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Il PD ascolta la scuola: il mio intervento

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Punto focale e rivoluzionario è la qualità: qualità del corpo docente, qualità dell’offerta formativa di una scuola, qualità dell’intervento didattico, qualità del risultato.
Non so se vi è mai successo: ragazzi studiosissimi, bravi scolasticamente parlando, ma incapaci di inserirsi in modo assertivo nella società, incapaci di scegliere, fragili se la vita impone loro un cambio improvviso di direzione.
Mi chiedo: ma cosa insegniamo a questi ragazzi?
Perché usiamo criteri e parametri prettamente scolasti per valutarli quando il mondo non li valuta allo stesso modo? Perché i parametri e i criteri di valutazione della scuola si distaccano così tanto dalla prassi con cui la vita li valuta, li premia o li punisce?

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Noi cerchiamo di dimostrare che chi vale va avanti, chi lavora sodo ottiene risultati. Ma funziona così fuori della scuola?
I ragazzi sono sempre più svegli e disincantati e sanno che fuori della scuola purtroppo il merito vale poco. Ecco che allora a scuola si fa fatica a motivarli: tra scuola e società c’è incoerenza, se non schizofrenia. Il principio che loro vedono muovere le cose è “riesci se hai gli agganci giusti”, non credono che se sono veramente capaci potranno vincere nella vita.
Familismo ottocentesco, mentalità paternalistica e foriera di cultura mafiosa.
Primo obiettivo, dunque, sincronizzare la società con la scuola, (non il contrario).

C’è un gran discutere su come valutare i docenti: voglio risolverla con un concetto molto semplice, perché, secondo me, non vogliamo osservarla dalla prospettiva più vera.

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La valutazione delle scuole e dei docenti è già in atto.
I genitori sanno benissimo dove mandare i propri figli. Sanno distinguere gli insegnanti che vogliono e quelli che non vogliono per i loro figli. Sanno decidere quale scuola è la migliore per la formazione dei propri figli: riconoscono la qualità.
Basta applicare a noi insegnanti i criteri che usiamo noi stessi, se genitori, per scegliere la scuola o gli insegnanti per i nostri figli.
Come voglio che sia l’insegnante di mio figlio? Sono sicura che le risposte sarebbero le stesse. Ecco i criteri e i parametri per valutare i docenti.

Sempre sul versante docenti, assistiamo ad una palese incapacità da parte dei vertici della scuola di gestire casi, chiamiamoli così, “critici“: ci sono, e non sono tantissimi per fortuna, ma ci sono insegnanti che causano danni importanti sui bambini o gli adolescenti. Questi casi di docenti “problematici” vanno affrontati dal punto di vista normativo in modo coraggioso.
Perché i dirigenti non hanno gli strumenti per tutelare i ragazzi prima che sia troppo tardi? Spesso si arriva al “caso” per risolverlo nel momento in cui i media costringono a venire ad una soluzione. Perché arrivare a questo punto?
In Commissione Istruzione nel mio comune c’è la proposta, condivisa da tutta la maggioranza, di valutare l’ipotesi di istallare delle videocamere nelle aule degli asili nido perché i genitori possano controllare… E perché non nelle scuole dell’infanzia? E alle elementari?
Ebbene, dobbiamo essere capaci di intervenire prima noi come istituzione.

E da ultimo vorrei sottoporre un errore di sistema: l’Italia è l’unico paese, L’UNICO PAESE in cui le lingue straniere vengono insegnate in classi di abilità miste fatte di studenti appartenenti a livelli che vanno da principiante a intermedio. Le lingue straniere devono essere insegnate per classi di competenze omogenee o l’azione è inefficace. Tra le materie con risultati meno buoni nel biennio delle superiori c’è appunto l’inglese.
La valutazione in decimi per le lingue straniere è assolutamente fuori da ogni standard internazionale di valutazione. Le competenze di uno studente possono solo chiamarsi beginner, elementary, pre-intermediate, intermediate, upper-intermediate o advanced: tutto il resto non ha alcun riscontro nel quadro internazionale.

Fraternità in politica?

