Ma ci credono davvero?

image Un fenomeno in aumento dalle ultime amministrative del 2011: a Latina tutti vogliono fare il sindaco e tutti credono che lo saranno!

Possibile che ogni candidato creda davvero di poter vincere le elezioni pur rappresentando soltanto una percentuale ad una cifra?
I sondaggi, a seconda di chi li commissiona, danno cifre diverse ogni volta: quello commissionato alla Ipr Marketing (5000 persone intervistate) dava in testa Enrico Forte con il 29% e a seguire Calandrini e Calvi al 19% con la Sovrani ad un incredibile 8% e Coletta a 15%.
La Deligo (815 persone intervistate) dice Calandrini in testa al 28% Forte al 26%, Coletta al 24%, Calvi al 14% e tutti gli altri candiati al 7%. Sovrani scomparsa…
E la domanda rimane: “Ma ci credono davvero di poter diventare tutti sindaco?”

Certo che no!
Il problema è che lo lasciano credere ai loro sostenitori.

Se i candidati ad una cifra di percentuale credessero davvero di essere eletti sindaco, sarebbero persone ingenue, e l’ingenuità non esiste in politica.

Trovo però assai improbabile che ex assessori e politici di lungo corso come Tripodi, Sovrani, Chiarato e professionisti più o meno estranei alla politica, ma non ingenui, come Lemma, Savastano, Calvani, De Monaco possano credere a questa remotissima ipotesi.
E allora?

L’unica risposta possibile è che sono dei bravi calcolatori.

Con la percentuale ad una cifra (almeno il 3,5% circa) il massimo che si può ottenere è solo una persona in consiglio comunale: il candidato sindaco.
Ma i candidati sindaco ad una cifra, i conti li sanno fare molto bene: è molto più facile avere una croce sul proprio nome già scritto sulla scheda piuttosto che far scrivere agli elettori il tuo nome sulla scheda… nell’urna, anche scrivere un nome nella riga giusta diventa difficilissimo.

Un candidato sindaco (con un 2%, 3% o 8%) sa benissimo che non arriverà mai al ballottaggio, ma lo fa credere…

E cosa succede quando, al ballottaggio, gli ormai ex-candidati a sindaco dovranno decidere chi sostenere?
Succederà questo: prima del voto andranno dall’uno o dall’altro a contrattare il peso del loro appoggio. “Cosa mi dai se al ballottaggio faccio votare te? Un assessorato? Una presidenza di commissione?”.

Ecco finalmente svelato il perché della presenza di tutti questi candidati sindaco!
Si presentano alla città come candidati a sindaco, ma con l’unica – non esplicitata – prospettiva di acquisire peso e potere contrattuale al momento del ballottaggio per ottenere qualcosa in cambio: un ruolo in giunta o una poltrona di presidente di commissione o altro ruolo.

I candidati sindaco dovranno ringraziare mille volte i loro tanti sostenitori delle liste che lo hanno appoggiano, per aver portato voti e per aver creduto in un progetto che si rivela conveniente… solo per lui, unico rappresentante in consiglio del gruppo.
E quanto conta un singolo consigliere in Consiglio? Ben poco se non “fa gruppo” con altri: non può essere in tutte le commssioni e può solo molto parzialmente venire a conoscenza di fatti che riguardano la città.  In Consiglio Comunale o si è in maggioranza, o si è in opposizione.

Ma, se alla fine della giostra i candidati sindaco dovranno scegliere di stare in maggioranza o all’opposizione, e quindi con l’uno o con l’altro candidato in ballottaggio, non era meglio mettersi insieme e fare il percorso della campagna elettorale insieme contribuendo ad un progetto comune dandogli una maggiore forza?

Non mi sembra a favore del bene comune distinguersi in campagna elettorale per poi andare a finire con l’uno o con l’altro in maggioranza o in opposizione: più onesto sarebbe unirsi prima e contribuire ad un progetto senza personalismi.

Ecco spiegato come, con una piccolissima percentuale e con un distinguo fatto all’inizio come improbabile candidato a sindaco, si ottiene qualcosa nonostante sia siano perse le elezioni.
Una bella matematica: perdi ma guadagni!!

E se non si sceglie né l’uno né l’altro candidato per il ballottaggio è come dire: “Muoia Sansone e tutti i filistei”. Alla faccia del bene comune.

La politica oggi ha bisogno di semplità di ragionamento e onestà di posizioni, non di tatticismi a servizio dei singoli interessi.
Chi crede veramente in un progetto deve essere pronto a fare un passo indietro per lavorare a quel progetto, perché l’unione fa la forza: il distinguo fa l’interesse del singolo.

La logica della frammentarietà che ha generato ad oggi 11 candidati sindaco a Latina non porterà altro che un aumento degli interessi personali. Votare un evidente candidato sindaco perdente che andrà a contrattare qualche cosa per sé al momento del ballottaggio non è solo un voto sprecato: è un voto per continuare a rovinare la città.

La crescita di una comunità ha bisogno di capacità aggregative e di riconoscimento di comuni obiettivi, non di continui distinguo.

5 Responses to Ma ci credono davvero?

  1. Elvira Parrocchia

    Grazie Nicoletta. Sei stata illuminante con la tua semplice chiarezza, nel dire cose niente affatto semplici. Continua così.

  2. Luigi treviglio

    Daccordissimo su tutto!! ma attenzione a Coletta ti garantisco che è molto più forte di quanto appare!

  3. Adriano Dall'Aglio

    Cara Nicoletta,
    ho avuto segnalazioni da parte di amici per i candidati a cui fai riferimento,dando come referenza :”è una brava persona fuori dalla politica”.Questo è il risultato di anni di cattiva politica tutta ripiegata su se stessa,tuttavia io ritengo che la politica sia una cosa seria e indispensabile nella democrazia.Non è sufficiente essere una brava persona,ammesso che sia vero,per sapere per certo che sarà un buon amministratore.Vediamo quindi di concentrare i voti non di disperderli.Buon lavoro!

  4. Stefano Bassetti

    Quindi ritengo che il PD in caso di ballottaggio e successiva vittoria non faccia MAI accordi con altri soggetti che non abbiano interapeso in cammino insieme e fin dall’inizio?
    Se è cosi vorrei che fosse dichiarato in caratteri CUBITALI.

    Rispondendo al commeto di Adriano, io da elettore non cercherò di “concentrare” il mio voto. E così, spero, facciano gli altri.
    Le motivazioni delle mie scelte sono i programmi e l’onestà verso le regole e le istituzioni, sia della lista sia dei candidati, nonchè delle, eventuali, liste collegate. L’assenza (nota) di conflitti di interesse e coinvolgimento in vicende poco chiare, ecc..

    • il PD si potrà alleare solo con chi ha sintonia di metodo e di programma. E’ più che ovvio che al ballottaggio ci sarà da scegliere tra due e ci sono forze civiche, come quella di LBC, che sono sovrapponibili alle forze che sostengono Forte per programma e metodo. Non vedo affinità con il resto. Per questo ho detto che coalizzarci prima, mantenendo ogni forza la propria identità, avrebbe solo fatto bene alla città.

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