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VADEMECUM per la scelta del proprio candidato

Voglio offrire una lista di punti che secondo me un candidato a rappresentare i cittadini deve soddisfare. Personalmente pretendo molto da chi vuole gestire una cosa grande come la mia città: deve soddisfare tutti i punti, nessuno escluso.

Onestà.
La prima cosa che tutti vogliamo da un politico è che sia onesto, perché la gestione della comunità comporta la gestione di soldi, tanti soldi e questo richiede una dose di onestà enorme. Ci sono elementi oggettivi per verificare l’onestà di una persona: la fedina penale, il certificato del casellario giudiziale sono certificazioni che attestano i provvedimenti definitivi in materia penale, civile e amministrativa a carico della persona. Ma ci sono anche modi meno ufficiali per capire se un candidato è onesto oppure no: vedere se rendiconta le sue spese elettorali, se paga le tasse oppure no, se si fa fare lo scontrino o la fattura, se gira con un macchinone e dichiara di essere sulla soglia della povertà, se promette lavoro o altro in cambio del voto…
Considerazione personale: il gruppo di cui faccio parte ha richiesto a tutti i candidati, per statuto, di esibire il certificato di casellario giudiziale all’atto della candidatura. I traffichini si riconoscono facilmente: basta non votarli.

Coerenza.
La coerenza si testa sulla vita e la storia di una persona in modo diacronico: in questo ci possono essere d’aiuto le persone che la conoscono e in una cittadina come Latina non è difficile: colleghi di lavoro, persone che hanno avuto a che fare con lui/lei.
Altro elemento: una persona/politico che cambia idea/partito frequentemente non garantisce certo la stabilità e l’affidabilità che si richiede ad un amministratore. Come fare per verificarlo? Basta girare un po’ su internet e fare una ricerca.
Considerazione personale: se lo/la vediamo un po’ di qua e un po’ di là, evidentemente o non ha le idee chiare o è andato dietro a qualche interesse personale che gli veniva garantito ora da questo ora da quello.

Professione.
Ce l’ha un lavoro? Questa è una domanda importantissima. Molti politici di professione non hanno “né arte né parte”, nel senso che non hanno mai lavorato, non hanno un’occupazione e se non facessero i politici sarebbero con tutta probabilità dei disoccupati. Se si va a vedere, moltissimi dei politici che ci hanno amministrato non hanno, ad esempio, un percorso di istruzione lineare né un’occupazione: i loro curricula sono nel sito del comune di Latina disponibili a tutti. Ovviamente chi vuole evitare, non specifica dove è stato conseguito il suo diploma.
Per leggere i curricula basta scrivere questo indirizzo www.comune.latina.it/cognomepolitico/
Considerazione personale: chi non lavora, ha bisogno della politica e questo pone il candidato in una condizione di dipendenza dalla politica per cui si è pronti a qualsiasi cosa pur di essere eletti.

Conoscenza della materia amministrativa.
Molti candidati, non sanno cosa sia un atto amministrativo, un debito fuori bilancio, la Pretura Regionale della Corte dei Conti, il patto di stabilità e cosa implichi; non sanno come si scrive né cosa sia una mozione, un’interrogazione, un dispositivo, un emendamento; ignorano il PEG, una posizione organizzativa, un accertamento, l’iter per l’approvazione di un regolamento…
Eppure questi sono gli strumenti di lavoro per un amministratore, sia di maggioranza che di opposizione. Conoscerli e non conoscerli fa una grande differenza: l’efficacia della propria attività.
In politica, come in chirurgia, chi  si improvvisa, uccide.
Considerazione personale: io pretendo molto da chi vuole rappresentarmi. Il fatto di sapere che sia un parente non lo rende certo un migliore amministratore, anzi aumenta la prassi clientelare. Quindi voglio che sia competente.
Uno che deve guidare un Boeing 747, ovvero la seconda città del Lazio, non può improvvisarsi pilota se ha solo portato una bicicletta: ci farebbe schiantare.