Molti avranno forse sorriso allo stridore della parola fraternità associata alla parola politica. O forse si è pensato a quanto fosse ingenuo associare le due parole.

Ma come si fa a parlare di fraternità in politica? Perché il vescovo Crociata, da poco insediato nella diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, parla di fraternità in politica? (leggi testo integrale)

Anche io sono convinta che la fraternità è ciò che in questa fase di crisi di riferimenti e di indirizzi può aiutare a scrollarsi di dosso gli orpelli ideologici e le cattive prassi sociali: è l’anello mancante alla rivoluzione che ha segnato la storia culturale d’Europa – LIBERTA’, UGUAGLIANZA, FRATERNITA’ – è la “cenerentola” dei cardini della Rivoluzione Francese che ha trovato nell’idea della solidarietà un surrogato efficace ma non risolutivo delle disuguaglianze ed esclusioni che il capitalismo e liberismo economico hanno generato. (La solidarietà è derivata da una concezione scientistica e materialistica della società che riconosce l’interdipendenza degli esseri umani con uguali bisogni primari non garantiti dal sistema economico vigente e pertanto compensati da un atteggiamento solidarista incoraggiato anche per i suoi effetti coesivi sulla società).

Parliamo chiaramente: la fraternità in politica non è darsi pacche sulla spalla, non è il “volemose bene” tra colleghi di diversi partiti, non è il fine del nostro agire, bensì la forma del nostro agire, uno stile, una pratica quotidiana di gesti comunitari, di gesti sociali e per questo politici.

I molti che sono venuti in contatto con l’idea della fraternità come categoria politica (leggi un approfondimento) spesso cadono nella semplicistica conclusione che fraternità come categoria politica significhi lavorare per giungere ad un orizzonte comune di pensiero, o di orientamento politico, oppure la capacità di trovare dei punti in comune.

Non è così.

Fraternità in politica significa lasciarsi mettere in discussione: lasciarsi mettere in discussione dall’altro, dalla sua vita, dal suo pensiero, dalla sua cultura, dalle sue esigenze…
Fraternità in politica significa sospendere le proprie capacità sintetiche per il tempo che si deve al vero ascolto dell’altro.
Si tratta di una pratica di riconoscimento e di legittimazione dell’altro e della sua alterità (con la pretesa di mantenere questa alterità!)

Nella vita politico-amministrativa succede che questa modalità venga talvolta esplicata all’interno dei lavori delle commissioni: il numero dei consiglieri è ristretto (non più di 12-14) e rappresentativo di tutte le forze politiche elette. Nell’analisi delle proposte, degli atti amministrativi, dei documenti di bilancio, dei regolamenti il riconoscimento e la legittimazione che viene riconosciuta reciprocamente rispetto alle competenze di ogni consigliere e/o della dignità delle proposte porta spesso a trovare unanimità. Su temi come gli asili nido, gli orti sociali, le consulte, le barriere architettoniche è stata trovata unanimità di indirizzi, ma poi, nell’attuazione che necessita del passaggio agli uffici capita che le priorità cambino: la burocrazia rallenta le procedure e il politico responsabile dell’attuazione dell’indirizzo si lascia distrarre da tanti piccoli interessi particolari che affollano le scrivanie.

Mentre l’uguaglianza e la libertà mettono l’accento sui diritti del singolo, il concetto di fraternità decentra l’agire, sposta l’accento sull’altro

  • eliminando i privilegi
  • prendendosi cura dell’altro
  • dando priorità ai rapporti con le persone (comunità, face to face)
  • intendendo l’uguaglianza come appartenenza ad una sola famiglia

I politici non sono solo espressione del popolo (e quindi anche della varietà delle tipologie di persone), ma influiscono sulla vita della collettività ostentando uno stile che per la natura altamente comunicativa che la vita politica ha nella nostra società mediatica, è di per sé imitabile ed imitato.
L’incapacità di sciogliere questioni legate a ruoli, lo stallo rispetto a numerosi temi legati a deliberazioni di Consiglio mai attuate, l’assenza dal proprio ruolo con conseguente stagnazione della vita amministrativa sono tutte sfide che si potrebbero vincere se la propria vita politica fosse vista come un servizio, invece che un privilegio.

