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Dall’usura alla scuola alla Asl: i mondi coinvolti dalle ludopatie.

imageLa mozione sulle Ludopatie è passata e questo rappresenta un segnale importante.

Una mozione è un atto di indirizzo, è un’indicazione di percorso da intraprendere di cui tutto il Consiglio, compresi sindaco e giunta, si fanno carico pubblicamente.
In una mozione non si può elencare tutto quello che secondo il proponente va fatto, né deve necessariamente contenere dettagli vincolanti: è una spinta verso una direzione, ma una direzione chiara e precisa. E che lo abbia fatto un Consiglio Comunale all’unanimità è segnale ancora più forte.
In una mozione non si può essere esaustivi rispetto a tutti gli elementi che devono poi trovare una concretizzazione nei diversi settori, né si può essere dettagliati rispetto ad importi o aspetti economici che richiedono una evidente analisi da parte del dirigente e degli uffici di ragioneria.
Una mozione non pregiudica alcun approfondimento che può essere fatto in sede di Commissione o anche in Consiglio: essendo un atto di indirizzo, segnala una direzione. Infatti, l’adozione di un Regolamento (che gli uffici avevano nel cassetto ma che non era mai stato approvato e quindi non era efficace) è la prima cosa da fare (e la mozione la richiede): un Regolamento entra nella materia della definizione delle tipologie di gioci, dei limiti posti agli esercenti, dei controlli ecc… Poi, sul contenuto preciso degli articoli, la discussione si fa ovviamente in commissione.

Ho citato ad esempio nel mio intervento lo sportello Anti-Slot che non è ancora mai stato attivato: sono stati assegnati al Comune di Latina, come comune capofila, ben 20.000 € con una determina del dicembre 2013 da parte della regione Lazio.
Dei numerosi contatti avuti con l’Ufficio di Piano per sapere quando lo sportello sarebbe stato attivato, l’ultimo risale al marzo scorso: mi veniva detto che l’attivazione sarebbe stata imminente.
In data odierna non c’è ancora alcuno sportello anti-slot al Comune di Latina.
Oggi, con un’Amministrazione insediata, posso formulare un’interrogazione scritta all’Assessore ai Servizi Sociali per conoscere il motivo di un ritardo cosí grave e per sapere finalmente la data di apertura di questo sportello tanto atteso da operatori asl e associazioni.

Gli aspetti che le ludopatie implicano sono molteplici: vanno dalla prevenzione alla cura della malattia (il GAP è stato inserito a pieno diritto nei LEA) per i quali c’è da lavorare a braccetto con la Asl e il terzo settore che realizza progetti finanziati dalla Regione; interessano il tema della sensibilizzazione sociale e culturale del gioco come attività sociale e collettiva, non per come individuo isolato, oppure a quello del sostegno a chi fa una scelta etica rispetto al non installare o dismettere dispositivi di gioco, lotterie istantanee e gratta e vinci. In questo, ad esempio, occorre lavorare sia sul fronte eventualmente degli sgravi fiscali, sia sul fronte della costruzione di una consapevolezza del consumatore che va reso sempre più cosciente e “complice” di buone prassi: qui la scuola, col suo immenso bacino di cittadini e con la capillarità di intervento educativo può garantire un fondamentale ed irrinunciabile apporto.

C’è poi l’aspetto più doloroso, quello di devastazione economica delle famiglie coinvolte dal problema: molti si rivolgono al mercato dell’usura e questo è un fronte che vede altri attori, altri scenari, e richiede altri tipi di soluzioni che coinvolgono altri attori ancora, (Istituti di Credito, Associazioni Antiusura, Questura…) con altre implicazioni.

Non bisogna cambiare approccio: qui, al Comune di Latina, l’approccio va impostato da zero.

 

VADEMECUM per la scelta del proprio candidato

Voglio offrire una lista di punti che secondo me un candidato a rappresentare i cittadini deve soddisfare. Personalmente pretendo molto da chi vuole gestire una cosa grande come la mia città: deve soddisfare tutti i punti, nessuno escluso.

Onestà.
La prima cosa che tutti vogliamo da un politico è che sia onesto, perché la gestione della comunità comporta la gestione di soldi, tanti soldi e questo richiede una dose di onestà enorme. Ci sono elementi oggettivi per verificare l’onestà di una persona: la fedina penale, il certificato del casellario giudiziale sono certificazioni che attestano i provvedimenti definitivi in materia penale, civile e amministrativa a carico della persona. Ma ci sono anche modi meno ufficiali per capire se un candidato è onesto oppure no: vedere se rendiconta le sue spese elettorali, se paga le tasse oppure no, se si fa fare lo scontrino o la fattura, se gira con un macchinone e dichiara di essere sulla soglia della povertà, se promette lavoro o altro in cambio del voto…
Considerazione personale: il gruppo di cui faccio parte ha richiesto a tutti i candidati, per statuto, di esibire il certificato di casellario giudiziale all’atto della candidatura. I traffichini si riconoscono facilmente: basta non votarli.

