverso una gestione che non deroga alle norme, che non forza la norma per poter ottenere il raggiungimento di un obiettivo privato, personale.

In questi anni di vostro governo è stata gradualmente depotenziata l’avvocatura comunale, appesantendola con contenziosi di minima importanza come quelli della TIA per poi andare a chiedere pareri pro veritate e spendere soldi pubblici per usare avvocati esterni all’ente aumentando così il livello clientelare delle relazioni.
Ricordiamolo il parere proveritate di € 10mila sulla variante di Borgo Piave…

Troppe volte invece questa amministrazione si è trovata a lavorare, ha scelto di operare al limite del legittimo se non oltre il limite della legalità, e questo ce lo sapranno dire soltanto le inchieste che andranno avanti.
Inchieste sindaco che pesano eccome!

PERENNI PROROGHE
In commissione sport abbiamo sempre sottolineato come fosse anomala la gestione del campo sportivo Francioni, come fosse anomala la gestione del campo sportivo senza un rinnovo del contratto, come fosse anomalo che nessun provente entrava nelle tasche del Comune di latina con una società che stava riscuotendo un grande successo, e quindi, anche economicamente, doveva e poteva contribuire alle casse dell’ente pubblico.
E invece avete fatto finta di niente.
Sono dovuti intervenire i giudici con le loro inchieste.

Si va avanti in regime di proroga su troppi fronti: ricordiamo le concessioni per impianti sportivi, proroghiamo gli incarichi con firme di un capo di gabinetto che non possono essere ritenute valide, proroghiamo incarichi a dirigenti che non presentano le relazioni del loro operato per l’anno precedente, proroghiamo per le mense, proroghiamo per le strisce blu, rimandiamo le scelte importanti, rimandiamo il tema del cimitero, rimandiamo il tema della metro, rimandiamo il tema del regolamento dei contributi alle associazioni che è pronto e non viene mai portato in votazione per essere adottato…
Ma qui parliamo di elargizioni ad associazioni con l’unico criterio che sono amiche di chi governa perché ancora non avete portato in votazione il regolamento per l’assegnazione di contributi!!!!!!

Lei è assolutamente coerente: in perfetta continuità con le linee di inizio mandato, caro sindaco. lo ripeto, lei è perfettamente in linea con se stesso, con il se stesso che ha governato fino ad oggi.
Non le sto a raccontare lo stupore delle persone che mi hanno chiamato per chiedermi se ci fosse altro rispetta le linee di fine mandato: si aspettavano che il documento che noi andiamo a votare in questo consiglio fosse più approfondito più preciso, che riportasse dettagli ed elementi più chiari.
E invece no.
Ho dovuto dire che era tutto lì. E commenti sono stati: “ma questo è il niente del niente”!
Faceva prima a fare un tweet.

URBANISTICA PARTECIPATA
Punto 3 Urbanistica e Territorio.
Ma secondo lei, a fine mandato, è possibile redigere un nuovo Piano Urbano Comunale Generale impostato sul minor consumo del suolo e sul recupero urbanistico di aree dismesse di siti degradati?
Ma come fa a credere possibile una cosa del genere? Non era forse da fare a inizio mandato? Perché non l’ha fatto?

Tra l’altro la nostra amministrazione si è dotata già da due anni di un ufficio e di un dirigente addetto all’urbanistica partecipata.
Ora, l’urbanistica partecipata è un tema assolutamente complesso, moderno, e che risponde alle esigenze di partecipazione dei cittadini che in questi ultimi tempi abbiamo visto prorompenti nella nostra città.
Rispetto a questo servizio di urbanistica partecipata io feci due anni fa un’interrogazione perché non comprendevo come mai il dirigente che veniva selezionato per questa importante settore non potesse essere anche un architetto un ingegnere, ma, secondo la nostra amministrazione, doveva essere unicamente un avvocato.