Un servizio che svolgiamo nei confronti dei nostri fratelli-concittadini.

Raccomandata dai forconi…

Ho aspettato un po’ per comprendere meglio la protesta dei forconi. A Latina sono presenti in piazza del Popolo da qualche giorno, un numero sparuto di persone: a detta loro avrebbero immobilizzato l’Italia e consigliavano di acquistare scorte alimentari come in tempi di guerra.

Intanto emerge una figura di “leader”. Guarda caso: un nostro concittadino.

Non voglio soffermarmi sulla Jaguar, sulle dichiarazioni sugli ebrei, sulla minaccia di bruciare i libri… 

Voglio lasciar parlare loro – ho tagliato ed incollato qui un intervento scritto su FB – e faccio seguire poi una brevissima riflessione.

forconi“Questa mattina mentre si manifestava, in piazza del popolo arriva una signora gravamente malata, si lamentava del comportamento dei servizi sociali di latina che non gli dava una mano, dopo il comizio di calvani una delegazione di cittadini hanno chiesto e ottenuto, un incontro con il sindaco giovanni di giorgi…. alcuni minuti di attesa e ricevuti dal sindaco…. ascoltata la storia di questa povera donna il sindaco immediatamente ha sollecitato i servizi sociali, risolto il problema un ringraziamento di cuore al sindaco di latina per il gesto nobile nei confronti di questa povera donna…. ci voleva il sindaco a risolvere il caso, il suo delegato l’assessore fanti detta da questa signora e sempre stata latitante…. la delegazione dei cittadini ha chiesto pubblicamente a voce alta la rimozione della fanti…. grazie sindaco….”

Una protesta che vuole racchiudere in sé tutto il disagio del popolo italiano è una protesta nella quale tutti dovrebbero sentirsi rappresentati. Molti, invece, non provano sintonia: c’è qualcosa che stona.

Manca, infatti, una visione sociale. Come si fa a dire “grazie sindaco” per aver pensato alla vecchietta malata. “Nobile” per essersi interessato personalmente
Un sindaco deve far funzionare la macchina amministrativa PER TUTTE le signore anziane e in difficoltà… Nobile è lavorare perché  TUTTI siano importanti, non che uno diventa più importante dell’altro perché riesce ad avere le attenzioni del potente di turno. Il sindaco ha la responsabilità del lavoro di TUTTI i suoi delegati: gli assessori sono infatti “delegati” da lui ad occuparsi della cosa pubblica secondo le SUE linee e indicazioni nei vari ambiti: è come se fossero una cosa sola! Gli assessori sono espressione del sindaco!

I forconi sono incappati nel peggior vizio italiano: quello della strada privilegiata, quello del canale privato per la soluzione dei problemi, quello clientelare.

La povera signora, ha ottenuto quello di cui necessitava.
Ahimé, con una raccomandazione da parte del nuovo movimento rivoluzionario dei forconi.

A tutte le altre signore in difficoltà dobbiamo dire:
mi dispiace, v’è andata male.

Ma quale cultura?

Il Piano esecutivo di gestione è stata esaminato oggi in Commissione Bilancio. Al settore culturale le stesse cifre dello scorso anno
Nicoletta Zuliani spinge per intercettare i fondi europei attraverso personale adeguatamente formatosatricum-foto

È stato analizzato questa mattina in Commissione Bilancio il Piano esecutivo di gestione 2014. Il documento previsionale assegna al settore della cultura circa 70mila euro, ovvero la medesima cifra stanziata lo scorso anno per lo stesso settore.