Coerenza.
La coerenza si testa sulla vita e la storia di una persona in modo diacronico: in questo ci possono essere d’aiuto le persone che la conoscono e in una cittadina come Latina non è difficile: colleghi di lavoro, persone che hanno avuto a che fare con lui/lei.
Altro elemento: una persona/politico che cambia idea/partito frequentemente non garantisce certo la stabilità e l’affidabilità che si richiede ad un amministratore. Come fare per verificarlo? Basta girare un po’ su internet e fare una ricerca.
Considerazione personale: se lo/la vediamo un po’ di qua e un po’ di là, evidentemente o non ha le idee chiare o è andato dietro a qualche interesse personale che gli veniva garantito ora da questo ora da quello.

Professione.
Ce l’ha un lavoro? Questa è una domanda importantissima. Molti politici di professione non hanno “né arte né parte”, nel senso che non hanno mai lavorato, non hanno un’occupazione e se non facessero i politici sarebbero con tutta probabilità dei disoccupati. Se si va a vedere, moltissimi dei politici che ci hanno amministrato non hanno, ad esempio, un percorso di istruzione lineare né un’occupazione: i loro curricula sono nel sito del comune di Latina disponibili a tutti. Ovviamente chi vuole evitare, non specifica dove è stato conseguito il suo diploma.
Per leggere i curricula basta scrivere questo indirizzo www.comune.latina.it/cognomepolitico/
Considerazione personale: chi non lavora, ha bisogno della politica e questo pone il candidato in una condizione di dipendenza dalla politica per cui si è pronti a qualsiasi cosa pur di essere eletti.

Conoscenza della materia amministrativa.
Molti candidati, non sanno cosa sia un atto amministrativo, un debito fuori bilancio, la Pretura Regionale della Corte dei Conti, il patto di stabilità e cosa implichi; non sanno come si scrive né cosa sia una mozione, un’interrogazione, un dispositivo, un emendamento; ignorano il PEG, una posizione organizzativa, un accertamento, l’iter per l’approvazione di un regolamento…
Eppure questi sono gli strumenti di lavoro per un amministratore, sia di maggioranza che di opposizione. Conoscerli e non conoscerli fa una grande differenza: l’efficacia della propria attività.
In politica, come in chirurgia, chi  si improvvisa, uccide.
Considerazione personale: io pretendo molto da chi vuole rappresentarmi. Il fatto di sapere che sia un parente non lo rende certo un migliore amministratore, anzi aumenta la prassi clientelare. Quindi voglio che sia competente.
Uno che deve guidare un Boeing 747, ovvero la seconda città del Lazio, non può improvvisarsi pilota se ha solo portato una bicicletta: ci farebbe schiantare.

Trasparenza.
Un ex o un aspirante consigliere che si ripresenta alle elezioni o un neo candidato devono poter essere trasparenti nel loro operato passato e presente. Un modo è offerto da internet che rende disponibili, se il candidato le ha messe in rete, tutte le sue precedenti attività, i suoi interventi, le sue scelte e le motivazioni.
Considerazioni personali: chi non è “leggibile” non è trasparente e non è degno di rappresentare chicchessia perché evidentemente ha qualcosa da nascondere.

Reperibilità.
Un rappresentante del popolo deve poter essere contattato dai propri elettori con i quali è chiamato ad instaurare un rapporto di collaborazione. Se il politico fornisce il suo recapito telefonico o la sua email o è reperibile su FB o sul proprio sito significa che non ha paura di essere contattato dai propri elettori, non ha la paura del confronto ed è pronto a collaborare.
Considerazione personale: chi non fornisce recapiti di alcun genere non vuole essere “scocciato” e considera il cittadino una rottura di scatole.

Valutazione.
Questo aspetto è importantissimo. Un politico DEVE essere valutato non per la consanguineità o la parentela, ma per il suo operato. E neanche per i favori che mi ha accordato. Quanti politici forniscono elementi e materiali riscontrabili, leggibili, consultabili?
Ho elementi per valutare il suo operato in politica? È documentato e accessibile il suo lavoro tale che io possa farmene un’idea?
Facciamo una verifica su internet.
Considerazione personale: se il politico viene votato a prescindere dal suo operato, significa che, forte del suo consenso fidelizzato, continuerà a farsi i fatti suoi ogni volta che verrà eletto in cambio di piccoli favorucci (lampione davanti casa, pratiche velocizzate, asfaltatura strada di casa…)

Programmi.
Quali sono i suoi programmi per la città? Sono possibili? Sono finanziabili e realizzabili?
Molti candidati promettono titoloni da giornale senza spiegazione di come questi progetti possano essere realizzati: sogni per il popolo. È importante verificare se quei progetti siano realizzabili e come possono essere finanziati: con fondi di bilancio? Con fondi europei? Con project financing? C’è la capacità progettuale o va ricercata fuori del comune? Come viene assegnata la progettazione? Con evidenza pubblica o ad amici che hanno promesso e garantito il sostegno elettorale?
Queste sono tutti elementi che un candidato che fa proposte è tenuto ad esplicitare. Se non lo fa è preoccupante…
Considerazione personale: la fattibilità dei progetti è importante. Oggi che le risorse finanziarie sono ristrette, solo chi è veramente competente ed onesto saprà realizzare i suoi progetti.

