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La famiglia “soggetto” di politiche.

IMG_1817.JPG“Le politiche per la famiglia? Si fanno insieme alle famiglie. Ed alle associazioni che le rappresentano”. È questa la sintesi di un articolato ragionamento, che però può dare l’effettiva visione del fare amministrativo di Nicoletta Zuliani e del Partito Democratico.

“Fino ad oggi abbiamo assistito ad una ‘politica del fare’ che invece non ha fatto – quella dell’amministrazione di Giovanni Di Giorgi, così come quella delle altre giunte di centrodestra – e che, soprattutto ha tenuto a decidere in modo autoreferenziale sui temi più importanti per la comunità, limitandosi a comunicarne poi i risultati sul territorio, come ad esempio è successo per l’urbanistica e la ZTL. Una politica di tipo paternalistico, che concedeva ciò che era dovuto ai cittadini come se si trattasse di un favore o di un’eccezione, costringendo nella maggior parte dei casi i cittadini a doversi rivolgere al politico di turno – consigliere o assessore che fosse – per ottenere un determinato servizio o essere ascoltato”.

La politica è invece partecipazione, trasparenza, servizio. Una partecipazione vera ed effettiva, in cui i cittadini e le loro rappresentanze sul territorio entrano a far parte attivamente del processo decisionale, avendo voce in capitolo nelle scelte e la possibilità di cambiare ciò che può essere cambiato: questa è la democrazia partecipativa”. Questo si può realizzare per Zuliani attraverso l’organismo delle consulte, un istituto a costo zero previsto dallo Statuto Comunale ma mai fino ad oggi utilizzato. La consulta per la Famiglia-Infanzia-Adolescenza è stata approvata all’unanimità in consiglio comunale nel 2012 ma non è stata mai attivata.

Perché questo?

L’attivazione delle consulte, ed in questo caso quella sulle politiche della famiglia, avrebbe dovuto essere prima approvate in sede di commissione, all’epoca presieduta da Giorgio Ialongo, il quale per un anno ha ben pensato di non convocare la commissione e poi, per i successivi due anni, di non calendarizzare mai il punto che io – quale consigliere comunale proponente – avevo formalmente richiesto” – ricorda Zuliani.La mancata attivazione delle consulte è stata quindi una precisa volontà politica. È stato una sorta di ostruzionismo istituzionale.

Cosa cambierebbe con le consulte?

Con la consulta – che, ripeto, è a costo zero – cambia il rapporto cittadino-politico: non più richieste che il singolo politico soddisfa e su cui chiede poi il consenso elettorale, bensi un rapporto trasparente ed onesto, non più personale col singolo consigliere bensí collettivo e istituzionale, ufficiale,.

Chi ha a cuore il bene di una comunità, la rende libera da vincoli ed autonoma nelle scelte, e la mette nelle condizioni di partecipare alle decisioni che la riguardano”. In base a questo principio, le famiglie della città di Latina – così come le altre categorie che si intrecciano a vari livelli all’interno della società – devono diventare ‘soggetti’ di politiche, e non più essere trattati come ‘oggetti’ su cui far ricadere le decisioni della politica: interlocutori da ascoltare e con cui costruire scelte, non più sudditi da accontentare e a cui chiedere il voto per le prossime elezioni”.

Barbato non conferma il segretario generale: bene. Latina ha bisogno di soluzioni forti.

imageLa decisione presa dal commissario prefettizio Giacomo Barbato deve far riflettere. Evidentemente è venuto a mancare il rapporto di fiducia tra lui e la figura del segretario generale Pasquale Russo. La situazione di Latina richiede scelte forti e non interpretabili.
Bene fa Barbato ad imprimere una direzione completamente diversa.

imageI commissari non possono rimuovere i segretari generali dei Comuni prima che siano passati almeno 60 giorni dal loro insediamento e, in genere, non li rimuovono quando l’amministrazione della quale sono stati chiamati a prendere la guida risulta decaduta per motivi prettamente politici, come nel caso di Latina. La decisione viene invece presa, nel 95% dei casi, quando il Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose.
È un cattivo giudizio nei confronti della scorsa amministrazione caduta dopo una forte crisi politica: rimosso il suo segretario generale, una figura che dovrebbe vigilare sull’anticorruzione e sulla trasparenza e a cui invece non viene rinnovata la fiducia dal delegato del Governo chiamato a risolvere la profonda crisi in cui versa l’Ente.