Ma andiamo a leggere quali sono i compiti di questo dirigente addetto alla urbanistica partecipata: attività di consulenza e supporto tecnico giuridico per la predisposizione degli strumenti di governo e trasformazione territoriale, con particolare attenzione alle possibilità perequative al coinvolgimento dei soggetti sociali nella costruzione delle scelte di piano: ripeto il coinvolgimento dei soggetti sociali nella costruzione delle scelte di piano.
Sono andata a ricercare la relazione che la dirigente ha fornito all’ente per poter ottenere nuovamente l’incarico come  dirigente del servizio urbanistica partecipata: a parte il fatto che non risultano relazioni all’ufficio controllo del Comune di Latina preposto al controllo e alla valutazione dell’operato dei dirigenti, bensì la relazione che mi è stata fornita era la copia di quanto serviva semplicemente per poter aver rinnovato l’incarico per l’anno successivo, ma a parte questo ripeto, le parole contenute nella relazione, ovviamente, contenevano il senso dell’urbanistica partecipata ma ahimé, non hanno realizzato nulla di tutto ciò altrimenti non avremmo avuto cittadini che insorgono e che si sentono violentati da una classe politica che opera unicamente a favore degli operatori edili, dei costruttori, e degli interessi privati.

Ma cosa quest’amministrazione non ha messo in campo?
L’urbanistica partecipata prevede un ufficio che si occupa unicamente di interfacciarsi con gruppi di cittadini suddivisi per aree a seconda dei vari interventi che devono essere operati su porzioni di città, per avviare un dialogo e proporre modifiche all’assetto urbanistico ascoltare i cittadini con le loro proposte ed integrarle, infine, nel progetto finale.

Ovviamente, un ufficio siffatto, opera con personale qualificato ma soprattutto con operatori e funzionari che hanno a cuore il dialogo con i cittadini che sanno organizzare momenti partecipativi e di integrazione dei contributi.
Non ho mai visto operare la nostra amministrazione in questo senso.
Eppure paghiamo un dirigente quasi €40mila l’anno per svolgere questo servizio.
Quando si compra una casa, un appartamento, e lo si acquista anche perché di fronte c’è una bella area verde, l’amministrazione si deve far carico di comunicare ai cittadini che l’assetto urbanistico viene modificato, tanto più se si è dotati di un ufficio preposto all’urbanistica partecipata!

Non si può continuare a pensare che l’amministrazione cerca sempre di fregare il cittadino!
Non si può continuare a vivere in questo clima in cui il cittadino deve armarsi contro l’amministrazione, contro l’istituzione che deve SERVIRE la collettività!
Non è possibile che ogni categoria di cittadino debba far ricorso ai propri politici di riferimento per veder difesi i propri diritti, non le proprie velleità, i propri diritti fondamentali come quelli dei portatori di handicap che quasi scendevano in piazza x il trasporto a scuola.

MARINA di LATINA
Ma secondo lei abbiamo bisogno di un assessore alla marina? Perché CIRILLI non andava bene? Allora era lui il problema? I lavori del plus vanno avanti se c’è una macchina amministrativa esigente, corretta, che lavora dentro i tempi. Un assessore non fa la differenza.

UNIVERSITÀ:
lei ha messo dentro diritto allo studio, nuove facoltà, un campus per fare esperienze di aggregazione dentro la città…
Queste sono le ricette per un rilancio dell’università? ad un anno e mezzo dalla fine del mandato? Non dobbiamo piuttosto consolidare, rafforzare quello che c’è perché in un anno e mezzo non è possibile farlo diventare quello che lei scrive.

Concludendo: sindaco, lei ha citato Giorgio La Pira, politico e sindaco come lei, cristiano che ha iniziato il percorso di beatificazione. Il vero politico non si limita a reagire, ad eseguire, a fare “quel che deve essere fatto”, ma rischia per creare le condizioni per fare altrimenti, per fare il nuovo, per generare la città.