Clientele.
Promette favori personali?
Chiunque prometta un lavoro o un interessamento personale a fatti e situazioni particolari, chiunque dia buoni benzina con bigliettini elettorali, chiunque prometta velocizzazioni di pratiche in comune o simili, chiunque vi chieda la carta di identità per verificare il vostro voto, questi usa metodi mafiosi ed è da far sparire dallo scenario politico.
Non votatelo, o Latina non resusciterà mai.

Ma ci credono davvero?

image Un fenomeno in aumento dalle ultime amministrative del 2011: a Latina tutti vogliono fare il sindaco e tutti credono che lo saranno!

Possibile che ogni candidato creda davvero di poter vincere le elezioni pur rappresentando soltanto una percentuale ad una cifra?
I sondaggi, a seconda di chi li commissiona, danno cifre diverse ogni volta: quello commissionato alla Ipr Marketing (5000 persone intervistate) dava in testa Enrico Forte con il 29% e a seguire Calandrini e Calvi al 19% con la Sovrani ad un incredibile 8% e Coletta a 15%.
La Deligo (815 persone intervistate) dice Calandrini in testa al 28% Forte al 26%, Coletta al 24%, Calvi al 14% e tutti gli altri candiati al 7%. Sovrani scomparsa…
E la domanda rimane: “Ma ci credono davvero di poter diventare tutti sindaco?”

Certo che no!
Il problema è che lo lasciano credere ai loro sostenitori.

Se i candidati ad una cifra di percentuale credessero davvero di essere eletti sindaco, sarebbero persone ingenue, e l’ingenuità non esiste in politica.

Trovo però assai improbabile che ex assessori e politici di lungo corso come Tripodi, Sovrani, Chiarato e professionisti più o meno estranei alla politica, ma non ingenui, come Lemma, Savastano, Calvani, De Monaco possano credere a questa remotissima ipotesi.
E allora?

L’unica risposta possibile è che sono dei bravi calcolatori.

Con la percentuale ad una cifra (almeno il 3,5% circa) il massimo che si può ottenere è solo una persona in consiglio comunale: il candidato sindaco.
Ma i candidati sindaco ad una cifra, i conti li sanno fare molto bene: è molto più facile avere una croce sul proprio nome già scritto sulla scheda piuttosto che far scrivere agli elettori il tuo nome sulla scheda… nell’urna, anche scrivere un nome nella riga giusta diventa difficilissimo.

Un candidato sindaco (con un 2%, 3% o 8%) sa benissimo che non arriverà mai al ballottaggio, ma lo fa credere…

E cosa succede quando, al ballottaggio, gli ormai ex-candidati a sindaco dovranno decidere chi sostenere?
Succederà questo: prima del voto andranno dall’uno o dall’altro a contrattare il peso del loro appoggio. “Cosa mi dai se al ballottaggio faccio votare te? Un assessorato? Una presidenza di commissione?”.

Ecco finalmente svelato il perché della presenza di tutti questi candidati sindaco!
Si presentano alla città come candidati a sindaco, ma con l’unica – non esplicitata – prospettiva di acquisire peso e potere contrattuale al momento del ballottaggio per ottenere qualcosa in cambio: un ruolo in giunta o una poltrona di presidente di commissione o altro ruolo.

I candidati sindaco dovranno ringraziare mille volte i loro tanti sostenitori delle liste che lo hanno appoggiano, per aver portato voti e per aver creduto in un progetto che si rivela conveniente… solo per lui, unico rappresentante in consiglio del gruppo.
E quanto conta un singolo consigliere in Consiglio? Ben poco se non “fa gruppo” con altri: non può essere in tutte le commssioni e può solo molto parzialmente venire a conoscenza di fatti che riguardano la città.  In Consiglio Comunale o si è in maggioranza, o si è in opposizione.

Ma, se alla fine della giostra i candidati sindaco dovranno scegliere di stare in maggioranza o all’opposizione, e quindi con l’uno o con l’altro candidato in ballottaggio, non era meglio mettersi insieme e fare il percorso della campagna elettorale insieme contribuendo ad un progetto comune dandogli una maggiore forza?

Non mi sembra a favore del bene comune distinguersi in campagna elettorale per poi andare a finire con l’uno o con l’altro in maggioranza o in opposizione: più onesto sarebbe unirsi prima e contribuire ad un progetto senza personalismi.

Ecco spiegato come, con una piccolissima percentuale e con un distinguo fatto all’inizio come improbabile candidato a sindaco, si ottiene qualcosa nonostante sia siano perse le elezioni.
Una bella matematica: perdi ma guadagni!!

E se non si sceglie né l’uno né l’altro candidato per il ballottaggio è come dire: “Muoia Sansone e tutti i filistei”. Alla faccia del bene comune.

La politica oggi ha bisogno di semplità di ragionamento e onestà di posizioni, non di tatticismi a servizio dei singoli interessi.
Chi crede veramente in un progetto deve essere pronto a fare un passo indietro per lavorare a quel progetto, perché l’unione fa la forza: il distinguo fa l’interesse del singolo.

La logica della frammentarietà che ha generato ad oggi 11 candidati sindaco a Latina non porterà altro che un aumento degli interessi personali. Votare un evidente candidato sindaco perdente che andrà a contrattare qualche cosa per sé al momento del ballottaggio non è solo un voto sprecato: è un voto per continuare a rovinare la città.