Deve essere davvero disastrosa la situazione che ha trovato il commissario Barbato al suo insediamento. Una situazione peggiore di quanto potessimo immaginare.

Ricordo che in diverse situazioni il segretario aveva assunto su di sé ruoli che una figura di controllo come la sua non avrebbe dovuto mai rivestire: presidente della delegazione trattante per la parte pubblica, responsabile della formazione, dirigente dei vigili urbani, presidente della commissione concorsi. Così facendo era stata posta in essere una situazione di incompatibilità: chi è preposto al controllo, come lo è il segretario generale nella veste di responsabile dell’anticorruzione, non poteva infatti controllare se stesso nei ruoli citati. La funzione di controllo deve sempre essere esercitata da una figura terza.

I commissari, nella loro funzione di guida della macchina amministrativa, possono intervenire su diversi fronti, ed uno di questi è proprio decidere sul futuro del segretario generale del Comune della cui amministrazione si sono prese le redini.

Latina è stata trattata alla stessa stregua di un comune con commissariamento straordinario, come un Comune dal quale vanno sostituite le colonne portanti per fondarlo su una nuova struttura: come un Comune sciolto per mafia.

Ora va impressa una direzione completamente diversa.

LATINA AMBIENTE: vertici in fuga.

imageDopo aver incassato una prima vittoria con la proroga di 18 mesi, i vertici della Latina Ambiente si dimettono.

Non appena il commissario Barbato ha affermato di voler dare ad un organismo terzo la valutazione dei crediti e dei debiti tra Comune e società partecipata il Presidente e l’Amministratore Delegato della partecipata che si occupa della raccolta e dello smaltimento rifiuti di Latina, rassegnano entrambi le loro dimissioni.

Le motivazioni addotte sono di tipo personale, ma non ci crede nessuno.

È evidente che una analisi dei debiti e dei crediti avrebbe visto i vertici della società Latina Ambiente in grande difficoltà nel giustificare scelte scellerate che hanno portato ad una situazione debitoria estrema. Ecco che allora i rappresentanti della parte pubblica della partecipata scappano davanti ad una verifica dei debiti/crediti super partes di fronte alla quale il Commissario Barbato non avrebbe opposto alcuna resistenza: se si deve pagare si paga, se si deve riscuotere si riscuote.

L’aspetto più inquietante è che a fronte del crollo dei vertici di Latina Ambiente e EcoAmbiente, che gestisce la discarica di Borgo Montello, il tema “acquisizione discarica a prezzo stracciato” può richiamare personaggi che con le discariche sanno fare grandi affari.

E allora viene da chiedersi: perché scappare davanti ad una valutazione dei debiti/crediti da parte di un organismo terzo? Chi trarrebbe beneficio da un repentino cambio di direzione?

La questione cruciale è sempre stata quella dei controlli.

Ho sempre sottolineato – e come Partito Democratico abbiamo sempre denunciato – la mancanza assoluta di controlli nei confronti di questa partecipata: perché non veniva stabilita una linea di indirizzo da parte del socio pubblico e perché non veniva comunicata a tutti in maniera trasparente e univoca? Perché chi faceva parte del consiglio di amministrazione non riportava mai quanto deciso? Perché non sono mai stati fatti controlli attraverso l’organismo preposto che la partecipata per convenzione aveva? Quali erani i nomi dei componenti di questa fantomatica commissione di controllo? Perché non è mai stato controllato il piano degli investimenti e il piano di risanamento industriale?

Ecco cosa prevedeva il regolamento: reportistica ogni tre mesi, relazioni e conguagli ogni anno sin dall’inizio, e se sin dall’inizio ci si fosse comportati come un “buon padre di famiglia” non ci si sarebbe ritrovati in queste condizioni perché il CONTROLLO avrebbe fatto monitorare i costi e avrebbe fatto emergere le anomalie, le carte di credito, gli appartamenti, le auto di rappresentanza, i compensi esagerati ai componenti del cda, e i conguagli avrebbero mantenuto, di anno in anno, condizioni finanziarie gestibili.