«Sono briciole – afferma la consigliera del Partito democratico Nicoletta Zuliani a fine seduta – somme irrisorie che non bastano ad investire su un patrimonio culturale importante che se opportunamente sostenuto e valorizzato potrebbe incrementare la forza attrattiva della nostra città. Per l’amministrazione comunale i beni culturali sono evidentemente un costo, non una risorsa. Ma non c’è da stupirsi considerato che la città è priva da anni di una politica culturale né ha un assessore specifico al settore o un interlocutore politico con cui interfacciarsi sui temi della cultura».

euPer la consigliera democratica servirebbe un’impostazione diversa orientata anche ad intercettare i finanziamenti e le risorse messe a disposizione dall’Unione europea per favorire la promozione della cultura attraverso il sostegno di iniziative meritevoli. «L’Italia – spiega la Zuliani – riceve circa 30 miliardi di fondi Ue che però restano inutilizzati, quando con la crisi attuale dovrebbero essere una manna. E se non saranno spesi entro il 31 dicembre 2015 ritorneranno a Bruxelles. Per cogliere le chance offerte dall’Europa servono progetti validi e persone con conoscenze e competenze specifiche, che conoscano per esempio le lingue straniere considerato che i testi dei bandi dell’Ue sono disponibili solo in inglese, francese e tedesco. Posto che ad oggi nella nostra amministrazione non ci sono persone in grado di intercettare questi fondi, sarebbe il caso di avviare al più presto una politica di formazione per il personale attualmente impiegato oppure si potrebbe utilizzare personale già formato ricorrendo ad esperti esterni».

La Zuliani, nel corso della seduta, ha anche voluto ricordare i punti del programma della coalizione di centrodestra proposti in ambito culturale, sbandierati dal sindaco ai tempi in cui è stato eletto, ma mai realizzati (e ignorati dagli altri consiglieri di maggioranza):

  • infrastrutture moderne, adeguate e accoglienti;
  • 
il Mela Park (Multimedia Eventi Laboratori Artistici), cittadella alle porte della città che doveva ospitare eventi fino a ottomila partecipanti;
  • laboratori di produzione artistica;
  • il nuovo conservatorio;
  • un centro multimediale;
  • una vetrina per le imprese del territorio;
  • spazi nel verde per gli sport minori.

La Zuliani ha chiesto in Commissione se almeno sono state avviate le procedure necessarie alla realizzazione di uno o più punti di questo programma, ma non ha avuto alcuna risposta in merito.

«È scandaloso – conclude la consigliera – che ci si presenti ad una competizione elettorale forti di punti programmatici che poi, una volta vinte le elezioni, non trovano attuazione ma restano solo sulla carta e finiscono nel dimenticatoio. Nessun Piano esecutivo di gestione dell’era Di Giorgi ha infatti mai contenuto questi sette punti, che evidentemente altro non erano che bugie dette ai cittadini».

Cities for Life, il Pd interpella il sindaco

«Vogliamo sapere se Latina è ancora una città contro la pena di morte e come l’amministrazione intende sostenere la campagna a cui ha aderito un anno fa» La consigliera del Partito democratico di Latina Nicoletta Zuliani ha presentato un’interrogazione (leggi il testo dell’interrogazionefoto)  al sindaco Giovanni Di Giorgi per sapere se Latina vuole continuare ad essere una città contro la pena di morte e per capire se l’amministrazione comunale aderisce ancora alla campagna “Cities for Life – No Justice without Life” e come pensa di farlo considerato che tutte le iniziative organizzate nell’ambito della campagna promossa dalla Comunità di Sant’Egidio sono state puntualmente disertate.

La Zuliani vuole vederci chiaro e andare fino in fondo alla questione per cui Latina risulta tra le 1600 città nel mondo ad aver aderito alla campagna internazionale per l’abolizione della pena di morte, ma di quest’adesione non c’è traccia alcuna: l’amministrazione ha formalmente aderito all’iniziativa nel novembre 2012, ma non ha mai comunicato la sua partecipazione al progetto ai cittadini tanto meno ha preso parte agli eventi legati alla foto 1 campagna. Così, dopo la denuncia a mezzo stampa, la consigliera democratica chiama in causa il primo cittadino, che tra l’altro trattiene in sé la delega alla cultura, per avere lumi sulle intenzioni dell’amministrazione in merito.