La crescita di una comunità ha bisogno di capacità aggregative e di riconoscimento di comuni obiettivi, non di continui distinguo.

COSA DICE QUESTO NATALE AI POLITICI

No, non dirò che il natale ci vuole tutti più uniti e più tolleranti.

img_1337.jpegL’unità, la tolleranza, il coraggio, la generosità non sono vestiti da indossare e poi togliere. Diceva Igino Giordani, padre costituente “la fede non è un cappotto che si appende prima di entrare in parlamento” sottolineando la necessità di mettere in pratica i valori cristiani sempre.

Quello che ci insegna il Natale è una cosa diversa.
Siamo in una fase politica locale difficile: il PD ha un candidato sindaco scelto con primarie partecipate e corrette (non ci sono state contestazioni o ricorsi), eppure, nonostante il vuoto della destra, non riesce a decollare a causa di interdizioni poste da chi è risultato perdente proprio alle primarie: l’eterna lotta tra due parti.
I giornali riportano con prontezza le vicendeimage

Latina Oggi
LatinaQuotidiano

Penso che in ogni ambito della vita ci sia bisogno di affinare l’arte del “saper perdere”.
A scuola cerchiamo di insegnare l’onestà intellettuale, di ammettere di aver sbagliato e di ripartire con umiltà: ci si rafforza e si cresce donne e uomini sani moralmente e con la schiena dritta.

In politica chi perde deve rialzarsi e ripartire dalla Politica con la P maiuscola, con umiltà e rinunciando a tattiche che hanno il sapore di ripicche. Le strategie per mantenere rendite di posizione dentro i partiti sono ormai riconoscibili e facilmente smascherabili: se un partito non è coraggioso nelle scelte di trasparenza e legalità, generoso nel formare e sostenere i “nuovi” al proprio interno e se non si concentra a risolvere i problemi dei cittadini non fa il suo dovere e prelude allo sfascio.

Il PD sta perdendo tempo prezioso e non permettere agli organismi democratici di procedere nel loro corso significa comportarsi come se il partito fosse più importante della città, la quale aspetta e si aspetta dal PD una dimostrazione di saper vincere per governare.
Come non capire che ora più che mai sono gli organismi a dover pesare di più delle posizioni dei singoli?

Una situazione di disunità fa venire la voglia di scappare, di mandare in malora tutto.

Ma qui arriva il vero insegnamento del Natale: un Dio incarnato è sceso negli abissi di una umanità piena di limiti e capace di orrori come la guerra, il terrorismo, la pedofilia, gli eccidi. Si è incarnato per vivere sulla propria pelle la sconfitta, la vergogna, l’abbandono fino alla morte da indegno.

E allora il Natale ci dice di non scappare davanti alle disunità, le brutture, le assurdità, bensì di entrarci dentro senza paura e lavorare senza sosta per un bene più grande e mai per i piccoli ed egoistici interessi particolari.

Mi piace chiudere con le parole di Igino Giordani che profondamente mi motivano a continuare la strada dell’impegno politico.

Pare a molti che la politica sia un’attività inferiore, ed equivoca, da lasciarsi ai maneggioni: e non capiscono che se dalla politica si allontanano gli onesti, il suo campo è invaso dai disonesti: e la politica tira con sé tutta la nostra vita, da quella fisica a quella morale; e una politica fatta da disonesti porta alla guerra, ai dissesti finanziari, alla rovina della ricchezza pubblica e privata, al malcostume, al disprezzo della religione, alla manomissione delle famiglie… Se la politica è sporca, insomma, va ripulita: non disertata.” (La Rivolta Morale, 1945)

Ecco l’augurio per questo Natale: saper accendere la luce del Natale nel buio degli angoli della nostra vita.
Nicoletta.

Viale Italia e lo sdegno per gli alberi tagliati

imageViale Italia desta sentimenti forti oggi, senza le chiome dei pini che lo limitavano in una cornice di architettura tipica latinense. Giornali e social hanno gridato allo scempio o hanno azzardato risposte.
imageIl problema è un altro.
Non è la scelta di tagliare gli alberi: il vero problema è che ci si sente come se venissero eliminati dei mobili in casa propria senza il proprio consenso.
Il problema è condividere le scelte CON CHI vive la città.
Come per me a scuola: è sbagliato entrare in classe, iniziare a fare lezione senza esplicitare agli alunni qual’è lo scopo di quella lezione e di quelle attività: se non lo facessi, sarebbero distratti e non motivati per tutto il tempo.

Rendere PARTECIPI significa costruire COESIONE.

Evidentemente il Commissario Barbato sta intervenendo in emergenza su vari fronti, come per esempio per i pini di Viale Italia in emergenza sicurezza, e senza dover cercare particolare “feeling” con la cittadinanza (il suo compito non è avere il consenso dei cittadini).
La reazione della cittadinanza però fa capire quanto sia importante la fase della progettazione partecipata.
Cosa ha progettato il Comune per Viale Italia? Lo sanno i cittadini? Quali alberi pianteranno? Come sarà il viale una volta terminati i lavori di piantumazione delle nuove piante? Ci saranno nuove piantumazioni? Quale sarà il risultato finale e fra quanti anni lo vedremo?
Chiunque amministri domani non potrà non tener conto che i cittadini sono pronti a qualsiasi sacrificio a patto che sia chiaro il motivo del sacrificio, a patto che sia chiaro quale sia l’obiettivo finale e soprattutto che sia condiviso.