I controlli non sono stati mai fatti e sono stati incautamente accumulati debiti con la buona pace dei politici che “governavano” e non avevano nessun interesse a fare fermare il carrozzone.

Dobbiamo dirlo: la Latina Ambiente è servita ai politici per dare lavoro e garantirsi un elettorato riconoscente e fedele: la gestione allegra serviva a garantirsi sacche di consenso tra i decisori, le poltrone della Latina Ambiente servivano per dare ruoli di peso a chi era fedele al politico di turno.

S’è fatto tutto, tranne che pensare a migliorare il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti della città di Latina che tutti dicono di amare…

GOMMALANDIA: il Commissario chiuda il caso.

Il commissario restituisca al pubblico l’area verde
Il fatto:

Subito il Comune deve redigere il contratto vincolante per la società che gestisce il parco da 9 anni senza obblighi nei confronti dell’Ente

Torno sul caso di Gommalandia ora che ho un diverso interlocutore, il Commissario.

L’area verde sulla quale sorge il parco giochi, in viale Pierluigi Nervi, è di proprietà comunale, ma la gestione dello spazio . Ho combattuto a più riprese la battaglia contro la situazione di irregolarità di cui è senza dubbio colpevole il Comune di Latina da ormai 9 anni, lasciando di fatto godere la società che gestisce il parco di tutti i benefici di quella che è una vera e propria inadempienza dell’amministrazione comunale.

Ho quindi deciso di esporre direttamente il caso al commissario prefettizio Giacomo Barbato, perché analizzi la situazione e ponga fine alla lunga attesa dei cittadini di Latina per la fruizione gratuita dell’area verde pubblica, come sarebbe loro diritto. Il parco, inoltre, da Gommalandia non viene utilizzato in estate, perché l’attività si trasferisce per qualche mese sul lungomare. In questo modo, l’area resta chiusa completamente. L’accesso al parco deve essere regolamentato secondo gli orari stabiliti dalla delibera e la società deve essere vincolata, finalmente, da un contratto perché l’area venga resa accessibile da un ingresso separato.

Portai in evidenza il caso nell’estate del 2012, prima con un video, (guarda il video) poi con diversi interventi in consiglio comunale, tra cui anche un’interrogazione a risposta scritta rivolta all’assessore al Patrimonio, che all’epoca era Pasquale Maietta, oggi onorevole alla Camera dei Deputati, ed alla quale dall’amministrazione dell’ex sindaco Giovanni Di Giorgi non è mai stata data risposta.

Sono passati esattamente tre anni da quell’interrogazione e la concessione del parco è ancora senza contratto.

La prima concessione del parco giochi risale al 2002, quando Gommalandia si trovava ancora nella sede di viale Le Corbusier. Poi il Comune aveva autorizzato il trasferimento nell’attuale posizione, a partire dal 4 marzo 2005 (con deliberazione n.99/2005) con concessione di “utilizzo, mantenimento e custodia dell’intera area tale da poter garantire la pulizia e l’efficienza del parco pubblico, tramite la discreta presenza del personale dipendente della stessa società“. Nella delibera venivano poi indicati gli adempimenti ai quali si sarebbe dovuta attenere la società: la realizzazione di un chiosco bar che ancora oggi, dopo 9 anni, non risulta esistere all’interno dell’area verde, così come l’accesso separato all’area verde pubblica, costituito da due colonne di tufo alte tre metri, ed i tre bagni pubblici (uomini, donne, portatori di handicap) in un gazebo di legno pavimentato in cemento con mattonelle antiscivolo.