Trasparenza.
Un ex o un aspirante consigliere che si ripresenta alle elezioni o un neo candidato devono poter essere trasparenti nel loro operato passato e presente. Un modo è offerto da internet che rende disponibili, se il candidato le ha messe in rete, tutte le sue precedenti attività, i suoi interventi, le sue scelte e le motivazioni.
Considerazioni personali: chi non è “leggibile” non è trasparente e non è degno di rappresentare chicchessia perché evidentemente ha qualcosa da nascondere.

Reperibilità.
Un rappresentante del popolo deve poter essere contattato dai propri elettori con i quali è chiamato ad instaurare un rapporto di collaborazione. Se il politico fornisce il suo recapito telefonico o la sua email o è reperibile su FB o sul proprio sito significa che non ha paura di essere contattato dai propri elettori, non ha la paura del confronto ed è pronto a collaborare.
Considerazione personale: chi non fornisce recapiti di alcun genere non vuole essere “scocciato” e considera il cittadino una rottura di scatole.

Valutazione.
Questo aspetto è importantissimo. Un politico DEVE essere valutato non per la consanguineità o la parentela, ma per il suo operato. E neanche per i favori che mi ha accordato. Quanti politici forniscono elementi e materiali riscontrabili, leggibili, consultabili?
Ho elementi per valutare il suo operato in politica? È documentato e accessibile il suo lavoro tale che io possa farmene un’idea?
Facciamo una verifica su internet.
Considerazione personale: se il politico viene votato a prescindere dal suo operato, significa che, forte del suo consenso fidelizzato, continuerà a farsi i fatti suoi ogni volta che verrà eletto in cambio di piccoli favorucci (lampione davanti casa, pratiche velocizzate, asfaltatura strada di casa…)

Programmi.
Quali sono i suoi programmi per la città? Sono possibili? Sono finanziabili e realizzabili?
Molti candidati promettono titoloni da giornale senza spiegazione di come questi progetti possano essere realizzati: sogni per il popolo. È importante verificare se quei progetti siano realizzabili e come possono essere finanziati: con fondi di bilancio? Con fondi europei? Con project financing? C’è la capacità progettuale o va ricercata fuori del comune? Come viene assegnata la progettazione? Con evidenza pubblica o ad amici che hanno promesso e garantito il sostegno elettorale?
Queste sono tutti elementi che un candidato che fa proposte è tenuto ad esplicitare. Se non lo fa è preoccupante…
Considerazione personale: la fattibilità dei progetti è importante. Oggi che le risorse finanziarie sono ristrette, solo chi è veramente competente ed onesto saprà realizzare i suoi progetti.

Clientele.
Promette favori personali?
Chiunque prometta un lavoro o un interessamento personale a fatti e situazioni particolari, chiunque dia buoni benzina con bigliettini elettorali, chiunque prometta velocizzazioni di pratiche in comune o simili, chiunque vi chieda la carta di identità per verificare il vostro voto, questi usa metodi mafiosi ed è da far sparire dallo scenario politico.
Non votatelo, o Latina non resusciterà mai.

COME SI VOTA?

Un brevissimo video che può aiutare a capire come si voterà il 5 giugno 2016

Referendum Trivelle: sì o no? I ragazzi di Latina protagonisti

image“Conoscere per capire e valutare consapevolmente è la base di ogni scelta politica”

Al referendum meglio votare sì oppure no? È la domanda che si sono posti i ragazzi del gruppo  Awareness (in italiano: “consapevolezza”) di Latina, che hanno quindi deciso di organizzare, in collaborazione con Nicoletta Zuliani, candidata al consiglio comunale del Partito Democratico per Enrico Forte sindaco, un incontro-dibattito sul tema delle trivellazioni in mare.
L’appuntamento è per martedì 12 aprile alle 18:00 presso l’Open Point di Corso della Repubblica, 88. A sostenere il fronte del “sì” sarà Gustavo Giorgi di Legambiente, mentre a spiegare le ragioni del “no” sarà Giorgio De Marchis, esponente del Partito Democratico.