Si potrebbe ad esempio utilizzare il sito del Comune per esplicitare per ogni intervento quale sia l’obiettivo finale, gli strumenti, i tempi eccetera…
È impensabile che i cittadini che passano per una strada non comprendano che cosa stia accadendo e siano costretti a chiedere agli operai che cosa stiano facendo. È una grave responsabilità di chi amministra: lasciare nel buio e nel più completo disorientamento i padroni della città che sono i cittadini.

Le scelte non vanno rendicontate solo alla fine dell’anno con atti amministrativi e chiusure di bilancio: vanno condivise sin dall’inizio e rendicontate in itinere, esplicitando i progetti e i motivi che hanno portato a quelle scelte attraverso mezzi e strumenti accessibili a tutti.
Non esiste per me altro modo di intendere l’amministrazione della città: partecipare, rendere visibile l’obiettivo e condividere con la cittadinanza che vive e il fruisce degli spazi della città, mezzi metodi e tempi di realizzazione delle opere.

E non esiste neanche altro modo di insegnare :-)

Perché i sindaci si mobilitano per Enrico Forte?

imageLa lettera di sostegno nei confronti di Enrico Forte da parte di 10 sindaci della provincia pubblicata oggi dai giornali locali ha messo un po’ in subbuglio il PD.

Facile pensare che il sindaco di Latina sia un affare tutto interno alla città.

Ingenuo crederlo.

Io invece ringrazio i sindaci per averci dato motivo di riflessione. Una riflessione che già in qualità di ex-consiglieri comunali (Porcari, Fioravante, De Amicis ed io) avevamo proposto.

Le province, sappiamo, hanno vita brevissima e verranno in sostituite da contesti di “area vasta”. L’area territoriale extra comunale raggrupperà i vari comuni per distretti o bacini di utenza a seconda della tipologia del territorio e del servizio che dovrà offrire. Il nostro territorio è già diviso, infatti, in vari ambiti: distretti sanitari, ATO per la gestione dell’acqua, dei rifiuti, le scuole…

Il sindaco del capoluogo di provincia non dovrà solo occuparsi della cura della propria città, bensì sarà chiamato a “pensare se stesso” al di fuori del perimetro ristretto del proprio comune. Avrà un ruolo di grande peso nel rappresentare e nel gestire le dinamiche extra comunali.

Non solo.

Sarà il naturale propulsore rispetto alla valorizzazione delle risorse di tutto il territorio extra comunale – che lui deve dimostrare di conoscere nei particolari o non servirà a nessuno – anche finalizzato alla creazione di legami sovra-comunali a livello regionale, interregionale ed europeo, per i quali non basta affatto la sola buona volontà o la sola onestà.

Il sindaco di Latina dovrà essere un conoscitore del territorio e delle dinamiche istituzionali extraterritoriali: un uomo con una intelligenza istituzionale ed una competenza che non si improvvisa dall’oggi al domani.

Si capisce, allora, la premura dei 9 sindaci della provincia nei confronti di Enrico Forte in quanto candidato alle primarie…
Come dar torto a chi vede in lui, a giusta ragione, la persona esperta ed onesta che può finalmente far uscire il nostro territorio dall’isolamento in cui ci ha relegato una politica ignorante e tutta concentrata ad arricchire i pochi potenti e a restituire favori elettorali?

Ecco perché l’elezione del sindaco di un capoluogo di provincia desta tanto interesse anche al di fuori del perimetro comunale.
Ecco perché le riflessioni da fare sono molte e richiedono di uscire dal proprio piccolo orticello, ma soprattutto… di raccontarla tutta agli elettori.

Il “patto indelebile”.

imageA seguito di un’operazione con indagini durate un anno, la nostra polizia di Stato è riuscita ad  inchiodare un sistema malavitoso che aveva messo le radici nella nostra città da molto tempo, operando in diversi settori e ingraziandosi benevolenze presso alcuni politici.
Tutti sapevano, tutti ne parlavano.
In tanti si osservava e ci si chiedeva come potevano taluni agire indisturbati e alla luce del giorno ostentando arroganza e disprezzo delle regole.

Un sistema, un’organizzazione che evidentemente godeva di coperture politiche perché la spavalderia che caratterizzava le loro azioni non poteva essere che protetta, a sua volta, da un qualche burattinaio potente che poteva muovere anche altri fili e decidere chi toccare e chi non toccare: da qui il nome dell’operazione Don’t Touch.

E come in un campo coltivato esiste erbaccia, zizzania ma anche piante buone, così la nostra Latina ha dimostrato di essere anche qualcos’altro, non solo una città pigra ed assuefatta. Ieri tanti di noi hanno colto la bellissima occasione per dimostrare che l’ABC della convivenza sta nel riconoscimento e nel rispetto delle regole che ne sono alla base, e che senza queste regole si vivrebbe come in un Far West: paura e dominio del più forte di turno.