Ad oggi l’accesso al parco giochi è ancora unico e prevede il pagamento di una tariffa d’ingresso, come se l’area anziché del Comune fosse del privato, il quale continua a trarre profitto da un bene pubblico. Questo per colpa del Comune stesso, che glielo lascia fare da 9 anni e che, a partire dal giorno della firma del contratto dovrà lasciargli l’area in concessione per ben 19 anni, perché così prevede la delibera. Però gli adempimenti contenuti in quella stessa delibera possono non essere ancora rispettati dal privato, che senza contratto non è soggetto ad alcun vincolo”. Il 5 novembre del 2013 però la società ha fatto arrivare agli uffici di Piazza del Popolo una perizia giurata in cui veniva descritta una serie di lavori da scomputare dal pagamento che dovrà effettuare in favore del Comune.

La città aspetta giustizia.

Centrali Biogas: un bene o un male?

La centrale biogas presente a Borgo Santa Maria, la Agri Power Plus,  ha organizzato, con l’associazione APS, una giornata di visita guidata all’impianto.
Abbiamo potuto fotografare e filmare qualsiasi cosa e documentare la visita.

Facevano da guida alcuni esperti che hanno spiegato nei minimi dettagli il funzionamento dell’impianto di produzione di energia rinnovabile e sostenibile.

Queste centrali sono oggetto di scontri molto forti da parte dei Comitati locali NO-BIOGAS che contestano la presenza di questi impianti.

Nel protocollo di Kyoto, che come paese abbiamo firmato, questi impianti sono elencati come uno degli strumenti per ridurre Co2 e produrre energia in modo sostenibile.

Venite con me a vedere di cosa si tratta.

Latina, Dublino, Valencia e i taxi

Commissione Commercio,   8 aprile 2015, ore 12:30
La mia proposta per avvicinare Latina alle altre città europee.

imageIn tutte le città europee dove sono stata, il taxi è un mezzo assolutamente popolare.

La sua popolarità è data dal fatto che i mezzi pubblici, - autobus, tram, metropolitana –  sono molto costosi, e a confronto, le tariffe dei taxi, se divise tra più passeggeri, sono assolutamente accessibili.

Per quanto riguarda i mezzi pubblici a Dublino, ad esempio, il prezzo delle corse dei bus dipende dal numero delle fermate che occorrono per arrivare a destinazione. Il costo viene pagato al conducente e chi non ha la cifra esatta, o non possiede la card dalla quale vengono sottratti gli euro corrispondenti alla distanza che viene effettuata, non può salire: non c’è via di scampo, si deve pagare.

Quando la sera c’è scarsità di corse di autobus, tram o metropolitana, si può ricorrere facilmente ai taxi che in numero altissimo popolano le strade  e possono garantire costi veramente bassi, alla portata di studente.
La sera non c’è il traffico delle ore di punta e si effettua il percorso velocemente.

Tariffa di Dublino: €4 per il primo kilometro +1 euro per ogni kilometro successivo che, se diviso in tre o quattro persone diventa veramente una cifra irrisoria, appunto, a portata di studente.

Tariffa di Valencia: IDENTICA.

I taxi sono un mezzo assolutamente sicuro, veloce, e che permette ai cittadini di potersi muovere facendo lavorare qualcuno, incrementando il lavoro dei professionisti del settore, senza porsi il problema del parcheggio, del tasso alcolemico o della sicurezza su strada.

Ma per quale motivo a Latina pochissimi, quasi nessuno usa il taxi?

Sarà che costano TROPPO?

Le licenze sono di numero limitato: i tassisti lamentano che, aumentando il numero delle licenze diminuirebbe la possibilità di lavoro per tutti.

Ma è proprio così?

Come mai nelle città europee i taxi sono dovunque, lavorano tantissimo e permettono ai cittadini di non utilizzare il veicolo privato a fronte di un costo accessibile, e a Latina no?

Le tariffe dei taxi nelle città vengono stabilite e deliberate in giunta.

Ho proposto in commissione di far diventare Latina come le altre città europee, incentivare l’uso del taxi abbassando le tariffe e garantendo un maggiore più diffuso utilizzo di questo sistema di trasporto soprattutto per i giovani e nella fascia del weekend: potrebbe essere un contributo importante per diminuire le morti su strada.

LA ROSA: quell’assessore diventato scomodo

larosaLa vita di Sua Eccellenza Salvatore La Rosa, ex prefetto e, in questi ultimi mesi, assessore all’urbanistica chiamato a riportare alla legalità un settore importante del Comune di Latina, non è una vita facile.