imageNon è possibile restare indifferenti quando sono i ragazzi stessi a chiedere di partecipare alle scelte politiche. Scelte importanti, perché in questo caso influenzeranno il futuro dell’ambiente che li circonda e quindi anche il loro futuro – spiega Zuliani – Per loro, neo maggiorenni, sarà la prima volta alle urne e si sono messi a disposizione per l’organizzazione purché si organizzasse questo incontro, perché ci tengono ad agire in modo informato e consapevole, dopo le opportune valutazioni. La caratteristica dell’approfondimento sarà infatti l’equilibrio delle posizioni sostenute, a scopo puramente informativo. Sono molto felice di aver collaborato con loro, perché credo nella politica come risposta ai bisogni delle persone ed il bisogno di conoscenza è sacrosanto. Poi quando questa necessità arriva dai giovani, diventa a maggior ragione un dovere di cittadino, prima ancora che politico”.

Chi merita il mio consenso?

    imageHo letto l’appello di Francesco Miscioscia su LatinaQuotidiano e mi ha sollecitato ad una riflessione.

    In questi anni di mandato elettorale mi sono resa conto di quanto sia importante la partecipazione dei cittadini e la loro scelta attraverso il voto.

    No, non ho scoperto l’acqua calda: ho avuto modo di riflettere su questo in modo più approfondito avendo vissuto in prima persona gli effetti del consenso dei cittadini ed averli visti anche sui miei colleghi della maggioranza.

    Spesso si va a votare pensando di voler dare forza alla propria “squadra politica” come se si trattasse di una squadra di calcio. Il sentimento che viene sollecitato dai politici locali è spesso quello di far sostenere la persona cara, il parente, l’amico, o il politico che si è dimostrato vicino facendoti qualche favore, per vincere la competizione elettorale buttando la’ qualche idea fantasiosa e del tutto utopica per la città.
    Mi si deve spiegare perché la consanguineità diventa un criterio di scelta per la rappresentanza politica e amministrativa: essere un “parente” ti fa diventare in automatico un politico migliore?
    Perché ci sentiamo “obbligati” a dare il voto ad un parente?
    Cosa lo rende più capace di usare gli strumenti politici amministrativi rispetto ad un altro?
    Forse che il fatto di averlo a disposizione, a portata di mano ci fa sentire più protetti?
    O il voto diventa un “obbligo morale familiare” e quindi espropriato della sua importante funzione sociale?
    Cosa cerchiamo nel politico che ci governa: una certa “vicinanza” per poter facilmente risolvere i nostri piccoli/ grandi problemi personali, oppure la capacità di equilibrio, la competenza di saper governare situazioni complesse, difficili continuando a valorizzare l’apporto dei cittadini che lo hanno sostenuto?

    Certamente il peso della responsabilità nelle elezioni è tutto in mano all’elettore che con la sua matita può fare e disfare il futuro della propria città; poi però, questa responsabilità passa nelle mani di coloro ai quali abbiamo dato il POTERE di fare ciò che hanno dichiarato in campagna elettorale.

    Al termine di un’esperienza amministrativa la responsabilità ritorna nelle mani dei cittadini, degli elettori che a questo punto dovrebbero usare il criterio del MERITO: i politici che ho votato meritano ancora di avere la mia fiducia?
    Hanno usato bene il potere che io gli ho dato per governare bene questa città? Questo, secondo me, dovrebbe essere il criterio che guida i cittadini nella scelta di chi dovrà gestire i problemi e le risorse del proprio territorio.

    Il nostro voto è soggetto a diverse spinte.
    Uno è il sentimento della fidelizzazione o del restare fedeli, molto simile al sentimento che ci lega ad una squadra di calcio (e qui a Latina queste mie non sono solo parole…).
    Mi chiedo spesso ma è questo il criterio che ci deve guidare alla scelta di chi deve gestire non solo me, ma tutta la comunità? Una persona, ad esempio, che si è dimostrata incapace, o ininfluente o dannosa all’interno della compagine amministrativa può continuare a riscuotere la mia fiducia di cittadino? Oppure, una persona onesta ma inesperta è lo strumento migliore per poter cambiare in meglio la nostra città? Basta l’onestà per essere il politico giusto per gestire i problemi e le risorse del nostro territorio? Come se noi scegliessimo il chirurgo che ci deve operare in base alla sua onestà: ok lo voglio onesto (questo dovrebbe essere un default per chiunque) ma… avrà la mano ferma? Sarà abbastanza esperto? Quante persone ha già operato? Quanti ne ha salvati? Quanti non gli sono morti sotto i ferri?