E invece no. E non dipende solo dalla polizia.

Dovunque lavoriamo, dovunque operiamo, dovunque siamo anche con il nostro semplice respiro dobbiamo esprimere che la legalità e il rispetto delle regole sono l’ossigeno che deve scorrere nelle vene della nostra città, attraverso i rapporti interpersonali, attraverso la limpidezza delle nostre relazioni, attraverso la trasparenza del nostro agire, nella scelta di cui è carica ogni nostra azione quotidiana: dal rispettare il rosso, dal fare una segnalazione, dal rispettare gli orari di lavoro, all’andare a raccontare quello che viviamo sulla nostra pelle, come ci ha chiesto il Questore De Matteis, sicuri di trovare nei poliziotti “chi lavora senza orario, con grande sacrificio e fatica, che rinuncia alla famiglia, che rischia la pelle tutti i giorni“.

Siamo in tanti, tantissimi che vogliamo il rispetto delle regole senza deroghe e ieri abbiamo alzato una denuncia corale nei confronti di chi se ne beffa, e abbiamo alzato forte un grido di riconoscenza a chi si è esposto per farla rispettare: GRAZIE.

imageUn grazie CORALE.

Ieri abbiamo stretto un patto indelebile tra noi cittadini e forze di polizia, un patto che in quanto cittadini, ci domanda di più, esige un surplus di reattività: non più spettatori, non più osservatori critici, ma protagonisti e padroni del nostro territorio.

Ieri, in coro, abbiamo cantato un meraviglioso canto di libertà.

Nicoletta Zuliani intervistata da “Il Giornale di Latina”: i candiati PD.

imageEcco l’intervista che Marianna VICINANZA de “Il Giornale di Latina” ha realizzato e che è stata pubblicata nel numero di mercoledì 14 ottobre 2015.

Lei è stata in questi giorni tra le più critiche nei confronti di Paolo Galante, il candidato promosso da Moscardelli. Perché?
“Appunto, perché è considerato il candidato di Moscardelli, mentre dovrebbe essere il candidato del PD, dovrebbe rispondere a una serie di bisogni valoriali e di trasparenza e partecipazione di cui il partito democratico si è sempre fatto promotore. Renzi non ha mai fatto andare avanti un civico al posto di un politico, si è piuttosto circondato di persone competenti, dei mondi dell’imprenditoria dell’economia, della cultura per poter dare spessore al suo intervento politico, invece di prendere una persona al di fuori del partito E sostituirla ad un politico è un processo che io non condivido. Come mettere un politico che non ha mai fatto imprenditoria a capo di un’azienda e pensare di riuscire nell’impresa”.

Eppure lei viene dal mondo della scuola, da quella società civile di cui stiamo parlando.
“Provengo dalla società civile ma non mi sono proposta alla guida dell’amministrazione della seconda città del Lazio. Nel 2011 mi sono proposta come rappresentante dei cittadini in un consiglio comunale, è cosa ben diversa. Chi voleva nel PD un vero civico come sindaco avrebbe dovuto interloquire con le forze realmente civiche, e non con un singolo civico. Chi voleva un vero sindaco civico non avrebbe dovuto fargli la tessera del PD facendolo diventare “in corso d’opera “un politico. I professionisti della società civile devono affiancare il sindaco non devono sostituirsi adesso. Altrimenti si sancisce un principio che non condivido affatto nel caso di galante: la politica non serve; l’imprenditoria si può sostituire alla politica perché è l’unica che sa ‘fare’.

La politica serve ma nel caso di Enrico Forte c’è chi, come Omar Sarubbo e Massimiliano Carnevale, sostiene, che abbia troppi ruoli o sia in politica da troppo tempo.
“Sarubbo e Carnevale stanno in politica in proporzione almeno quanto Enrico, tenendo conto che poi Enrico per una decina e più di anni è stato anche fuori. Questo però non li fa meno affidabili o meno competenti, nella politica esperienza competenza e onestà sono valori aggiunti non certo punti deboli”.

Il paradigma imprenditore di successo-bravo politico di cui parlava prima e la semplicità con cui si vuole far passare questo binomio nella gestione di un comune, lei lo condivide?
“Non lo condivido affatto, e questo paradigma mi ricorda quello di Berlusconi, che noi abbiamo tanto osteggiato come Partito Democratico e come centro sinistra. La differenza con Berlusconi è che lui ha dichiarato un reddito annoverato tra i primi contribuenti in Italia, Paolo Galante dice di essere un imprenditore di successo e diciamo che questo è ancora tutto da verificare. Io credo che governare una macchina come quella della gestione della cosa comune è compito complesso: hai a che fare con una serie innumerevole di settori interconnessi. Devi avere a che fare con le fasce fragili, con il mondo giovanile, occuparti di ambiti come il fronte della tutela della legalità, come l’urbanistica e la gestione del territorio. La politica come amministrazione della cosa pubblica è un livello superiore e più complesso di una semplice azienda e racchiude tutti i settori della società. Non possiamo mischiare tutto: imprenditori e politici interscambiabili, destra e sinistra interscambiabili, non possiamo fare che tutto è uguale a tutto. È ciò che vorrebbero gli speculatori. I cittadini, invece, hanno bisogno di poche cose chiare: onestà, coerenza e competenza”.