Il suo arrivo ha destato grandi aspettative da parte di tutti. Di Giorgi non poteva chiamare persona più alta moralmente a ricoprire un ruolo difficile: riportare un regime di legalità nel settore urbanistica, scelto non certo per le competenze tecniche che un settore come l’urbanistica richiede, bensì per la complessità, per il groviglio di, prima ipotizzate e poi accertate, illegittimità che popolano gli uffici e le scelte politiche del settore urbanistica del Comune di Latina.

Poco esperto di come ci si muove da politico in un ambito fatto di spinte e interessi privati, ha sempre tenuto un profilo molto alto, molto distaccato come doveva un arbitro e “medico” di un malato cronico di interessi privati come quello del Comune di Latina.

E deve essere estremamente difficile operare in un contesto ostile. Sì, perché il contesto in cui lui si è trovato ad operare è ostile, eccome!
Con un dirigente all’urbanistica indagato ma comunque onnipresente, il Nipaf in comune un giorno si e un giorno no, inchieste giudiziarie su vari fronti in corso, richieste da parte della finanza di documenti in vari uffici: questi sono elementi che non hanno certo contribuito a fornirgli un clima di lavoro collaborativo. La sua figura, intesa come “poliziotto interno”, non è certo amata e credo che in termini di collaborazione non abbia neanche avuto una grande risposta.
Il settore che doveva sostenere il neo assessore nella sua azione di ripulitura e disinfestazione è un settore in cui operano persone ormai da decenni, incardinate in un sistema che ha prodotto evidenti storture e che non voleva collaborare in un’azione che avrebbe fatto emergere colpe e responsabilità, proprio di quel settore.

Ecco allora il motivo del suo atteggiamento attendista: isolato nell’Amministrazione che doveva essergli amica e che doveva aiutarlo, non gli restava che attendere il responso della regione.
Ciò che la regione esprimerà sarà per noi come una sentenza della cassazione“. Queste le parole che andavano dicendo univocamente sindaco e assessore La Rosa fino a qualche giorno fa.
Oggi queste stesse parole vengono confermate dall’assessore… ma non dal sindaco.

E La Rosa insiste a suonare note intonate unicamente con la legalità, insistendo sulla opportunità di sospendere i piani e di rivedere tutto.
Lui l’aveva d’altronde sempre pensato, ma correttamente, non lo aveva detto ufficialmente.

IMG_0129.JPGE che dire della sua assenza al vergognoso “pellegrinaggio” verso Roma, presso lo studio del professor TEDESCHINI?
La Rosa non era con loro.
Quanto inadeguato e inopportuno andare quasi come privati cittadini con il “cappello in mano” a chiedere un’opinione da chi aveva fornito un parere da € 14.000 rivelatosi quantomeno inutile per me addirittura dannoso visto il responso della regione!!
Cos’era?
Un consulto di un esperto per difendere interessi di privati cittadini?
Per quale motivo invece, come avrebbe fatto qualsiasi altra amministrazione dignitosa, non è stato convocato il prof. Tedeschini in Comune?
Perché andare con una sparuta delegazione nello studio privato di Roma, piuttosto che convocare negli uffici comunali e in veste ufficiale, il consulente Tedeschini alla presenza di assessori e dirigenti?

Evidentemente il sindaco aveva deciso di cominciare ad estromettere chi usciva fuori dal coro, chi suonava una musica diversa, sicuramente, quella di La Rosa, che era intonata con la legalità, quella legalità che era stato chiamato a ripristinare.

Il Partito Democratico, chiedendo le dimissioni di La Rosa non va certo contro La Rosa: vuole evidenziare quanto sia “stonata” la sua operazione all’interno di una amministrazione che suona tutt’altra musica, a difesa di un operato che da più parti invocate come dirimenti, viene dichiarato illegittimo.

Lavoriamo un po’ di fantasia: immaginiamo se l’assessore La Rosa non si dimettesse; sarebbe un presidio di legalità dentro un feudo di illegittimità.
Il sindaco Di Giorgi, avrebbe mai il coraggio di revocargli la delega?