    In questa società che risente molto dell’immagine, più sei conosciuto e bello più hai opportunità di essere votato perché memorizzato, perché “esisti” come immagine sui media, al di là del tuo operato. La scelta, allora, avviene in base al viso, se è simpatico o antipatico, o a come si presenta, se se strilla di più o di meno…

    Credo che l’onestà, la coerenza dimostrata nel proprio lavoro e nella propria vita, essere indipendenti economicamente dalla propria carica, avere una testa propria e non rispondere ai diktat di altri, sono requisiti importanti per chi rappresenta una comunità, probabilmente imprescindibili.

    Sono i requisiti base, ma non sono sufficienti, non sono gli unici.

    Ad un politico che rappresenta una collettività deve essere richiesto molto, molto di più: è come metterlo alla guida di un aereo con a bordo tante, tante persone.
    Bisogna conoscere il funzionamento della macchina che si guida altrimenti non si va da nessuna parte: il funzionamento riguarda gli atti amministrativi, la gestione dei servizi, del personale, dei dirigenti, i rapporti con gli altri enti… I tempi di attuazione dei progetti e dei diversi procedimenti amministrativi, ad esempio, impongono una memoria storica senza la quale spesso si rischia di prendere decisioni dannose: l’inizio dell’iter del project financing del cimitero, risale al 2006, e le decisioni prese oggi necessitano di scavare indietro nel tempo o oggi si rischia di fare scelte sbagliate.
    Gli stessi piani particolareggiati risalgono come inizio iter, alla fine anni ’80, inizio anni ’90
    È esattamente come quando vai dal dottore e lui ti chiede dello stato di salute dei tuoi genitori o dei tuoi nonni.

    Un altro elemento importante che si aggiunge all’onestà, alla trasparenza e alla conoscenza degli strumenti amministrativi, nonché alla memoria storica, è la capacità di sapersi relazionare politicamente e di mantenere coesa una compagine politica.

    I sindaci non cadono per mano delle opposizioni, bensì per mano di membri interni alla maggioranza che fanno mancare il sostegno necessario. Se una compagine politica di maggioranza si è formata in base a interessi di categorie o interessi personali intrecciati tra di loro, prima o poi crolla perché non ha come priorità il bene collettivo bensì l’interesse dei singoli esponenti, e ne abbiamo esempi eclatanti nel nostro piccolo territorio pontino.

    Il nostro rappresentante, quello che scegliamo, è capace di saper sempre anteporre il bene comune ai propri interessi insieme al proprio gruppo? È capace di armonizzare il proprio lavoro con quello del suo gruppo?

    Perché, un’altra cosa che ho imparato, è che la politica non si fa da soli. Un singolo consigliere può sbraitare, può proporre mozioni meravigliose, ma ha bisogno del voto degli altri per poterle realizzare, almeno del suo gruppo.
    E forse non basta neanche questo: mozioni votate all’unanimità da tutto il consiglio non sono state mai realizzate, messe in atto. (guarda Al Karama, le Consulte della Scuola e dell’Infanzia, istituite e mai costituite, e molte altre…).

    Ai nostri politici, a quelli che ci rappresenteranno dobbiamo chiedere molto, molto di più:

    • onestà, coerenza, trasparenza.
    • saper lavorare in gruppo e collaborare.
    • conoscenza del mondo politico-amministrativo e dei suoi strumenti.

    E poi, facciamoci una domanda: al di là di quanto a me possa piacere, è la persona che ci vuole per la mia città?