Esperienza, competenza, merito, hai fatto un richiamo a questi temi riguardo alla scelta dei candidati durante l’assemblea comunale. Li ravvisi nei due candidati del PD?
“Galante sarà sicuramente una persona competente nel suo settore, ma per me è inadatta come candidato a sindaco per le ragioni che ho espresso. Io parlo di competenza nella gestione politica ed è un valore che riconosco in Enrico Forte. Questo non è voler criticare a tutti costi un avversario politico, è porre una questione importante di cui si parla poco: il candidato del PD deve rispondere a requisiti di interpretazione dei valori che il partito ha sempre promosso. Valori antifascisti, di priorità dei processi di partecipazione, capacità di sviluppo reale creando sinergie con gli altri comuni dell’area vasta e realizzando progettazioni di calibro europeo. LATINA deve diventare ciò che non è mai stata, uscire dal suo perimetro per non farsi fagocitare da Roma Capitale.

Lei è stata una delle poche nel dibattito politico degli ultimi tempi a mettere in evidenza la sfida e il problema della futura governabilità. Ci sono i presupposti con questi due candidati?
Sostengo Enrico Forte proprio perché credo che una omogeneità di visione e di composizione di compagine di governo sia necessaria. Lo abbiamo visto con i governi traballanti e di vita breve dei comuni della provincia di Latina che sono stati ultimamente commissariati. Lo stile di Galante che ha più volte dichiarato che “la soluzione ai problemi di Latina sono io” è la tipica affermazione dell’uomo solo al comando che da imprenditore decide in maniera autonoma. Sarà coerente con se stesso, ma poi fare i conti con la squadra sarà difficilissimo. Mi chiedo: Galante è capace di interpretare la visione del nostro partito? Aggregare persone con un metodo che si basa sui rapporti personali e invece che sui temi, sui contenuti e progetti condivisi,  non mi convince. Questo non è altro che il paradigma che la destra ha utilizzato negli ultimi vent’anni a Latina: il rapporto uno ad uno, un rapporto ad personam.

Spostare il dibattito sul piano dei contenuti lo chiedono anche i cittadini. Quali sono i temi sui quali il partito democratico può fare la differenza rispetto ad altre forze politiche?
Uno dei temi chiave è la trasparenza. C’è chi come Nicola Calandrini parla continuamente della casa di vetro ma lui è stato per quattro anni presidente del consiglio comunale di Latina e non mi sembra che Latina fosse esattamente una casa di vetro. Forte è stato uno dei primi a rinunciare ai rimborsi delle trasferte, al rimborso elettorale da consigliere regionale. Prima di Zingaretti e fino a che lui non ha annullato questa legge, tutti i consiglieri ricevevano € 2.040 al mese senza obbligo di rendicontazione. Enrico ha rinunciato da subito, non li ha mai riscossi.

E oltre alla trasparenza?
Altri temi sono l’urbanistica e il bilancio partecipato. Anche su cultura e scuola c’è una città da rifondare. Dobbiamo mettere a sistema tutte quelle risorse culturali che non devono restare circoscritte ma che devono proiettarsi fuori con un progetto credibile che non rimanga confinato nel circuito cittadino. Costruire un blocco forte con tutta la provincia tale da poter aumentare la nostra capacità attrattiva di finanziamenti e competere a livello europeo. La politica sana è quella che si impegna in prima persona dando priorità ai contenuti, è ora di partire da questo.

Politica ambigua? No, grazie.

imageAncora una volta balzati a cronaca nazionale.

Questa volta per la bizzarra idea di candidare nel PD un uomo da sempre connotato nella destra latinense.
L’esigenza dichiarata è quella di voler aprirsi al nuovo elettorato (quello della destra) definito l’unico che può fa la differenza.

Ma dov’è la differenza?
Essere aperti alla cosiddetta “società civile”?

Sono una di quelli che ha risposto all’appello di Veltroni ad entrare nel Partito Democratico perché c’era bisogno di donne e uomini “della società civile”: il nuovo partito che veniva fondato voleva rappresentare ed essere il rinnovamento della politica.
Di quel gruppo siamo rimasti in pochissimi a fare politica attiva.

Quando si invita qualcuno ad entrare in casa propria a vivere insieme, il modello di convivenza va necessariamente modificato: il PD, in questi anni, ha mantenuto il suo rigido modello fatto di gruppi piramidali ai cui membri venivano garantiti ruoli ed eventuali candidature.

No. Il cambiamento va impresso dando forza a chi ha conquistato il merito e la competenza in ambito politico con idee chiare e non interpretabili: siamo un partito, e come tale abbiamo il dovere e la responsabilità di produrre buona politica ed offrire un percorso che oggi deve soddisfare i criteri di chiarezza, competenza e innovazione.

Perché qui stiamo parlando di politica, non di faccia interessante o di notorietà, giusto?
Né tanto meno di ceto politico “migrante”, vero?