FELICITÀ: una questione politica

La felicità non è una questione privata.

Due fatti: 
1- l’aereo precipitato con 150 persone a bordo per un atto suicida del pilota e 
2- un post su FB di un mio amico (con tanti commenti a seguito) sulle devastanti ripercussioni che insegnanti frustrati ed infelici generano su bambini e ragazzi, nella delicata fase della loro formazione.
E poi mi vengono in mente gli uffici, sia quelli che svolgono un servizio al pubblico che no: qual’è il costo sociale dell’infelicità di tanti singoli messi insieme?
Quanto paghiamo, in termini di disservizio, quando in un ufficio, un dipartimento, un posto di lavoro non c’è collaborazione, comprensione, capacità di “andare oltre”?
Quanto siamo ingessati e immobilizzati dai confini che una mansione pone, tali da lasciare zone di limbo in cui nessuno è responsabile, nessuno agisce perché “non spetta a me fare quella telefonata”, “non è di mia competenza”…
Quanto ci costa la cultura dello scontro? È socialmente sostenibile?
Io dico di no. 
Certo, la cultura del “non spetta a me” è indubbiamente foraggiata da un contorno che parla di una realtà unicamente popolata di conflitti: programmi televisivi e titoli di giornale, per come sono strutturati e per come raccontano i fatti, non fanno che alimentare la cultura dello SCONTRO, individuo contro individuo nutrendo  ”il mostro dell’infelicità“. La cultura del singolo con le sue posizioni dalle quali non si deve recedere mai, sia in ambito familiare che politico, come per un fatto di orgoglio, come se si perdesse la propria identità, ci fa credere che l’individuo con le sue singole posizioni, i suoi singoli bisogni e diritti sia il paradigma della società giusta, di una società che punta al benessereindividuale, appunto.
Ecco, forse,  il perché all’anno santo sulla misericordia indetto da Papa Francesco. 
Ora me lo spiego meglio.
La felicità non è solo una grande e intima aspirazione dell’uomo inteso come  come singolo: è una necessità collettiva, sociale “La mancanza di felicità personale è un segno della crisi, la felicità non è legata solo al singolo momento, ma alla vita buona: non si può essere veramente felici da soli perché la felicità nella sua essenza più profonda è un bene relazionale.“(L.Bruni).
E la “vita buona” è, quindi, primariamente legata alla qualità delle relazioni.

In sostanza, amare ed essere riamati: questo è il “come” e il “perché” del nostro vivere, il significato profondo del nostro agire familiare, lavorativo, politico-economico e, quando viene smarrito, produce malessere, infelicità, depressione. 

Bisognerebbe forse render giustizia ai valori della rivoluzione francese che hanno forgiato il mondo moderno: libertà e uguaglianza sono però monchi della fraternità, l’unica che tiene coesa una comunità, che la identifica, non in un’idea, ma in virtù di una relazione,  il senso profondo del proprio esistere.

Il sindaco non risponde. Risponderà ai giudici inquirenti.

La consigliera del Pd per la seconda volta non ha ottenuto risposta alla sua interrogazione

Parere Tedeschini, Di Giorgi ne risponderà alla magistratura


“Un’altra occasione persa, per il sindaco Giovanni Di Giorgi, per spiegare come mai gli uffici comunali sono stati estromessi dal parere pro veritate che doveva far luce sulla cosiddetta variante Malvaso a Borgo Piave”. Il commento di Nicoletta Zuliani, consigliera comunale del Partito Democratico, si riferisce alla mancata risposta all’interrogazione che aveva posto al sindaco riguardo a vari aspetti dell’incarico conferito al professor Federico Tedeschini, in qualità di esperto in questioni urbanistiche, sulla correttezza dell’operato dell’amministrazione comunale.


