Vittorio Veneto: né verità né chiarezza dalla Provincia

«È uno  scandalo: le affermazioni fatte o le cose lasciate intendere dell’amministrazione provinciale erano tutte rivolte alla conferma dell’istituto Vittorio Veneto nell’edificio, di Via Mazzini. Adesso veniamo a sapere di una volontà completamente diversa».

Il giorno stesso in cui il Consiglio Comunale dava mandato al sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi per intercedere presso la Provincia per lasciare che i ragionieri continuassero a studiare nella sede storica al centro di Latina, da Via Costa partiva una lettera indirizzata al dirigente scolastico del Vittorio veneto in cui si legge: “Per quanto riguarda la parte agibile dell’immobile scolastico di Viale Mazzini, si sta provvedendo a renderla disponibile, in via del tutto temporanea, per quegli istituti interessati da un forte incremento di iscrizioni e che non hanno piena capienza nelle sedi originarie di assegnazione. Tale intervento comunque non precluderà il restante della struttura di circa 40 aule oltre uffici e servizi allorché saranno finanziati e ultimati i lavori, venga assegnata e utilizzata da altro istituto di istruzione secondaria superiore”.

Un atto firmato dal dirigente, per cui non si conoscono le vere intenzioni dell’assessore.

«L’amministrazione provinciale non si può permettere di essere ambigua o bugiarda nei confronti dei cittadini:  è questa una situazione nella quale un ente locale ha il dovere di essere esplicito, veritiero e motivare le sue decisioni che devono essere condivise con le parti interessate.

La politica si riappropri delle sue prerogative:  dimostri di saper prendere delle decisioni a favore dei cittadini e di non essere assoggettata da altre linee o altre forze interne all’amministrazione di cui non si capisce la paternità.

Documento-2013-06-14-08-06-01

Questi atteggiamenti aumentano il divario tra politica e cittadini che si distaccano da essa e la disprezzano.

Capiamo che può risultare difficile rispetto al vecchio modo di fare politica, ma si tratta di nuovo bisogno e disattendere questa sacrosanta esigenza di partecipazione sancisce la fine del rapporto fiduciario tra questi eletti ed i loro elettori».Proponiamo un cambio di stile verso la gestione democratica delle decisioni di una comunità.

 

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