Il Comune ha mancato di rispondere alla richiesta degli organizzatori internazionali rispetto alle modalità con cui Latina intendeva aderire all’iniziativa né ha partecipato con un qualche delegato all’incontro con l’ex condannato a morte, Shujia Graham, tenutosi lo scorso 28 novembre al liceo Manzoni. Eppure era stata caldamente e più volte invitata a farlo.

«Sono gravi mancanze per una città che si fregia di essere vicina agli ultimi» afferma la Zuliani che ha deciso di rivolgersi direttamente al sindaco per sapere «per quale motivo la città non ha partecipato ad alcuna forma di sostegno visibile all’iniziativa; se è vero che la mancata illuminazione della Torre Civica il 30 novembre, gesto simbolico condiviso da tutte le altre Cities for Life, è dipesa dai costi eccessivi, così come è stato comunicato verbalmente dagli uffici ad un rappresentante di Cities for life; se l’amministrazione ha cambiato linea rispetto alla decisione dello scorso anno di aderire a “Cities for Life” e, in caso aderisse ancora all’iniziativa, come intende contribuire alla cultura per la vita promossa dalla campagna».

«Finora non è stato fatto nulla – chiude la Zuliani – ci aspettiamo quantomeno delle spiegazioni. Spiegazioni che l’amministrazione deve prima di tutto ai cittadini».

Latina è Cities for Life, ma nessuno lo sa

L’amministrazione diserta un incontro organizzato nell’ambito della campagna presso l’aula magna “I.Salvezza” del Liceo Manzoni di Latina.

«Latina è annoverata tra le città contro la pena di morte. Il Comune ha aderito esattamente un anno fa alla campagna “No Justice without Life”, ma nessuno lo sa e anche la stessa amministrazione comunale sembra Latina city for lifeessersene dimenticata». Lo sottolinea la consigliera del Partito democratico Nicoletta Zuliani che ha scoperto che a ridosso del 30 novembre del 2012 il Comune ha fatto esplicita richiesta perché la nostra città facesse parte delle Cities for Life, richiesta che è stata accolta. Per cui Latina, come testimoniato sul sito www.citiesforlife.santegidio.org  risulta tra le 1600 città nel mondo ad aver aderito alla campagna promossa dalla comunità di Sant’Egidio per l’abolizione della pena di morte nei paesi in cui vige ancora l’istituto e in difesa del diritto alla vita dei condannati nel braccio della morte.

«Eppure – rende noto la Zuliani – sul sito del comune non c’è traccia di quest’adesione. Non solo: ieri, presso il liceo Manzoni, si è tenuto un importante incontro con un ex condannato a morte Continue reading

CERCASI segno concreto di valorizzazione femminile

La consigliera Zuliani chiede un segno concreto di valorizzazione del contributo della “donna” alla costruzione della società.

L’occasione si presenta attraverso l’indizione concorso indetto da Toponomastica femminile e FNISM (Federazione Nazionale Insegnanti) e rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, finalizzato a riscoprire e valorizzare il contributo offerto dalle donne alla costruzione della società.

Attraverso attività di ricerca-azione si vogliono individuare e descrivere, nel contesto territoriale della scuola, itinerari di genere femminile in grado di riportare alla luce le tracce delle presenze femminili nella storia e nella cultura del Paese.

Il lavoro consiste, attraverso la ricerca storica, nell’individuazione di donne che si siano distinte per le loro azioni, per l’attività letteraria, artistica e scientifica, per l’impegno umanitario e sociale o per altri meriti che alunne e alunni riterranno significativi nel territorio di riferimento.

Una ricerca anche a livello geografico e urbanistico, a partire dall’osservazione della città, del quartiere e delle sue strade, dalla ricostruzione e dallo studio delle dinamiche del suo sviluppo riflettendo sulle ragioni delle intitolazioni presenti e su quelle di tante esclusioni o assenze femminili.

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Attacco al villaggio della Legalità: rispondiamo con le scuole

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«Agli attacchi reiterati contro il Villaggio della legalità di Libera di Borgo Sabotino dobbiamo reagire in maniera forte, attraverso la scuola, un percorso formativo e i giovani». La consigliera comunale del Partito democratico Nicoletta Zuliani propone di utilizzare il Villaggio della legalità dedicato da Libera ad Serafino Famà come centro di propulsione alla legalità.