“È già la seconda volta che il sindaco manca all’appuntamento con la verità, davanti ai cittadini presenti in aula consiliare” – afferma Zuliani, che per questa mattina attendeva la risposta del primo cittadino. È la seconda volta, infatti, che Di Giorgi non risponde all’interrogazione posta da Zuliani durante il question time che precede la seduta del consiglio comunale.
“Oggi sulla questione che ho posto, cioè sulla completezza del materiale fornito al prof. Tedeschini per scrivere il proprio parere, sta facendo verifiche anche la Procura della Repubblica. Perché il sindaco continua a fare finta di niente, perché continua a non rispondere? Lo deve ai cittadini e, a quanto sembra, anche ai magistrati. Sarà forse proprio per questo motivo che non ha voluto esporsi oggi?”.

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La tesi di Zuliani, articolata attraverso le domande poste nell’interrogazione rivolta al sindaco, sul parere pro veritate da lui richiesto al prof. Tedeschini, è che Di Giorgi per paura di ricevere un giudizio negativo sulla variante, avrebbe “scelto” di non avvalersi dell’Avvocatura comunale: dichiarando l’urgenza di ricevere questo parere, il sindaco avrebbe infatti dato una scadenza troppo breve agli uffici per coordinarsi e, pur essendosi reso disponibile il settore Avvocatura ad esaminare il caso, non avrebbe mai ricevuto le carte richieste per esprimere un parere.


“Dov’era l’estrema urgenza del parere, se il professor Tedeschini ha impiegato ben quattro mesi per dare una risposta al Comune? – chiede Zuliani – La realtà è che il sindaco, consapevole di rischiare grosso in vista di un parere quasi certamente negativo da parte dell’Avvocatura del Comune, ha incaricato un consulente esterno, pagato con 10mila euro di soldi pubblici, che avrebbe potuto dargli ciò che gli serviva e che puntualmente è arrivato: un parere favorevole. Oggi però sono i magistrati che vogliono vederci chiaro ed a loro, mi auguro, certamente fornirà le risposte che oggi attendevamo tutti”.

 

PRIVERNO CADE: PD affetto da malattia autoimmune

CASO PRIVERNO.
Credo che nulla possa giustificare la fine di un’esperienza di governo diventata un simbolo per tutti i comuni lepini e della provincia. Rappresentava una bella novità con le donne e i giovani che PD e SEL avevano saputo offrire e che i cittadini avevano scelto.
Quando viene scelto il “nuovo”, pieno di inesperienza ma carico di energia e di generosità, i politici di lungo corso usano tutte le armi e le strategie di cui si sono capaci per mettere in difficoltà chi ha conquistato il potere, probabilmente per riprenderselo.
In un’esperienza di “nuovo governo”, come si stava facendo a Priverno, ci si aspettava che questa avesse avuto il sostegno in primis dal partito che era parte integrante di quella maggioranza: il PD.
E invece ci ritroviamo ad assistere impotenti alla disfatta di una maggioranza, o peggio ad un vero e proprio fratricidio.
È incomprensibile ai più che guardano attoniti, la sindrome da cannibalismo che questo partito riesce ad esprimere ogniqualvolta vince un’eleziome, come se non volesse vincere davvero e, qualora capitasse, anticorpi interni non riconoscessero lo status di vittoria e distruggessero il lavoro fatto minando continuamente il terreno in cui si cerca di lavorare.
Questo i più davvero non lo comprendono.
Eppure siamo in tanti a credere e a lavorare per un partito che sia coerente con il suo nome e con ciò che stabilisce nel proprio statuto nonostante la deriva personalistica capace di distruggere tutto e infangare chiunque.
Ma io ho una speranza.
Non siamo in pochi a volere un PD vero, scevro da interessi particolari, capace di conquistare fiducia e consenso attraverso la forza delle sue idee e della coerenza di chi le promuove, innamorato delle proprie comunità tanto da mettere da parte di volta in volta le “legittime aspirazioni personali” ora dell’uno ora dell’altro per privilegiare quello che è bene per la maggor parte.
Come ha fatto la Presidente del PD del Trentino, Lucia Fronza, che con il suo esempio interpella ognuno di noi a riappropriarsi del coraggio di chi mette al primo posto la collettività.
Non solo ammirare, ma imitare e moltiplicare azioni che forse costano, ma producono nutrimento per la VERA Politica.

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