Comprendo l’esigenza di diventare riferimento per una grossa fetta di elettorato sentimentalmente legato alla destra, ma ritengo che gli elettori vadano trattati per ciò che sono: persone intelligenti.

La destra a Latina ha fallito (e abbiamo la fortuna che l’evidenza schiaccia qualsiasi sentimentalismo).
Ora proviamo noi a dimostrare che Latina si può governare in un modo diverso.
Come?
Il viaggioxLatina che abbiamo intrapreso con Enrico Forte è chiaro: punto per punto, luogo dopo luogo, tema su tema spiegherà come vogliamo governare.
Ci vuole chiarezza e coerenza.
Il tempo della politica confusa ed ambigua è finito.

In ViaggioXLatina

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Vi aggiorno del viaggioxlatina che abbiamo iniziato.

Vi dico subito che per me personalmente rappresenta un’occasione importante per collaborare in modo reale alla costruzione di un programma per la nostra città.
L’idea del viaggio rispecchia bene quello che intendiamo fare: metterci in cammino e condividere la strada verso l’obiettivo finale, una proposta di città rigenerata.

Voi direte:”Nicoletta, siamo stufi della politica e dei politici“.
È vero, noi tutti siamo stufi di come hanno usato la politica per raggiungere interessi economici o di potere.
Ciò di cui noi tutti siamo stufi è la disonestà praticata dentro la politica, siamo stufi che i disonesti della politica siano sempre lì a parlare, agire e dirigere.
La politica però, non può stufarci: è il “luogo” dove si prendono le decisioni che riguardano tutti noi.

Il problema è chi frequenta quel luogo.

Latina ha bisogno del meglio che i suoi cittadini possono offrire.

Non credo che il “meglio” sia colui che ci fa vincere, e quindi colui che ci porta i voti della destra, come pensano alcuni del mio partito, dal momento che “a Latina tutti sono un po’ di destra e l’unica speranza è di portarsi quelli della destra dalla nostra parte!”: una sorta di armata Brancaleone.
Ditemi con che criterio si governerà… Necessariamente col criterio del “do ut des”: ad ognuno il suo pezzetto di potere in cambio dei voti portati, salvo poi cadere nella trappola del ricatto qualora il personaggio di turno non ritenesse di aver ricevuto abbastanza.
No, questo non è il “meglio” per la città.

Gli elettori della destra che vogliono il bene della città sanno che l’alternanza è l’unico modo per “punire” chi ha malgovernato, scegliendo “gli altri” che dimostrano trasparenza, onestà e competenza. La libertà dagli schemi ideologici aiuterebbe l’alternanza che ha come criterio di scelta la valutazione dell’operato dei politici e della fattibilità dei progetti proposti.

Non credo neanche che il “meglio” sia colui che non ha mai avuto niente a che fare con la politica e quindi considerato pulito, “basta che sia onesto!”: no, neanche questo è il “meglio”.
Bisogna conoscere bene i comandi dell’aereo, non basta essere solo onesti e avere tanta buona volontà… La macchina amministrativa, il baratro economico-finanziario, i macigni dei problemi non risolti, il rapporto con gli altri enti, la gestione delle dinamiche interne alla propria compagine richiedono molto più dell’onestà e della buona volontà: queste qualità sono forse sufficienti per un presidente di associazione.
Per un sindaco sono condizioni necessarie ma non sufficienti.

Ed è per questo che non posso non impegnarmi.
Viviamo qui a Latina, e ora in un periodo storico difficilissimo. Non posso esimermi dall’impegnarmi perché la nostra comunità non si può servire ed amare solo in tempi facili, quando fare politica porta popolarità e riconoscenza: qui ed ora è il momento in cui Latina ha bisogno di essere servita ed amata anche con la competenza.
Offro il mio tempo, la mia storia personale, professionale e politica a servizio di un disegno per la mia comunità, non per una persona.

Non seguo le persone (chi mi conosce, lo sa), ma sono pronta a dare tutto per un progetto sano, onesto e di spessore. E la nostra comunità non si merita niente di meno.
Non mi entusiasmano le persone, ma lavorare insieme, cooperare e condividere un’esperienza basata sulla valorizzazione reciproca – nonostante le diverse esperienze di cui ognuno è il prodotto – e mi spendo senza riserve per un lavoro portato avanti fianco a fianco, mai subalterno, mai asimmetrico.

Voglio lavorare alla definizione di una vera alternativa alla destra che, certo era fiera di rappresentare la maggioranza dei cittadini, ma che ha governato in modo spudorato per gli interessi di pochi, distruggendo la dignità di chi si chiama latinense e riducendo Latina ad una “città relitto“.
Con Enrico Forte e con il gruppo che si allarga attorno a noi, stiamo facendo un’esperienza davvero entusiasmante: finalmente si approfondiscono temi, si studiano possibili soluzioni e proposte in un clima di lealtà e di concretezza che non vedevo da tanto tempo.

Non si parla di politici, ma si esce fuori dalle stanze della politica e fuori dai giornali per ritornare nel tessuto umano e cittadino dove la politica è stata assente per anni.
Ebbene, con la storia e l’esperienza che ognuno di noi ha costruito nel tempo, sentiamo di poter offrire il meglio per la nostra città.