«Non possiamo non interpretare questi attacchi – continua la Zuliani – come una pressione che sta continuando a fare chi evidentemente si sente disturbato da una tale presenza. Noi come amministrazione, come Comune e come cittadini dobbiamo rispondere in maniera organizzata, forte e intelligente, recuperando la struttura non solo attraverso finanziamenti per rimetterla a posto, ma attraverso un protocollo di intesa tra Csa (ex provveditorato), Comune e dirigenti scolastici di ogni ordine e grado per programmare un triennio in cui si concentrino in questo villaggio momenti formativi ed eventi che le scuole organizzano ogni anno per mettere in rilievo di i risultati delle attività didattiche e per esaltare la parte artistica e creativa dei ragazzi».
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FONDI EUROPEI, IL COMUNE ESCA DALL’IMMOBILISMO PER ENTRARE NEL FUTURO

Siamo capaci, oltre a farci revocare i finanziamenti come per la scuola di via Cimarosa, anche a farceli assegnare?” Questa la domanda della consigliera del PD Nicoletta Zuliani che sprona l’amministrazione a rispondere ai bandi relativi al programma PROGRESS per il periodo 2007-2013.

La Commissione UE ha infatti stanziato 3,6 milioni di euro per finanziare 10-15 progetti che dovranno concentrarsi su due priorità: il “Divario di retribuzione tra uomini e donne” e l’ “Equilibrio di genere nelle posizioni decisionali del mondo economico”.

20130711-074957.jpg Il bando è rivolto a ONG, parti sociali, università, istituti e centri di ricerca e prevede la possibilità di coinvolgere come partner di progetto soggetti come le autorità locali e regionali, i ministeri e gli organismi di parità. I progetti proposti dovranno mirare a generare un valore aggiunto a livello europeo, apportando benefici per più di un Paese e rafforzando le sinergie e la cooperazione al di là dei confini nazionali, pertanto sono fortemente incoraggiati progetti e partnership transnazionali e non verranno presi in considerazione progetti che richiedano una sovvenzione inferiore a 250.000 euro. Le proposte possono essere presentate fino al 28 agosto 2013.

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Contributi alle associazioni culturali: tutto fermo in Comune

I consiglieri comunali del Partito democratico Cozzolino, Sarubbo e Zuliani preparano un emendamento al prossimo bilancio per finanziare il bando con 50mila euro
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«Era il mese di Luglio 2011 e sono passati quasi due anni da quando abbiamo presentato in Consiglio Comunale l’emendamento al Bilancio per stanziare contributi economici in favore delle associazioni culturali della nostra città. È stata una delle primissime proposte che abbiamo all’inizio della consiliatura a testimonianza del nostro impegno per la promozione della cultura a Latina». I consiglieri comunali del Partito democratico e componenti della commissione cultura Alessandro Cozzolino, Omar Sarubbo e Nicoletta Zuliani, tornano sull’istituzione di un bando pubblico per aiutare le associazioni culturali, sportive e di promozione sociale premiando il merito e la qualità dei progetti presentati.20130423-071202.jpg
Il Consiglio Comunale approvò all’unanimità la proposta e nei mesi successivi la commissione cultura si mise al lavoro per redigere la bozza del bando pubblico oggi nella disponibilità degli uffici preposti.

«Dopo 22 mesi, inspiegabilmente, ancora non è stato pubblicato il bando e non è stato stanziato un euro – denuncia Cozzolino -. Nei fatti ai cittadini impegnati nella cultura e nel sociale viene negata un’opportunità, un aiuto concreto e vengono lasciati soli. Siamo molto turbati. Perché questi ritardi? Perché il Sindaco e la Giunta se la prendono comoda? Forse si sono pentiti di aver votato a favore della nostra proposta?». A oggi l’unico strumento a disposizione di un’associazione per ottenere un contributo economico al Comune consiste nel “chiedere al Sindaco” al quale è concesso un potere discrezionale, immenso e ingiusto di concedere oppure negare l’aiuto.

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